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MasterChef 12, le pagelle della quinta masterclass: Jeremy Chan superstar

Torna uno degli ospiti più adorati di sempre, ed è subito amore; se da un lato Hue ci regala l'aforisma migliore di questa edizione, dall'altro viene ribadito un vecchio adagio: si salva chi è furbo e paraculo

I concorrenti se la cavano ma vengono messi a dura prova; uno dei favoriti si salva per il rotto della cuffia (Ollivier); uno degli sfavoriti sa salvarsi perché è furbo e paraculo (Francesco Saragò). La verità è che però questo giovedì tutti e tutto erano un corollario alla stella polare, un Jeremy Chan che torna a MasterChef e come sempre miete vittime femminili, affascina tutti – Roberto celebra il suo sorriso mentre lo chef lo mette nei guai – e fa dimenticare ad alcuni anche il proprio nome.

Jeremy Chan voto: 10

Un giorno mi spiegheranno perché la natura sia così crudele. Consegna a questo ragazzo talento, bellezza, un sorriso killer, un’intelligenza fuori dal comune, un carisma naturale e pure una capacità di stare in scena e in tv eccezionale. Oltre a due stelle Michelin. Ha una capacità di storytelling – pure in italiano – che ti ipnotizza «mi piacciono l’umami, il piccante, sono i sapori della nostra infanzia, e per me sono una sfida perché sono difficili da controllare». Sesso puro. Ed è pure del 1987. Io sono del 1978 e le uniche cose uguali a lui che ho sono i numeri dell’anno di nascita, peraltro nell’ordine sbagliato. Natura crudele e indifferente, direbbe Giacomo Leopardi. Jeremy massacra i concorrenti che alla fine lo applaudono felici, perché chi sa essere generoso e rigoroso allo stesso tempo, è impossibile da odiare ma è solo da ammirare. Io faccio lo stesso e mi metterebbero volentieri nell’abbattitore. E hanno ragione. Jeremy io non ce l’ho con te, anzi quando te ne sei andato battevo le mani davanti alla tv con gli occhi a cuore come Hue. Torna presto, già ci manchi.

Edoardo Franco voto: 9,5

Non ne sbaglia una. Vince una Mystery Box tra le più difficili, condanna Giuseppe Carlone dandogli nel pressure test più difficile sogliola e caffè da cucinare salvando chi meritava, nonostante l’eliminato avesse altri che potevano e dovevano precederlo nel togliersi il grembiule (e lo dice anche Edo, «ho salvato i due che volevo salvare, ma non ne vado fiero»). Sa essere lucido e giusto in un programma i cui concorrenti sono troppo spesso isterici, si è presentato come un joker, un personaggio buffo e naif, si sta rivelando uno chef raffinato che sa con la parola raccontare con asciutta competenza ciò che le sue mani, il suo olfatto, il suo palato e la sua intelligenza sanno realizzare ai fornelli. A ora non vediamo punti deboli in lui, se non il suo barbiere che ci auguriamo presto possa avere ciò che merita con una condanna al tribunale dell’Aja. Mezzo voto in meno perché Edo mio, non é Jackie Chan quello di «metti la cera, togli la cera». Edo, Edoooooo, ma cosa mi dici mai! La sua frase della serata però resta «un po’ di logica, un po’ di culo, un po’ di tutto». E poi, ovviamente, «daje cazzo». Detto peggio di Ignazio Marino. Daje, intendo.

Laura Manili voto: 9

Lei è a MasterChef quello che Stanislav Lobotka è per il Napoli di Spalletti, un metronomo che non ne sbaglia una. Come quel calciatore sa rendere facili le cose difficili. Così tanto che a volte rischi di non notarla, perché non sa far scena come altri. Come lui, appunto. Come il regista azzurro a volte sembra sul punto di fare uno scivolone e con l’ultimo guizzo – magari una corsa da centometrista o l’intuizione di una lavorazione inaspettata – trasforma il pericolo in opportunità. E in ultimo pure quando sbaglia laddove immaginavi che avrebbe portato a casa la prova ad occhi chiusi, non si scompone, sorride e pensa a vincere con qualche minuto di ritardo. Al massimo qualche giorno. Laura mia, ora devi diventare più “televisiva”, altrimenti ti sacrificheranno per chi potrebbe fare qualche punto di share in più. Però lei si porta a casa Jeremy Chan che le dice che avrebbe portato il suo piatto nel suo ristorante. La gratifica persino quando sbaglia.

Hue Dinh Thi voto: 8,5

Cucina meglio del solito, è essenziale e creativa, anche quando rischia di arrivare al pressure test sa regalare un buon piatto che lascia l’incombenza ad altri. Il voto non è per le sue doti culinarie, ma per il modo comico e tenero con cui confessa, racconta, vive il suo amore per Jeremy Chan – Hue, avrei fatto lo stesso, sono con te sorella –, dall’addio “nontiscordardime” al guanciale preso al posto della guancia perché il solo sguardo dello chef la confonde. Mezzo voto in più per «la mucca mi ha salvato le chiappe», l’aforisma migliore di questa edizione, arrivato dopo la più surreale, folle, demenziale, horror spiegazione di un piatto mai avvenuta. Una frase che solo Pierluigi Bersani avrebbe potuto partorire. Sa cucinare e in tv sta in modo così originale, divertente e dolce che non puoi non amarla. «Jeremy Chan ha tutte le qualità che cerco in un uomo». E certo Hue, pure Charlize Theron e Natalie Portman hanno tutto quello che cerco in una donna (il conto in banca, che avete capito?).

Roberto Resta voto: 8

Zitto zitto, cresce e non sbaglia (quasi) mai. Il nostro calciatore gioca semplice, non tenta rovesciate o serpentine da porta a porta, ma sa di avere un buon tocco di palla, una chiara visione di gioco, la capacità di non perdersi davanti alla porta e ogni tanto cambia gioco con lana precisi. E per questo non perde mai, i suoi piatti sono sempre più belli e buoni e tutto questo senza perdere la tenerezza. Quella che lo fa esultare come in campo e quella che gli fa abbracciare commosso Mattia che si salva, perché un compagno di squadra con cui dividi il ritiro e che è il tuo gemello del gol è più importante persino di te stesso. Avrei scommesso su una sua eliminazione precoce, ai provini sembrava troppo fragile e irrisolto (il calciatore che non aveva sfondato, la cucina come piano di riserva). E invece lui in contropiede ci sta fregando tutti. Bravo campione.

Antonio “Bubu” Gargiulo voto: 7,5

Non dobbiamo dimenticarci mai che ha solo diciannove anni. Studia come un pazzo e si vede, tanto che gli altri concorrenti quando sono disperati cercano i suoi suggerimenti. Questo giovedì, però, sembra aver fatto il salto di qualità. Per distrazione, tensione, svagatezza dovuta al fatto che conoscenza e genialità lo rendevano dispersivo, sbagliava sempre qualcosa. Non in queste due puntate, dove anche l’espressione del suo viso sembra finalmente più seria, determinata, concentrata, rimanendo creativo. E poi se Jeremy Chan ti dice «è bellissimo, mi viene voglia di mangiarlo», è quasi meglio che vincere il talent.

I giudici voto: 7

Quando carburano sono un incrocio tra i Ricchi e Poveri, il Trio Lopez Marchesini Solenghi, l’Italia che vinse la Davis raccontata da Domenico Procacci e i tre moschettieri. Giocano di squadra ma sanno valorizzare le proprie individualità e quelle altrui, sono ironici ma anche implacabili quando è necessario, si prendono riflettori e la battuta giusta quando serve ma sanno anche essere spalle perfette quando il sole è un altro (sì, Jeremy, parlo di te: lo so, sono peggio di Hue, poi ti mando in privato l’indirizzo a cui farmi notificare la denuncia per stalking).

Lavinia Scotto e Nicola Longanesi voto: 6,5

Lei è in una delle sue giornate peggiori, ma si sta rivelando molto solida e se qualche volte inciampa, non cade mai. Scampa a un’eliminazione (ingiusta) perché Giuseppe si suicida con la sogliola al caffè, riesce a finire in balconata per dettagli non banali e decisamente audaci e ben pensati, sembra ancora mancargli uno sguardo d’insieme, una padronanza totale dell’arte. Lui non trova ancora la sua cifra, ma almeno è arrivata una continuità di rendimento. L’amore gli fa bene, perde per un paio di puntate l’ansia da prestazione, invece di gareggiare con il sé bambino affronta finalmente il talent da adulto e divertendosi un po’. Che poi vinca la prova estetica essendo daltonico, è la dolce beffa di un destino che vuole dirgli che deve perdere il controllo. Come quando ha confessato il magone per aver rischiato di perdere Lavinia. Ora direi, ragazzi miei, che è chiara a tutti tranne che a voi la tensione amorosa ed erotica tra voi due. Quando lei si salva e lui l’abbraccia, è un miracolo che non ci sia stato un corto circuito. E quanto sono belli quando sono in balconata, vicini e vaghissimi provando a fare gomito-gomito? Ora però vogliamo il limone. No, non è l’ingrediente della prossima Mystery Box. È un ordine.

Sara Messaoudi voto: 6

Lo so, siete stupiti. Una sufficienza per Sara. Continuo a pensare che sia una cuoca sopravvalutata, in primis da se stessa. Ma il fegato, il modo in cui lo racconta – anche se temo che anche la sua sia astuzia, solo più raffinata –, l’applicazione vanno premiate. E, soprattutto, sembra più sincera, anche emotivamente, esplicita la sua fragilità così come la sua antipatia e diffidenza per Francesco Saragò senza più mugugni ma apertamente. Inoltre la sua arroganza questo giovedì sembra essere spazzata via dalla lezione di umiltà ricevuta nelle scorse settimane. Non contesta, ascolta. Non rivendica, prova a imparare dagli errori. Rimane piacevole come un bicchiere di aceto bevuto per sbaglio, ma sia in cucina che “fuori” sembra esser migliorata.

Leonardo Colavito voto: 5,5

«Soffrendo, piangendo ce l’ho fatta». E noi continuiamo a chiederci se sia più bravo o fortunato. O meglio se sia più bravo o solo meno peggio di altri. È giovane, ha delle intuizioni interessanti, ma sembra non prendere sul serio nulla e nessuno, a partire da Masterchef e da se stesso. Non capisci quali siano i suoi punti forti e di sicuro non lo sa lui, che quando fa un buon piatto non capisce perché e che non sembra neanche avere un gran palato. Però è simpatico e ha un sorriso dolcissimo. Ma temo non basterà a salvarlo fra una settimana. E se sarà sufficiente, rischia che saranno al massimo due giovedì quelli in cui lo vedremo ancora.

Mattia Tagetto voto: 5

Potenzialmente è un gran cuoco, se pensiamo che a 39 anni si è reinventato passando dall’altro lato della ristorazione, dimostrando di aver saputo imparare anche solo guardando cucinare gli altri nella sua enoteca. Ma deve smettere di pensare a fare il leader, o meglio il caporione, di essere l’ombrello sotto cui i più sensibili e bizzarri si riparano, e pensare alla sua cucina. E a se stesso, perché ha talento e preparazione che annacqua in bicchieri d’acqua in cui rischia di annegare, dall’impiattamento al gusto non sempre infallibile. Anche perché è troppo impegnato a fare il boss del suo gruppetto. Alla fine ce la fa con il piatto più ragionato e a suo modo essenziale e questo dovrebbe dirgli molto della strada da prendere.

Ollivier Stemberger voto: 4

Meritava due, ma la “maradonata” di replicare alla cieca il gusto dell’ultimo piatto proposto da Jeremy Chan, riuscendo a farlo con ingredienti completamente diversi è da 10. Prima, però, le sbaglia tutte, entra in confusione e a un certo punto nel panico, smentisce molto di quanto di buono ha mostrato finora, sia come solidità mentale sia come talento culinario. E capiamo che quando una giornata no terremota “il giardino segreto” delle sue emozioni, lui che lo tiene chiuso, rischia di deragliare. Per fortuna ha una zampata finale decisiva che impedisce al programma di perdere un sicuro finalista. Sempre che questo sia solo un inciampo e niente di più.

Giuseppe Carlone voto: 3

All’inizio sembrava un concorrente quasi preso per sbaglio, poi nell’ultimo mese ha dimostrato con tigna e talento che aveva tutto il diritto di stare in masterclass. Se ne esce perché i cubi gelatinati non lo aiutano a fare una spesa buona per la mystery box, per un palato non raffinatissimo e per la totale incapacità di riuscire a capire il rischio. Anzi, a volte dichiarava come punto forte ciò che non si rivelava tale. Se ne va ballando, sapendo di aver fatto il massimo e per un pressure test davvero troppo infame. Sogliola e caffè l’avrebbero toppati anche i precedenti 11 vincitori di MasterChef. Ma lui, praticamente, non ci ha neanche provato, dimostrando di essere tecnicamente essenziale. Per non dire povero.

Silvia Zummo voto: 2

Solo Bruno Barbieri può considerarla leggera. Ansiosa, mai davvero precisa, capace ai fornelli ma con difetti che le impedirebbero di diventare una chef vera e propria, si permette pure di contestare i giudici che invece prendono una decisione sacrosanta. Contestabile, al massimo, perché tardiva. Rosicona non la facevamo, ma ha anche dei pregi. Certo, in MasterChef 12 ne abbiamo visti pochini.

Francesco Saragò voto: 1

In queste due puntate dimostra una solidità tecnica e persino una sensibilità di gusto che non gli sospettavamo. Come cuoco avremmo persino potuto dargli un 7. Poi ci fa vergognare perché diventa lo stereotipo negativo dell’italiano e del romano quando insegue senza dignità Jeremy Chan per avere suggerimenti illeciti e quando allo stesso nasconde le preparazioni per poi farsi beccare come un bambino. Sulla prova di gusto gioca di strategia con una furbizia da azzeccagarbugli della cucina e alla fine, e finalmente, raccoglie quanto seminato e il gruppo lo isola. Non serve essere simpatici per fare lo chef? Sicuro, ma a MasterChef sì. Perché io, da Giuseppe, nel suo ristorante ci andrei. Da Francesco, che forse è più bravo, neanche se mi paga lui. Anche perché proverebbe a farmi ridere e non c’è niente di peggio di uno che non ha senso dell’ironia e dell’umorismo ed è convinto di essere Roberto Benigni. Ah giusto, neanche lui fa ridere.

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