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Ma quali oroscopi: il futuro chiedetelo al formaggio

Si chiama tiromanzia, è l'arte della divinazione dei formaggi e se ne trovano tracce fin dalla Grecia antica. Ne abbiamo parlato, in tempo per l'anno nuovo, con Jennifer Billock, "strega" e tiromante

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Credits: Benard E/Andia/Universal Images Group via Getty

«Per il 2024, il mio consiglio è questo: ascoltare con attenzione quello che dicono il cuore e la mente. In generale, i progetti che ognuno sta portando avanti potrebbero essere ostacolati da distrazioni momentanee, potremmo metterci a inseguire qualche chimera. Se ci ascoltiamo davvero, però, non corriamo quel rischio».

Abbassate i forconi: Alfredo non ha intenzione di aprire una rubrica né di posta del cuore, né di oroscopo mangereccio – anche perché come si fa a decidere a chi assegnare il segno-fettuccine? Dateci delle streghe, però, se vi pare. Ma non quelle nei libri di Harry Potter, che sventolano bacchette, lanciano incantesimi latineggianti, e si consolano dai sortilegi mal riusciti concedendosi una burrobirra, o una cioccorana. Noi siamo più inclini ad associarci a chi vede, nel cibo, la giusta dose di magia (bianca o nera che sia, il rischio bisogna pur correrlo). Che scoperta, direte: certo, il cibo è “magico”, connette alla memoria, crea emozioni, e tutto il resto della lore che abbiamo studiato. Questa, però, è poesia. La magia – anzi, la stregoneria – è molto più concreta di così. Lo sa bene Jennifer Billock, autrice del Retrograde Guidebook, della newsletter Kitchen Witch (nomen omen) ma, soprattutto, tiromante, divinatrice di formaggi.

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«La stregoneria è sempre stata dentro di me, per così dire. Fin da bambina mostravo uno spiccato interesse per la cultura alternativa. Mi rappresenta, in un qualche modo. L’unione con il cibo è arrivata dopo, quando ho cominciato a lavorare da Eatzi’s, che era una bakery italo-americana di Chicago. Possono sembrare parole oscure, “magia”, “stregoneria”. In realtà, essere una strega significa solo aver costruito un rapporto privilegiato con certi elementi della vita quotidiana che aiutano a orientarci, a capire meglio chi siamo e dove stiamo andando. Si crea, insomma, un sistema di riferimento personale».

Un processo che, lungo i secoli della storia, ha spesso coinvolto il cibo, i suoi scarti, o il cibo non ancora tale, per esempio le carcasse di animali offerti in sacrificio alle divinità pagane. D’altro canto, secondo Peter Muise, autore del libro Witches and Warlocks of Massachusetts, non c’è da meravigliarsi: prevedere, e dunque divinare il futuro è cruccio continuo del genere umano. E, nei tempi in cui il creato era considerato un libro scritto in lingua misteriosa, manifestazione di un messaggio proveniente da esseri superiori, era naturale porsi a osservare le conformazioni di questa o quella presenza, dalle linee scavate sulle mani degli esseri umani (chiromanzia) all’alettriomanzia, pratica che consisteva nell’assegnare una lettera dell’alfabeto a una serie di chicchi di grano, per poi vedere in che ordine – e dunque rivelando quale messaggio – un gallo li avrebbe beccati. «Non avendo tarocchi o sfere di cristallo, si usava semplicemente quello che c’era». Il cibo era tra gli elementi più comuni a disposizione. Continua Muise: «Nei tempi premoderni si riscontrano parecchie pratiche magiche che hanno al loro centro mele, noci, uova e cavoli, semplicemente perché, be’, era quello che c’era».

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Nel mondo anglosassone, per esempio, sono propri le crucifere a rivestire un ruolo particolare: secondo la credenza, raccoglierle durante la notte di Halloween (meglio se dall’orto di qualcun altro) avrebbe rivelato, attraverso la conformazione delle loro radici, chi sarebbe stato il compagno o la compagna del raccoglitore (potete divertirvi a leggere questa poesia dello scozzese Robert Burns in merito). Anche in Irlanda il cavolo è protagonista di un rituale di fine ottobre: trasformato in Colcannon (una specie di insalata con patate), dentro al miscuglio sarebbe stato nascosto un oggettino che avrebbe predetto l’avvenire di chi l’avrebbe trovato servendosi dal piatto. Tradizione che si riscontra anche nel dolce dell’Epifania spagnolo, il Roscón de Reyes, ciambella dolce a forma di corona che eleggerà fortunato “re” della festa chi tra i commensali troverà nella sua fetta una moneta, o altro piccolo oggetto, inserito nell’impasto (ocio ai denti, ci raccomandiamo).

La stregoneria, però, va ben più indietro di così, e affonda le radici in un humus culturale in cui il sacro è il profano, e la rivoluzione cristiana non si è nemmeno affacciata sulla soglia di casa. Gli indovini dell’antica Grecia codificarono l’ovomanzia, divinazione attraverso le uova, che avrebbero parlato agli uomini sia attraverso il sesso del pulcino nascituro, che nelle forme create se aperte o mischiate da crude con acqua calda (pratiche che sopravvissero, e che ebbero un ruolo, anche nei processi alle streghe di Salem). Alcuni, invece, ricorderanno un must dei sussidiari di Storia, gli aruspici, che con la lettura delle viscere degli animali offerti in sacrificio consigliavano re, imperatori e condottieri su quale strategia adottare in battaglia, o su come direzionare la propria politica. In Italia, oggi, legata al cibo troviamo più la superstizione che la stregoneria, dal divieto categorico di sprecare il sale facendolo cadere per terra, alla sfortuna che porterebbe appoggiare il pane al contrario, quindi con la gobba da lievitazione sulla tavola (così i panettieri lo vendevano ai boia, categoria sociale, come dire, non proprio apprezzata). Altra pratica apotropaica legata alla tavola si trova in Giappone, dove vige il divieto di passare un pezzo di cibo direttamente da un paio di bacchette all’altro, in quanto il gesto è legato al rito funebre della cremazione nipponica: tra le ceneri del corpo bruciato, i pochi resti ossei sono poi recuperati per via di bacchetta, passati da un presente all’altro, e inseriti nell’urna.

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Sì, OK, ma la tiromanzia? Non bastavano i fondi del tè, del caffè? Come per qualsiasi pratica con un paio di millenni di storia, non è semplicissimo, dire chi fu il primo a interpretare la conformazione di un formaggio per predire il futuro. Se ne trova però menzione negli scritti di Artemidoro di Daldi, filosofo greco che visse nel secondo secolo d.C. e che si occupò principalmente di pratiche divinatorie. Nel 449, invece, il Secondo Concilio di Efeso condannò Sofronio, Vescovo di Tella nell’Osroene, per pratiche divinatorie “pagane” tra cui anche la tiromanzia, estromettendolo dalla comunità cristiana. In Gargantua e Pantagruele, romanzo satirico-picaresco di François Rabelais, composto in cinque parti nella prima metà del Cinquecento, si fa riferimento (terzo libro) alla tiromanzia in mezzo ad altre pratiche divinatorie. Ai giorni nostri, la tiromanzia è inserita anche nel celebre videogioco The Witcher, con un personaggio descritto come “divinatore di formaggi di lungo corso”, Aeramas, nel terzo capitolo della saga.

Per Billock, invece, la scelta di questa specifica “manzia” è venuta da sé: «Adoro il formaggio. Potrei mangiarlo tutti i giorni, anzi, lo mangio tutti i giorni. Prima di scoprire la tiromanzia leggevo le foglie di tè, i tarocchi, i pendoli, gli oracoli. Ma il formaggio è imbattibile». Eh, ci crediamo. Nell’era della Girl Dinner e dei cheese bar, unire l’utile della prescienza del futuro al dilettevole di un ottimo boccone bianco e morbido sembra un’offerta da non rifiutare. «La maggior parte delle persone che organizza una seduta con me arriva incuriosita, intrigata quasi. Ci sono anche gli scettici, certo, quelli che si presentano più o meno costretti, al seguito dei loro amici. Anche loro però alla fine si rilassano, l’esperienza prevale, e trovano una connessione con qualcosa che ho detto. Succede anche spesso che le sedute diventino un momento di forte emozione, per esempio, se i presenti si identificano fortemente con la mia lettura. Ci sono gli abbracci, le lacrime, le risate, tutto il pacchetto».

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Funziona così: ogni seduta può accogliere fino a quattro pezzi di formaggio, scelti dal cliente, di solito secondo la logica del “questo è il passato, questo il futuro”, eccetera. Un certo formaggio, però, potrebbe anche rappresentare un evento specifico nella vita di qualcuno, o una domanda che martella in testa da un po’. Si può arrivare con una questione specifica da indagare, come anche lasciarsi semplicemente trasportare. A questo punto, tutto è pronto per iniziare. Billock esamina i formaggi alla ricerca di simboli, creste, muffe, linee, buchi, piccoli cristalli di latte e caglio. Qualche esempio? Una freccia potrebbe rappresentare un viaggio, mentre la quantità della muffa indica il livello di maturazione del percorso. Billock annota e poi convoglia tutto in un’unica lettura onnicomprensiva. L’intuizione, va da sé, gioca un ruolo fondamentale.

«Naturalmente, a seconda dei diversi tipi di formaggio vado alla ricerca di caratteristiche e segni diversi. Per un tipo-gruviera, ad esempio, presto attenzione ai buchi, alla loro forma e disposizione. Sugli erborinati seguo le vene e le linee della muffa. Si possono usare davvero tutti i tipi di formaggio, ognuno ha una propria voce. Funziona anche con quelli vegani!»

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Courtesy of Jennifer Billock

Tiromanzia inclusiva, quindi, non solo per chi riceve la lettura ma anche, dice Billock, che sul suo profilo Instagram condivide molti aspetti della sua stregoneria con la community, per chi la effettua: «Condividere il più possibile aiuta a fare capire che le streghe altro non sono che persone normali, e che della stregoneria non si deve avere paura. Credo sia anche un ponte importante per tutti coloro che si situano nella galassia del nuovo paganesimo, sono contenta di poter mostrare loro una delle possibili strade per adattare i loro interessi alle dinamiche del mondo di oggi. Alla fine, si tratta solo di una diversa modalità per condividere lo stare insieme nel mondo. Apre lo spirito all’incontro con il nuovo. Last but not least, è divertente».

Perciò pensateci bene, prima di prendere in giro l’ennesimo video di streghe che vi compare su TikTok. Un giorno potrebbero tirare fuori un pezzo di formaggio con il vostro nome sopra, e chissà se vi piacerà quello che vi vedrete scritto.

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