Quante volte siamo passati davanti a una bancarella di dischi, spulciando, diggando (come direbbero i professionisti della ricerca), senza magari accorgerci che tra le nostre mani stringevamo una perla dimenticata da un passato lontano. Per fortuna, però, c’è chi negli ultimi anni sta mettendo un’attenzione diversa nel cercare in quei box che contengono decine, centinaia, migliaia di dischi usati, spesso rovinati, sicuramente impolverati. Perché quando quella gemma rara riesce a emergere, una vita può cambiare davvero.
Questo è successo al veneziano Gigi Masin quando, dieci anni fa, alla soglia dei 60 anni, si è trovato improvvisamente a diventare un nome di punta della scena ambient mondiale. Chiamalo, se vuoi, il fato. Music From Memory, un’etichetta indipendente di Amsterdam specializzata nella ripubblicazione di materiale raro e oscuro andato “perso” o “dimenticato”, si ritrova tra le mani quel suo primo disco, Wind. È subito amore, tanto che la label – un’istituzione per i digger del mondo – propone quindi a Masin una raccolta antologica di quel periodo storico. È la miccia che riaccende la sua carriera, portandolo ad avere tour da headliner dagli Stati Uniti al Giappone, la terra che più ama e che al genere ha dato tantissimo.
«Come tutti i ragazzi che amano la musica, sognavo di fare un disco. E negli anni Settanta e Ottanta fare un disco non era una cosa così semplice», mi racconta Masin con la sua voce calma e delicata. «Sognavo di fare un disco di chitarra, che è il mio strumento, ma in un negozio di strumenti un giorno ho trovato un sintetizzatore Korg di cui mi sono innamorato. Ho iniziato a smanettarci e ho passato giorni e serate a registrare montagne di cassette».
Ambient 1: Music for Airports di Brian Eno, il disco che ha insegnato la musica ambient al mondo occidentale, era uscito qualche anno prima, nel 1978, ma il genere era ancora pressoché sconosciuto da noi. «Ho scoperto solo anni dopo, e con mia grande sorpresa, di avere fatto un disco ambient. Io ero convinto di fare una versione veneziana e lagunare del jazz». Una versione lagunare del jazz? «Era la versione personale di uno che fa una cosa che gli piace perché sente di farla, senza nessuna pretesa. C’era molto divertimento, molta gioia, una gioia proprio semplice. È per questo che ho deciso che il disco non poteva essere in vendita».
Il disco infatti viene registrato in uno studio a Venezia dallo storico fonico Ermanno Velludo, stampato in vinile, ma non viene commercializzato. «La SIAE a quei tempi era una gabbia, quindi non l’ho messo in vendita per evitare problemi. Ma era anche un desiderio “anarchico”: dare un valore non dandogli un valore. Fai una cosa che per te è preziosa, non riesci a darle un prezzo, e allora te la regalo. È un’idea che adesso fa sorridere, però mi piaceva molto, ne ero molto orgoglioso».
Delle 500 copie stampate, alcune raggiungono delle testate di settore, le altre vengono vendute a chi le richiede via lettera (sì, nel 1986 si scrivevano lettere). Il disco va sold out, Masin investe in altre 250 copie che però, come gran parte del suo materiale registrato in quel periodo, vengono mangiate da una grande piena che sommerge gran parte di Venezia. Come era nato, il sogno sembra così interrompersi. Nel mezzo succedono cose piuttosto assurde, come Björk che decide di campionarlo (la storia ve l’abbiamo raccontata qui). Fino all’arrivo, nel 2014, di Music From Memory e della compilation Talk To The Sea, a cui farà presto seguito la prima ristampa (sempre autoprodotta) di Wind: «Il disco aveva iniziato a girare online a prezzi indecenti. Cose folli; parliamo di 700-800 euro. Non andava bene. Pensando che quel disco l’avevo regalato, mi sono sentito offeso. L’ho ristampato per calmierare quei prezzi». Una piccola uscita che, come le precedenti, va sold out e che oggi, a 40 anni dall’uscita, verrà seguita dalla prima vera e seria ristampa ufficiale.
Il nuovo vinile di Wind uscirà a fine ottobre per Numero Group, un’etichetta americana che – come Music From Memory – si occupa di recuperi e ristampe. «Abbiamo fatto un grandissimo lavoro partendo dalle bobine originali. Sono molto felice, ma anche imbarazzato, perché mi dà l’impressione di un sogno da cui mi devo svegliare». Ma qual è la motivazione che si è dato Masin per l’enorme successo di Wind, nonostante in Italia, nell’86, venisse spesso etichettato in tono dispregiativo come musica romantica? «In Italia ai tempi mi hanno distrutto. Era un periodo in cui andavo controcorrente rispetto a una serie di gruppi super pompati di elettroacustica. Io non avevo nessuna voglia di fare un disco colto. Volevo fare un disco rustico, un disco punk veneziano, improvvisato, istintivo». «Un album fatto con gioia», ribadisce più volte.
Wind, che verrà celebrato il 15 ottobre alla Biennale Musica di Venezia con una performance in trio con Neil Charles al basso e al contrabbasso e Marco Baldini alla tromba e all’elettronica, è oggi un disco cult dell’ambient di cui Masin (che continua a comporre dischi a buon ritmo nonostante i 70 anni di età) è considerato un maestro, un pioniere. «Io credo che tu debba sentirti fortunato, debba ringraziare e, non dico fare dell’umiltà una religione, ma comprendere che devi restare quella persona, devi restare quel ragazzo lì», spiega mentre parliamo della sua carriera. «Per fortuna, per quanto passi il tempo, abbiamo ancora tutti il cuore di quel ragazzo, di quel momento in cui abbiamo cominciato».
E come sempre quando si parla con Masin, oltre al suono delle onde della laguna, il rumore dei sogni è il movimento che detta il ritmo della vita: «Io sognavo di fare dischi, non avrei mai immaginato di girare il mondo».










