Quel giorno Gene Paul si aspettava gli auguri di compleanno, l’82esimo. E invece la sorella gli ha chiesto se aveva visto le foto della casa. «L’hanno demolita». La casa in questione è quella di Mahwah, New Jersey, dove il padre dei due, il leggendario Les Paul, ha vissuto dal 1952 al 2009, quando è morto. Lì ha sperimentato e perfezionato la tecnica della registrazione multitraccia, lì ha affinato il progetto delle sue chitarre elettriche. È il luogo in buona sostanza dove è nato un pezzo della musica che amiamo. «È stato devastante», dice Gene a proposito delle foto che ha visto su Facebook. «Nei commenti la gente si chiedeva: “Come avete potuto permettere che accadesse?”».
La controversia sulla casa di Les Paul infuria da quando è giunta la notizia della demolizione. Familiari e amici puntano il dito contro la Les Paul Foundation guidata da Michael Braunstein, ex manager del musicista-inventore accusato di aver venduto la proprietà per avidità. La mancanza di comunicazione tra la famiglia e la fondazione ha contribuito ad alimentare le tensioni, ma la storia è un po’ più complicata di così.
Gene Paul si è trasferito nella casa del padre attorno ai 15 anni e poco dopo è entrato nella sua band. «Pensavo fosse normale che un padre avesse uno studio, si costruisse la propria chitarra, sviluppasse il registratore a nastro multitraccia, andasse in tour e incidesse dischi». Ricorda di averlo aiutato ad avvolgere i pick-up delle sue chitarre e di essersi aggirato tra la vegetazione che circondava la casa indossando stivali alti per evitare i serpenti a sonagli. «Era un posto speciale».
I rapporti tra Gene Paul e Braunstein sono sempre stati freddi, almeno dalla morte di Les Paul dovuta a gravi complicazioni legate a una polmonite. Gene parla di problemi di comunicazione tra il manager e la famiglia. Dopo la morte di Les Paul, la sua compagna è rimasta nella casa, come lui aveva chiesto. A un certo punto, un facoltoso benefattore si è offerto di acquistare la proprietà con l’intenzione di preservarla, sul modello dello studio del leggendario jazzista Rudy Van Gelder, nella vicina Englewood Cliffs, o della casa di John e Alice Coltrane a New York, rimasta a lungo in stato di abbandono prima di essere restaurata. A quanto pare, però, l’offerta è stata rifiutata (Braunstein e la fondazione non hanno risposto a un dettagliato elenco di domande per questo articolo).
La compagna di Les si è trasferita altrove alla fine del 2024, quando le sue condizioni di salute non le hanno più permesso di vivere da sola. A quel punto James Wysocki, sindaco di Mahwah e amico di Les Paul, è entrato nella proprietà per la prima volta in quasi vent’anni. Lui, ex poliziotto che ne aveva viste tante, è rimasto sconvolto dalle condizioni che ha trovato. «C’erano buchi nel tetto, dal soggiorno si vedeva il cielo», racconta. «C’erano serpenti a sonagli dentro, c’era passato persino un orso». Secondo Wysocki la casa era già in rovina quando ci abitava Les, che non era uno che affrontava prontamente i problemi, come quando un albero era caduto sfondando il tetto. Ma è stato con l’allagamento del seminterrato, attorno al 2002, che secondo il sindaco la casa era destinata alla rovina. «Mi si è spezzato il cuore a vederla abbattere, ma era inevitabile. Probabilmente avrebbero dovuto demolirla già quando Les era ancora vivo».
La casa è stata messa in vendita a luglio ed è stata acquistata 19 giorni dopo per 990 mila dollari. «Avrebbe potuto avere una bella targa davanti all’ingresso», dice JJ Whitney, amico della famiglia Paul, «tipo: “Qui è nato il rock’n’roll”». Gene ha sfogato la rabbia in un post su Facebook: «Non è stata solo incompetenza. È stata la cancellazione premeditata di un luogo storico. Un atto di vandalismo culturale».
Dopo aver esaminato una copia del testamento di Les, datato 1995, gli avvocati specializzati in successioni Kenneth Vercammen e Christine Matus, che operano nella zona, sostengono che la fondazione aveva tutto il diritto di decidere che cosa fare della proprietà. «Alcuni beni erano stati lasciati alla fondazione e i suoi amministratori e consiglieri avevano il diritto di fare ciò che ritenevano necessario per portare avanti la sua mission», spiega Matus. Ma è anche vero che «quando si tratta di pianificare come preservare un’eredità, c’è una grande componente emotiva» e che «non fa fare una bella figura a una fondazione» aver lasciato che la proprietà si deteriorasse prima della vendita. «Più riescono a comunicare con la famiglia e con chiunque sia interessato alla questione, meglio è».
Braunstein ha rifiutato di rilasciare un’intervista per questo articolo, rimandando invece a una dichiarazione pubblicata sui social: «Le affermazioni secondo cui l’eredità di Les Paul sarebbe stata “cancellata”, secondo cui ci sarebbe stato un “imperdonabile fallimento nella sua tutela” o secondo cui le testimonianze materiali del suo lavoro sarebbero andate perdute sono del tutto infondate». Wysocki, dal canto suo, si sta impegnando affinché i nuovi proprietari siano consapevoli della storia della casa. La società immobiliare che ha acquistato il terreno intende conservare e ristrutturare le camere di risonanza ricavate nel seminterrato, usare per la nuova costruzione il legno recuperato dalla vecchia struttura e creare una stanza dedicata ai cimeli. Per il momento, però, è previsto che questi spazi siano accessibili soltanto ai nuovi proprietari.
Comunque vada, Gene Paul piange la perdita della sua vecchia casa. «In famiglia pensavamo che, prima o poi, Michael sarebbe venuto da noi a dirci: “Sentite, è inevitabile che la casa venga demolita, ma organizziamo un ultimo saluto tutti insieme”. Non è successo e ora mi ritrovo a vedere foto delle ruspe che spazzano via la casa e con essa la memoria»










