«Questo disco è stato più una maratona che uno sprint: è l’album più lungo che abbia mai pubblicato, con 13 tracce che completano il progetto congiunto i/o / o\i, composto da 25 brani». Così Peter Gabriel ha annunciato l’uscita il 27 novembre di o\i, il disco “gemello” di i/o che era uscito nel 2023 e di cui ha pubblicato già ben 10 pezzi, ad ogni luna nuova. Sono passati solo tre anni dall’album precedente, pochi per gli standard recenti di Gabriel. «A volte le cose richiedono tempo», dice. «La maggior parte delle persone fa le cose molto più velocemente, ma non ho alcun problema a comprendere il mio processo. Alcune cose matureranno e si evolveranno spontaneamente, mentre altre rimarranno semplicemente nascoste in una scatola finché non arriverà il loro momento di vedere la luce».
L’album è suonato con la band di Gabriel, ovvero il chitarrista David Rhodes, il bassista Tony Levin e il batterista Manu Katché, i musicisti dell’ultimo tour tra cui Richard Evans, Josh Shpak e Don E, i collaboratori della Real World Faye Dolle e Katie May, oltre alla New Blood Orchestra diretta da John Metcalfe, il Soweto Gospel Choir e il coro maschile svedese Orphei Drängar. Ci sono anche Mike Elizondo (co-produttore di A Hard Lesson), Brian Eno, i chitarristi Leo Nocentelli e Tony Berg, il batterista e percussionista Abe Rounds, il pianista Tom Cawley, la violoncellista Linnea Olsson e il polistrumentista Evan Smith, la figlia del cantante Melanie Gabriel alla voce e il “nostro” trombettista Paolo Fresu.
Le 13 tracce sono disponibili in due mix, il Bright-Side di Mark “Spike” Stent e il Dark-Side di Tchad Blake, ad eccezione di Who Are We Talking To?, che è stato mixato da Elizondo. Entrambe le versioni sono incluse su un quadruplo CD e disponibili separatamente su CD e doppio vinile. Il mix In-Side Dolby Atmos curato da Hans-Martin Buff è invece disponibile esclusivamente in digitale. La foto di copertina è di Nadav Kander.
«Le canzoni sono un insieme di pensieri e sentimenti», spiega Gabriel in un comunicato stampa. «Ho pensato al futuro e a come potremmo affrontarlo. Stiamo entrando in un periodo di transizione come nessun altro, molto probabilmente innescato da tre ondate: l’AI, il calcolo quantistico e l’interfaccia cervello-computer. Gli artisti hanno il compito di guardare nella nebbia del futuro e, quando intravedono qualcosa, di sollevare uno specchio».
«Non siamo, e non siamo mai stati, esseri esclusivamente autodeterminati e indipendenti come immaginiamo di essere. Abbiamo avuto la sensazione di avere il diritto di pensare che tutto esista a nostro beneficio, che ci sia stato affidato il mondo perché potessimo sfruttarlo a nostro piacimento. Siamo qualcos’altro: una parte della natura, una parte del tutto. E quando percepiamo questa connessione, muoviamo il corpo a ritmo di musica, diamo e riceviamo un po’ d’amore, questo può aiutarci a trovare il nostro posto autentico e a far comparire un grande sorriso sui nostri volti».
«È così che vedo le parti nodose e irregolari: i/o: l’interno trova una nuova via d’uscita; e o\i: l’esterno trova una nuova via d’ingresso».
La copertina e la tracklist:

Been Undone
Put the Bucket Down
What Lies Ahead
Till Your Mind Is Shining
Won’t Stand Down
Who Are We Talking To?
Yes, It Will Go
One by One
A Hard Lesson
Face the Wall
I Belong to the Sky
Looking for the Happy
Sacrament














