Linkin Park, la recensione del film ‘Unshatter’ | Rolling Stone Italia
Da zero a cento

Se solo ‘Unshatter’ spiegasse chi sono davvero Emily Armstrong e i Linkin Park

Il documentario ufficiale, al cinema fino al 3 ottobre, racconta il percorso che ha permesso alla band di rimettere assieme i pezzi, ma non spiega chi sono oggi questi musicisti e qual è il senso ultimo della loro musica

Se solo ‘Unshatter’ spiegasse chi sono davvero Emily Armstrong e i Linkin Park

Linkin Park

Foto: Jimmy Fontaine/Warner

Nemmeno dopo 100 e passa minuti si capisce chi è Emily Armstrong. L’ex cantante dei Dead Sara chiamata a entrare nei Linkin Park a 38 anni, un’età in cui non ci si aspetta più rivoluzioni dalla vita e fatti del genere sono mezzi miracoli, è giustamente al centro del documentario Unshatter. Racconta come ha affrontato la sfida non da poco di entrare nel gruppo che è stato di Chester Bennington. La si vede impressionare i nuovi compagni in sala prove, cazzeggiare in studio, dominare il palco. La si ascolta tirare fuori urla intense e straziate. Ha il «tipo di energia che noialtri non abbiamo e di cui abbiamo bisogno», dice a un certo punto Mike Shinoda. Ma chi è davvero questa cantante che agli occhi del pubblico mainstream è spuntata dal nulla un paio d’anni fa?

Al cinema da oggi fino al 3 ottobre, Unshatter non lo spiega ed è un peccato, è un’occasione persa. Si preferisce invece il racconto di come la band ha rimesso assieme i pezzi anni dopo la morte di Bennington, il tutto inframmezzato dalle riprese del concertone allo stadio di San Paolo in Brasile del 15 novembre 2024, il giorno esatto della pubblicazione di From Zero. È un documentario più che ufficiale essendo diretto dal tastierista e dj del gruppo Joe Hahn, che si tiene ovviamente lontano da ogni polemica che pure non è mancata, dalle parole dette dalla madre di Chester Bennington alla storiaccia legata a Scientology tirata fuori da Cedric Bixler-Zavala dei Mars Volta. Si narra invece la storia edificante di chi sperimenta che «la parte più difficile della fine è ricominciare da capo» e alla fine viene miracolosamente ripagato. Il titolo evoca un processo immaginario che consiste nel rimettere assieme i pezzi di una cosa andati in frantumi, l’immagine è quella oramai abusata del kitsugi, la tecnica giapponese che consiste nel riparare oggetti di ceramica rotti unendo i pezzi con giunture dorate. Ma è un processo “freddo” in cui la band affronta emozioni teoricamente forti – l’eredità di Benningston, l’uso del nome, i cambi di formazione e così via – in modo estremamente pacato.

LINKIN PARK: UNSHATTER [Official Trailer] - In Theaters Worldwide Sept. 30

Parlano i Linkin Park, parlano tantissimo. Per fare un esempio, dopo l’introduzione la prima canzone live (Two Faced) arriva dopo una ventina di minuti di chiacchiere. Non è quindi un film-concerto, anche se alcune scene dal vivo sono notevoli, chi ha voglia di musica può ascoltare il disco dal vivo uscito venerdì scorso Unshatter (Live in São Paulo). È invece il racconto dalla viva voce dei musicisti di come si è arrivati a From Zero e al tour passato anche dall’Italia. Le immagini effettivamente non mancano e accompagnano la scansione temporale: le prime incerte session nello studio di Shinoda nel novembre del 2022, cinque anni dopo morte Chester, con Jon Hahn e il bassista Dave Farrell; l’arrivo di Armstrong a maggio 2023 e la convinzione che «sarebbe stato stupido dare un altro nome al gruppo perché più scrivevamo e più la musica suonava come quella dei Linkin Park»; il lavoro svolto a gennaio 2024 all’EastWest Studios sulle nuove canzoni. Mark Hoppus dei Blink-182 che va a trovare l’amico Shinoda, ascolta quel che i Linkin stanno incidendo e gli viene la pelle d’oca: «Fuckin’ hell, Mike!». Il suo parere riassume lo spirito del film. Più o meno: il passato è passato, è un tesoro da custodire e tenere vivo, ma ora siete una cosa diversa, avete qualcosa di importante, non fatevi troppi problemi e andate là fuori a mostrarlo al mondo.

E ancora, le prime prove a giugno 2024 con tutti i membri del gruppo; la preparazione dello show di lancio del 5 settembre ai Warner Bros. Studios, col gender reveal (chiedo scusa) della nuova voce, forse l’unico momento “caldo” del film perché visto attraverso gli occhi di fan; il tour e il concertone all’Allianz Parque di San Paolo. La parabola è fin troppo evidente: i musicisti incerti sul futuro che si affidano alle doti combinatorie del caso e riescono a vivere una seconda vita da rockstar. C’è poco Chester Bennington, se interessa, è evidentemente evocato all’inizio, ma appare solo in coda in un video vecchissimo che fa piacere vedere. È insomma la storia di un trionfo che non poteva essere preventivato, o almeno così dicono i musicisti che erano pronti a ridimensionare le aspettative, a suonare in sale più piccole, a vedere il nome del gruppo a caratteri minuscoli nei cartelloni dei festival. E invece ce la fanno e quando verso la fine del film Shinoda chiede ai fan brasiliani chi è al primo concerto dei Linkin Park, alzano le mani quasi tutti. La missione è compiuta, il passato non si è mangiato il presente.

Somewhere I Belong [Live in São Paulo] (Official Video) - Linkin Park

Il mondo resta per lo più fuori da quegli studi, da quelle sale. Entra in pochissime occasioni, ad esempio quando i musicisti discutono del fatto che su Internet sta girando la voce secondo cui i Linkin Park stanno lavorando a qualcosa di nuovo e per di più con una cantante donna. Sui social la gente tira a indovinare e le spara grosse: sarà mica Hayley Williams? Nessuno fa il nome di Emily Armstrong. «La storia della mia vita», dice lei ridendo, «dopo vent’anni di tour non sono nessuno». Il suo ingresso (e pure quello di Colin Brittain) nel gruppo cambia tutto, è evidente, porta un diverso tipo di atmosfera e presenza, e anche una leggerezza che spazza via i fantasmi del passato, oltre al suo modo di cantare (a proposito, l’avete sentita la versione a cappella di tutto From Zero?). In uno dei passaggi più interessanti del documentario Shinoda spiega che i Linkin Park sono stati fin dal principio avversi «all’energia macho» di altre band dell’epoca e che è bello che si senta nel gruppo la forza femminile di Armstrong. «Voglio che le mie figlie possono avere come role model donne di talento, forti e intelligenti e sono orgoglioso che Emily lo sia».

Chi sia di preciso questa donna di talento, forte e intelligente non si sa. Chi è questa cantante dalla voce d’acciaio (definizione di Hoppus) che urla come Kurt Cobain, ma si muove come una stand-up comedian? Che storia ha? Da dove viene quel grido «grezzo, viscerale e onesto», come lo chiama Shinoda? Qual è l’origine di quel tormento, se è tale? È solo tecnica o dietro c’è qualcosa di più profondo? E che cosa vogliono dirci di sé stessi e magari anche di noi e del mondo i Linkin Park con la loro musica oggi? Unshatter non dà risposte. Non mette al centro il risultato, ma il processo. È l’epopea del come al posto dell’epica ben più interessante del cosa.