Tinto Brass è morto a Roma questa mattina intorno alle 10:30. Regista, sceneggiatore e montatore, era nato a Milano il 26 marzo 1933 e aveva 93 anni. L’annuncio è arrivato all’ANSA dalla moglie Caterina Varzi e dai figli Bonifacio e Beatrice. I funerali saranno in forma strettamente privata. Al momento la causa del decesso non è stata resa nota, ma da mesi la moglie descriveva le sue condizioni di salute come particolarmente critiche.
Era stato protagonista all’ultima Mostra del Cinema di Venezia per la pre-apertura dedicata al restauro di Col cuore in gola (1967), accompagnato dalla protagonista femminile Ewa Aulin.
Laureato in Giurisprudenza a Venezia, alla fine degli anni Cinquanta si trasferì a Parigi. Lavorò come archivista alla Cinémathèque Française e frequentò l’ambiente della Nouvelle Vague. Esordì alla regia con Chi lavora è perduto (1963) e passò per la stagione sperimentale di Nerosubianco (1969) e L’urlo (1970).
Il grande pubblico lo conobbe con Salon Kitty (1976) e soprattutto con Caligola (1979), scritto da Gore Vidal e prodotto da Bob Guccione, il fondatore di Penthouse. Da lì nacque il filone che lo ha reso il “maestro dell’erotismo” del cinema italiano, come lo definiscono oggi le cronache: La chiave (1983), Miranda (1985), Capriccio (1987), Snack Bar Budapest (1988), Paprika (1991), Così fan tutte (1992) e L’uomo che guarda (1994).
Seguirono Fermo posta Tinto Brass (1995), Tra(sgre)dire (2000) e Senso ’45 (2002), fino a Monamour (2006), l’ultimo lungometraggio; nel 2009 firmò il cortometraggio Hotel Courbet. Già nel 1971 La vacanza gli aveva fruttato a Venezia il premio della critica per il miglior film italiano. Nel luglio 2019 era stato ricoverato in terapia intensiva a Roma.
Gli ultimi mesi li ha trascorsi a Isola Farnese, la frazione romana dove risiedeva da oltre mezzo secolo. Due frane a gennaio avevano dissestato il costone del Castello Farnese e isolato il borgo per mesi. A inizio luglio Brass scrisse al Presidente Mattarella per chiedere «una soluzione definitiva di messa in sicurezza della strada»: «Proteggere un cittadino significa restituirgli la strada, e con essa la libertà e la dignità».










