È ufficiale: le ferite si stanno rimarginando. Questo weekend Olivia Rodrigo ha dato il via all’Unraveled Tour a Hartford, in Connecticut, con un debutto trionfale. Che serata: O-Rod ha tenuto il palco per quasi due ore, iniziando puntuale alle 20. Ha cantato 23 canzoni – quasi tutti i brani del suo nuovo You Seem Pretty Sad – senza bis o momenti di stanca. Un bombardamento pazzesco di hit, una dopo l’altra, pescate dai suoi tre album. Fiori. Pioggia. Un vestito che si dissolve. Questa sì che è una rockstar.
Lo show di Olivia è completamente fuori di testa. Il palco è ricoperto di fiori. Una quantità enorme di fiori. Tantissimi fiori. Credo Olivia sia l’unica popstar che abbia mai visto con dei veri e propri roadie per i fiori: a occhio, la squadra di giardinieri è composta da 16 persone intente a sistemare e sostituire la vegetazione all’occorrenza. E, onestamente, non avevo mai visto così tanta vegetazione su un palco.
L’Unraveled Tour è lontanissimo dalla sfacciata spavalderia glam-punk della sua tournée nei festival dell’estate 2025, appena un anno fa, quando Rodrigo apriva ogni serata con il grunge di Obsessed, una canzone che quest’anno, invece, non ha mai eseguito. Se quello show mostrava una sicurezza da rockstar, oggi Rodrigo si trova in un territorio emotivo diverso, con un’atmosfera quasi pastorale. Dopo il set energico dei Wolf Alice, la musica che accompagna l’attesa prima del concerto è composta da un loop di insetti e uccelli che cinguettano.
Si parte subito con una sorpresa: la band prolunga all’infinito l’introduzione di Drop Dead, finché Olivia inizia la prima strofa completamente nascosta tra i fiori. Al primo ritornello, “Una notte ero a letto annoiata”, emerge dal giardino come una Regina di Maggio. Poco dopo le chitarre iniziano a darci dentro mentre dal cielo cadono coriandoli viola.
A dire il vero, Olivia avrebbe potuto lasciare il palco già dopo Drop Dead. Sarebbe bastato questo a rendere lo show un concerto fantastico. Ma siamo appena all’inizio. Si attacca con due delle canzoni d’amore più rock della sua discografia, So American e U + Me = <3, quest’ultima contenente un verso che può riassumere la filosofia di vita della musicista: “Dicono che l’amore al giorno d’oggi sia una cosa crudele / E io a questo rispondo: chi se ne frega, chi se ne frega!”.
Olivia corre alla tastiera per eseguire un assolo di pianoforte. Poi solleva il vestito per mostrare al pubblico la biancheria intima decorata con un messaggio in onore di Hartford: «HFD + me 4ever». (Nota: non esistono prove note che qualcuno, nella vita reale, abbia mai provato qualcosa del genere nei confronti di Hartford.)
Questo momento di beatitudine romantica dura però appena tre canzoni, frenato dalla rabbia pop-punk di Good 4 U. Olivia così si cambia d’abito mentre la band suona l’intro di Deja Vu e i roadie dei fiori si occupano di potare il giardino.
Lo show è diviso in sei sezioni diverse, ispirate in modo molto libero alle quattro stagioni. L’energia rimane sempre alta anche grazie alla sua band tutta al femminile, guidata dalle chitarriste Daisy Spencer, che presenta come «la ragazza più cool del mondo», e Arianna Powell. Olivia parla poco, soprattutto nella prima metà, durante la quale raramente si ferma a dire qualcosa tra una canzone e l’altra.
Lo styling passa da vestiti da principessa allo streetwear in stile anni Novanta. L’aggressività indie-sleaze di My Way si trasforma immediatamente nella splendida Serena Joy, un’invettiva femminista furiosa con un groove new wave da primi anni Ottanta, molto Martha and the Muffins. Purple inizia con Olivia rannicchiata a terra, sul bordo del palco, per poi trasformarsi in una scena in cui salta agitando una stellina filante.
You Seem Pretty Sad for a Girl So in Love è un album costruito attorno a una trama – un pregio o un difetto, a seconda del proprio stato d’animo e del proprio punto di vista – ma dal vivo Olivia elude quella narrazione, alternando canzoni sull’innamoramento a quelle sulle rotture. Cigarette Smoke arriva prima di Honeybee, una scelta che ribalta l’immaginario legato all’album. L’unica nuova canzone inserita in scaletta è Begged. La introduce così: «L’ho scritta in una camera d’albergo in un Paese straniero alle quattro del mattino», mentre la sua migliore amica Madison Hu cerca di dormire. Olivia si scusa con Hu, presente tra il pubblico, dicendo: «Maddie, scusa per averti tenuta sveglia».
«Questa è una serata speciale», rivela al microfono. «È la sera dell’apertura del tour, ma anche perché è il compleanno di mia mamma». Dal momento che sua madre è presente in sala, fa cantare a tutti Happy Birthday, aggiungendo scherzosamente: «Non posso inquadrarla, mi ucciderebbe!».
Bad Idea Right? e Vampire sono tra le parti migliori dello show, con Olivia che ripropone quel movimento a gattoni sul palco dell’era Guts durante un assolo di chitarra di Powell. Per Stupid Song si sposta su un palco laterale a forma di cuore, circondato da una corona di fiori. Maggots for Brains, uno dei momenti più strani, tristi e riusciti del nuovo album, funziona alla grande, con Olivia impegnata in un assolo di chitarra in stile Cure. (Robert Smith non si fa vedere stasera e, purtroppo, non arriva nemmeno What’s Wrong With Me, l’unico brano di You Seem Pretty Sad rimasto fuori dalla scaletta). Olivia si siede poi da sola al pianoforte per le applauditissime Favorite Crime e Drivers License.
Lo show raggiunge il culmine con Deja Vu e All-American Bitch, due dei suoi brani più aggressivi. In scaletta mancano alcuni dei suoi pezzi più arrabbiati, come Brutal, Obsessed e Get Him Back!, che avrebbero potuto aggiungere un po’ di pepe al finale, visto che Expectations non ha la forza necessaria per chiudere il concerto con il botto.
Ma il momento più memorabile della serata arriva durante The Cure, la canzone più straziante della sua discografia, nonché il centro emotivo tanto dello show quanto dell’album. Olivia si sposta sul palco centrale per affidare al pubblico le proprie confessioni più vulnerabili. Una nuvola invisibile inizia a farle piovere addosso, inzuppandola. La pioggia lava via il suo vestito. Olivia è sola, disfatta, mentre il vestito si scioglie. Un momento volutamente sopra le righe, perfettamente in sintonia con la forza emotiva della canzone e con quella di tutta la serata.















