All’inizio del 1989 Neil Young era in tour con i Restless, dove suonava anche Frank “Poncho” Sampedro dei Crazy Horse. Gli era stato proposto di andare in Unione Sovietica nell’ambito di un progetto di scambio culturale che prevedeva che il Balletto Russo si esibisse negli Stati Uniti. La cosa era poi saltata. «Neil teneva ad andarci», ha detto Sampedro nel 2013. «Io gli ho detto “mi sa che dovremo continuare a fare rock nel mondo libero”. E lui: “Wow, questa sì che è una bella frase, la voglio usare”».
Poco dopo, il 21 febbraio 1989, Young ha suonato per la prima volta Rockin’ in the Free World al Paramount di Seattle. Il testo è profondamente radicato in quel preciso momento storico e fa riferimento al discorso sui “thousand points of light”, i mille punti di luce citati da George H.W. Bush nel discorso alla Convention repubblicana del 1988, allo slogan “Keep hope alive” di Jesse Jackson, nei giorni in cui correva per essere il candidato dem alla presidenza, e alle dichiarazioni dei governanti iraniani secondo cui l’America era il Grande Satana.
Dopo essere stata pubblicata nell’album Freedom, la canzone è diventata un inno. Nel giro di un paio d’anni, la suonavano ai loro concerti band d’ogni tipo, dai Pearl Jam ai Van Halen. E quest’estate ha avuto un nuovo revival con gli Stati Uniti in guerra con l’Iran e la leadership americana che… latita, per usare un eufemismo (una cosa molto simile è successa nel 2003-04, quando il mondo del rock si è reso conto contemporaneamente che George W. Bush era la personificazione vivente di Fortunate Son di John Fogerty e ha inserito il classico dei Creedence Clearwater Revival nelle proprie scalette).
Ecco cinque versioni diverse di Rockin’ in the Free World suonate nelle ultime settimane, più altre cinque tra le più significative del passato.
Roger Daltrey
25 settembre 2026 Parx Casino, Bensalem, PennsylvaniaFatte poche eccezioni come Baba O’Riley e Who Are You, Roger Daltrey evita di cantare pezzi degli Who nel suo tour solista. Preferisce cover come Have You Ever Seen the Rain? dei Creedence, The Boy in the Bubble di Paul Simon e Days dei Kinks. Verso fine concerto tira fuori Rockin’ in the Free World. «Neil Young scrive grandi canzoni ed è un gran cantante», ha detto al Parx Casino. Il problema è che «non è un vero cantante rock… è una specie di… non so che cosa sia. Può lavorare nella mia fattoria quando vuole. Comunque, ho pensato che questa canzone poteva essere molto forte con un po’ più di mordente e un po’ più di rabbia». Due giorni dopo, al Town Hall di New York, ha paragonato la versione originale di Young a una «scoreggia bagnata». Caro Roger, con tutto il rispetto e con l’affetto che proviamo per te, su questo dobbiamo dissentire. Non è che hai ascoltato la versione acustica che apre Freedom? Nel caso, vai alla traccia 12 per sentire quella elettrica. È notevole, anche se la voce di Young può non piacere. E non ha niente a che fare con una scoreggia, bagnata o meno.
Neil Young and the Chrome Hearts
26 settembre 2026 Farm Aid, Virginia Beach, VirginiaIl giorno dopo l’esecuzione e le critiche di Roger Daltrey, Neil Young ha risposto con un’interpretazione furiosa del pezzo alla fine del suo set al Farm Aid. Come è ormai tradizione negli ultimi due anni, ha aggiunto il refrain “Take America back!” per protestare contro Donald Trump e ha chiuso strappando le corde dalla chitarra. Persino Daltrey troverebbe questa versione bella incazzata (per gli appassionati di statistiche, era la 652esoma volta che Young la suonava).
Pearl Jam con Billy Strings
27 settembre 2026 Ohana Festival, Dana Point, CaliforniaIl giorno dopo il Farm Aid, una band che venera tanto Neil Young quanto gli Who ha tenuto il suo primo vero concerto col batterista Abe Laboriel Jr. all’Ohana Festival di Dana Point, in California (Laboriel potrebbe essere il nuovo batterista dei Pearl Jam oppure no, la verità è che non abbiamo idea di che cosa stia succedendo). Non è stata ovviamente una grande sorpresa che abbiano fatto Rockin’ in the Free World visto che l’hanno eseguita 359 volte dal 1992 a oggi. La sorpresa è rappresentata dall’arrivo sul palco di Billy Strings. C’era una quantità impressionante di chitarrismo su quelle assi, con Mike McCready, Stone Gossard, Josh Klinghoffer e Strings, ma in un modo o nell’altro il pezzo è rimasto (per lo più) sotto controllo.
Lucinda Williams
30 settembre 2026 9:30 Club, Washington, D.C.Nel 2011 Lucinda Williams ha inserito in scaletta Rockin’ in the Free World e in buona sostanza non ha mai smesso di farla. Quindici anni dopo, è diventata parte integrante dei suoi concerti tanto quanto Drunken Angel o Car Wheels on a Gravel Road. Quando il suo World’s Gone Wrong Tour è arrivato nella capitale statunitense il 30 settembre ha fatto una versione bella tagliente. Williams non suona più la chitarra a causa dell’ictus che ha avuto qualche anno fa, ma ci sono Marc Ford e Doug Pettibone che fanno un gran lavoro.
Bruce Springsteen, Dave Matthews, Dave Grohl, Tom Morello
4 ottobre 2026 Power to the People, Columbia, MarylandPensavate che il Power to the People Festival di Tom Morello potesse finire senza Rockin’ in the Free World? Il gran momento è arrivato verso la fine dello show all-star quando Bruce Springsteen, Dave Grohl e Dave Matthews hanno suonato una versione feroce con Morello e la sua band. Matthews ha persino aggiunto una nuova strofa, che Neil Young ha condiviso orgogliosamente sul suo sito: “Abbiamo i miliardari / E il senzatetto / Un’altra sparatoria a scuola / Possiamo pregare ancora / Trasformiamo un milione di alberi / In carta igienica / Abbiamo gas serra / Per lo strato dell’ozono / Abbiamo un bugiardo e un ladro / Dice di essere la mano destra di Dio / Lasciamo che il mondo intero bruci / Per la terra promessa” (Springsteen l’ha suonata solo un’altra volta, all’epoca del Vote for Change a St. Paul, dove c’era anche Young).
Bonus: Van Halen
I Van Halen non si sono mai esposti politicamente, ma durante il Right Here Right Now Tour del 1993 Rockin’ in the Free World era una presenza fissa nei bis. «Questa canzone dice la verità», ha detto Hagar al pubblico di Mountain View, California. «Questa canzone vi dà una possibilità. Questa canzone elimina lo stress meglio di qualsiasi altra cosa perché vi dice che, se non ce la fate più, basta girarsi e guardare altrove». Niente potrà superare il lavoro chitarristico di Young e Sampedro, soprattutto nella leggendaria apparizione al Saturday Night Live nel 1989, ma Eddie Van Halen è straordinario e quindi possiamo perdonarli per aver saltato le ultime due strofe.
Bonus: Patti Smith
Patti Smith ammira Neil Young e nel corso degli anni ha rifatto After the Gold Rush, It’s a Dream, Powderfinger, Walk Like a Giant, Hey Hey, My My (Into the Black) e appunto Rockin’ in the Free World. In questo concerto del 2017 a Central Park sono i suoi musicisti ad occuparsi delle strofe iniziali e quando arriva il suo momento di cantare Smith ha un vuoto di memoria. «Scusa, Neil!», dice alla fine. L’ha perdonata di sicuro.
Bonus: Stephen Stills and the Rides
Rockin’ in the Free World è diventata negli anni una presenza talmente importante nei concerti di Neil Young che è entrata in scaletta nei tour di reunion degli anni 2000 sia con i CSNY sia con i Buffalo Springfield. Stephen Stills ha avuto sicuramente un sacco di tempo per imparare a suonarla alla perfezione e quando nel 2013 ha formato con Kenny Wayne Shepherd e Barry Goldberg il supergruppo Rides, Rockin’ in the Free World è diventata una presenza fissa in scaletta. Ok, Stills non ha più la potenza vocale dei tempi di Woodstock, ma alla chitarra resta una forza della natura.
Bonus: Paul McCartney
Paul McCartney non è uno che fa tante cover, avendo tutto quel bendidio di canzoni da solista, dei Wings e di quell’altra band con cui suonava negli anni ’60 che semplicemente non c’è spazio per altro. Ma quando il 20 agosto di due anni fa è apparso a sorpresa con Andrew Watt e i Red Hot Chili Peppers allo Stephen Talkhouse di Amagansett, New York ha cantato Rockin’ in the Free World (insieme a Charlotte Lawrence), anche se ha dato l’impressione di conoscerne solo il ritornello. Poi per fortuna ha rimediato con I Saw Her Standing There. La conosceva bene avendola già suonata una o due volte in passato…
Bonus: Pearl Jam con membri di Rush, Yes e Journey
Neil Young avrebbe dovuto fare il discorso di ingresso dei Pearl Jam alla Rock and Roll Hall of Fame nel 2017, ma all’ultimo momento ha dato forfait. È arrivato in extremis David Letterman per salvare la situazione. Sul palco i Pearl Jam hanno fatto salire membri di Rush, Yes e Journey per una jam sulle note di Rockin’ in the Free World a fine serata. È stato un folle incontro di mondi diversi e l’unica volta nella storia dei Pearl Jam in cui i due batteristi Jack Irons e Matt Cameron hanno suonato assieme. Bello vedere Neal Schon scatenarsi. Le cose sono degenerare un po’ quando Eddie Vedder ha improvvisato una frase critica sull’Orange Man, mentre il tastierista dei Journey Jonathan Cain, uno dei più grandi sostenitori di Trump nel mondo del rock, suonava insieme agli altri. Ma prima ancora che qualcuno potesse rendersene conto, Trevor “Owner of a Lonely Heart” Rabin è partito con un assolo. Tutto, in questa performance, è assurdo. Mancava solo Neil Young.















