Chiude l’Azzurro Scipioni, Silvano Agosti: «L’unico a proiettare i capolavori» | Rolling Stone Italia
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Chiude l’Azzurro Scipioni, Silvano Agosti: «L’unico a proiettare i capolavori»

Aperto dal 1983, era un simbolo del mondo del cinema romano. Ne abbiamo parlato con il fondatore: «Chiudo perché venga rispettata la memoria di questo luogo. La grande arte interessa a pochi»

L'Azzurro Scipioni - Foto di Giuseppe Schiano di Colella

L'Azzurro Scipioni

Foto di Giuseppe Schiano di Colella

Il 2020 sta per finire, ma purtroppo non sembrano concludersi le sue malefatte. L’ennesima notizia che non si vorrebbe mai ricevere riguarda stavolta la chiusura del cinema Azzurro Scipioni a Roma. Ben più di un semplice luogo di proiezione, quanto un vero e proprio museo. Tanto che è stato definito “un piccolo Louvre”. Ad annunciarlo il suo creatore Silvano Agosti, regista, sceneggiatore, montatore, filosofo, scrittore, poeta e saggista (autore di un cult, fra gli altri, come D’amore si vive), in sintesi uno dei grandi artisti italiani della nostra epoca.

Le due sale nel rione Prati nell’omonima via Scipioni, la Chaplin con 100 posti a sedere e la Lumière con 50, furono aperte nel 1983 da questo bresciano che scelse la Capitale come sua seconda casa «perché è la metropoli più piccola del mondo» e in quasi 40 anni hanno fatto crescere schiere di amanti del cinema e anche tantissimi futuri registi, attori o addetti al settore della cinematografia. Agosti, sempre sorridente, dietro al bancone di legno ad accoglierli porgendogli una caramella prima che si spegnessero le luci e per chiarirgli subito dopo che lì non si guardano «dei film» ma «si vende arte». Un luogo magico, aperto due giorni a settimana «perché gli altri li uso per vivere», dove vengono proiettati solo capolavori. Per l’esattezza 360 pellicole della storia della cinematografia mondiale.

Le difficoltà non sono mai mancate, certo è che questa pandemia sembra aver dato una mazzata difficile da superare, nonostante il crowdfunding su Produzioni dal Basso lanciato a maggio. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, per farci spiegare qual è la situazione.

Silvano, hanno scritto sui social che sei costretto a chiudere l’attività, un fulmine a ciel sereno.
Mi vedo costretto affinché venga rispettata almeno la memoria di questo cinema. Per questo mi conviene chiuderlo in un momento in cui tutte le forze sono concentrate contro questo tipo di realtà. I cinema chiusi sono una assurdità, soprattutto quelli così piccoli, perché sono sicuri, solo che la grande arte interessa a pochi nonostante sia l’unica che arricchisce l’animo umano.

Il problema sono le spese?
Sì, ho dovuto pagare nonostante la chiusura 1600 euro al mese di affitto, oltre al resto delle spese, senza avere la possibilità di bloccarlo. C’è una legge che obbliga a continuare a pagare anche se non usufruisci del bene, evidentemente ha origini padronali, però è senza senso. A questo punto, ho pensato di salvaguardare 40 anni di vita e impegno che ho trascorso qui, vedendo persone crescere, innamorarsi dei capolavori. Sono 360, se uno è venuto a vederli una volta alla settimana in 7 anni ha visto tutta la storia del cinema.

Più che un cinema è stato definito un museo.
Proprio così, un museo dell’arte cinematografica. A dire la verità mi sono sempre vergognato che in nessun altro cinema in Italia ci fosse una sala adibita ai capolavori del cinema. Non c’è posto per l’arte. Io rappresento, e parlo per ora ancora al presente, proprio questa visione. Se il luogo verrà chiuso, comunque, quello che contiene lo donerò a qualche cineteca. Ho parecchi film rari e non voglio che vadano perduti.

Cosa si prova dopo essersi battuti una vita per il cinema indipendente e poi trovarsi in questa situazione?
Più che di cinema indipendente, preferisco parlare di cinema d’autore. L’autore non è come il regista al servizio del produttore, che poi non può fare la fotografia, il montaggio e via dicendo. In pratica si trova a essere soltanto un portiere di un Grand Hotel e alla fine non conta niente. Una volta c’erano i grandi registi, come Fellini, Antonioni, Visconti, che erano anche autori e visto il loro prestigio nessuno si sarebbe sognato di dirgli cosa fare. Oggi il regista diventa semplicemente la parte di un gruppo incomprensibile. Io faccio sempre questo esempio. Pensate di essere con la vostra ragazza prima di fare l’amore e annunciarle che, per accarezzarla arriverà un altro accarezzatore professionista, o per baciarla un altro esperto. È un’idiozia l’esistenza stessa della troupe.

Silvano Agosti

Cosa si potrebbe ancora fare per salvare l’Azzurro Scipioni?
Non rifiuto nessun appoggio, ma da domani cercherò di capire meglio la situazione. Non voglio pensare che la chiusura sia una condizione definitiva. Per ora come possibilità vedo solo quella che il Comune o lo Stato acquisiscano l’immobile. Però poi per farlo funzionare ci vuole qualcuno che conosce il settore.

Il pubblico che reazione ha avuto?
Mi ha dimostrato grande affetto. Sono grato ai romani, perché si sono affezionati a questo cinema dall’inizio. Io stesso ho scelto Roma come città, visto che sono originario di Brescia, perché è la metropoli più piccola del mondo. In venti minuti da Piazza del Popolo al Colosseo sono 20 minuti di camminata e vedi tutto. Per cui si è creata una bella sinergia fra noi.

La chiusura sarebbe una vera beffa, proprio quest’anno che hai ricevuto il Nastro d’argento per il film Ora e sempre riprendiamoci la vita.
Ti leggo solo le tre righe di motivazione, che mi hanno inorgoglito: “Un riconoscimento non solo per questo film, ma per la tua lunga storia d’amore per il cinema, passione assoluta, sacrificio, coerenza, sperimentazione e coraggiosa indipendenza. Ma soprattutto tanta libertà e voglia di non mollare mai per una cinefilia vissuta come contagio di una magnifica ossessione non solo personale”.

Come spiegheresti che cos’è il cinema in sala a chi oggi guarda i film sul cellulare?
Il cinema è stata l’ossessione della mia vita e vi spiego perché è magico rispetto anche solo alla televisione, visto che è il linguaggio dell’invisibile. Sapete quale magia crea? Avviene quando lo spettatore entra nella sala buia e si trova di fronte degli esseri umani con un volto di due metri e mezzo. A quel punto, inconsciamente, parametra il resto del corpo all’incirca a 9 metri, per cui automaticamente ritrova la visione di quando era piccolo davanti agli adulti. È questa la magia, ci fa ritrovare la nostra infanzia.