Lo ammetto. Negli anni 2000 anche io ho subito il fascino della coppia mitologica Kate Moss–Pete Doherty. Difficile dimenticare il loro stile bohémien da vere rockstar. Kate Moss aveva sfilato per Demna da Gucci a febbraio. Ma che fine aveva fatto Pete? Quindi, quando, il 20 giugno 2026, @the.1989 ha organizzato un concerto a Milano con chi era rimasto dei The Libertines sono andata, un po’ per noia, un po’ per nostalgia. Sì, Pete c’era. E suonava ancora. Dall’Inghilterra, si era rifugiato a Étretat, in Normandia, e aveva inciso un album con il compositore francese Frédéric Lo: The Fantasy Life of Poetry & Crime.
«Tutto ha avuto inizio una mattina di primavera, all’inizio della pandemia. Da quando vivo in Normandia è quasi impossibile raggiungermi, non ho cellulare, ma Frédéric è riuscito a entrare in contatto con me», raccontava qui. «Da lì ci siamo organizzati per passare del tempo assieme a Étretat e provare a scrivere qualcos’altro. Ed eccoci qui, abbiamo registrato un intero album».

Foto: Alessandra Busacca
Chapeau. Un titolo perfetto, soprattutto, per il luogo che l’ha ispirato. Le falesie della Costa d’Alabastro, infatti, non furono solo il rifugio degli impressionisti a metà Ottocento, ma anche il covo di un criminale ricercatissimo: il ladro gentiluomo Lupin creato dal genio dello scrittore Maurice Leblanc. Nei suoi racconti, la falesia d’Aval, cava al suo interno, nascondeva l’immenso tesoro segreto dei re di Francia, accessibile, ovviamente, solo ad Arsenio Lupin.
Nessuna citazione diretta al manigoldi però, nel testo della canzone di Peter, bensì vaghe allusioni e suggerimenti, come dimostra anche la copertina dell’album:
In the estuary
There’s a clue to find
In the fantasy life of poetry and crime
Haute-Normandy and Seine-Maritime
In the fantasy life of poetry and crime.

‘The Fantasy Life of Poetry and Crime’. Foto press
Sublimi, le scogliere. Dunque, si viaggia in Normandia per ritrovarsi o per non farsi trovare. E non c’è da stupirsi. Le passeggiate a picco sul mare, il ritmo delle maree, le mele rotonde, il sidro e i formaggi. Sembra di entrare in un disegno di David Hockney. In Normandia ci si allontana dalla frenesia cittadina. Ci si annoia. Ma a buon rendere. «On s’emmerdait», diceva Serge Gainsbourg, quando ci passava l’estate in famiglia. Lui, uomo della notte, insisteva nel dire che c’era troppo silenzio nella campagna di Cresseveuille.

Foto: Alessandra Busacca
E così? Gainsbourg diceva che non succedeva niente, ma Éric Rohmer ci ha costruito un intero immaginario con Pauline à la plage (1983). L’estate l’ha quasi inventata lui. E confermo tutto. Il resto è un cahier de voyage: appunti, foto e pensieri in ordine sparso per cogliere meglio l’atmosfera del luogo.
17 agosto, Giverny
16:30 – Full immersion dell’arte en plein air con Monet e i suoi giardini e ponti sospesi sull’acqua. Non ho mai visto uno stagno così grande, con così tanti fiori e ninfee. Grigio, acquitrinoso, melanconico. Per me ancora più suggestivo che non al sole.

Foto: Alessandra Busacca
18 agosto – Trouville Sur Mer
10:00 – Apro le finestre fronte mare della mia villa à colombages. Un maglioncino a righe a nudo sulla pelle dopo un tuffo congelato per poi riscaldarmi con un libro nella sala da tè dell’Hotel Flaubert. Lo scrittore aveva quindici anni quando, sulla spiaggia di Trouville nel 1836, raccolse la mantella che apparteneva a Élise. Il suo primo amore. Quella donna sarebbe diventata Madame Arnoux nella Educazione sentimentale.

Foto: Alessandra Busacca
12:00 – Destinazione: mercato del pesce. Diluvia. Non proprio ottimo, ma corro al riparo sotto un tendone per ordinare un plateau de fruits de mer, un’alzatina di ostriche e coquillages, moules à la crème con burro, (amiamo il burro), panna fresca e sidro.

Foto: Alessandra Busacca
20:00 – Foto d’obbligo alle insegne al neon di Les Vapeurs e Brasserie Les Bains. Aringa e salmone perfetti, poi sorbetto al Calvados.

Foto: Alessandra Busacca
21 agosto – Deauville
22:00 – Tento la fortuna al casinò di Deauville, come Françoise Sagan, e punto tutto sul numero 8. Lei aveva 23 anni e vinse abbastanza da comprarsi un manoir vicino a Honfleur. Mi sono detta: “Se non gira, datti all’ippica e vai a vedere il polo solo per sistemare le zollette d’erba all’intervallo”.

Foto: Alessandra Busacca
23 agosto – Étretat
10:00 – Mi fermo ossessivamente a ogni pasticceria per un flan patissier. Se non ce l’hanno non prendo niente. Ma non solo qui, ovunque. Passeggiatine sul mare, sospese. Vento leggero. Attenzione ai gabbiani.

Foto: Alessandra Busacca
25 agosto – Saint-Martin-aux-Arbres
09:00 – Colazione nella campagna francese in un’antica clos-masure immersa nel verde. Da Les Sequoias Géants baguette e Neufchâtel a forma di cuore, il formaggio a crosta fiorita più buono che io abbia mai assaggiato. Romantiche, ma non troppo.

Foto: Alessandra Busacca
27 agosto – Veules Les Roses
09:00 – Giro di pasticcerie e botteghe storiche, poi visita al mulino e al fiume più piccolo di Francia. È ora di rientrare. Un viaggio in macchina di circa 10 ore per tornare a Milano, ma io sono abituata a fare l’Autostrada del Sole fino in Sicilia. A sole 2 ore invece si trova la Ville Lumière. Certo forse, forse una tappa a Parigi…















