«Per amare Ozzy non dovevi per forza amare la sua musica» | Rolling Stone Italia
Andarsene da vichingo

«Per amare Ozzy non dovevi per forza amare la sua musica»

Intervista a Sharon Osbourne: le ultime settimane di vita del marito, il film ‘Back to the Beginning’. «Gli ho chiesto: “Se potessi rifare tutto da capo, eviteresti di drogarti e bere?”. E lui: “Fanculo, mi è piaciuto!”»

«Per amare Ozzy non dovevi per forza amare la sua musica»

Ozzy al concertone Back to the Beginning

Foto: press via Nexo Studios

È passato poco più di un anno dall’ultimo concerto di Ozzy Osbourne, uno show gigantesco davanti 44.000 fan nella sua Birmingham, con un cast degno di un Ozzfest, dieci ore di musica, l’esibizione di Ozzy e della formazione originale dei Black Sabbath. Il Principe delle tenebre è morto 17 giorni dopo quell’addio emozionante e spettacolare. L’evento è stato trasmesso in streaming, coi proventi dei biglietti per il concerto e la diretta devoluti in beneficenza. Ora è diventato il film-concerto di due ore e mezza Ozzy & Black Sabbath: Back to the Beginning che arriverà nelle sale di tutto il mondo dopodomani, 28 ottobre.

Sharon Osbourne ha passato l’ultimo anno a elaborare il lutto. «È stato molto difficile», racconta. «Ma sapete una cosa? Sono stata sposata per 46 anni con un uomo fuori dal comune, mi ritengo fortunata». Non ha ancora trovato la forza di guardare i due documentari a cui lei e Ozzy hanno lavorato nei mesi precedenti alla morte: Ozzy: No Escape from Now di Paramount+ e Sharon & Ozzy Osbourne: Coming Home della BBC. «Non ce la faccio, non sono ancora pronta». Ha invece guardato Back to the Beginning, diretto da Ben Wainwright-Pearce (lo stesso regista di Taylor Swift: The Eras Tour) e mixato in audio surround 5.1. Per Ozzy quella giornata era un grande traguardo. «È un evento pionieristico che resterà nel tempo. Come in ogni altra cosa, Ozzy è stato il primo».

Com’è stato quest’ultimo anno?
Molto difficile. Tutti nella vita devono affrontare un lutto, ma oltre al dolore ho dovuto occuparmi di questioni legate a certi cattivi consigli ricevuti e all’opera di gente che ha gestito le cose in un certo modo, come non mi sarei mai aspettata. È incredibile quello che succede quando una persona muore, ti rendi conto di quante cose brutte succedevano alle sue spalle. In questo momento sono coinvolta in cause legali con vari uomini d’affari, è tutto disgustoso. Disgustoso.

Il film è in lavorazione da mesi. Com’è stato per te?
Guardarlo è stato difficile. È stata dura, ma dovevo farlo. È una sensazione dolceamara. Ma è straordinario, tutto quello che riguarda lo show è straordinario, è stata una giornata di pura gioia, destinata a entrare nella storia della musica. Ne sono orgogliosa e sono immensamente grata a tutti quelli che vi hanno preso parte, per il loro tempo, il loro impegno, la loro generosità. La cosa più preziosa che abbiamo è il tempo, continuo a ripeterlo ai miei figli. È straordinario che tante persone abbiano dedicato giorni a noi, gratuitamente e per beneficenza. E poi vedere come sono stati impiegati quei soldi e quanto abbiano significato per tante persone è bellissimo.

Cosa ci è voluto per riuscire a far fare a Ozzy il concerto?
Era ricoverato in ospedale, in America. Ci siamo trasferiti di nuovo in Inghilterra e ci siamo affidati a un’équipe medica nuova, dottori che non volevano basare le loro opinioni sui referti dei colleghi americani, volevano fare una loro valutazione. In Inghilterra è stato in ospedale una settimana. Quando è stato dimesso sono venuti a casa nostra. C’erano sei medici e una specie di coordinatore degli specialisti: uno per il cuore, uno per il Parkinson, uno per i polmoni… aveva una gran quantità di problemi di salute. Ci hanno sconsigliato di fare il concerto. Hanno detto che avrebbe potuto ucciderlo. Ozzy ha detto: «Non è un’opzione. Lo voglio fare. So che sto morendo. Se anche devo rinunciare a qualche mese di vita, voglio andarmene così. È quello che voglio». Era la sua volontà e l’abbiamo rispettata. Mi ha detto: «Che cosa mi cambierebbe avere altri sei mesi?».

Prendere quella decisione e salire sul palco dev’essere stato a dir poco emozionante per lui.
Era molto, molto emozionato. Ma sapete una cosa? È stato anche bellissimo. Straordinario. Quanto è stato fortunato a poter andarsene in quel modo? Se n’è andato come un vichingo. È stato il modo che aveva scelto. Ozzy diceva sempre: «Sono un figlio di puttana incredibilmente fortunato. Chi altro ha avuto la vita che ho avuto io? Ho avuto tutto quello che volevo». Non aveva rimpianti. Sapeva qual era il suo destino. L’ha scelto.

E poi al concerto cantava bene.
Parliamo di un uomo a cui era rimasto pochissimo tessuto polmonare. Aveva un enfisema. Non so come abbia fatto, ma ce l’ha fatta, ed era quello che desiderava. Ed è questo che rende tutto magnifico, senza tristezza. Se avessimo tutti la possibilità di scegliere come andarcene… capisci cosa voglio dire? È una gioia essere circondato dagli amici, dalla famiglia e dai fan adoranti mentre fai quello che hai fatto per una vita. È una cosa straordinaria, non triste. È stato fortunato a poter scegliere come morire.

Ozzy & Black Sabbath: Back to the Beginning Official Trailer (2026)

Che cosa ha fatto Ozzy nelle ore precedenti all’esibizione?
È rimasto tutto il giorno nel suo camerino a guardare sullo schermo le esibizioni degli altri, come un fan. Li ammirava tutti, quelli che sono saliti sul palco. Diceva: «Non riesco a credere che abbiano appena fatto quel pezzo!». Commentava questo e quello, per tutto il tempo. Ha visto tutti. Era al settimo cielo.

Che cosa ti ha colpito di più rivedendo le esibizioni?
L’affetto e il rispetto. Era un ritrovo di vecchi amici, una giornata fantastica per tutti. Anzi, è stato qualcosa di più, era l’addio di Ozzy e lui sapeva. I miei figli invece non lo sapevano, non gliel’abbiamo detto, non l’abbiamo detto a nessuno. Ma sapevamo cosa stava succedendo. Nemmeno i Sabbath lo sapevano, nessuno. Ma, ripeto, non è stato triste. Guardatelo: un vichingo, fino alla fine.

Che cosa ha significato per lui che l’ultima esibizione fosse con Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward, i membri originali dei Black Sabbath?
Doveva finire con i Black Sabbath visto che da lì era cominciato tutto. Aveva un desiderio disperato di esibirsi con con Bill. A prescindere da quello che era successo tra loro, non c’è mai stata una settimana in cui Ozzy non gli abbia parlato. Credo che fosse Ozzy a tenere i contatti con tutti, perché so che a Geezer non piace parlare al telefono e Tony tiene alla privacy. Insomma, era Ozzy quello che parlava con tutti. Non lo dico per parlare di male di loro, è solo che non sono tipi che si sentono ogni settimana per sapere come stanno. C’è affetto, c’è un filo invisibile che li unisce, ma il chiacchierone era Ozzy. C’erano alcuni con cui parlava regolarmente… Jonathan Davis dei Korn, Slash e Zakk Wylde, ogni settimana, sempre. A Tony mandava messaggi in continuazione. Si scambiavano stupidaggini trovate online e ci ridevano su.

Guardando l’esibizione dei Black Sabbath quel giorno si è visto il legame tra i quattro.
Non hanno bisogno di parlare, si guardano e si capiscono.

Che cosa ha detto dopo essersi esibito?
Continuava a ripetere: «Ce l’ho fatta, ce l’ho fatta». Nei 17 giorni successivi era felicissimo, al settimo cielo. Non riusciva a credere che così tante persone fossero venute per lui. È stato meraviglioso vederlo così felice, perché era stato tanto depresso, tanto giù di morale. Ieri sera ho letto una lettera di un fan che era al concerto: «Ho visto un giovane intrappolato nel corpo di un vecchio». È proprio così.

Ozzy e Sharon nel 1982, pochi mesi prima del matrimonio. Foto: Life Picture Collection/Getty Images

Hai partecipato alla scelta delle esibizioni da includere nel film?
Nel film si vedono tutti quelli che si sono esibiti, tutti, perché quel giorno ognuno di loro ha contribuito a raccogliere fondi per beneficenza ed era lì per affetto nei confronti di mio marito e dei Sabbath. Quindi no, non avrei potuto fare una selezione. Ovviamente non potevamo mostrare tutta la giornata, visto che è durata dieci ore.

Quali tributi ti hanno colpita di più?
Oddio, ce ne sono stati tantissimi di straordinari, anche quando sono saliti sul palco i batteristi, Travis Barker, Chad Smith e Danny Carey. È stato tutto fantastico. Senza Tom Morello e senza Andy Copping non sarebbe mai successo. Tom è un vero santo, una persona incredibile. Ha una sensibilità musicale straordinaria e capisce ciò che funziona e ciò che non funziona. È una persona eccezionale. Meriterebbe la santità. È il santo del metal. È saggio e sa di cosa parla, a tantissimi livelli diversi. Anche Andy Copping, di Live Nation, fa parte della nostra vita da sempre. È un uomo di musica straordinario. Non c’era una sola band in cartellone che non fosse amica di Andy. E questo nonostante lavori per Live Nation, una multinazionale gigantesca. Tutti adorano Andy, è uno dei promoter più famosi al mondo, è il migliore.

Hanno messo insieme una line-up incredibile.
Volevamo davvero, davvero tanto che ci fossero i Megadeth. Non c’era tempo, non potevamo far entrare tutti in una sola giornata. Erano tantissime le band che avrebbero dovuto suonare, ma abbiamo dovuto rinunciare perché non c’era abbastanza tempo.

In un certo senso gli artisti che si sono esibiti hanno mostrato a Ozzy la sua stessa vita.
Esattamente, e per di più per una causa importante.

Guardando il film, hai avuto la sensazione che Ozzy fosse lì con te?
Non mi ha lasciata nemmeno per un minuto. Vado a dormire con le sue magliette addosso. Mi sveglio e metto i suoi occhiali. Sono sempre circondata da lui. Non c’è da essere tristi. Sono stata fortunata ad averlo nella mia vita, ma niente dura per sempre. Presto arriverà anche il mio momento, è il cerchio della vita. È quello che succede a tutti. È semplicemente arrivato il momento in cui ho perso l’amore della mia vita, ma si va avanti. E poi guardate quello che ho avuto, quello che ho ancora. Guardate cosa ha lasciato a tutti: la sua musica, quel suo cazzo di sorriso. Dico sempre che non dovevi per forza amare la musica di Ozzy per amare Ozzy. Ti piaceva lui e basta. Guardate quanti musicisti hanno lavorato con lui: ce ne saranno tre a cui non è mai piaciuto, ed è un cazzo di record. Se pensi a tutte le persone che ha toccato con la sua musica nel corso della vita e scopri che solo tre non lo sopportavano, ti viene da dire: cazzo, quando toccherà a me, saranno migliaia!

Che cosa direbbe Ozzy se vedesse il film?
Direbbe: «Quanto sono fortunato». Diceva sempre: «Sono un figlio di puttana incredibilmente fortunato». Lo sapeva. Non ha mai dato niente per scontato, mai. Direbbe: «Guardatemi. Guardate la mia vita. Guardate la famiglia che ho, gli amici che ho, i miei fan. Non ho niente di cui lamentarmi. Neanche una sola cazzo di cosa». Anche quando, negli ultimi sei anni, soffriva terribilmente a causa dei problemi di salute, provava dolori atroci, eppure continuava a dire: «Non posso lamentarmi, cazzo. Questa è la vita». Gli ho chiesto: «Se potessi rifare tutto da capo, se potessi evitare di drogarti e bere, lo faresti?». E lui: «Fanculo, mi è piaciuto!».

Da Rolling Stone US.