“Vittoria sotto un cielo ostile contro ogni avversità e ogni nemico”, cantano i Kneecap nel ritornello di Unconquered, duetto con Tom Morello. La canzone è contenuta nell’album del chitarrista Everyone Gets Everything They Want uscito stanotte, con ospiti che vanno da Serj Tankian ai Beartooth fino al figlio Roman Morello con cui suona da tempo. «Se ne avete abbastanza, questo disco è per voi», ha detto Morello.
Il pezzo più atteso era Unconquered per lo spirito che accomuna il gruppo nordirlandese e il chitarrista americano. «Sono chiaramente i Rage Against The Machine dei giorni nostri», ha detto Morello l’anno scorso allo Strombo Show di George Stroumboulopoulos parlando dello spirito anti-establishment dei Kneecap. «Quello che stanno facendo con la loro arte è ciò che probabilmente le persone dovrebbero fare di più nella vita: sfidare il potere dicendo la verità».
Unconquered è come deve essere: un pezzo politico bilingue sullo spirito indomito di ribellione che incita alla resistenza mettendo in connessione passato e presente, colonialismo e destre repressive, dalle strade di Belfast all’Africa. Non a caso il pezzo cita Frank Kitson, il generale inglese che ha represso col pugno duro le rivolte sia in Irlanda del Nord che in Kenya.
“La rivoluzione è dentro di te”, incitano i Kneecap. “Fianco a fianco con gli oppressi, dalle estati più calde agli inverni più freddi, la morsa del potere si sta allentando, questo è un messaggio da West Belfast a Westminster”.
«Parla dello spirito che non si piega, dai campus universitari ai campi profughi fino ai palchi dei concerti, da Dublino a Detroit, e questo nonostante la repressione, la violenza di Stato e il terrore diretti contro le persone o gli artisti», ha detto Morello a NME. «Finché ci sarà respiro nei nostri polmoni ed elettricità nei nostri ampli Marshall, quello spirito non sarà sconfitto».
Il bridge è affidato all’americano e contiene un ovvio riferimento a Elon Musk: “Che i ricchi se ne vadano a colonizzare Marte, io preferisco i bassifondi a guardare le stelle”. «Volevo fare in modo che la chitarra suonasse come una rivoluzione», ha detto. «E questo album è il mio discorso sullo stato dell’Unione».















