X Factor 2026, le pagelle del secondo Live: a Irama serve un coach per imparare a litigare | Rolling Stone Italia
Onos izzac irama

X Factor 2026, le pagelle del secondo Live: a Irama serve un coach per imparare a litigare

Puntata un po’ fiacca ravvivata dal confronto tra il nuovo giudice e Gabbani. La solita Camilla, l’eliminazione ingiusta, la battutaccia di Teo Bok. Non è che senza Laccio & Shake sarebbe ‘The Voice Senior’ con dei giovani vecchi?

X Factor 2026, le pagelle del secondo Live: a Irama serve un coach per imparare a litigare

Irama al secondo Live di X Factor 2026

Foto: Virginia Bettoja/Sky

Quando Irama si arrabbia, onos izzac irama. Ok, questa era al livello di Gabbani come battuta, ma che ci volete fare, chi va con Alex Fontana impara a zoppicare. Ah no, scusate. Era chi va con il freddurista impara a glaciare il prossimo. Puntata buona anche se un po’ fiacca, ravvivata solo dal confronto tra Irama e Gabbani sul pessimo Lenanie, che ci dice che come Alìa ha dovuto prendere una maestra di tacchi per camminarci su, al buon Filippo serve un coach per imparare a litigare. Per il resto la solita Camilla, un’eliminazione ingiusta (Veronica Bruganelli ) e un eroico Alex Fontana. E dei look al femminile da infarto.

  • VOTO 10

    Camilla

    As the World Caves In di Matt Maltese è già un pezzo incredibile, con un testo che ti strugge e un’apocalisse raccontata con poesia e tenerezza dolorose. Poi arriva lei, che nelle prove con i suoi occhialoni è Clark Kent e nei live con quel vestito che in oratorio le varranno dieci Ave Maria, venti Padrenostro e 200 flessioni sui ceci, diventa Superman, ti schiena con una voce con cui fa letteralmente ciò che vuole. Continuando a scegliere canzoni in cui va su tre o quattro registri diversi, non sbagliando nulla e non perdendo, in questa perfezione, neanche un pezzo dell’emozione che ti toglie il respiro piano piano, mentre il groppo in gola te lo mozza. Tesoro, se vai avanti così, altro che oratorio, qui noi si fonda il culto del Camillesimo. Da rivedere giusto i codini alla Arale.

  • VOTO 9,5

    Laccio & Shake

    Vogliamo dire che senza la loro direzione artistica avremmo The Voice Senior con dei giovani vecchi? La loro messa in scena contribuisce a illuderci che alcuni dei concorrenti siano già degli artisti fatti e finiti (vedi Le distanze, una buona performance grazie ai due direttori artistici diventa eccellente), quello che raccontano con immagini e idee è qualcosa che non esiste ormai in tv da nessuna altra parte. Se non fosse per loro ormai ci saremmo dimenticati cos’è un vero show televisivo. E, scusate il commento inelegante, di sicuro lo fanno con molte meno risorse dei tempi d’oro del piccolo schermo. Mettiamoli pure a Sanremo, a MasterChef, alla finale dei Mondiali, alla cerimonia di apertura di un’Olimpiade in Francia. No, ok, è troppo, quella non l’avrebbero salvata neanche loro.

  • VOTO 9

    Veronica

    Inizia maluccio, con un’imperfezione, un anticipo sulla seconda frase, poi si prende il palco, le nostre orecchie, la nostra pancia. Pure i nostri occhi, con tutte quelle paillettes mi è venuta la labirintite. I veri maschi ricordano Total Eclipse of the Heart perché è la colonna sonora del Bufalo che trascina la bara del Libano nel Romanzo criminale tv di Stefano Sollima, una delle scene più cult del nostro piccolo schermo (e pensare che su quella scena doveva esserci La donna cannone di De Gregori). Bonnie Tyler è un’intoccabile per tanti buoni motivi. Uno dei quali è che ci ha lasciato quest’estate. Lei l’ha rispettata e cavalcata con grinta e passione. E con un vestito che si è dovuta pure preoccupare di tirare giù per tutta l’esibizione. Esce ingiustamente e questo voto altissimo (ma meritato) è anche per consolarla. Forse le battute sulle sue limonate, Jake, non le hanno fatto un gran bene. Ma poi Manuel, Veronica mia, dai.

  • VOTO 8,5

    Giacomo Calò e Alex Fontana

    Diciamolo, Giacomo Calò è un fenomeno. Va detto che nei movimenti sul palco somigliava più al gorilla di Gabbani che a Teo Bok, ma con Zucchero ha dimostrato che pure senza l’enfasi del melodramma, anche quando si diverte e si lascia un po’ andare, fa mangiar polvere a tutti. Ha dei difetti Giacomino? Beh, ora che ci dimostra che sa prodursi «in una performance perfetta di erotismo inguinale a cui lei non potrà dire di no» (citazione per raffinati esegeti della migliore band italiana), possiamo dire che il suo tallone d’Achille rimane solo la capigliatura e quella barba che neanche le truccatrici bravissime di X Factor riescono a rendere accettabile.

    L’alluce di Achille invece se lo inventa Alex Fontana che se l’è rotto precipitando su un comodino da un letto a castello (o almeno così sembra, dalle sue parole: un giovane vecchio che a 27 anni ha meno verve, fuori dal palco, del sottoscritto). E nonostante questo non riesce a cantare male, anzi fa Street Spirit dei Radiohead con un grado di cura e perfezione disarmanti. Non gli daresti una lira, a guardarlo con quello sguardo un po’ così, di un’indolenza disincantata che sembra finta, e invece questo è un artista vero, uno di quelli che viene a X Factor e fa quello che vuole lui, perché il ragazzo pure se ha le spalle strette, si è già fatto. Di morfina, per esibirsi, probabilmente.

  • VOTO 8,5

    I look di Giorgia e Paola Iezzi

    Paola versione hostess potrebbe occupare militarmente il mio immaginario erotico dei prossimi cinque anni. Riesce persino a farmi dimenticare le sue pillole di lezioni di musica in cui aumentano ogni settimana i suoi pezzi preferiti che conosce a menadito e che non riesce a togliersi davanti agli occhi quando li cantano altri. Giorgia è talmente brava, anche come presentatrice, che a volte ci dimentichiamo che è pure bellissima. E con quel vestito nero, classico, era irresistibile (è la prima cosa che le ha detto pure Meek). Ma quanto si divertono ai costumi a X Factor?

  • VOTO 8

    Le Distanze

    La loro New York, New York funziona, tirata al limite nell’interpretazione, ma con quel grado di rischio che ce li fa pure amare molto. Il momento della confessione dell’allenamento con la scopa fa troppo Saranno famosi e a persone di mezza età come me fa sempre un certo effetto. Certo, devono almeno una cena a Laccio & Shake, senza quel carrozzone da Broadway che han messo su, sarebbe stato tutto più scarico. Devono stare attenti però, che c’è una differenza tra una cifra stilistica e un vezzoso velleitarismo. Sono condannati, per dirla alla Jake La Furia, a spaccare forte sempre.

  • VOTO 7,5

    Mad-Dog e Scraffs

    Ecco a cosa serve il tempo. O come direbbe Adani, padre tempo (a proposito, l’Adani di Max Angioni al GialappaShow è da 10, non perdetevelo: scoprirete come capire se la ragazza con cui uscite può giocare in difesa nel 3-5-2). Padre tempo forse ha trovato il sentiero giusto per quelle band che dovevano capire qual era la loro voce. E con Simon & Garfunkel e Baustelle entrambe trovano una tonalità, una modalità espressiva, una musica che su di loro suona perfettamente (tanto che le critiche dei giudici agli Scraffs sembrano più ai Baustelle che a loro, forse non ricordano bene il pezzo). Questi due gruppi ci hanno ricordato che i colori del rock sono così tanti che a forza di picchiar duro a volte li dimentichi.

  • VOTO 7

    Patrizia

    Un voto in meno perché nel 2026 non puoi dire «lo scatolo». Dopo averla sentita 200 professoresse d’italiano hanno tentato il suicidio, altrettante hanno cominciato a trovare sensate persino le parole e le misure del ministro Valditara. Scherzi a parte, questa volta si è tenuta a bada, forse a causa di alcune critiche social che l’accusano di essere una urlatrice, una sorta di Tony Santagata del 2026. Bene, ma non benissimo, lei è un purosangue da lanciare al galoppo, al piccolo trotto soffri per lei. Colpa anche di un pezzo che non è che le desse molto spazio, tanto che pure Irama si annoiava a insegnarglielo. O forse è solo la melatonina che era davvero tanto forte.

  • VOTO 6,5

    Alìa

    Non ce lo dimentichiamo il 10 della scorsa settimana, sia chiaro, ma oggi il sospetto che abbia uno spettro vocale più ristretto di quello che immaginavamo c’è, sembra essersi già rifugiata in una comfort zone, nobile come lo è sempre il bel canto, ma che sembra sbiadire nel carisma e nell’incisività che sembrava aver palesato prima. Anche per via dell’italiano, che a cantarlo le dona meno. Forse, e non scherzo, si è concentrata troppo sui tacchi, che però va detto ci hanno regalato un momento di sensualità dolcissima, di televisione irresistibile. Ed è in quella goffaggine che diventa sorridente talento in un corso accelerato di portamento (sfida che l’ha vista trionfante, 10 e lode) c’è tutto il meglio di Martina: una che è brava e impara facilmente. A naso questo sarà il suo voto più basso nei live.

  • VOTO 6

    Manu

    Potrebbe pure essere il concorrente a cui quest’anno finirò per dover chiedere scusa. Ce n’è sempre uno, in ogni edizione, a ricordarmi che ogni tanto il voto più basso devo mettermelo da solo. Ma pure nella serata in cui l’assegnazione è perfetta – l’It indie pop del Tommaso Paradiso di I romantici – in cui si muove bene e canta pulito, non ti rimane dentro, sempre troppo aderente, e scolasticamente alla cover che si trova davanti. L’indie in fondo è così, eterna derivazione di altro e di altri, ma lui sembra sempre perdere la propria identità annacquandola nel pezzo. Non lo fa (mai) male, ma neanche abbastanza bene da rimanerti attaccato più di qualche minuto. Selvaggia Lucarelli da Cattelan (ma quanto è figo Supernova? Amo Silvia, voglio diventare il miglior amico di Walter e giocare a burraco con Carlo, me lo immagino come un campione di questo gioco) ha detto che a Ballando con le stelle se voleva ammazzare qualcuno gli metteva 6. Noi Manuel lo vogliamo in vita, sia chiaro, ma in una gara essere (appena) sufficiente forse è persino peggio di fallire, in effetti. Però va pure detto che a 19 anni io avevo paura di confessare il mio amore alla ragazza a cui per anni ho fatto da servo della gleba (ciao Francy, i miei ossequi), lui canta in prima serata e limona con Veronica. Quindi ha stravinto lui e io muto.

  • VOTO 5

    Teo Bok

    Bello tutto, eh. La coreografia camp cowboy, Teo Bok versione Elvis the Pelvis ormai è un meme vivente, la voce e la performance è da residency di Las Vegas di livello. E quindi perché l’insufficienza? No, non è quello che pensate voi, non è per l’aneddoto su Stevie Wonder e il battutone («L’ho conosciuto in bagno, certo non credo mi abbia visto», ma chi sei il nuovo Eleazaro Rossi?) che lo fanno diventare subito il Francesco Gullo (citazione per pochi, cercatelo su Instagram, scoprirete la mitica GulloCam) di questo X Factor. E neanche per l’attaccatura dei capelli (e quindi la fronte) più alta del mondo. Se ti prendi un pezzo sì difficile, ma che evidentemente conosci come le tue tasche, che è una comfort zone chiarissima e l’unica cosa che cambi è la parte rappata e la fai facendoci sanguinare le orecchie e il cervello, l’errore è drammatico. E poi, ’sto modo ammeregano di fare musica ci serve o non ci serve? Perché francamente è una di quelle cose insieme a Donald Trump e il KFC che non vale la pena esportare, quindi remigriamo Teo Bok. Stacco: fra tre anni spopola nell’intervallo del SuperBowl, sicuro. Cantando l’inno americano davanti al presidente, ovvio.

  • VOTO 4

    Lenanie

    Autore di livello, cantante dignitoso ma scarichissimo, di quelli che ti sforzi di farti piacere, apprezzarne la scrittura, ma che riesce a farti guardare l’orologio dopo 40 secondi netti che ha iniziato. Si salva per miracolo e perché i giudici oggi ne hanno azzeccate pochissime. La cosa più interessante della sua performance – un Fossati reso moscissimo – è stata senza dubbio la lite Gabbani-Irama con quest’ultimo che confessa che Guccini apprezzò una cover di una sua canzone che il buon Filippo gli tributò. Per inciso la sua Cyrano a Sanremo 2021 l’abbiamo sopportata perché uscivamo dal Covid e perché già bastava la sua capigliatura di allora per indignarsi: di fronte alle vere tragedie, diventi più tollerante verso quelle più piccole. E poi, con la scusa di difendere il tuo concorrente, è un po’ cringe riesumare il genio morto per vantarsi, si può dire?

  • VOTO 3

    Irama

    Per usare le sue parole, non ci sembra poi tanto in bolla. Fiacco e irritante nel litigio con Gabbani (e dire che il buon Francesco, come il nonno la domenica, dice sempre la stessa cosa, non era difficile prepararsi). Peggio ancora la vendetta gnegne a un’ora di distanza. In più non è particolarmente brillante nelle presentazioni, ancora meno nelle assegnazioni, nella preparazione dei suoi allievi si produce in insegnamenti indimenticabili come «pensa all’asta del microfono come a una donna», roba che neanche Franco Califano alle ospitate al Gay Village. Lo dico da fan, a noi questo ragazzo piace Arrogante, non supponente. E irritante (c’è chi questi tre aggettivi li ha cantati con la sua voce e chi mente).

  • VOTO 2

    I giudici

    Prima scegliete troppe soliste, poi fate fuori una che ha saputo fare un salto in avanti, che nonostante fosse al secondo ballottaggio ha tirato fuori il carattere ed è andata alla grande. A favore di uno che poteva rimanere al massimo come autore di inediti per gli altri, ma che aveva totalmente sbagliato la performance. Demenziale il voto del pubblico che manda Veronica Bruganelli al ballottaggio, incomprensibile quello dei giudici che le preferiscono Lenanie, tanto che sentono il bisogno di rimproverarlo salvandolo. E regge poco la scusa di salvare il cantautore rispetto alla cantante pura. Perché, diciamolo, è bravino ma non è un giovane Paolo Conte.