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10 cose che (forse) non sai su Prince of Persia

Sono passati ben trent'anni dal lancio di un videogioco destinato a fare la storia e che è sopravvissuto a svariati ricambi generazionali godendo di sequel (quasi) sempre all'altezza. Signore e signori, Prince of Persia e le 10 cose che dovete assolutamente sapere su di lui

Il principe è cambiato nel corso degli anni, riuscendo però a mantenere sempre un apprezzabile livello qualitativo.

La torta c’è. Le candeline ci sono. Il festeggiato sta per arrivare. In sua attesa, è il momento dell’amarcord. Ci ricordiamo tutti come, appena nato, già correva e saltava come un grillo. Lo ricordiamo giovane, e spericolato. Lo ricordiamo diverso da sé stesso, eppure sempre fedele alle sue origini. Lo ricordiamo esplorare mondi differenti, provare a entrare nel campo dei fumetti o del cinema. È stato sempre un successo? No, non sempre. Però gli vogliamo ugualmente bene. E per questo, cantiamo tutti in coro: tanti auguri Prince of Persia, per i tuoi primi 30 anni. Ecco 10 curiosità che riguardano uno dei giochi di maggior successo della storia.

1. Il suo papà

Se la carriera videoludica di Jordan Mechner si fosse fermata al 1984, sarebbe stata comunque degna di nota. In quell’anno infatti, mentre studiava a Yale, Jordan lanciò tramite l’etichetta Brøderbund Karateka, picchiaduro che riscosse un notevole successo di pubblico. Successo che, a ben vedere, potrebbe essere considerato quasi nullo se raffrontato a quanto sarebbe accaduto cinque anni più tardi. È il 1989 e sugli scaffali dei negozi compare Prince of Persia. Ed è subito classico. Da allora la carriera di Mechner è proseguita in diverse direzioni, restando nell’ambito videoludico con Prince of Persia 2: The Shadow of Flame (1993) e con l’avventura The Last Express (1997), e spostandosi in altri settori quali la scrittura e la realizzazione di produzioni cinematografiche.

Da ormai trent’anni il nome di Jordan Mechner è associato a quello di Prince of Persia.

2. Rotoscoping, chi è costui?

Uno degli aspetti che stupisce di più di Prince of Persia, e che nel 1989 lasciò tutti senza fiato, è la qualità delle animazioni. Per ottenere un risultato del genere, Jordan Mechner si affidò a una tecnica nota con il nome di rotoscoping, che consiste nell’utilizzare come base i movimenti di un attore e ricalcarli con la massima fedeltà possibile. I soggetti? Nella maggior parte dei casi familiari, tra cui il fratello quindicenne per il ruolo di protagonista, anche se per i combattimenti con le spade è stata riprodotta la sequenza finale tra Errol Flynn e Basil Rathbone in Le Avventure di Robin Hood del 1938. A riguardo della decisione di utilizzare questa tecnica, Mechner ammise candidamente che, vista la sua scarsa abilità nel disegno e nell’animazione, era l’unico modo per ottenere movimenti realistici.

3. La storia raccontata dal suo creatore

Come nasce un gioco? Da dove provengono le idee che lo originano? Come avvengono le scelte di game design? Tutte domande che spesso non hanno risposta. Con Prince Of Persia è invece possibile scoprirlo, grazie a un libro (disponibile solo in inglese). The Making of Prince Of Persia Journals 1985-1993 ripropone senza alcun tipo di editing i diari personali di Jordan Mechner scritti tra il 1985 e il 1993. Non si tratta solo di una fonte di informazioni senza uguali a livello “tecnico”, con tantissimi dettagli che permettono di capire al meglio il processo creativo, le sfide e le difficoltà incontrate nella realizzazione del gioco, ma anche di un racconto in cui viene mostrato uno spaccato della vita dell’autore e in cui viene dipinto un quadro dell’industria dei videogiochi dell’epoca. Imperdibili per gli appassionati, così come è imperdibile The Making of Karateka Journals 1982-1985

La lettura di The Making of Prince Of Persia Journals 1985-1993 aiuta ad avere una visione d’insieme della creazione di un grande classico della storia dei videogiochi.

4. Dieci formati per me, posson bastare? No!

Dopo essere stato lanciato nel 1989 su Apple II, nel corso degli anni Prince of Persia è stato convertito praticamente per qualunque sistema informatico esistente. Non importava che si trattasse di computer o console, nulla poteva resistere al fascino (e alle potenziali vendite) della creazione di Jordan Mechner. E così negli anni ’90 abbiamo assistito a una vera e propria invasione con edizioni, tra le altre, per Amiga, Atari ST, NES, Master System, Mega Drive, Super Nintendo, PC Engine, FM Towns, Game Gear, Game Boy, Amstrad CPC e Sharp X68000. Nella maggior parte dei casi si è trattato di conversioni assolutamente fedeli all’originale, anche se non sono mancate alcune variazioni sul tema. La più interessante riguarda senza dubbio il Super Nintendo che, oltre a un restyling nel comparto grafico, poteva contare sull’aggiunta di otto livelli. Un’altra curiosità riguarda la versione Game Boy, che segna l’ingresso nel mondo delle colonne sonore di Tommy Tallarico.

Negli anni ’90 quasi qualunque possessore di computer o console aveva la possibilità di giocare a Prince of Persia.

5. I cugini poveri

Perché sforzarsi nel creare qualcosa di nuovo, quando si può copiare qualcosa di successo? È un pensiero comune a molte persone in qualunque ambito artistico. Musica, film, serie tv. E anche videogiochi. Prince of Persia non è esente da questo ragionamento. Ecco quindi che, negli anni successivi alla sua uscita, il principe è stato affiancato da tutta una serie di cugini poveri, che hanno cercato di emularlo fallendo miseramente. Se Zorro, distribuito da Capstone nel 1995, aveva perlomeno la decenza di utilizzare personaggi e soluzioni visive sostanzialmente differenti, Cruel World (1993) traeva a piene mani dall’atmosfera della creazione di Jordan Mechner. Peccato che mancasse tutto il resto, a partire dalle dinamiche di gioco…

La “Z” di Zorro o di zozzeria? Difficile da distinguere, in questo caso…

6. Un principe, diverse saghe

La storia di Prince of Persia può essere a grandi linee suddivisa in tre epoche. La prima fase, quella “originale”, si apre con Prince of Persia, prosegue con Prince of Persia 2: The Shadow of Flame e si conclude con Prince of Persia 3D, quello che viene all’unanimità considerato il punto più basso dell’intera saga. Un titolo deludente, terribile da giocare a causa di una serie infinita di problemi che spaziavano dai controlli all’intelligenza artificiale. La rinascita è avvenuta con la trilogia (che poi trilogia non è) della sabbia: Le Sabbie del Tempo (2003), Spirito Guerriero (2004) e I Due Troni (2005), a cui si affiancano lo spin-off Battles of Prince of Persia (2005) e il postumo Le Sabbie Dimenticate (2010). La terza fase è quella che ha portato a una sorta di reboot della serie, con Prince of Persia (2008). Una nuova visione, leggermente diversa ma fedele allo spirito originale e, soprattutto, altrettanto spettacolare.

Il principe ha attraversato diverse epoche e vissuto diverse incarnazioni. Per fortuna, quasi tutte ottime.

7. Un principe insolito

Prince of Persia appartiene alla sempre crescente schiera di videogiochi approdati anche al cinema. Nel 2010 è infatti stato lanciato nelle sale Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, che vede nel ruolo di protagonista Jake Gyllenhall. A parte la discutibile scelta di casting, si tratta di una pellicola addirittura godibile. La presenza del nome di Jordan Mechner tra gli sceneggiatori è un importante segno di continuità con la saga videoludica, che non viene in questo caso stravolta/martoriata per “motivi artistici”. Anche se diverse scelte registiche destano alcune perplessità, la trama è convincente e sono da promuovere senza alcuna ombra di dubbio gli effetti speciali. Un paio di ore che scorrono in maniera piacevole, con una colonna sonora impreziosita da un brano (I Remain) composto per l’occasione da Alanis Morrisette.

8. Un principe da leggere

Oltre a videogiochi e cinema, la storia del principe è approdata anche nel mondo della letteratura. Un paio di incursioni nei fumetti tra il 2008 e il 2010, con due volumi che presentano notevoli differenze tra loro. Il primo, intitolato semplicemente The Prince of Persia: The Graphic Novel narra una nuova avventura, con una storia che si sviluppa su due differenti linee temporali. La trama è interessante, anche se a tratti potrebbe risultare leggermente confusionaria, mentre sono eccellenti le illustrazioni di Pham Le Uyen and Alex Puvilland. Diverso invece il discorso per quanto riguarda The Prince of Persia: Before The Sunstorm, volume pubblicato da Disney prima del lancio nella sale di Le Sabbie del Tempo che si basa sul concetto di “storia nella storia”, con una trama principale all’interno della quale sono raccontate le avventure di cinque personaggi. Una lettura piacevole, per quanto piuttosto lineare e prevedibile. Ai fumetti si affiancano tre libri della serie “Young Dastan Chronicles”, scritti da Catherine Hapka, che raccontano le avventure del giovane Dastian precedenti alla pellicola cinematografica. Dimenticabili, e dimenticati velocemente.

Le incursioni cartacee del principe non saranno a livello dei videogiochi, ma presentano comunque alcuni elementi interessanti.

9. Il principe sportivo

Nel mondo dei videogiochi è una pratica abbastanza comune. Quando un personaggio riscuote notevole successo, lo si prende e lo si catapulta come special guest in qualche altro titolo. In molti casi si cerca di mantenere un minimo di attinenza, ma non mancano incroci che non abbiamo problemi a definire stravaganti. Il principe di Prince of Persia è protagonista di uno di questi. Dopo aver vissuto per anni una onorata carriera, combattendo e mettendo in mostra le sue doti fisiche, il principe si è infatti trovato “incastrato” all’interno di Academy of Champions: Football. Si tratta di un titolo di Ubisoft in cui il giocatore si trova a formare una squadra di calcio con i personaggi di produzioni Ubisoft quali Splinter Cell, Assassin’s Creed, Beyond Good & Evil, Rayman e, appunto Prince of Persia. Special guest, Pelè.

Lo avremmo capito e apprezzato in un action game o in un picchiaduro, ma il principe che gioca a calcio proprio no.

 10. Un pugnale per gli assassini

Sono trascorsi ormai diversi anni dall’ultima avventura del principe e Ubisoft non ha ancora chiarito in maniera definitiva quali saranno i suoi piani per il futuro. Nel frattempo però, ha “regalato” una piacevole easter egg a tutti gli appassionati della serie. Il teatro è l’antica Grecia di Assassin’s Creed Odyssey, in particolare modo il DLC intitolato L’Eredità della Prima Lama, all’interno del quale è possibile recuperare un pugnale persiano denominato Edge of Time, in tutto e per tutto identico a quello utilizzato in Le Sabbie del Tempo e I Due Troni. Non è molto, ma al momento dobbiamo accontentarci di questo…

Nell’attesa di scoprire quali saranno i piani di Ubisoft per il futuro, affidiamo il pugnale del tempo a un nuovo eroe.

 

 

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