Dopo aver attirato l’attenzione di Marracash, Geolier, Gemitaiz, Frankie hi-nrg mc, ma persino di Roberto Saviano, torna Battista con ‘O cavallo ’e ritorno. E questa volta il rapper di Castel Volturno, che aveva raccontato la propria nascita nel brano d’esordio, se la prende con l’Unità d’Italia, il colonialismo e le disuguaglianze contemporanee che non sono ancora finite, nonostante siamo nel 2026.
Il titolo richiama il “cavallo di ritorno”, cioè la pratica criminale di rubare qualcosa per poi chiedere un riscatto al proprietario. Battista ne fa una metafora: prima ti portano via tutto, poi ti fanno pagare per riaverlo. Nel visualizer, pubblicato su YouTube, la sagoma dell’Italia diventa infatti un cavallo, accompagnato da una chiave.
Nella prima strofa il bersaglio è l’Unità d’Italia, raccontata dal punto di vista di un Sud depredato delle proprie ricchezze e costretto a pagare i debiti del Nord. Una lettura storica che Battista collega a questioni attualissime: l’emigrazione per lavoro, i pregiudizi contro i meridionali e la distanza economica tra le due parti del Paese. Ce n’è anche per i marchi milanesi che arrivano a Napoli, per gli editoriali e i video girati nel quartiere Sanità, accusati di trasformare la povertà in un’estetica da consumare. E per chi fischia le canzoni napoletane all’Ariston, mentre continua ad alimentare stereotipi sul Sud.
Nella seconda strofa il discorso si allarga all’Africa, dalla spartizione coloniale alla schiavitù, fino alle migrazioni di oggi. Battista racconta di aver ascoltato due ghanesi parlarne su un autobus e denuncia il razzismo quotidiano e lo sfruttamento lungo la Domiziana, a pochi passi da casa sua. Il meccanismo, secondo lui, è sempre lo stesso: sfruttare qualcuno e poi colpevolizzarlo per le conseguenze dello sfruttamento. Nel finale torna la dimensione religiosa già presente nel debutto, con una preghiera per Villaggio Coppola e Castel Volturno. Dopo aver raccontato perché è nato, Battista ora racconta il mondo in cui è cresciuto. E dimostra di avere, ancora una volta, parecchie cose da dire.










