Neil Young non ha mai risparmiato critiche a Donald Trump e alle sue politiche, usando spesso toni feroci. Domani pubblicherà il nuovo album Second Song che contiene un pezzo tra il personale e il politico intitolato Soon I Might Be Going in cui fa riferimento a Trump senza citarlo per nome, ma non può che essere lui l’uomo che sta “demolendo la vecchia Casa Bianca”.
«Non riesco a staccare gli occhi dalle news», dice Young in una nuova intervista pubblicata dal mensile Mojo. «Ci penso non appena mi sveglio e ci penso quando vado a dormire e questo perché il pianeta è in pericolo, il nostro popolo è in pericolo, il futuro dei nostri figli è in pericolo. Stiamo sperperando le risorse. Così come siamo distratti da quello che vediamo, siamo distratti dai danni che noi stessi stiamo creando».
Young suggerisce perciò di non concentrarsi sulle piccole polemiche come la controversia sulla Reflecting Pool del Lincoln Memorial che ha tenuto banco per alcune settimane. «Sono stronzate che non contano nulla» dice Young «e i media ne sono in buona parte responsabili. Le stazioni che tutti guardano si fissano sulla Casa Bianca, sul Presidente, sulle cose sbagliate che fa. Ovvio, c’è molto da dire a proposito, ma ci sono molte altre cose importanti».
«Spero che ci libereremo di lui», dice Young a proposito di Trump. «Magari una volta che sarà sparito il mondo diventerà un posto migliore. Ma personalmente, in quanto essere umano, non gli auguro alcunché di male, vorrei solo che non fosse lì».
Inciso con i Chrome Hearts, Second Song contiene sette canzoni di cui due, Casting Me Away From You e I’ll Love You Forever, risalgono agli anni ’60. «Non c’è concept», dice Young in un comunicato stampa. «Sono un paio di vecchie canzoni e molte nuove. Ecco di cosa tratta l’album, del confronto tra le nuove canzoni e quelle vecchie. Le vecchie canzoni offrono una sorta di riflessione e contrapposizione, o qualcosa del genere. Sembrano tutte integrarsi perfettamente tra loro».














