Quando è uscita la notizia che Tony Boy avrebbe pubblicato il nuovo album solo in vinile ho subito immaginato la riunione dei discografici, manager esperti di marketing e uffici stampa, caffè della macchinetta, smartphone appoggiati sulla scrivania Mittzon Ikea dell’ufficio moquettato, e un dialogo più o meno così: «Bella idea! Lato nostro è importante», dice quello col cappelletto Supreme, «in un mercato sempre più frammentato valorizzare l’identità della fanbase, ChatGpt dice che la percentuale dei giovani interessati a edizioni speciali, oggetti da collezione e vinili dei propri artisti preferiti è in crescita, sfruttiamo in trend. Lato vostro non conosco manco un ragazzetto che abbia il giradischi, ma questo è un dettaglio, l’importante è che lo comprino, e poi la conoscete la teoria dell’oggetto-feticcio di Jean Baudrillard, l’oggetto che non serve a niente se non a significare? Come non la conoscete? Vabbè, poi facciamo la limited autografata a 100 sacchi e già rientriamo delle spese…».
«Dai, figo! Poi» interviene quello con la felpa di Earl Sweatshirt «facciamo degli eventi nei record store, mettiamo i dischi in vetrina, e surprise arrivano una trentina di minorenni col balaklava e le mazze, reference 17 ottobre, che spaccano tutto e filmiamo l’evento, milioni di views, pubblicità garantita.. Troppo? Ok, troppo, ma la festa per il release la facciamo?».
Poi mi è arrivato il disco dal fattorino della Warner – chissà perché scrivono ancora sempre Rolling Stones sulla busta – e mi sono perso per un paio d’ore nell’emo trap melodica del prolifico Tony Boy, dal 2023 un album all’anno, Umile, Nostalgia, Uforia, nel 2026 Trauma e ora Cura. Lo stile e i temi del padovano Antonio Hueber sono sempre quelli: Auto-Tune, beat malinconici, rallentati e tratti finto acustici – come l’iniziale Pretesto – rime/non rime su amori difficili, pillole, solitudine, moffo (pensavo che nessuno chiamasse più così il fumo), traumi e traffici, strada e successo.
Cura è al 100% un disco di Tony Boy di sicuro successo – pezzoni compresi, Cuore rotto, Sparisci e Ti amo ti odio – e fa strano pensare che un artista che nasce e vive nel cloud, nella nuvola di atmosfere digitali sospese e di emozioni fluttuanti, atterri sui solchi fisici del vinile. L’evidente contrasto rende Cura un oggetto curioso, chissà cosa diranno, quando lo ripescheranno gli umanoidi tra “miliardi di anni” (cit. dal disco), che già non sappiamo di questi nostri anni.
“La voce in me con cui cerco di combattere”, “il dolore ci distrae, bello anche dirsi addio solo per stare male”, “non dire la parola amore, la sporchiamo” sono frasi strascicate di un diario di bordo esistenziale, scatola nera degli adolescenti 2026, o forse un sos, chissà, meglio non chiedere a Crepet o Recalcati che brancolano nel buio. Già perché il mondo che rappresenta Tony Boy sembra inaccessibile agli adulti – “boomer su di te Chicago Bulls” sbeffeggia il rapper – e tale deve rimanere, chiuso col lucchetto di diamanti 18 carati. Se poi il vinile finirà tra gli scaffali della sala, tra un De Gregori del babbo (come diceva Calcutta) o un Duran Duran della mamma, magari assisteremo a qualche strana mutazione, tipo muffe allucinogene sulle pareti, aspettiamo per credere.
















