Le ragazze alla mia destra parlano di non so più quale faccenda legata a Taylor Swift. I ragazzi alla mia sinistra scherzano dicendo che stasera sul palco salirà anche Bruce Springsteen, che come è noto è uno dei preferiti di Jack Antonoff. Quando, introdotti da Wild Night di Van Morrison e My Way di Frank Sinatra, i Bleachers iniziano finalmente a suonare, le une e gli altri cantano a squarciagola le stesse canzoni, accomunati da un legame invisibile. E le cantano tutte, dalla prima all’ultima, dal racconto rocambolesco del giorno del matrimonio con Margaret Qualley a quella in cui Antonoff parla del suo passato congelato nel tempo fra carri funebri e bare. Era il primo concerto in assoluto della band in Italia, quello di ieri sera all’Alcatraz di Milano. È stata subito una grande festa tra amici. Non so se Antonoff si aspettasse una tale accoglienza, io non mi aspettavo una tale band.
I Bleachers hanno suonato ogni canzone come se fosse la più importante della storia del rock. È il tipo di devozione alla musica che paga e difatti non c’è stato un solo pezzo che la gente non abbia accolto con entusiasmo. È stato un concerto per presi bene, un’ora e mezza o poco più senza pause, senza momenti morti, senza pezzi che potevano risparmiarsi e anche senza bis. I Bleachers sono una macchina da musica componibile con ben due batteristi, due sassofonisti, tastiere, chitarre, basso. I musicisti entrano ed escono dal palco quando occorre, si scambiano gli strumenti, riscattano una musica che è sostanzialmente mainstream e piuttosto tradizionale per gli standard contemporanei, interpretandola però in modo divertito e viscerale.
C’è chi dice che sono una versione cheap della E Street Band. L’influenza è evidente non solo nell’impianto musicale, ma anche nelle mosse, nella vitalità, negli sha-la-la molto springsteeniani, nell’epica di certi strumentali, ma Antonoff ha un mondo poetico tutto suo. A vederlo giù dal palco sembra un nerd più che una rockstar, ma quando si esibisce ci mette la voce, il corpo, la mimica, ci mette tutto. È a suo modo uno showman appassionato e allo stesso tempo umoristico ed è accompagnato da una band che riesce a far suonare eccitanti anche i pezzi che su disco sono più tiepidi, con picchi di frenesia contagiosa.
«Siamo i Bleachers dal New Jersey, grazie per averci aspettato», ha detto a un certo punto Antonoff aggiungendo che ha suonato ovunque nel mondo, ma il «thank you, thank you, thank you» degli italiani gli rimarrà per sempre in testa e ci ripenserà quando si sentirà giù. Chiede se per caso «minchia is fuck?» e accetta la richiesta di un certo Alessandro che si trova tra le prime file. Lo fa salire sul palco, gli dà una chitarra e gli fa suonare Chinatown con la band, un po’ come è successo ad agosto coi Geese.
Il repertorio copre tutta la storia del gruppo. Canzoni che fuori dall’Alcatraz sono sconosciute qua dentro sembrano grandi hit. The Van è tutta un coro, Modern Girl manda fuori di testa tutti, Merry Christmas, Please Don’t Call è amatissima pur essendo una canzone natalizia che non è esattamente un genere da concerto rock, per Rollercoaster le ragazze salgono sulle spalle dei ragazzi, I Wanna Get Better viene suonata due volte, prima com’è stata scritta, ovvero come pezzo folk alla chitarra acustica, e poi con tutta la banda, durante Stop Making This Hurt che chiude la serata Antonoff piazza nel testo un “Free Palestine”.
«Ho sempre fatto concerti come se quella fosse la mia ultima sera sulla Terra, quando sono là sopra non esiste nient’altro», mi ha detto qualche mese fa. È convinto che andare in tour e riunire la gente in un locale rappresenti un piccolo atto di speranza e l’espressione della volontà di sentirsi parte di una comunità. Può darsi che abbia ragione, a giudicare dal concerto di ieri sera. «Love you motherfuckers», ha detto al pubblico dell’Altcatraz. La cosa è evidentemente reciproca.
Set list
Sideways
The Van
Modern Girl
Jesus Is Dead
Everybody Lost Somebody
Goodmorning
Dirty Wedding Dress
We Should Talk
Chinatown
Don’t Go Dark
You and Forever
I Wanna Get Better (acustica)
Merry Christmas, Please Don’t Call
How Dare You Want More
Rollercoaster
Tiny Moves
Don’t Take the Money
I Wanna Get Better
Stop Making This Hurt
















