Ecco Grindin, il caffè di Pharrell e Pusha T | Rolling Stone Italia
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Ecco Grindin, il caffè di Pharrell e Pusha T

Ventiquattro anni fa, i Clips pubblicavano 'Grindin''. Oggi, i due rapper presentano il loro nuovo brand di caffè, blended by Lavazza

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Foto press

Ventidue anni dopo Grindin’, singolo del 2002 che fede debuttare i Clipse nelle classifiche, Pusha T e Pharrell Williams tornano a lavorare fianco a fianco — questa volta non in studio, ma su un chicco di caffè. Nasce così Grindin’ Coffee, il marchio lanciato in partnership con Lavazza, la torrefazione italiana fondata a Torino nel 1895.

A raccontare l’origine del progetto è lo stesso Pusha T, che descrive un’abitudine nata quasi per caso durante le session di It’s Almost Dry, l’album realizzato insieme a Pharrell e Kanye West in piena pandemia: giornate che cominciavano prestissimo, chiusi in studio a Miami, con un caffè nero o la cialda più forte disponibile come primo gesto della giornata, seguito da ore di lavoro non-stop e da un lungo giro in bicicletta.

Anche per Pharrell il legame tra caffè e lavoro creativo è tutt’altro che casuale: il produttore descrive il caffè come una presenza costante nelle stanze in cui i due hanno costruito la loro collaborazione fin dai tempi di Grindin’, quasi un simbolo della stessa disciplina e concentrazione che il duo porta in ogni progetto.
Il salto dall’abitudine personale al marchio vero e proprio passa dai pop-up allestiti negli ultimi due anni al festival Camp Flog Gnaw, dentro e fuori dal perimetro dell’evento — con Pusha T che, invece di esibirsi, si è messo lui stesso a servire caffè tra file interminabili di fan e merchandising firmato Carhartt. È in quel contesto che Pharrell ha incontrato Lavazza, colpita dall’approccio dei due al settore al punto da proporre una linea interamente dedicata.

Il debutto sul mercato punta su due miscele distinte: un dark roast dalle note di cacao, caramello e spezie scure, e un medium roast che vira su cioccolato fondente, caramello e nocciola tostata — entrambe pensate per adattarsi a più metodi di estrazione, dal filtro all’espresso fino al cold brew.

Per Pusha T resta comunque una questione di coerenza più che di business: dice di voler dedicarsi solo a progetti che sente autenticamente suoi, mai a qualcosa che sappia di semplice operazione commerciale. Non a caso cita, come prova di quanto quel rituale mattutino sia reale, l’episodio di un brano rimasto bloccato per giorni e sbloccato solo da una pausa caffè che ha spinto la squadra a raggiungere i Circle House Studios all’alba, dando vita a Let the Smokers Shine the Coupes.

Ecco il “manifesto” di Grindin Coffee:

Grindin’ – Un beat ridotto all’osso. Niente melodia, niente riempitivi. Solo il colpo.
È diventato il disco di maggior successo nel Paese. I ragazzi lo suonavano con le mani sui tavoli della mensa.
Ma quella strofa l’ho scritta tre volte.
Ho fatto una cosa che non faccio mai: ho sudato. È questa la parte di cui non parla nessuno.
Il grind non ha mai riguardato il risultato. Erano le ore prima che qualcuno guardasse.
Il caffè è dove comincia la nostra giornata, ed è sempre cominciata così. Prima dello studio, prima della riunione, prima che si aprano le porte. Dritto, al buio.
Niente riempitivi. Come il beat.
Pressione, calore, pazienza. I fondamentali ridotti a una scienza.
Questo è il grind.