Epokale Cantina Tramin: il Gewürztraminer in miniera | Rolling Stone Italia
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Andare a lavorare in miniera, sì, ma per il vino

Galosce, caschetto e un trenino nel buio: in Val Ridanna riposa Epokale, il Gewürztraminer di Cantina Tramin che ha portato un bianco dell'Alto Adige tra i vini da collezione

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Willi Stürz & Wolfgang Klotz

Foto: Antie Baito

Sette anni in una miniera, a 2000 metri di quota, prima di arrivare sul mercato. È il viaggio di Epokale, il Gewürztraminer di Cantina Tramin che ha portato un vino bianco dell’Alto Adige nel mondo dei grandi collezionisti. Nel 2018 ha ottenuto 100 punti da Robert Parker’s Wine Advocate, diventando il primo bianco italiano a raggiungere quel punteggio. E il suo valore è cresciuto anche fuori dalla cantina: nel 2023 l’annata 2009, uscita a circa 80 euro, aveva raggiunto quotazioni intorno ai 1100.

Per l’Epokale 2015, eWibe, piattaforma italiana dedicata al trading di vini pregiati e da collezione, indicava un prezzo di mercato di circa 207 euro nell’ottobre 2022 e di 417 nel settembre 2026. Sono valori indicativi, non necessariamente prezzi di vendita effettivi (il suo costo al pubblico oggi è di 180 euro), ma raccontano una cosa: in un mondo dominato dai grandi rossi, un Gewürztraminer è riuscito a farsi notare. Per capire come, bisogna scendere sottoterra. La miniera di Ridanna Monteneve, tra la Val Ridanna e la Val Passiria, è stata per secoli uno dei grandi centri minerari delle Alpi.

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Foto cortesia

Si estraevano metalli già nel Medioevo: un documento del 1202 cita l’argento di Schneeberg. L’attività si è conclusa nel 1985 e oggi il complesso è in parte visitabile come museo. Ma alcune gallerie hanno trovato una seconda vita, decisamente imprevedibile: quella di cantina. Per entrare servono galosce, divisa da lavoro e caschetto. Poi si sale sul trenino minerario, quindici minuti nel buio della montagna. Il percorso è aperto ai visitatori, ma non tutte le porte si possono attraversare. Oltre un cancello inaccessibile al pubblico, in un’area recintata, ci sono le casse con le bottiglie di Epokale. La miniera si può esplorare, il luogo dove il vino riposa no: nessuno può entrare a disturbarne l’affinamento.

L’idea è di Willi Stürz, enologo e direttore tecnico di Cantina Tramin, che ha voluto mettere alla prova il potenziale evolutivo del Gewürztraminer. «La prima annata che abbiamo portato nella miniera di Ridanna è stata la 2009. È stata anche un’annata storica per la viticoltura italiana» – racconta Wolfgang Klotz, direttore commerciale della cantina. «Produciamo indicativamente tra le 2000 e le 3000 bottiglie per annata, a seconda delle caratteristiche del vino».

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Foto: Antie Baito

Il processo comincia in vigna, con una vendemmia tardiva che porta le uve a una maturazione spinta. Dopo la fermentazione in acciaio e circa un anno in cantina, il vino scende sottoterra e ci resta sette-otto anni. Niente botti scenografiche, niente tecnologie miracolose: contano il buio, la temperatura stabile e il tempo. «Più il vino è concentrato, più ha bisogno di tempo per trovare il proprio equilibrio», spiega Klotz, «il nostro obiettivo non è ottenere un vino semplicemente dolce, ma un Gewürztraminer in cui zucchero, acidità, struttura e aromi siano perfettamente integrati».

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Foto: Günther Facchinelli

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Foto: Florian Andergassen

Un progetto innovativo, che riflette la storia lungimirante e un po’ rivoluzionaria della cantina. Cantina Tramin nasce nel 1898 per iniziativa di Christian Schrott, parroco del paese e deputato al Parlamento di Vienna. Il prezzo dell’uva non garantiva un reddito adeguato ai viticoltori locali, così Schrott decise di riunirli. L’idea era semplice, ma tutt’altro che scontata: fare squadra, per non lasciare i piccoli produttori soli davanti al mercato.

Oggi la cooperativa riunisce circa 160 famiglie che coltivano 260 ettari di vigneto. I soci lavorano le vigne, la cantina coordina produzione e strategie commerciali. Investendo sulla qualità, è arrivata a un posto di rilievo nel panorama enologico internazionale. Epokale è il risultato più sorprendente di questo percorso: uno Spätlese, vino da vendemmia tardiva, dalla dolcezza importante.

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Foto: Günther Facchinelli

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Foto: Florian Andergassen

Ma il punto non è quanto sia dolce, è cosa succede dopo anni di riposo. I profumi tipici del Gewürztraminer, che ricordano rosa, litchi, mango e spezie, cambiano lentamente e si caricano di nuove sfumature. Una ricerca della Fondazione Edmund Mach ha studiato proprio come gli aromi si trasformano con l’invecchiamento. In sostanza, il tempo non si limita a conservare Epokale: lo trasforma in un vino diverso da quello che era all’inizio. E nel bicchiere? Noi l’abbiamo provato con un Kaiserschmarren, la “frittata dell’imperatore”: dolce ma non troppo, spezzettata e servita con zucchero a velo e confettura, un classico dei rifugi di montagna dell’Alto Adige. Un piatto semplice, quasi povero, che accanto a un vino da 100 punti e quotazioni da collezionisti sembra un azzardo. E invece funziona. Epokale sarà pure un vino da caveau, ma non ha bisogno di tovaglie bianche e piatti da stella Michelin. Sta bene anche a un tavolo di legno, dopo una camminata in quota, con qualcosa di caldo nel piatto. È la prova che i grandi vini non vivono solo sui piedistalli: sanno stare anche a tavole meno pretenziose.