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Cinema e vino s’incontrano in LightLand, il progetto di Cusumano in collaborazione con Vittorio Storaro

Due settori solo apparentemente lontani, che si uniscono in una partnership ambiziosa mirata a catturare - attraverso contributi fotografici e video - la luce magica della Sicilia

Galeotto fu un vino, in particolare il Fosnuri, ispirato dalla terra bianca che riflette la luce intensa del potente sole siciliano, dal mare che non si vede ma che è portato dal vento: un vero e proprio concentrato di luminosità che restituisce la ricchezza e la complessità della storia della Sicilia. Anche il suo nome nasce dall’unione del termine “luce” in greco – fos  – e in arabo – nuur –, raccontando così la peculiarità dei terreni calcarei su cui si alleva il Syrah nella Tenuta San Giacomo a Butera, che garantiscono alle uve una maturazione ottimale.

«La scintilla che – è il caso di dire – ci ha illuminati, è scattata durante la lavorazione del nuovo vino Fosnuri nella Tenuta di San Giacomo a Butera dove la luce è “al quadrato” perché potenziata dalla rifrazione del terreno calcareo bianchissimo», spiega Diego Cusumano. «Chi è il massimo interprete internazionale della luce? Con Vicky Gitto abbiamo pensato al Maestro Vittorio Storaro che all’invito che gli abbiamo rivolto insieme a Perimetro, ha risposto con entusiasmo. Ecco com’è nato LightLand!».

Il “cinematografo” Vittorio Storaro, insignito di tre premi Oscar per Apocalypse Now, Reds  e L’ultimo imperatore, è stato invitato a visitare la tenuta per realizzare, con il supporto di una squadra di giovani registi, dei contributi fotografici e video incentrati sulla luce della Sicilia. Partendo da tali contenuti è stata aperta una Open Call per un ampio collettivo di fotografi invitati dalla community di fotografi Perimetro a catturare con un’immagine il rapporto tra luce e la madre Terra.

«La Sicilia – racconta il maestro – ha avuto l’opportunità di coltivare la vite in una zona collinare vicino all’Etna in cui nei secoli, grazie alle tante eruzioni, si è formato uno strato scuro, quasi nero, del terreno che fa sì che mentre la pianta riceve la luce del sole, il nero della terra assorbe il calore che scalda le radici, creando una congiunzione tra l’energia proveniente dal cielo e quella che si trasforma in calore. Sempre in Sicilia, a San Giacomo di Butera, il sole incontra un terreno molto chiaro, calcareo, per cui la pianta riceve nella parte aerea una luce incidente, mentre, nella parte bassa, il frutto, e le foglie ricevono il riflesso di una luce soffusa, un’energia composta. Due luoghi particolari e completamente diversi che sfruttano gli elementi della vita, come ci insegnano i greci: la terra, il fuoco, l’acqua e l’aria. La comunione tra materia ed energia formano il giusto equilibrio. I greci, guarda caso, proprio in una delle fasi più creative di quel periodo, hanno costruito un tempio che si chiama “della Concordia”, un esempio di bellezza e di equilibrio architettonico che unisce in armonia le due parti l’energia che viene dal cielo e quella offerta dalla terra».

La risposta da parte dei fotografi è stata vastissima, con più di mille le foto raccolte; una giuria presieduta da Storaro ha selezionato le trentasei immagini che sono state battute all’asta da Christie’s nella Casa degli Artisti di Milano. Il raccolto, ottomila duecento euro, è stato devoluto all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, che dall’anno della sua fondazione – nel 1961 – si focalizza sullo studio di tumori, malattie rare, malattie cardiovascolari, malattie neurodegenerative, malattie renali, trapianti d’organo, salute pubblica e inquinamento ambientale. Perché «anche la finalità solidale – conclude Diego Cusumano – è un modo per rivedere la luce», alludendo allo scopo finale della ricerca scientifica: accendere la speranza.

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