Sono a Ibiza per lavoro. E qui gli inglesi sono praticamente di casa. Nel 2024 erano il principale mercato turistico dell’isola: più di 800mila arrivi britannici, oltre un visitatore su cinque. Non è una novità. Prima dei voli low cost e dei club, Ibiza era una calamita hippie per musicisti e outsider. Eric Clapton, George Harrison, Nico…
E in questi giorni, non a caso, ritrovo il Twirl. La barretta di cioccolato al latte più buona che esista: al palato micro fratture d’aria a spirale, swirls and curls che si sciolgono in bocca strato dopo strato. Il guscio esterno cede subito, e quello che sembrava pieno diventa leggero come l’aria.
Così, mentre le mie papille gustative godono, ripenso a Roald Dahl.
Roald Dahl è stato uno degli scrittori più importanti della mia infanzia. Non solo per Le streghe, dalle narici grandi e dalla saliva blu, come raccontava sua nonna, ma anche per Gli sporcelli e, soprattutto, per La fabbrica di cioccolato.
Chi non la conosce?
Gene Wilder e Johnny Depp prima, Timothée Chalamet poi hanno continuato a tenere in vita, vestendo i panni di Willy Wonka, un’ossessione inspiegabilmente collettiva. Ma tutto questo solo per parlarvi di cioccolato. Una questione che nasce da un biglietto d’oro tra le pagine di Dahl e arriva alle origini di una vera, verissima fabbrica di cioccolato, ancora attiva ed esistente: la Cadbury. Probabilmente, una delle ispirazioni di Dahl. Nel 1824 John Cadbury apre una drogheria a Birmingham. Tra tè, caffè e altre prelibatezze, vende cacao e cioccolata da bere. Poi arrivano i figli George e Richard, e aprono una nuova fabbrica a Bournville.
La Cadbury mandava agli studenti confezioni di nuovi cioccolati da assaggiare e giudicare, cosa che all’epoca colpì il nostro scrittore, insieme alla segretezza industriale che aleggiava nell’aria. Le aziende cercavano infatti di proteggere le proprie ricette e di carpire i segreti della concorrenza.

Una pubblicità della Cadbury
Fast forward per un secondo: a Dublino, e in Inghilterra nel 1987, il Twirl appariva sugli scaffali dei tuck shop nel suo packaging viola scintillante (che ricorda vagamente il lilla della Milka). Due barrette croccanti, avvolte nel cioccolato al latte. Il nome evocativo lo ha scelto un bambino.
Da quel momento, ma non solo, la Gran Bretagna ha sviluppato una cultura della chocolate bar: essa non era semplicemente cioccolato da mangiare, ma uno snack, un premio, una piccola ricompensa quotidiana. Negli anni Settanta e Ottanta arrivò una nuova generazione di barrette pensate per essere mangiate “on the go” e fuori casa: Double Decker, Star Bar, Wispa e altre. Packaging molto colorati, forme riconoscibili, nomi memorabili.
Il Twirl era un discendente del Flake. Il Flake, a sua volta, nasce da un incidente: nel 1920 un dipendente Cadbury si era accorto che il cioccolato in eccesso che colava dagli stampi formava delle sottilissime pieghe. Ed ecco che chiudiamo il cerchio dahlista che abbiamo aperto poco fa.

Un Twirl si gode la vita a Ibiza. Foto: Alessandra Busacca
Gli inglesi insomma, in generale, hanno un problema con il cioccolato. Non gli basta un cioccolatino, come accade a Bruxelles. Vogliono una barretta. Meglio ancora se ha un nome, una forma, un involucro colorato, qualcosa da infilare in tasca e mangiare mentre si fa altro. Persino la Principessa Diana ne andava pazza. Secondo il suo ex chef, Darren McGrady, le barrette Twirl erano così presenti nella sua vita da riempirle il vano portaoggetti dell’auto. Ma lei aveva sempre una scusa pronta: erano di Harry e William.

Un ritaglio di giornale in cui Lady D parla della sua passione per il cioccolato.
E se pensiamo ad altri personaggi sacri della storia inglese arriviamo anche ai Beatles, attraverso un ricordo di Paul McCartney tramandato da Mark Lewisohn, l’autorità maggiormente riconosciuta nel mondo for all things Fan Four.
Quando lui (cioè Paul) e John Lennon erano ancora adolescenti a Liverpool, John comprò una tavoletta di Cadbury da un newsagent, uscì dal negozio e la spezzò a metà, dandone metà a Paul. McCartney ricordò che all’epoca il cioccolato era ancora qualcosa di prezioso, e che rimase per questo molto colpito dal gesto.
«Well, John bought a bar of chocolate, Cadbury’s chocolate, and when he came out of the newsagent’s he broke it in half. Gave me one half. I was amazed because, you know, back then, chocolate was really something. Most boys would break off a little square, but John gave me half his bar». Un gesto di fratellanza e di complicità, passato attraverso il cioccolato.
E adesso? Una pausa Twirl tra gli inglesi di Ibiza, naturalmente.












