A Mick Jagger dicevano «questo sarà l’ultimo tour dei Rolling Stones» già nel 1976 | Rolling Stone Italia
Correva l’anno

A Mick Jagger dicevano «questo sarà l’ultimo tour dei Rolling Stones» già nel 1976

Le droghe di Keith Richards, un dramma, un fallo gonfiabile lungo quasi cinque metri, una principessa nel backstage. Un estratto dal libro ‘In tour’ che racconta la storia live della «rock band più emozionante del mondo»

A Mick Jagger dicevano «questo sarà l’ultimo tour dei Rolling Stones» già nel 1976

Gli Stones al Forest National di Bruxelles

Foto: Gijsbert Hanekroot/Redferns, da ‘I Rolling Stones in tour’, per gentile concessione di Il Castello

Sette decenni, oltre 2000 concerti. Il giornalista inglese Paul Sexton li ha condensati nel libro illustrato I Rolling Stones in tour edito in Italia da Il Castello. Nel libro, si legge nella prefazione, “abbiamo cercato di descrivere l’immensa eredità degli Stones tracciandone i trionfi e le difficoltà, i momenti salienti, i concerti più importanti e le immagini indimenticabili di una vita trascorsa a entusiasmare il pubblico di tutto il mondo. Soprattutto, questo libro racconta la storia d’amore tra una band e i suoi innumerevoli milioni di fan, che negli anni hanno vissuto ogni accordo e ogni testo e sono tuttora fedeli agli Stones. e che, spesso e volentieri, hanno portato ai concerti anche i propri figli e nipoti”.

Quello che segue è il testo del capitolo dedicato al tour europeo del 1976, 41 concerti tra aprile e giugno dopo la pubblicazione di Black and Blue, il disco di Hot Stuff e Fool to Cry.  “Se c’erano giornalisti che a metà degli anni ’70 avevano scelto di mettere in dubbio il valore degli Stones ripetendo con monotona regolarità la somma delle età dei componenti della band, l’album Black and Blue, agile e versatile, fu la risposta perfetta. La richiesta di biglietti per il tour europeo che seguì l’uscita dell’album fece apparire tali commenti ancora più ridicoli”.

I biglietti per la prima tournée europea della band dopo tre anni andarono a ruba, anche se forse il promotore Harvey Goldsmith esagerò un po’ stimando un milione di ordini postali per le sei serate all’Earls Court di Londra, dove la principessa Margaret fece una visita nel backstage durante la terza serata. Un articolo di copertina sull’Evening Standard accolse la band con il titolo “Bentornati a casa!” e un sottotitolo che proclamava: “Hanno fatto scalpore in Germania e in Scozia, ora i Rolling Stones tornano dove tutto è iniziato”. La recensione del Record Mirror li incoronò “ancora la rock band più emozionante del mondo”. Un after-show al pub Cockney Pride in Jermyn Street, a Piccadilly, vantava una lista di ospiti che includeva Tom Waits, Van Morrison, Bryan Ferry, Steve Harley, Keith Moon e John Entwistle.

Per due mesi a partire dalla fine di aprile, il tour coprì quarantuno serate e ventidue città, da Francoforte a Bruxelles e da Zurigo a Vienna. Ci furono le prime visite in Jugoslavia (“ipnotici”, li descrisse un giornale di Zagabria) e in Spagna, dove gli Stones divennero la prima grande band internazionale a recarsi dopo la morte del dittatore Francisco Franco, avvenuta solo sette mesi prima. Tra gli artisti di apertura figuravano, a rotazione, i Meters (che aprivano ogni concerto con il funk di New Orleans), Robin Trower, Kokomo, John Miles e i Little Feat. Come sempre, gli Stones si divertivano a usare pseudonimi al momento del check-in in hotel: Mick era la star del tennis Arthur Ashe, mentre Keith era Percy Thrower, il conduttore britannico di un programma televisivo di giardinaggio.

Le scenografie continuavano a diventare sempre più imponenti e costose. L’allestimento del tour costò 150.000 sterline e richiese una squadra di quattordici persone che lo montasse in ogni sede. Circa 300 luci fluttuavano a 9 m sopra il palco, per un peso complessivo di 16 t. Il fallo gonfiabile di 4,5 m era spesso sgonfio a causa della mancanza d’aria, ma il Guardian e altri lodarono l’illuminazione e gli effetti speciali.

All’Earls Court di Londra, nel tour del 1976. Foto: Nobby Clark/Popperfoto/Getty Images, da ‘I Rolling Stones in tour’, per gentile concessione di Il Castello

Nell’autunno del 2025, lo spettacolo all’Earls Court poté essere rivissuto e ascoltato per la prima volta da un’altra nuova generazione di ammiratori, grazie alla riedizione deluxe di Black and Blue. Il tour, insieme ai famosi concerti del gruppo all’El Mocambo di Toronto l’anno successivo, era stato già immortalato nel doppio LP del 1977 Love You Live.

Billy Preston, parte integrante di quell’album, si unì ancora una volta e gli furono riservati dei momenti di risalto in una scaletta che includeva diverse nuove canzoni, tra cui Hey Negrita, con il riff killer di Ronnie, la groovy Hot Stuff, la rockeggiante Hand Of Fate e il singolo soul che all’epoca era nella top ten britannica, Fool To Cry.

Molti dei concerti europei destavano preoccupazioni in materia di sicurezza, mentre Keith era alle prese con problemi legali relativi alla droga e dovette sopportare un peso ancora più gravoso quando lui e Anita Pallenberg persero la loro bambina di dieci settimane, Tara. Il musicista tenne segreta la notizia, portando avanti il tour e il successivo concerto da headliner ad agosto a Knebworth, in cartellone insieme ai Lynyrd Skynyrd, i 10cc, Todd Rundgren e altri. Problemi di audio durante tutta la giornata causarono un ritardo di tre ore per gli Stones e la conclusione del concerto alle due del mattino, inclusa un’esibizione dal vivo estremamente rara di Little Red Rooster di Willie Dixon, la cui versione aveva portato il blues in cima alle classifiche britanniche quasi dodici anni prima.

Durante le date nel Regno Unito, Mick disse a Crawdaddy: “Tutti dicono che deve essere l’ultimo tour, ma non capisco perché. Preferisco fare questo piuttosto che lavorare nella pubblica amministrazione”.

Tratto da I Rolling Stones in tour di Paul Sexton, Il Castello.