Eugenio Giannetta e i disturbi alimentari degli uomini | Rolling Stone Italia
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Che cosa rappresentano i corpi dei maschi?

Ce lo siamo chiesti leggendo 'Corpo libero' di Eugenio Giannetta (add editore), un racconto dritto al punto sui disturbi alimentari vissuti dagli uomini. E un modo per riflettere su un ambito che la società insegna a ignorare

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Foto: Majestic Lukas su Unsplash

Il cibo è un terreno di conflitto. Lo è dal punto di vista politico, quando l’appropriazione di ricette e preparazioni segue la faglia dei terremoti geopolitici: il cibo palestinese scippato dalla cultura (e dalla propaganda) israeliana, il tex-mex che i messicani chiamano solo mex, la tradizione culinaria cinese importata e difesa da Taiwan. Ma lo è anche nei micro-contesti sociali, quando le famiglie che si riuniscono per le feste comandate si trovano a cercare un linguaggio comune con chi ha smesso di mangiare la carne o con chi non consuma alimenti animali e frequenta le tavole di casa solo tra Natale e Capodanno.

A volte, gli spazi di conflitto del cibo si comprimono ancora di più e finiscono per diventare una battaglia privata. È il terreno dei disturbi dell’alimentazione, una serie di malattie di cui si parla sempre maggiormente, ma che sembrano ancora più caleidoscopiche e diffuse rispetto al passato. Un conflitto che si combatte, spesso, silenziosamente, anche a causa di uno stigma sociale per cui chi soffre di un tumore o di una malattia autoimmune è sfortunato, mentre chi è affetto da un disturbo dell’alimentazione ne è in qualche modo responsabile. Patologie che colpiscono a tutte le età e che riguardano, come sta emergendo in modo cristallino negli ultimi anni, entrambi i generi.

«Tradizionalmente associati alle donne, i disturbi dell’alimentazione colpiscono invece anche la popolazione maschile con, più o meno, la stessa intensità. E con intensità intendo che di anoressia muoiono sia uomini che donne. La malattia negli uomini si traveste spesso da attenzione ossessiva per il cibo “pulito”, ed è condizionata da una ricerca compulsiva del muscolo scolpito, ma non solo […]. Il fenomeno maschile è rimasto molto a lungo in ombra, probabilmente sotto la coltre della cultura machista, ma da qualche anno almeno un quarto delle diagnosi riguarda anche ragazzi […]. Non è il problema a emergere, ma il coraggio, la volontà di parlarne, chiedere aiuto, ammettere la fragilità, concedersi la possibilità di vivere la difficoltà».

Con queste parole, Eugenio Giannetta apre le pagine del suo libro Corpo libero – Il mondo maschile dei disturbi dell’alimentazione, pubblicato da add editore nel settembre 2026. A metà tra un memoir, un documentario e un saggio, il libro plana sul campo di battaglia del mondo privato degli uomini, ribaltando stereotipi e accendendo una luce sulla relazione tra cibo e corpo maschile, spesso ridotto a una miscela potenzialmente esplosiva di luoghi comuni.

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Foto press

Le ultime statistiche sanciscono infatti come la diffusione dei disturbi dell’alimentazione negli uomini sia in crescita: «Fino agli anni Novanta la percentuale tra maschi e femmine riguardo all’anoressia vedeva un divario forte di circa un uomo ogni due donne ma, negli ultimi anni il cambiamento sociale è stato importante e significativo». Negli adolescenti, malattie come l’anoressia, la bulimia, disturbo da binge-eating si stanno distribuendo sempre più equamente tra ragazzi e ragazze, e il fatto che per anni queste patologie siano state diagnosticate quasi esclusivamente alle (o ritenute appannaggio quasi esclusivo delle) donne, ha in qualche modo dopato sia il dibattito pubblico che i protocolli medici e la risposta sanitaria.

Una delle storie emblematiche raccolte nel libro è quella di un ragazzo a cui, in un primo momento, non viene diagnosticata l’anoressia perché considerata una malattia in grado di colpire solo il sesso femminile. Il racconto del protagonista, che si trova ospedalizzato per un disturbo psichiatrico e accanto a sé vede ragazze che hanno palesemente la sua stessa patologia, ha i risvolti kafkiani di un ospedale che si trasforma in castello o tribunale. Così come le esperienze dei maschi che si trovano nelle strutture di cura circondati da donne, in un isolamento che diventa iconografico oltre che sanitario.

Nel libro di Giannetta si incrociano il rigore dei dati e la forza formale degli estratti dei paper scientifici con le sberle emotive delle storie di chi quei corpi, la loro bulimia e anoressia, le ha vissute sui propri corpi; dei genitori che si sono visti strappare un figlio da una patologia dell’alimentazione, dei medici e degli specialisti che ogni giorno sono in prima linea nell’attraversare i confini tratteggiati a matita di malattie che iniziano con il rimbombare in testa e finiscono per martoriare il corpo. In parallelo, la storia del suo rapporto con la moglie, chiamata per quasi tutto il libro con la sola iniziale M, con un tumore in fase terminale e morta proprio durante la stesura. Sono pagine lucide, di una quotidianità emotiva travagliata e dolce, che costruiscono un costante contrappunto alla narrazione del tema centrale del libro: la malattia, l’attività di cura, la famiglia, il corpo, le relazioni, il tempo.

Corpo libero è una mappa che racconta quanto i disturbi dell’alimentazione siano subdoli, quanto trasformare un’abitudine in una patologia e il controllo in un’ossessione sia questione di istanti e centimetri, quanto il silenzio e l’isolamento sociale, i commenti che sfumano in bullismo, le parole dette male possano accumularsi su un piano inclinato trasformandosi in una valanga che purtroppo diventa visibile solo quando colpisce.

Ma Giannetta pone anche questioni più ampie su cosa significhi essere maschi oggi. Tra i disturbi dell’alimentazione più diffusi tra gli uomini – soprattutto giovani e giovanissimi – c’è la vigoressia, l’ossessione per un corpo muscoloso che va ben oltre il tenersi in forma, trasformandosi in visione distorta di sé stessi, sempre troppo gracili, troppo esili, troppo flosci.

È difficile non fare una deviazione dalle pagine di Corpo libero per finire nella manosfera, l’insieme delle community online misogine abitate da incel, redpillati, MGTOW. Per gli uomini che abitano le foreste dei canali Telegram legati alla manosfera, il patriarcato non è questione da mettere in discussione, anzi. E l’odio verso le donne non è neppure malcelato nella consacrazione di assassini come Filippo Turetta a idoli. Spesso, la miccia di questa misoginia è il rifiuto (reale o immaginario) ricevuto da una donna e lo squarcio del velo della realtà (redpillato deriva dalla pillola rossa di Matrix): gli uomini sono divisi in alpha (chad) e beta. Gli alpha possono avere tutto: addirittura i blackpillati (un’evoluzione ancora più nichilista) sono biologicamente progettati per avere successo anche, e soprattutto, con le donne. Sono muscolosi, hanno le spalle larghe e le mascelle squadrate. Ai beta invece non resta nulla, se non provare a colmare il divario lavorando sul fisico. Ed è – anche – da questo presupposto quasi cosmogonico che inizia a farsi strada l’ossessione per la forma fisica – looksmaxxing -, per un corpo scolpito, per una mascolinità da esibire nei bicipiti e nei polpacci.

Così si fa spazio, tra le questioni solo bisbigliate dal libro, un altro grande tema dei maschi di oggi: l’arida assenza di un campo di gioco comune in cui confrontarsi su ciò che si prova, sui sentimenti, sulle frustrazioni, gli innamoramenti, i rifiuti, i dubbi. Il famoso e mai banale parlare. Non che i disturbi dell’alimentazione si risolvano parlando, anzi, sono delle malattie che portano le persone a isolarsi, a cercare conferme in ambienti rischiosi come le community digitali che incentivano comportamenti disfunzionali e patologici. Ma nel me quindicenne seduto sul divano del mio miglior amico appena lasciato dalla ragazza del liceo, in silenzio a giocare a PES e mangiare Gocciole senza rivolgerci la parola se non un “Come stai”, “Bah, così”, non posso non vedere una delle tante piccole micce che hanno innescato l’attuale assenza di un discorso pubblico da parte degli uomini su temi come il corpo, la sessualità, i sentimenti.

Per rimanere in tema sanitario, ne è esempio il diffusissimo analfabetismo maschile legato alla prevenzione di patologie e disturbi dell’apparato riproduttivo e della funzione sessuale, con l’80% degli uomini che non effettua visite o controlli periodici dall’andrologo (dati Società Italiana di Andrologia). Un problema sanitario nazionale, viste le potenziali ricadute sul sistema – dei costi – di gestione della cura, figlio anche di un’educazione sentimentale costruita sul mito della virilità incrollabile e di un corpo progettato per essere sempre sui giri della perfetta performance.

C’è un filo conduttore che ci riporta al rapporto con il cibo: maschi monadici e prestazionali. Maschi che non piangono e non chiedono aiuto. Maschi con appetiti sessuali – etero – insaziabili e, per causa o conseguenza, pantagruelici anche a tavola. Maschi che mangiano carne cruda, che abusano di peperoncino. Maschi che mangiano tanto, che spazzolano via tutto.

In questo contesto, i disturbi dell’alimentazione al maschile raccontati da Eugenio Giannetta diventano anche la chiave di lettura di un contesto sociale che molti uomini non sanno neppure di abitare, un modo per fare i conti con la propria sfera psicologica ed emotiva, con il rapporto con l’altro e con un corpo che può diventare un estraneo, che può trasformarsi, ammalarsi, e di cui è necessario prendersi cura: «Restituire materia, ritrovare la complessità, cercare la compassione nel senso più dolce del termine: restituire soggettività a ciò che lo sguardo – sociale e personale – tende spesso a trasformare in oggetto. Perché quando il corpo “disturba” o “è disturbato”, spesso non è il corpo il vero problema, ma tutto ciò che il corpo, da solo, è costretto, suo malgrado, a rappresentare».