MasterChef 12, le pagelle della seconda masterclass: Davide Scabin è il Manuel Agnelli della cucina | Rolling Stone Italia
Fuochi e fiamme

MasterChef 12, le pagelle della seconda masterclass: Davide Scabin è il Manuel Agnelli della cucina

La vera sorpresa è lo chef ospite, che vorremmo come giudice fisso. Il resto è “quando la mystery box si fa nera, i duri cominciano a giocare”: ecco chi sono i veri eroi (finora)

Foto: Sky

Quando la mystery box si fa nera, i duri cominciano a giocare. MasterChef già alla seconda masterclass tira fuori i pezzi da 90, tra lo chef Davide Scabin, che fa il solito show e ci fa venire voglia di averlo tutte le puntate, e un colpo di scena: tre eliminati, che per i drogati dello spoiler sveleremo solo nelle pagelle. Puntata notevolissima, Cannavacciuolo torna in forma, ma alla fine la stoccata feroce arriva dal penultimo uscito, Francesco Girardi, che zittisce il fanatico trio con un rimprovero “morale”. Puntata aspra e gustosa.

Davide Scabin voto: 10

Dice tutto con il saluto finale. “Non abbiate paura della semplicità, la semplicità non è banalità. Esistono solo cuochi banali”. E poi: “Ricordate che la vera innovazione è la tradizione”. E tu lo vorresti già subito Presidente della Repubblica. Gli cuciono addosso un format nel format, con la possibilità di passare tra i banchi e far fuori chi vuole, anche a metà ricetta. Pesto, spaghetti alla chitarra con polpette, cotoletta milanesa, piatti che vorresti dire “ma li so fare anche io” ma ormai hai imparato che è il silenzio è d’oro, anzi panato. Poi, capisci. Intuisci la sua grandezza, l’enorme controllo sulla sua arte, i suoi talenti, le sue visioni, così come apprezzi come sappia diventare un personaggio televisivo affascinante. Empatico ma anche rigoroso e inflessibile, è chiaramente il Manuel Agnelli di MasterChef.

Nicola Longanesi voto: 9,5

Nicola Longanesi con davide Scabin. Foto: Sky

Sembra Carmine Gorrasi della precedente edizione, appassionato e precisissimo. Se il ragazzo campano aveva addosso l’ansia e un po’ anche il dolore di una famiglia che non ci credeva con miopia olimpica, lui invece si tira dietro la malinconia di chi, quella gara, l’ha “subita” troppo presto, bambino prodigio che la sconfitta nell’edizione Junior (e “quel” Barbieri) la tiene ancora sul gozzo e, invece di godersi l’essere stato tra i primi quattro quando noi si giocava ancora con le macchinine, lotta con se stesso per migliorare e lavarsi di dosso quella che considera una macchia. Magari sono romantico io, però belli gli sguardi puliti e complici con Lavinia. D’altronde… just-a like past e fazool, that’s amore!

Lavinia Scotto voto: 9

La nonna è una fan di Scabin, e lei le rende onore perché fa degli gnocchi col pesto genovese che le valgono i complimenti dell’incontentabile e l’ammirazione invidiosa degli avversari. E la mia voglia di scofanarmeli senza eleganza. Apre il sorriso (e che sorriso), trova un po’ di leggerezza giovanile (che non è superficialità, anzi) e decolla dopo un esordio disastroso, soprattutto per il livello del suo talento. Ha iniziato tardi a cucinare (durante il Covid) e adesso possiamo dire che il Coronavirus ha fatto anche cose buone. Ha uno sguardo e un incedere elegante e dolce nel cucinare che cozza contro le isterie, le antipatie, le idiosincrasie degli altri.

Antonino Cannavacciuolo e Ollivier Stemberger voto: 8,5

Cannavacciuolo è entrato subito in forma, dopo una prima masterclass di riscaldamento. Cattivo il giusto, come sempre divertente, con Barbieri improvvisa anche un numero di ballo da discoteca, una sorta di mazurka techno, sulla musica di Silvia che batte la carne. Si vede che si trova bene quando lo chef ospite è uno che ha voglia di insegnare e incalzare i concorrenti, e soprattutto si nota quando è in palla perché, come i veri numeri 10, fa giocare meglio anche gli altri due, in serata ni. Poche pacche a spezzar schiene, però. Ollivier ti seduce con quello sguardo un po’ così, che ti sembra lì per caso e poi però, ai fornelli, diventa concentrato e dolente, e sul pesto riesce a reggere pure il confronto con Lavinia a cui Scabin fa praticamente una dichiarazione d’amore (come non capirlo). Se regge emotivamente, potrebbe diventare uno dei personaggi di questa edizione – deve sciogliersi e tirar fuori quella vita straordinaria che dà l’aria di aver vissuto e vive e mettere finalmente tutte le sue origini nei piatti – e un biglietto da 50 euro su lui finalista li punterei.

Francesca Filippone e Silvia Zummo voto: 8

Silvia Zummo. Foto: Sky

Sembrano fragilissime, tra la voce da cartone animato della prima e la gestualità enfatica e tremante della seconda. Eppure questa è anche la loro forza, una vita passata a incassare bene le ha portate a non naufragare mai quando arriva la bufera. Lo capisci dai dettagli: dall’abbraccio in penombra che si scambiano quando Silvia scampa le trappole dello skill test a quest’ultima che, dopo aver presentato un piatto vuoto (segno di rispetto, Barbieri, non di resa: hai toppato), si mangia la polpetta fatta per ricordarsi che non aveva sbagliato il piatto, ma solo a usare la piastra. Lo vedi anche da Francesca che quell’ansia sa cavalcarla senza farsi disarcionare, sembra sempre sul punto di sgretolarsi ma poi tira fuori una conoscenza enciclopedica di pratiche raffinate e agli altri sconosciute. Vorresti sempre abbracciarle e rassicurarle, ma troppi presuntuosi si metteranno alle spalle.

Giuseppe Carlone voto: 7,5

Un po’ pirata un po’ cialtrone, sempre a dire “questo è il mio, non posso sbagliare” e a scivolare su bucce di banana subito dopo. Ma poi non cade mai. Ieri al pressure test tira fuori però una parte di sé imprevedibile. Beri Cooper smonta di colpo il suo sorriso, lo sguardo magnum e entra in crisi. Ha minuti di spaesamento, tra lo stress di Rachele e la giornata no di Letizia. Sembra bloccato, finito. E i giudici non lo aiutano, sembrano sfotterlo, di sicuro lo incalzano. In commento, al ricordo, piange (e per uno come lui, non è banale). Però. Però ce la fa, si riprende, si isola, si calma, la porta a casa. A lui dedico la frase, adattandola, di un credo comune idolo e maestro di vita, Lino Banfi nella parte di Oronzo Canà. Ti avevo preso per un coglione ma no, sei un eroe.

Francesco Girardi voto: 7

Se ne va, per un errore grave ma perdonabile, uno dei concorrenti più umani, simpatici e talentuosi. Lo fa perché MasterChef sa essere crudele, non perdona (quasi) mai il minimo inciampo, ma lo fa con grande classe. Ricordando ai giudici (e anche al pubblico) che di fronte hanno non solo aspiranti chef e concorrenti, ma anche uomini e donne, persone. Lo fa senza rivendicare, ma con gentile durezza. Tanto che il dinamico trio, lo si intuisce dal montaggio ruvido, accusa.

Roberto Resta, Laura Manili e Leonardo Colavito voto: 6,5

Il primo ancora non fa il numero 10, ma da sportivo è in gara e regge le dure marcature di giudici e prove complicate, sembrava fragile e inadatto, invece mostra i muscoli ed esultanze a decibel altissimi. Laura vive una giornata no, ma con tecnica, bravura e cazzimma regge e i campioni alla fine si vedono nei momenti di défaillance. Leonardo è un giovane prodigio, ma troppo poco riflessivo a volte. Ieri se la cava per talento e tigna, se si concentra di più, saprà farsi valere.

Ivana Santorno e Mattia Tagetto voto: 6

A ora sono i due incompresi dell’edizione. Bravissimi, capaci, ma devono vincere alcune loro rigidità. Lei ascolta poco, continua a non prender temperature né a pesare gli ingredienti, si affida troppo al suo palato e si prende rischi inutili. Di lui, che sembra solido e preparato, invece ha capito tutto Scabin: chef di valore, ma è come se avesse, a ogni piatto, un blackout che gli fa saltare un passaggio, un dettaglio, la sintesi per arrivare alla prova perfetta. Devono stare attenti perché potrebbero essere ottimi finalisti ma anche finire come Francesco Girardi, condannati da una giornata no.

Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli voto: 5,5

Giorgio Locatelli, Antonino Cannavacciuolo e Bruno Barbieri. Foto: Sky

Poco sopra la sufficienza finiscono questo giovedì gli altri due moschettieri. Bruno è adorabile, io ho deciso pure di mettermi il suo poster in cucina, però si innamora troppo del suo ruolo di cattivo e a volte, come ieri, diventa un po’ scontato e barocco nel proporsi con battute e atteggiamenti fuori scala. Locatelli sembra essere relegato, in questa puntata, a una conduzione tecnica, e invece nelle puntate in cui si assegnavano grembiuli bianchi e grigi e in parte nella prima masterclass ci ha ricordato che il meglio lo dà da battitore libero. Peccati veniali, come Cannavacciuolo si riprenderanno in una puntata o due: attenzione però ad andare col pilota automatico.

Antonio “Bubu” Gargiulo voto: 5

Te lo dico alla romana, Bubu: “A regazzì, che voi fà?”. Tocca capire se il bimbo sia un bluff o una carta vincente, avremmo scommesso sulla seconda fino all’inizio delle masterclass, ma la gara non gli sta giovando. Piccole distrazioni, l’impressione che non sia mai davvero centrato, un talento sfuggente che deve trovare il modo di trovare i suoi binari. A ora sembra godere di una sorta di sospensiva, perché anche i giudici non capiscono cosa voglia diventare.

Francesco Saragò voto: 4,5

Due puntate senza voce e tutti, concorrenti compresi, tiriamo un sospiro di sollievo. Ma uno come lui sa essere insopportabile e antipatico anche quasi muto. Lo fa con la pacchianata dei fogli alla Love Actually, con i suoi commenti inopportuni a bassa voce che sentono tutti (Edoardo Franco, non uno sobrio, con mossa da dieci si allontana da lui in balconata tanto è imbarazzante il suo modo di fare), tutto con una prosopopea che sembra davvero ingiustificata. E dire che è pure un concorrente che ha le sue capacità e soprattutto, alla Munir, ai fornelli sa quando esagerare e quando, invece, rimanere nelle retrovie perché rischia di andare contro un muro. Quello che fa male e che non ce ne libereremo a breve perché al pubblico che adora il sangue e il pettegolezzo uno così non può mancare. Dubitiamo che avrà mai una stella Michelin, di sicuro lo vediamo bene al Grande Fratello Vip.

I commentatori da social (delle pagelle e non solo) voto: 4

Un piccolo chiarimento, anzi due. A chi si lamenta degli spoiler nelle pagelle: ma cosa pensate di trovarci, un libro di ricette? L’ossessione per gli spoiler non si regge più: siete ossessionati da qualcosa così tanto da volerla sapere prima degli altri? Vedetela in diretta. E poi, a quelli geniali che si lamentano che mancano alcuni concorrenti: ma MasterChef lo vedete? Alcuni di loro nel montaggio di puntata sono mere comparse, per questioni di tempi e ritmi (come in questa seconda masterclass Edoardo Franco o Hue Dinh Thi). Non è difficile arrivarci.

Sara Messaoudi voto: 3

Pensavamo che, à la Rachida, fosse brava e antipatica. Dopo questa seconda masterclass sospettiamo sia solo mediocre e rosicona. Si salva perché ieri in tre fanno disastri, si lamenta di come la trattano i giudici anche facendo ineleganti commenti nei confronti degli altri, però riesce in un miracolo: l’unico momento in cui Saragò risulta simpatico è quando lei lo critica.

Rachele Rossi voto: 2

Con quell’ansia potrebbe invadere la Polonia. Ma sbaglierebbe confine. Alla fine ha fatto bene solo la prima volta, quando non c’era la gara a incalzarla. Non ci ha neanche fatto capire se sia capace o no, non ha il carattere per fare la cuoca in una mensa aziendale se trema pure nel tagliare i funghi, altro che MasterChef. Bei capelli, però.

Letizia Borri voto: 1

Letizia Borri prima dell’eliminazione. Foto: Sky

A me, con la sua follia del licenziamento per provare a farsi prendere in questo talent, è anche simpatica. E secondo me ha pure qualche numero. Ma ieri ha sbagliato tutto quello che era possibile, e pure oltre. Tanto da costringere i giudici a una inusuale (forse unica, in queste modalità, nella storia di MasterChef) doppia eliminazione contemporanea. A un certo punto pensavo si sbagliasse anche a uscire. Momento flop, quello in cui lei pensa di non avere il palato, un concentrato di vittimismo, autolesionismo e isteria. Momento top: quando cita, sicuramente in nostro onore, le fettuccine Alfredo, per il momento “salse italiane esportate all’estero”. Anche lì un po’ cringe, a dirla tutta.