X Factor 2026, le pagelle del primo Live: toh, hanno eliminato una cantante | Rolling Stone Italia
Chi esce, chi rientra

X Factor 2026, le pagelle del primo Live: toh, hanno eliminato una cantante

Non quella della foto, che è Alìa, ma Alice Fregoso. Il gioco si fa duro, si comincia a capire chi ha un po’ di talento e chi è la copia di mille riassunti. Vogliamo parlare dei look? Meglio di no

X Factor 2026, le pagelle del primo Live: toh, hanno eliminato una cantante

X Factor

Foto: Virginia Bettoja/Sky

Noi vi avevamo avvertito. Troppe belle voci femminili perché non si facesse fuori la più debole di loro, perché quando il gioco si fa duro o sei eccezionale o sei solo la copia di mille riassunti. Rientra chi se lo meritava, così che a questo primo Live ci si agita tanto per ritrovarsi sempre con 12 concorrenti, al punto di partenza. Di sicuro però senza (passate subito alle pagelle, se non volete sapere lo spoiler di puntata) Alice Fregoso e con Teo Bok c’è un po’ più di brio e versatilità, anche se sarà dura sopportare quel tono di voce impostato da dj anni ’80 di Radio Luna di Lido dei Pini che ci tiene a dedicare la canzone Joe Le Taxi a Fabiola e Joanthan.

  • VOTO 10

    Martina Cerutti alias Alìa

    Tira fuori una performance clamorosa nonostante il malfunzionamento del ritorno in cuffia. Una cosa che spesso impedisce a chi lo subisce di tornare subito in palla. Ma lei con quella voce, con quella capacità innata che ha di stare su un palco per cantare, con quella tonalità delicata e piena che le permette di fare Sienna Spiro come fosse la cosa più facile del mondo, non sbaglia una nota. Neanche quando ride.

  • VOTO 9,5

    Camilla Guerini

    Come Patrizia, ma lei ha una cosa in più. Si sta già divertendo ad essere altro, nel look come nei generi. E lo fa con sconcertante facilità, come se avesse centinaia di concerti alle spalle, tour su tour che hanno cesellato quella sicurezza che rende lunare la sua dichiarata inesperienza fino a pochi mesi fa. Non ci crederesti al fatto che prima di X Factor non abbia mai cantato se nei suoi occhi non ci fosse quella candida felicità di essere su quel palco a fare ciò che ama, quel sorriso incredulo e inconsapevole che esplode alla fine, un attimo prima degli applausi, perché è felice di cantare, di regalarsi a un pubblico generoso (un po’ troppo di bocca buona, eh, però meglio di altri anni).
    Che bella che è con quella voglia di provare tutto, con la golosità di chi non sa scegliere ciò che desidera, perché forse non lo sa ancora. E soprattutto non vuole, perché sta scoprendo che può avere tutto. You Don’t Own Me di Lesley Gore, come la fa ma pure per quel titolo, ci dice molto di lei. Ci stupirà anche come crescita personale, c’è da scommetterci.

  • VOTO 9

    Patrizia Napolano

    Sembra fuori concorso. Nel senso più ampio del termine: arriva, invade palco, pubblico, giudici con quella voce (pre)potente, come se si stesse esibendo indipendentemente dalla gara, come se in fondo lei viaggiasse su un altro binario. Ha ragione Jake quando dice che sarà interessante capire quando quel soul così perfetto dovrà lasciare spazio a qualche altro genere, ma è anche vero che potrebbe, una così, già averti annoiato e invece potrebbe cantare sempre la stessa canzone e rimarresti estasiato. Vivrà un grosso problema: la diamo già per scontata. Al primo inciampo – ma ne avrà? – saremo impietosi, ci ha abituato troppo bene.

  • VOTO 8

    Giacomo Calò

    Ordinary di Alex Warren è una canzone finto facile. Non ha ostacoli insormontabili, ma devi riempirla di te, della tua interpretazione mentre sale dentro te e il pubblico, oltre che di tonalità vocale e densità musicale. La devi domare e allo stesso tempo non farti mangiare da lei, che è così orecchiabile da poterti annullare. Scelta curiosa per uno come lui che potrebbe fare il virtuoso con altri pezzi (magari finto difficile), un’assegnazione già da Live di metà percorso, in cui devi e vuoi mostrare che sai fare tutto. Comincia, complice l’inizio sottotono della canzone stessa, con un po’ di incertezza, poi con una naturalezza imbarazzante ti ipnotizza. Ogni volta che canta diventa pure bellissimo, a lui il premio Gigi la Trottola della settimana.

  • VOTO 7,5

    Mad-Dog

    Non ne sbaglieranno molte, i quattro mori. Va detto che nel fare i Kasabian vengono aiutati da Maria Paola Spreafico e Ivan Pierri (scenografa e direttore della fotografia) oltre al regista Luigi Antonini, che si inventano un impianto scenografico, effetti e un’idea di rappresentazione che fa metà della performance (da 9 e bravi i ragazzi a non farsi fregare dalle vertigini, io avrei preso stecche solo per il terrore di cadere di sotto). A proposito, meravigliosamente coatta la coreografia della presentazione di giudici e conduttrice, wow. Però tornando ai Mad-Dog, sanno il fatto loro, suonano alla grande insieme e stanno trovando una voce decisa, precisa, piena. L’unico dubbio è se sapranno andare oltre: sporcarsi un po’ da una parte, essere sé stessi dall’altra.

  • VOTO 7

    Scraffs e Mariasole Pollio

    What a Wonderful World rivista e pop-punk l’abbiamo sentita tante volte. E mai neanche lontanamente all’altezza dell’ironico e disperato anthem di un morente Joey Ramone. Difficile non imitarlo, e qui lo fanno, con sin troppo rispetto (tranne Randal The Vandal, che è pazzo abbastanza per farla bene) e non si può dire nulla sulla qualità della prova. Il nostro little Fabio De Luigi versione Drugo è sì timido di voce, ma anche perché (i giudici se ne accorgono ora, noi qui lo abbiamo detto da subito) musicalmente gli Scraffs hanno rasentato la perfezione, come spesso accade loro. E la differenza si sente, o il nostro bel Pacey de noantri riempie la voce di maschia intonazione, di un po’ di brutalità rock, all’altezza del suono dei compagni, o rimarrà su quel livello che alle scuole medie le mie prof definivano con quel voto irritante che era “distinto”. Sì, lo so, sono vecchio.

    Mariasole Pollio rende Ante Factor piacevole, e dato il format è un miracolo. In realtà rende il mondo migliore, diciamocelo. Oltre a essere incantevole, è bravissima. Pure come attrice, a proposito: è la moglie di un giovanissimo Pino Daniele nel bellissimo film Je so’ pazzo. Bravissima. Andatelo a vedere, Pino è fatto da un monumentale Massimiliano Caiazzo, Giovanni Ludeno è pure clamoroso.

  • VOTO 6,5

    Manuel Gargano alias Manu

    Incoscienti giovani è un grido generazionale, quasi stonato per vocazione, strappato, perché Achille Lauro che ti piaccia o no, ha ragione Jake La Furia, è uno che dentro le sue esibizioni ci mette cuore, petto in fuori, un mettersi in scena in cui la voce è l’ultima cosa che gli e anche ci interessa. Manuel, invece, cerca la tecnica in una canzone in cui non serve e anzi è un freno, e così finisce per vestire bene una canzone sgualcita e tormentata, un po’ inno dolente e un po’ pamphlet. Però non si può dire che l’abbia fatta male. E probabilmente è quello il problema.

  • VOTO 6

    Danny Anania alias Lenanie

    Tutti vogliamo conoscere il suo otorino così estroso, sbaglia la cosa facile (la cover di Blanco, mediocre purtroppo) e gli riesce quella più difficile, le barre che scrive sulla canzone di suo pugno. Il voto è una media tra il 4,5 della prima e il 7,5 che meriterebbe per le seconde. Un modo abbastanza rischioso di rimanere in gara, ma con ogni probabilità vivrà pericolosamente quasi tutti i Live, proprio perché è decisamente meglio come autore che come performer.

  • VOTO 5,5

    Alex Fontana

    Magari sbaglio, ma qualcosa non funzionava nel muro di suono che gli han messo sotto, che sembrava venire dalla parte sbagliata o che non rendeva abbastanza in tv (forse, speriamo, dal vivo faceva un altro effetto). Lui ci aggiunge il fatto che non se la carica addosso con la disincantata e allo stesso tempo dolce strafottenza a cui ci ha già abituato. Ha una voce, Alex, che ti toglie ogni dubbio, che ti fa disinteressare alle sporcature, anzi speri ci siano. Ma questa volta voce e cazzimma sembrano rimanergli in tasca: lui che ti sorprende perché diventa (un) altro con grande facilità, anche quando sembra molto difficile farlo, qui non è tanto spiazzante per le imprecisioni ma per la canna che sembra ingolfata e pure più timida (la voce, ma pure lui) del solito. La porta a casa per il rotto della cuffia.

  • VOTO 5

    Veronica Bruganelli

    Scegliere I Will Always Love You nella versione originale di Dolly Parton non è una furbata: come se io andassi in giro a torso nudo: è il mio corpo originale, ma non per questo è bello. Non è intelligentissima come scelta anche perché in un talent popolare il pubblico è competente il giusto e noi popolino abbiano nelle orecchie, negli occhi, nelle viscere la versione di Whitney Houston e anche se la compianta Dolly l’ha pensata e scritta, o sei lei, o anche se sei diligente la fai diventare una nenia in cui drammaticamente quasi ti annoi pure tu che la canti. Così scivoli su qualche nota e con quella voce, con quel timbro, lo noti sempre. Pure troppo. Non aiuta poi quel vestito bianco che fa un po’ sposa del Nebraska e un po’ casa nella prateria.

  • VOTO 4

    Alice Fregoso

    Lucio Dalla non puoi cantarlo compassata, quasi imbronciata, tendendo a nasconderti nella tua comfort zone. Ti devi divertire, devi essere ironica e sexy, prenderlo e farlo tuo. La pur brava Alice sembra mancare di grinta, di personalità e, non ce l’abbia con me, non ha una voce abbastanza particolare da poter crescere contando solo su di lei. Non con le concorrenti di quest’anno. Finora abbiamo sempre avuto l’impressione che lei faccia il compitino, ma che tutti gli altri concorrenti o quasi il suo pezzo l’avrebbero fatta meglio. Doveva sbocciare prima di essere bocciata, ma non le hanno dato il tempo.

  • VOTO 3

    Le Distanze

    Loro sono fortissimi, potenzialmente i migliori. E Renato Zero, va riconosciuto ad Irama, sembrava non solo musicalmente, ma anche somaticamente e scenograficamente perfetto per loro. Il pezzo è clamoroso, ingombrante e pure se i ragazzi si faranno hanno ancora le spalle troppo strette per poterlo indossare un capolavoro così. Piacciono perché non hanno dei né eroi, da Lauzi a Zero fanno quello che vogliono, ma questo fa sì che facciano meraviglie così come che si possa sbagliare senza appello. In un musical su Renato Zero forse questa versione con un arrangiamento minimal e impostata su un caotico e discontinuo salire l’avrei pure apprezzata o comunque sopportata, invece la voce qui si strappa, i tempi si perdono e per quanto il frontman abbia carisma e fascino da vendere, nella canzone davvero non ci entra mai.

  • VOTO 2

    I look

    Peggio dei look di questo primo Live a X Factor solo il red carpet di Roma (contate che Elio Germano e Louis Garrel all’Auditorium erano quelli vestiti meglio). Alla fine erano tutti conciati così male – Paola Iezzi dopo la puntata l’hanno rispedita in un locale equivoco di Berlino Ovest del 1985 – che Jake La Furia che sembrava essere uscito da un ranch così di corsa da non essersi nemmeno sistemato la giacca jeans, sembrava George Clooney a una cena di gala. Non parliamo dei concorrenti: averli costretti (e costrette) in quei costumi può essere definito bullismo. O mobbing, devo ancora deciderlo. Si salvano solo Mariasole Pollio e Giorgia (abito stupendo, portato meravigliosamente).

  • VOTO 1

    I product placement

    Nessuno come me capisce quanto siano importanti gli sponsor e quanto siano necessari (dirigo una rivista, Barrio, che ha bisogno anche di loro per esistere e resistere: ops, piccolo spazio pubblicità), ma quanto è bello coinvolgerli invece di imporli, i partner? Creare uno spazio dedicato o almeno funzionale è più utile e pure una bella sfida autoriale. Insomma, se diventano contenuto, fa bene qui e fa bene qui. Provare per credere.