Quando a Marracash bastavano le briciole | Rolling Stone Italia
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Quando a Marracash bastavano le briciole

Da Nicosia alla Barona e ritorno: il docufilm 'King Marracash', disponibile dal 18 settembre in esclusiva su Disney+, riapre l’album di famiglia. Una storia di emigrazione in chiave rap

Quando a Marracash bastavano le briciole

Uno scatto backstage da 'King Marracash'

Foto: Lucia Iuorio

Marracash è diventato un simbolo di Milano, ma in fondo non poteva essere altrimenti. Perché è l’unica città italiana dove, grazie all’ultima ondata dell’hip hop, è sopravvissuta una versione meneghina del sogno americano: parti dalla periferia, raggiungi successo e soldi, torni al quartiere e ti trasformi in un Re. Marra è la Barona, i casermoni, le posse, il rap, ma nelle vene di Fabio Rizzo, nato a Nicosia, in provincia di Enna, scorre sangue siciliano.

I primi spoiler della sua complessa biografia li aveva inseriti lui stesso nel disco d’esordio, omonimo, del 2008. In Bastavano le briciole raccontava la casa di ringhiera piena di immigrati, senza bagno, il padre rimasto disoccupato (gli avevano persino rubato il camion e lui l’ha visto per la prima volta depresso), le partite a briscola con i paesani al bar.

Alle elementari scopriva invece la differenza di classe, che ancora resisteva: da una parte i bambini di famiglie borghesi e i genitori istruiti, dall’altra i figli degli immigrati e degli operai. E Fabio che si vergognava del dialetto parlato in casa. A questo si sono aggiunti lo sfratto e la Barona, non certo un quartiere semplice in cui crescere: “Nessuno pagava un cazzo nel mio palazzo e ci arrivò lo sfratto / E su mia madre ebbe un brutto impatto / Era venuta a Milano sognando una casa privata / Ora stava alla Barona dietro a una risaia”. E la Sicilia, in quel momento, diventa una pellegrinaggio estivo: “Andavo giù in Sicilia in Uno diesel. Termos di caffè, sei valigie in tre. So che non potrò scordarlo mai”.

Foto: Lucia Iuorio

Bastavano davvero le briciole. È da lì che parte anche il capitolo “Radici” di King Marracash, il docufilm diretto da Pippo Mezzapesa, disponibile dal 18 settembre in esclusiva su Disney+. Il regista ha raccontato di aver pensato al ritorno in Sicilia proprio ascoltando il pezzo Bastavano le briciole. Nel film Marra è con la famiglia d’origine in Sicilia: durante un pranzo con i parenti riaffiorano i ricordi e, quasi vent’anni dopo quella canzone, il viaggio verso sud continua, ma a ritroso. Dal pellegrinaggio estivo, al ritorno dell’eroe.

Nello stesso primo album c’era già un’altra traccia di quella genealogia: Chiedi alla polvere, che prende il titolo dal romanzo di John Fante, altro figlio di un muratore emigrato negli Stati Uniti da Torricella Peligna, borgo abruzzese alle falde della Maiella. Stavolta Marra guarda alla propria linea familiare con il nonno rimasto in Sicilia, il padre consumato dal lavoro alla Barona e si rende conto di appartenere alla “genia di sconfitti”. Una famiglia che lui stesso definirà in alcune interviste «quasi verghiana».

È il carburante nel motore del suo rap: il riscatto sociale. E in quelli che ieri avevano il volto degli immigrati del Sud arrivati nelle fabbriche e nelle periferie del Nord, oggi si possono riconoscere le seconde e terze generazioni con genitori e nonni emigrati da Marocco, Senegal, Egitto o Albania. Cambiano i territori di partenza, non cambia la fame di uscire da una storia che sembrava già scritta. Alla fine, però – come dimostra King Marracash – la forza attrattiva delle origini è irresistibile.

Senza spoilerare troppo il contenuto del docufilm, ci viene in soccorso il filosofo siciliano Manlio Sgalambro che, nel film diretto da Franco Battiato, Perdutoamor, aveva così definito la parabola di molti suoi conterranei: «Ogni tanto tornerà per le vacanze, magari per vedere i suoi, ci criticherà ferocemente perché lui vive nella civiltà. Ma una cosa non sa, che questa terra come la Ionia di Eraclito e Anassagora è magica, e richiama sempre coloro che gli appartengono, come se esercitasse un diritto. La legge dell’appartenenza. E anche per lui un giorno inevitabile, il ritorno. Sarà il clima, la luce, l’aria… Una granita di mandorle!».