Una manciata di rarità e i grandi grandi classici. I Red Hot Chili Peppers sono tornati a suonare da headliner sabato sera all’Hollywood Palladium per celebrare il 25° anniversario del Silverlake Conservatory of Music. La loro esibizione è stata il picco di una serata in cui i Foo Fighters hanno tirato fuori a loro volta un pezzo che non facevano da una vita e Vince Staples si è esibito con una band comprendente anche musicisti usciti dal Silverlake.
Il concerto ha sostituito la consueta cena di beneficenza annuale della scuola di musica fondata nel 2001 da Flea con Keith “Tree” Barry e l’amico Peter Weiss. Scopo: «colmare le lacune nell’offerta di educazione musicale delle scuole pubbliche di Los Angeles». Ogni settimana il Silverlake Conservatory offre lezioni di musica a 1000 studenti, il programma di borse di studio ne sostiene più di 200 ragazzi e ragazze le cui famiglie non possono permettersi di pagare lezioni di musica. A loro disposizione ci sono, gratuitamente, non solo le lezioni, ma anche gli strumenti, materiali, corsi di musica d’insieme ed eventi.
La serata è stata aperta dall’ensemble del conservatorio chiamato SCM All Stars e dalla brass band della scuola, gli Hollywood Highsteppers. Visto che era il weekend del compleanno di Flea, questi ultimi hanno suonato When the Saints Go Marching In mentre al bassista dei Red Hot veniva portata una torta sul palco.
«Mia madre non guadagnava molto e i miei sono divorziati, la musica è sempre stata uno sfogo emotivo per me», mi racconta Anahit, una delle componenti degli SCM All Stars. Frequenta il conservatorio da quando aveva 6 anni, vale a dire dieci anni fa. Per i primi quattro anni ha beneficiato di una borsa di studio, ma non appena la madre ha potuto permetterselo, ha iniziato a pagare le lezioni della figlia «per restituire qualcosa alla comunità».
«Fanculo il fascismo e già che ci siamo fanculo anche l’ICE», ha detto il presentatore Marc Maron prima di introdurre Staples e la sua band, sottolineando che ne fanno parte due ex allieve del conservatorio, la chitarrista Jennifer Haack e la bassista Chloe Haack. «Facciamo un po’ di casino per Jen e Chloe, splendide figlie del Silverlake Conservatory», ha detto Staples. Prima di fare The Running Man, che contiene un invito all’azione, ha spiegato che parla dell’America e di quanto sia difficile viverci.
A salire sul palco subito dopo è stato Dave Grohl con un set pieno di hit e un paio di sorprese. Ha iniziato da solo con due brani amatissimi dai fan dei Foo Fighters come Times Like These e My Hero, prima di essere raggiunto a sorpresa dal resto della band a metà canzone. «L’ultima volta che abbiamo fatto da gruppo spalla ai Red Hot Chili Peppers sarà stato forse 25 anni fa», ha detto Grohl. «È passato un sacco di tempo. Dobbiamo molto ai Red Hot Chili Peppers, sono stati i primi a portarci in tour nei palazzetti nel 2000, quando eravamo agli inizi». Altra sorpresa: ha cantato con loro Violet, la figlia di Grohl, per le cover di Nausea degli X e di Hanging on the Telephone dei Nerves, un brano che, come ha ricordato lei, è diventato famoso grazie alla versione dei Blondie.
Anche i Foos hanno tirato fuori una cover che non facevano da una vita. «Da una ventina d’anni», ha detto Grohl. «È una delle mie cazzo di canzoni preferite di sempre. Ho un sacco di ricordi meravigliosi della mia infanzia legati a questo pezzo», ovvero Baker Street, la hit di Gerry Rafferty.
I Red Hot hanno chiuso la serata con un set di 11 brani aperto da un’improvvisazione strumentale seguita da Can’t Stop. «A proposito di old school…», ha detto Anthony Kiedis prima che la band ripescasse la travolgente Organic Anti-Beat Box Band, dall’album del 1987 The Uplift Mofo Party Plan, per poi proporre Blackeyed Blonde, da Freaky Styley del 1985. Non li suonavano dal 2000. Un’altra rarità: Nevermind, che John Frusciante non suonava dal vivo con la band dal 1992. Il chitarrista ha anche fatto una nella versione solista di Will You Love Me Tomorrow di Carole King. È finita con il coro collettivo su Give It Away la grande festa che, in definitiva, è stata una celebrazione della musica come strumento di unione e arricchimento di una comunità e della società.
«Inizia a frequentarlo e ci resti legato per sempre», dice Anahit a proposito del Silverlake Conservatory. «Si crea una bel senso di comunità». La scuola, dice, è molto più di un semplice luogo in cui imparare a suonare. «Qui impari a capire chi sei».















