Susan Sarandon, 80 anni da eterna ribelle | Rolling Stone Italia
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Susan Sarandon, 80 anni da eterna ribelle

Vita e carriera di una donna che non ha mai smesso di lottare per le sue idee, un’attrice che rappresenta un caso più unico che raro a Hollywood. Ancora oggi

Susan Sarandon, 80 anni da eterna ribelle

Susan Sarandon a Venezia 83

Foto: Laurent Koffel/Gamma-Rapho via Getty Images

Le immagini di Susan Sarandon ammanettata a New York, mentre protestava contro Netanyahu fuori dal palazzo dell’ONU, hanno fatto il giro del mondo. Ci hanno ricordato chi è lei, chi è sempre stata da decenni a questa parte: l’anima politica più coerente, importante e innegabile di Hollywood, una donna che non ha mai smesso di lottare per le sue idee.

Nata per essere controcorrente

In un panorama fatto di contrapposizione estrema, in una Hollywood che ha perso completamente il suo fascino e la sua credibilità di fronte al grande pubblico tra scandali di ogni tipo, lei, Susan Sarandon, nata il 4 ottobre del 1946 nel Queens di New York, continua ad essere un punto di riferimento. Ha alle spalle decenni di impegno sociale e politico, al punto che, scherzando, spesso ci si è chiesti se il mestiere dell’attrice non sia stato quasi un elemento secondario. Famiglia numerosa, nove figli, padre produttore televisivo ed ex cantante, tra tutti un bel mix di Italia, Irlanda, Galles e Inghilterra. Educazione cattolica molto rigida, ma avrà come unico effetto quello di renderla ancora più ribelle verso i cosiddetti “valori tradizionali”. Dal 1964 al 1968 lavora come inserviente negli ospedali per pagarsi gli studi di recitazione. Conosce il primo marito, Chris Sarandon, al college, lo sposa nel 1967, l’anno dopo sono sul palco assieme. Ma intanto la Guerra del Vietnam infuria, divide la nazione, lei si schiera senza pensarci due volte, partecipa a manifestazioni e marce per la pace.

Dagli inizi al Dr. Frank-N-Furter

The Rocky Horror Picture Show (1975) - Dammit Janet Scene (1/5) | Movieclips

Sarà solo l’inizio di un percorso che la renderà il simbolo di un’opposizione alla politica estera americana tra i più irriducibili a Hollywood. Il che spiega perché, dopo mezzo secolo di carriera e più, Susan Sarandon sia rispettata da tutti, anche da chi non la pensa come lei. Armata di un talento recitativo purissimo, di due occhi enormi e una fisicità a dir poco prorompente, Sarandon ha sempre rappresentato donne forti, complesse, mutevoli, ma senza per questo disdegnare commedie, fantasy o film più leggeri. Spesso lo ha fatto armata di una sensualità che ha sempre usato in modo intelligente, evitando di diventare un mero oggetto del desiderio maschile, restando fedele alle sue idee. Manco a farlo apposta, il suo primo film sarà La guerra del cittadino Joe, un’opera satirica dal forte contenuto politico. È il 1970, e negli anni successivi la Sarandon lavorerà con registi del calibro di Sidney Lumet (Lovin’ Molly) e Billy Wilder (Prima pagina). Poi nel 1975 arriva The Rocky Horror Picture Show, al fianco di Tim Curry. Janet Weiss rimane ancora oggi il suo personaggio più interessante, e anche più personale: una ragazza uscita dalla provincia bigotta che abbraccia emancipazione e liberazione sessuale.

Un baluardo femminista negli anni di Reagan

Atlantic City (1/8) Movie CLIP - Hard Ten, Soft Three (1980) HD

Nel 1980 è in Atlantic City di Louis Malle, al fianco di Burt Lancaster, magnifico crime malinconico che le fa ottenere la sua prima candidatura agli Oscar come miglior attrice protagonista. Sarà il film della svolta: da quel momento diventerà uno dei volti di riferimento, ma senza rinunciare a un impegno politico e civile non privo di conseguenze. Il femminismo negli anni ’80 entra in crisi, schiacciato dalla potenza dello storytelling conservatore reaganiano. Le donne smettono di protestare e lottare, accettano spesso di essere dei bellissimi oggetti da ammirare, corpi da desiderare, e il cinema non farà eccezione. Lei invece è una sorta di pecora nera, si lega a personaggi diversi dalla norma, donne spesso in crisi, simbolo della necessità di confrontarsi con difficoltà, ostacoli, decise a fregarsene di tutto e di tutti e andare per la propria strada.

La faida con l’Academy e l’impegno umanitario

Thelma & Louise (10/11) Movie CLIP - Beavers (1991) HD

Fuori dallo schermo, intanto, si batte per portare alla luce i crimini della CIA in Nicaragua, raccoglie fondi e presenzia eventi in favore della comunità LGBTQ+ e dei malati di HIV, i reietti dell’America di allora. Film come Le streghe di Eastwick o Bull Durham – Un gioco a tre mani le regalano un’immensa popolarità, e sul set del secondo conoscerà il futuro compagno Tim Robbins. Diventeranno una delle coppie più importanti e politicamente rilevanti della storia di Hollywood. Gli anni ’90 per Sarandon si aprono con un film destinato ad entrare nel mito: Thelma & Louise di Ridley Scott. Lei, Geena Davis e quella fuga a bordo della Ford Thunderbird, sole contro un mondo di maschi terribili. Anche qui, difficile separare finzione da ciò che l’attrice rappresenta fuori dal set. Diventerà il film simbolo della Terza Ondata Femminista. Nell’Olio di Lorenzo e Il cliente, invece, riesce elevare film forse poi non così brillanti, e si prende altre due nomination agli Oscar.

La voce del dissenso nell’America di Bush

Dead Man Walking (1995) - Matthew's Confession Scene (6/11) | Movieclips

Ma nessun altro film rappresenterà meglio il suo percorso artistico e umano di Dead Man Walking – Condannato a morte, straziante dramma carcerario diretto proprio da Robbins. Lei e Sean Penn commuovono il mondo rilanciando il tema della pena capitale, la grande macchia morale della società statunitense. Il ruolo di Suor Prejean le porterà finalmente quella statuetta che aspettava da tempo, tre anni dopo aver fatto infuriare l’Academy. Assieme a Robbins aveva infatti improvvisato fuori programma una denuncia sulle condizioni di 200 haitiani sieropositivi rinchiusi a Guantanamo Bay. Ma questa è stata sempre Susan Sarandon: una che non guarda in faccia a nessuno, figurarsi l’ipocrita realtà dell’Academy. Anche per questo nel 1999 viene nominata ambasciatrice di pace dall’UNICEF. Nell’America ferita dalle Torri Gemelle, lei e Tim Robbins saranno i fari attorno a cui si radunerà l’opposizione alla Presidenza Bush, all’invasione dell’Iraq e al Patriot Act, a dispetto di gogne mediatiche e ripercussioni lavorative. Susan Sarandon non ha smesso però di regalarci interpretazioni memorabili: Alfie, Nella valle di Elah, Amabili resti e La frode sono solo alcuni dei titoli di quegli anni.

Un simbolo di resistenza e coerenza ancora oggi

Divorzia da Robbins nel 2009, ma non per questo smette di lottare. Partecipa alle proteste contro Wall Street nel 2011, sosterrà Bernie Sanders alle Primarie dei Democratici. Negli ultimi anni, Sarandon è stata al fianco anche delle maestranze hollywoodiane, durante gli scioperi che hanno paralizzato l’industry. Il recente arresto a New York (il suo quinto) durante la manifestazione della Jewish Voice for Peace in favore del popolo palestinese, arriva tre anni dopo essere stata sbattuta fuori dalla potente agenzia hollywoodiana UTA. All’ultima Mostra di Venezia, dove è arrivata per portare The Echo Chamber di Andrea Pallaoro (accanto a Luca Marinelli e Alicia Vikander), ne ha parlato, così come delle purghe, delle liste nere per chi non rimane inerte di fronte alla tragedia di Gaza: e lei ne sa qualcosa. Susan Sarandon, ribelle da una vita, oggi compie 80 anni. Ne dimostra parecchi di meno, soprattutto per energia e fervore. Per cercare un percorso paragonabile al suo, dentro e fuori dal grande schermo, bisogna fare i nomi di miti come Jane Fonda, Audrey Hepburn e Joséphine Baker. Continua a difendere i suoi princìpi, incurante del tempo che passa, e soprattutto di quest’America imbarbarita a cui ha sempre risposto con quel suo sorriso impertinente.