Per capire Napoli devi guardare i volti della gente di Via della Stadera | Rolling Stone Italia
L’anima di una città

Per capire Napoli devi guardare i volti della gente di Via della Stadera

I 24 Grana raccontano il video di ‘Stadera’, primo estratto dall’album ‘Bidonville’ La città non scenografica, non instagrammabile, non ancora ridisegnata per il turismo

Per capire Napoli devi guardare i volti della gente di Via della Stadera

24 Grana

Foto: press

Via della Stadera non è un posto che si racconta da solo: bisogna guardarlo in faccia, letteralmente. È per questo che il video parte dai volti degli abitanti, prima ancora che dalle strade. Quella periferia orientale di Napoli non ha piazze, non ha spazi pensati per la socialità: è un tessuto urbano che si è costruito senza lasciare respiro collettivo. Lì l’aggregazione nasce per necessità, non per progetto, un marciapiede, un portone, un angolo di strada diventano gli unici punti di incontro possibili.

Abbiamo scelto proprio quella strada perché ci interessava un’autenticità che nei centri storici oggi è sempre più difficile trovare. L’anima di una metropoli e non l’immagine di una cartolina. Napoli, come molte altre città, vive un processo di gentrificazione che ha svuotato interi quartieri: spazi ripuliti, ridisegnati per il turismo. La Stadera, al contrario, non è ancora stata “raccontata” da nessuno: non è scenografica, non è instagrammabile, ma è vera. Al punto che quando siamo stati lì per girare il video e alcuni curiosi ci hanno chiesto cosa stessimo facendo, la loro osservazione è stata: e chi ve lo fa fare? Ma siete proprio sicuri? Pr noi è lì che si vede ancora cosa significa abitare un luogo, con tutte le sue difficoltà.

L’idea del video di Stadera di Sara Russolillo e Lorenzo Fodarella nasce da un cortometraggio che Lorenzo aveva girato in Thailandia, in una zona di mercato. Erano immagini semplici, senza effetti né costruzioni particolari, ma con un forte potere evocativo: bastava mostrare le persone di un luogo per raccontare il luogo stesso. Ci ha colpiti proprio questo e abbiamo pensato di applicare lo stesso approccio alla Stadera.

I volti sono il centro del video. Non recitano, sono semplicemente inquadrati, e in questo sta la loro forza. Raccontano una condizione di precarietà diffusa: lavori instabili o assenti, giornate organizzate su poche certezze. Ma raccontano anche un legame concreto con il quartiere, che resta forte nonostante le difficoltà. Con questo video volevamo riportare l’attenzione su una parte di città che di solito resta fuori dal racconto pubblico di Napoli. Le periferie cambiano, ma raramente vengono raccontate per quello che sono davvero, qui abbiamo provato a farlo attraverso le persone che la Stadera la vivono ogni giorno.

Quando abbiamo scelto di raccontare queste strade e queste facce, non lo abbiamo fatto perché rappresentassero un’idea astratta di periferia o perché volessimo costruire l’ennesimo racconto su Napoli. Le abbiamo scelte perché sono luoghi che conosciamo. Sono pezzi di città che abbiamo attraversato e che, in qualche modo, fanno parte della nostra storia. Dietro quelle facce ci sono persone, storie, giornate normali. Ci sono vite che spesso rimangono fuori dall’immagine che una città costruisce di sé. E sono proprio quelle persone ad averci colpito, non perché siano personaggi o perché abbiano necessariamente qualcosa di straordinario da raccontare, ma perché dentro la loro quotidianità c’è una parte vera della città. Una signora che va a fare la spesa, Giovanni che vive la sua solitudine, Salvatore che ha già finito lo stipendio, Ciro che si divide tra lavori precari e la necessità di arrangiarsi, giovani donne e uomini che cercano fortuna. Sono storie apparentemente ordinarie, ma proprio per questo significative.

Per noi la musica è sempre stata legata a questo tipo di osservazione. È difficile pensare ai 24 Grana senza pensare ai luoghi da cui siamo partiti, alle persone incontrate, ai contesti in cui abbiamo suonato e a quelli in cui abbiamo costruito la nostra musica. Il tessuto sociale della città non è soltanto lo sfondo delle nostre canzoni, ma presenza, a volte esplicita e a volte molto più nascosta.

Stadera fa parte di un progetto più ampio, Bidonville, un lavoro che va oltre il singolo brano e che prova a raccontare il rapporto che abbiamo con i territori che abitiamo, e più in generale con il pianeta: l’uso che ne facciamo, lo stress a cui sottoponiamo le risorse disponibili, il modo in cui questo compromette la bellezza e la vivibilità dei luoghi. La Stadera, in questo senso, è un caso specifico di un fenomeno più ampio: quello che succede quando un territorio viene consumato senza che nessuno si occupi davvero di restituirgli qualcosa.

È questa la metafora che cercavamo.

24 Grana - Stadera (Official video)