Un’ora con Neil Young a Bridgeport, Connecticut | Rolling Stone Italia
Take America Back!

Un’ora con Neil Young a Bridgeport, Connecticut

Cronaca del primo concerto del rocker del 2026, un’esibizione di riscaldamento coi Chrome Hearts in vista dello show di sabato al Farm Aid. Spoiler: tiene botta, eccome

Un’ora con Neil Young a Bridgeport, Connecticut

Neil Young dal vivo nel 2025

Foto: Samir Hussein/WireImage

Neil Young non s’è fatto vedere granché in pubblico nell’ultimo anno. Dopo aver cancellato il tour estivo in Europa, a maggio ha suonato brevemente a sorpresa alla festa per i 90 anni dell’ambientalista e attivista David Suzuki. Sabato però ci sarà il Farm Aid e così ha organizzato due concerti di riscaldamento con Willie Nelson a Bridgeport, Connecticut, e a Philadelphia, un modo per levarsi di dosso un po’ di ruggine e arrivare pronto.

I Rusties, come si fanno chiamare gli hardcore fans di Neil Young, sono arrivati a Bridgeport da ogni parte del mondo per il primo concerto, il 22 settembre, senza sapere bene cosa aspettarsi e con un’unica certezza: Young avrebbe suonato coi Chrome Hearts. La prima sorpresa è arrivata quando si è saputo che sarebbe stato Young l’headliner e non Willie Nelson. In tutta la storia del Farm Aid, così come in ogni edizione dell’Outlaw Tour, Nelson è sempre stato l’ultimo artista a salire sul palco, persino quando in cartellone c’era Bob Dylan.

Dopo il set d’apertura del diciannovenne Ty Myers, Nelson è salito sul palco con l’armonicista Mickey Raphael e i chitarristi Waylon Payne e Micah Nelson. Verso la fine del set, durante il quale ha fatto ascoltare classici come On the Road Again, Angel Flying Too Close to the Ground e Bloody Mary Morning, Nelson chiamato Young sul palco per il loro duetto del 1985, Are There Any More Real Cowboys?.

Neil Young & Willie Nelson - Are There Any More Real Cowboys? - 9/22/26 - Bridgeport, CT

La scaletta del tour estivo del 2025 coi Chrome Hearts era eclettica e metteva assieme Ambulance Blues, Cowgirl in the Sand e due estratti da Greendale, passando dall’acustico alle cavalcate elettriche alla Rust Never Sleeps. A Bridgeport Young è suonato quasi sempre unplugged e ha puntato su pezzi familiari, aprendo con versioni morbide e da cantare in corso di Long May You Run, Human Highway e Comes a Time.

«Alcune di queste canzoni sono vecchie e altre sono persino più vecchie, ma questa è la più vecchia di tutte», ha detto scherzando prima di Casting Me Away From You, la canzone che ha scritto e registrato nel 1965 prima di trasferirsi a Los Angeles e mettere in piedi i Buffalo Springfield e che ha recentemente reinciso per Second Song. È stato toccante sentirla e ha stabilito il nuovo record per l’intervallo di tempo più lungo mai trascorso tra la registrazione di una canzone e il suo debutto dal vivo.

Young si è poi seduto al pianoforte per la prima esecuzione live di Earth Girl, un altro pezzo di Second Song, l’unico al 100% nuovo messo in scaletta. È un tenero omaggio alla moglie Daryl Hannah (“È stato difficile trovarti / Eri sempre qui intorno a me / A sorridere sotto la pioggia battuta dal vento / Con così tanto da condividere”) che Young ha suonato mentre la moglie osservava e filmava dal lato del palco.

L’attenzione di qualche spettatore occasionale è calata durante due pezzi poco noti fatti uno dopo l’altro, ma Young l’ha riconquistata tirando fuori Old Man e Heart of Gold, due classici di Harvest. Ricreare alla perfezione le parti di pedal steel di Ben Keith che sono sulle registrazioni originali è impossibile, ma Micah Nelson ha fatto un gran lavoro alla lap steel. È più giovane dei figli di Willie Nelson e suona nella band di Young da 11 anni, prima coi Promise of the Real, poi coi Crazy Horse e ora coi Chrome Hearts. Merita un posto qualunque sia la formazione che Young metterà insieme in futuro. È una risorsa straordinaria.

Il set principale si è chiuso con la perla nascosta Daddy Went Walkin’, da Silver and Gold, una splendida Harvest Moon, eseguita appena quattro giorni prima del picco della vera luna del raccolto e una versione di After the Gold Rush full band, intensa e spettrale. Nei bis si è sentita una Living with War solenne, chiaramente ispirata dalla guerra in corso in Iran. L’ultima volta che l’ho sentita dal vivo ero in piedi dietro a Donald Trump, Patti Smith e Salman Rushdie a un concerto di CSNY al Theater at Madison Square Garden nel 2006: neanche in dieci trilioni di anni, avrei potuto immaginare dove saremmo finiti.

Per l’ultimo pezzo della serata, Young ha finalmente imbracciato la sua Old Black. Mentre chiamava la band, poteva succedere di tutto. Avremmo sentito Like a Hurricane? Hey Hey, My My (Into the Black)? Powderfinger? Come prevedibile, è arrivata invece Rockin’ in the Free World, anche se suonata in modo stranamente lento, tanto che per un attimo è sembrato spiazzare la band. Come da recente tradizione, durante la canzone Young ha guidato il pubblico in un furioso botta e risposta sulle parole “Take America back!”.

Il concerto è finito dopo meno di un’ora. Che non ci sarebbe stata altra musica Young lo ha fatto capire subito: ha strappato le corde dalla Old Black e ha lasciato il palco. È probabile che a Philadelphia il 24 e al Farm Aid il 26 riproponga una versione leggermente diversa di questa scaletta. Ma con Young non si può essere sicuri di nulla: ha costruito una carriera sul talento che ha nello spiazzare le aspettative. Speriamo che questo sia un assaggio di un tour più ampio in arrivo nel 2027. La produzione discografica recente di Young è stata discontinua, anche se Second Song è stato accolto bene. Dal vivo, però, è quasi al massimo della forma.

Neil Young & The Chrome Hearts - 9/22/26 - Bridgeport, CT - Complete show plus bonus track (4K)

Da Rolling Stone US.