Brian May sul futuro dei Queen: «Sono in pausa» | Rolling Stone Italia
Un chitarrista a Eternia

Brian May sul futuro dei Queen: «Sono in pausa»

La band e Adam Lambert, la collaborazione coi Darkness per ‘Masters of the Universe’, le colonne sonore di ‘Flash Gordon’ e ‘Highlander’, il bisogno di sentire la musica in testa prima di suonarla, il film su Budapest: intervista

Brian May sul futuro dei Queen: «Sono in pausa»

Brian May

Foto: Dpa/Picture Alliance via Getty Images

Brian May dei Queen è stato parecchio in studio di recente. Ha lavorato alla colonna sonora di Masters of the Universe, ha collaborato con William Shatner. Dopo decenni in tour, si sta godendo il tempo che passa a casa e non ha fretta di tornare sui palchi. Cosa che, spiega durante una chiacchierata via Zoom, comunque non esclude. Con lui abbiamo parlato anche delle colonne sonore di Flash Gordon e Highlander, della versione appena restaurata del film del concerto dei Queen a Budapest e di molto altro.

Daniel Pemberton, con cui hai composto Masters of the Universe, mi ha detto che te ne stavi lì a riflettere per un po’ per poi tirare fuori parti perfettamente definite.
Lavoro così. Se non lo sento in testa, non riesco a suonarlo. E questo perché la chitarra per me è una voce e, se non sai cosa stai per dire, è inutile che apri bocca. Puoi anche strimpellare all’infinito, perché quando prendi in mano una chitarra delle cose effettivamente escono, ma funziona se hai uno scopo preciso. Io voglio sentire prima quello che sto per suonare, che si tratti dell’assolo di Bohemian Rhapsody o di un brano ambientato su Eternia, un luogo che non avevamo mai esplorato prima.

Brian May, Daniel Pemberton & The Darkness - The Legend of Eternia (from "Masters of the Universe")

Uno dei momenti che preferisco di Masters of the Universe è il del tema di Eternia coi Darkness. Com’è nato?
Mi ero convinto che dovevo realizzare la versione definitiva di quello che nella mia testa sentivo come il tema di Eternia. Daniel lo usa in varie forme nel film, così ho raccolto tutti questi elementi e li ho trasformati in un pezzo rock, come se fosse nato nella mia testa anziché nella sua. Poi ho pensato che sarebbe stato fantastico coinvolgere i Darkness. La voce serviva a raccontare qualcosa in più della storia e i Darkness erano già coinvolti nel progetto, avendo realizzato il tema dei titoli di coda. Li ho chiamati, sono amici. Per primo è venuto Dan, Dan Darkness, come chiamo io Dan Hawkins, e si è messo a suonare il basso. Non me l’aspettavo, ma lo ha detto subito doveva suonarlo lui in quel pezzo. Gli ho chiesto: «Pensi che possiamo chiedere a tuo fratello di cantare qualcosa?». Justin ha accettato immediatamente e ha registrato la sua parte nella sua camera d’hotel su piccolo dispositivo, credo un iPhone. La qualità era più che sufficiente per inserirla nel pezzo. E volevo che alla batteria ci fosse Rufus Taylor, era così che me lo immaginavo nella mia testa. Rufus è un batterista notevole, un gran musicista. Lo conosco da quando era alto quanto così, è un ragazzo meraviglioso, suona benissimo. Abbiamo lavorato nello studio di suo padre, in quello di Roger. A quel punto avevo praticamente tutti i Darkness nel pezzo.

Quando i Queen nel 1980 hanno fatto Flash Gordon un gruppo rock che componeva la colonna sonora di un film era una novità.
Nessuno l’aveva fatto prima, dicevano fosse impossibile. Quindi sì, si sente una certa libertà, ma soprattutto si percepisce l’incredulità, perché ci avevano detto che non si poteva fare una colonna sonora con chitarre rock e tutto il resto. Ma ce l’avevo in testa, ero convinto che si potesse fare e che avrebbe funzionato. La mia storia preferita, anche se ancora oggi fa un po’ male ricordarla, è questa qua. Avevamo visto il girato e noi quattro Queen ci eravamo messi al lavoro separatamente, preparando piccole bozze e idee che pensavamo di poter mettere nel film. Io avevo messo insieme diverse cose, compreso il tema principale, Flash, che secondo me era perfetto per aprire e chiudere il film, dandogli una sua identità. Ci siamo ritrovati ai Trident Studios, dove avevamo registrato le demo delle nostre idee, insieme al regista Mike Hodges e al produttore Dino De Laurentiis, un pezzo grosso del cinema, uno molto ma molto ma molto importante.

Se ne stava seduto in sala di regia con un’aria autorevole ad ascoltare tutto quello che gli facevamo sentire. «Sì, sì, sì», ripeteva. Era italiano, non parlava granché inglese, conosceva poche parole. Alla fine siamo arrivati al mio tema principale. È rimasto seduto senza muovere un muscolo, come impietrito. Quando il pezzo è finito, ha detto: «Molto bello, ma non è adatto al film». Tutto qui. Mi è crollato il mondo addosso e Mike Hodges, che era lì accanto a me, mi ha sussurrato all’orecchio: «Non preoccuparti, ci penso io, sistemiamo tutto». Alla fine è andata bene e alla première durante il ricevimento dopo la proiezione Dino si è avvicinato e mi ha detto: «Hai fatto una cosa bellissima per il mio film, sono molto contento». È stato bello.

Come mai questa reazione?
Il punto era che Mike Hodges e Dino avevano in mente due film differenti. Mike lo vedeva come una sorta di pastiche rétro, se vogliamo, un’epopea a fumetti ironica, Dino lo immaginava come un grande film serio, tipo King Kong. Non ne coglieva l’umorismo, né la deliziosa leggerezza che caratterizzava gli originali con Buster Crabbe. Insomma, è una storia finita bene.

Queen - Flash (Official Video)

Qualche anno dopo avete lavorato a Highlander, ma la gente conosce le canzoni più della musica vera e propria.
Sì e questo anche se abbiamo composto parecchia musica per il film. Ho lavorato a molte cose con Michael Kamen di cui sono e sarò sempre orgoglioso. In alcune scene di battaglia si sente una musica che non ti aspetteresti, all’epoca era una cosa nuova. Oggi certe soluzioni sono diventate comuni e le usano tutti, ma all’epoca le scene di battaglia erano sempre accompagnate da musica roboante. Kamen ha composto una musica meravigliosa per la battaglia più importante del film, ma era discreta, malinconica e dilatata, quasi al rallentatore. Ipnotica. Penso sia la scena più straordinaria del film. Ho suonato in quel brano con lui e lui ha contribuito ad altri pezzi. Pur essendo noi i principali compositori del film, ha scritto anche quello che chiamava il tema di Highlander, di cui non molti sono a conoscenza. Quando abbiamo realizzato insieme Who Wants to Live Forever ha curato l’orchestrazione facendo un lavoro monumentale, magnifico. E, se ascoltate con molta attenzione, sentirete il tema di Highlander intrecciato alla canzone.

Ho passato un sacco di ore felici con Michael. Era in grado di leggere la musica non appena gli mettevi uno spartito sotto il naso, ma anche di comporre partendo dal nulla. Di solito si è portati per l’una o per l’altra cosa. Mio padre, per esempio, sapeva suonare qualsiasi cosa a orecchio, gli cantavi un pezzo, lui si sedeva al pianoforte e lo suonava, ma non sapeva leggere una singola nota. Sua sorella, invece, era in grado di leggere qualsiasi spartito le si mettesse davanti, ma se glielo toglievi non sapeva fare più nulla. Mi pare che molti musicisti appartengano all’una o all’altra categoria. Io sono come mio padre, sono in grado di leggere la musica solo fino a un certo punto, sono uno che ascolta quello che ha in testa e poi lo esprime attraverso lo strumento. Michael sapeva fare entrambe le cose ed era meraviglioso lavorarci assieme. Mi manca. Un musicista incredibile.

La colonna sonora di Highlander non è mai stata pubblicata, ma avete inserito le canzoni in A Kind of Magic. Hai detto che c’è la possibilità che pubblichiare un giorno la colonna sonora vera e propria.
Se n’è parlato spesso e mi piacerebbe farlo prima o poi. Non ho deciso io di non realizzare un album della colonna sonora, è stata una scelta collettiva, pensavamo fosse meglio avere in circolazione un album dei Queen anziché una colonna sonora, ma c’è parecchio materiale meraviglioso che mi piacerebbe vedere pubblicato su CD un giorno. Ma esistono ancora i CD?

Sanno tornando un po’ di moda. I ragazzi li comprano per collezionarli, a volte anche senza avere un lettore CD.
È bello avere qualcosa che puoi toccare, sentire, tenere in mano.

Queen - One Vision (Extended) 1985 [Official Video]

Molta gente è convinta che tu abbia escluso definitivamente di tornare in tour coi Queen.
Sono stato frainteso, le parole che ho detto sono state riportate in modo lievemente impreciso. Non ho mai detto che non faremo più tour, non potrei mai dirlo. Sono in pausa e me la sto godendo. Finalmente posso fare tutto quello che sognavo di fare quand’ero costantemente in tour. Posso vedere i figli, passare del tempo coi nipoti, dedicarmi ai tanti progetti paralleli che desideravo realizzare da anni. Posso occuparmi di più di astrofisica, dedicare più tempo alla tutela degli animali e alle campagne in loro difesa. Nel complesso, finora sono contento di avere preso questa decisione. Magari un giorno mi sveglierò e penserò che dobbiamo tornare in tour, ma non credo che mi imbarcherò di nuovo in tournée lunghe nove mesi. Mi basterà suonare quando ne ho voglia. In questo momento posso farlo e non è affatto male. Ho appena suonato con Andrea Bocelli allo Starmus Festival, è stato divertente, una sfida diversa dal solito. Ho suonato anche con Benson Boone e mi è piaciuto moltissimo. E poi posso fare un sacco di cose in studio.

E lo Sphere? L’ultima volta che ci siamo sentiti l’idea ti piaceva.
Non so bene che dirti. Non so nemmeno a che punto siamo con la questione, dico sul serio. Le cose cambiano piuttosto in fretta. L’idea di creare un ambiente musicale immersivo a 360° continua ad affascinarmi, soprattutto pensando a uno spettacolo che ripercorra la nostra storia. Non sarebbe come lo show degli ABBA. Tutti dicono: «Farete quello che hanno fatto gli ABBA». No, sarebbe diverso, perché abbiamo una storia diversa, un percorso diverso e via dicendo. Ho in mente il modello di quello che potremmo fare, ma per varie ragioni non credo che il progetto stia andando avanti speditamente. Quindi, in sostanza, la mia risposta è: non lo so.

Mi avevi detto che in studio avevi provato a lavorare a nuova musica dei Queen insieme ad Adam Lambert. È ancora una possibilità?
È successo tanto tempo fa, agli inizi del nostro rapporto. Ci abbiamo provato una volta, credo fosse a Nashville, siamo entrati in studio per una serata e ci è sembrata una strada percorribile, poi però non abbiamo avuto la sensazione che la cosa stesse funzionando e non ci siamo più tornati sopra. Non so dirti altro.

Sei ancora in contatto con Adam? Se dovesse esserci un nuovo progetto, sarebbe lui il cantante o anche questo è da vedere?
Siamo in contatto. Sono andato a vederlo quando è venuto qui. Mi ha fatto piacere assistere al suo concerto alla Roundhouse. Non abbiamo parlato di fare qualcosa insieme. Credo che, in fondo, non sia il momento giusto per me. A questo punto non voglio vivere in funzione delle tournée e non ho voglia di rifare le stesse cose. Ma, di nuovo, mai dire mai. Come si fa? Quindi sì, è una questione aperta.

Queen + Adam Lambert - We Will Rock e We Are The Champions

Hai detto che stai lavorando in studio. Che cosa è venuto fuori?
Mi piace raccogliere le sfide, mi piace quando mi propongono di partecipare a un progetto e quindi ho fatto un pezzo con William Shatner, che è stupendo. Mi piace tantissimo. Insomma, ha 95 anni e ha deciso di fare un album metal e io sono felicissimo di aver contribuito con un pezzo che ha un significato importante. È basato su un testo di Dylan Thomas ed è venuto fuori bene. Mi sono messo nei panni del produttore e ci ho lavorato su. È stata una bella emozione. Ho lavorato anche con mio nipote. Abbiamo un nuovo pezzo in arrivo, credo tra un paio di mesi. È interessante, una cosa nuova, e a dire il vero è lui a suonare la maggior parte delle chitarre, il che è fantastico. Ho un nipote che sa suonare la chitarra, scrivere canzoni e sa come si fa parte di una band. Chi l’avrebbe mai detto? Poi Graham Bonnet mi ha proposto un pezzo dedicato a Rory Gallagher, un mio grande eroe, e lo abbiamo fatto insieme. Ne sono molto contento. Ho appena visto il primo montaggio del breve video che stiamo preparando. È una bella soddisfazione, Rory ha esercitato un’influenza enorme su di me. E, come dice la canzone, nessuno aveva mai fatto nulla per ricordarlo. Adesso finalmente c’è qualcosa, un brano in suo omaggio.

Che altro?
Sto lavorando anche con un tizio che si chiama Noel Fitzpatrick. Non so se lo conosci, è il Supervet della tv, il veterinario che cura gli animali che nessun altro riesce a salvare. Riesce a fare con cani e gatti cose che non si sanno fare nemmeno sugli esseri umani, come ricostruire arti. È incredibile. È diventato un carissimo amico. La sua missione nella vita è far convergere medicina veterinaria e umana anziché continuare a sperimentare sugli animali per sviluppare farmaci destinati alle persone. Secondo lui le due cose dovrebbero progredire insieme. In fondo, siamo tutti esseri viventi appartenenti a un’unica specie. È un tipo fantastico con cui lavorare. Abbiamo realizzato un brano a cui stiamo lavorando e che racconta tutto questo.

Ma dal punto di vista musicale che fa?
Scrive la maggior parte dei testi, credo proprio tutti, ha una sua band e suona la chitarra. Ha iniziato a prenderla in mano circa un anno e mezzo fa e, per incoraggiarlo, gli ho regalato una delle mie. Abbiamo passato un po’ di tempo insieme e non immaginavo che avrebbe preso la cosa tanto sul serio. Voglio dire, è uno dei più grandi chirurghi veterinari al mondo, eppure si alza tra le 3 e le 4 del mattino per provare e ormai è diventato un vero chitarrista. Con la band fa anche qualche concerto e hanno scritto un bel po’ di canzoni. Questa in particolare mi ha colpito molto: ci ho suonato e, come a volte succede, alla fine l’ho anche cantata. Insomma, sono stato un bel po’ impegnato.

È uscito il film restaurato del concerto dei Queen a Budapest. Che ricordi ti ha fatto riaffiorare?
Da dove inizio? È stato come ritrovarsi catapultati in quel periodo, immersi nella nostra bolla da tournée, quando i Queen stavano conquistando una posizione sempre più preminente nel mondo della musica. Era il nostro primo tour negli stadi, eravamo all’apice del successo e Freddie era in una forma fisica e mentale pazzesca. Avevamo appena fatto due sold out allo stadio di Wembley, era passato un anno da Live Aid, quando avevamo fatto la nostra prima apparizione a Wembley, ora eravamo di nuovo in tour in Europa, a Budapest, dietro la Cortina di ferro, in un Paese in cui nessun gruppo rock era mai riuscito a esibirsi. Era un momento storico. Rituffarsi in quei ricordi è stato incredibile. Il concerto era stato filmato molto bene, documentato da alcuni dei migliori direttori della fotografia dell’epoca, che per coincidenza erano quasi tutti ungheresi. Anche il montaggio era magnifico e ci avevano ripreso mentre giravamo per la città. Ci sono tanti piccoli scorci di quello che facevamo fuori dal palco. Penso sia un film bellissimo e sono felice che sia stato possibile restaurarlo, sia dal punto di vista del suono che delle immagini. Il restauro video è stato curato da un team straordinario in Nuova Zelanda, le stesse persone che lavorano al Signore degli Anelli e a produzioni simili. Noi ci siamo occupati del restauro audio ed è venuto magnificamente.

Roger e io siamo andati alla première, la prima proiezione in un cinema IMAX. Qualcuno ha chiesto a Roger come si sentisse e lui ha risposto: «Esausto». Ed è esattamente quello che si prova, perché si viene trascinati emotivamente in quella storia, è quasi come essere di nuovo lì, a chiederti se hai sbagliato qualcosa o se hai suonato bene. Ti ritrovi a fare i conti coi problemi personali che avevi allora. Rivedere quelle immagini è stato estenuante, ma ne sono orgoglioso. Se riesci a guardarlo col giusto distacco, ti rendi conto che eravamo una grande band, molto affiatata, una macchina che girava alla perfezione. È stato un momento straordinario, felice che sia stato immortalato.

Queen - Crazy Little Thing Called Love (Live in Budapest)

Da Rolling Stone US.