Don’t Look Back in Anger è un film perfetto. A patto di accettare in maniera acritica la narrazione di se stessi che gli Oasis, o meglio i fratelli Gallagher, fanno da una vita. Guardando il film documentario sul reunion tour dello scorso anno, accolto trionfalmente alla Mostra del Cinema di Venezia e altrettanto trionfalmente accompagnato nei cinema da spettatori di tutte le età con magliette e cappellini da pescatore con il logo della band di Manchester, abbiamo imparato diverse cose sugli Oasis. Ma ce ne sono anche tante che avremmo voluto che il film ci raccontasse e che invece nel film non ci sono.
Che gli Oasis sono un gruppo della working class, che sono dei cazzoni, che hanno all’attivo due album memorabili, che sono una grande live band e che a un certo punto Liam e Noel si sono mandati a quel paese lo sapevamo già. Così come sapevamo che dopo una quindicina di anni di silenzio sono tornati insieme a sorpresa per un tour da record all’insegna dei tutto esaurito. Ci sono invece alcune domande a cui avremmo voluto che Don’t Look Back in Anger rispondesse, e che invece sono rimaste tali.
Perché gli Oasis sono tornati?
Da noi intervistato nell’inverno del 2024 in occasione dell’album inciso con John Squire, Liam aveva detto di aver provato più volte a convincere il fratello a tornare insieme sul palco, anche in occasione del trentennale di Definitely Maybe, che cadeva proprio quell’anno e che Liam ha festeggiato con una serie di concerti. «Molte volte ho chiesto a Noel di far tornare la band e lui ha detto di no, quindi farò da solo», aveva detto. «Ci saranno Bonehead e la band che suona nei miei concerti, e mi va bene così. Non mi si può mettere in panchina. Se Noel non lo vuol fare, lo faccio io. Capito? Non è il mio cazzo di boss». L’anno precedente, di passaggio a Milano per presentare Council Skies, a tutt’oggi il suo ultimo album solista, Noel era sembrato voler escludere la possibilità di una reunion. «Ci riformeremo, faremo un grande tour e suoneremo tutte le canzoni di Definitely Maybe in sequenza, e poi anche quelle di Morning Glory, e si riformeranno anche i Beatles con John Lennon!». Cos’è successo per far cambiare idea ai Gallagher?
Qual è stato il vero motivo dello scioglimento?
Se sono veri i ripetuti tentativi riferiti da Liam di convincere il fratello a fare una reunion, allora non è vero quello che si dice nel film, che con Noel non si sono parlati per 15 anni. E non è vero neanche che «se non fossimo andati noi da lui, Liam non sarebbe mai venuto da noi», come dice Noel nel film. «Fa come se gli avessi accoltellato un gatto, abbiamo solo litigato un po’», dice Liam. Noel spiega di non essere in grado di perdonare le persone. Ok, e di cosa lo avrebbe dovuto perdonare precisamente? Possibile che il vero motivo dello scazzo finale nei camerini di Parigi sia stata “solo” la chitarra brandita da Liam a mo’ di ascia con conseguente terrore del fratello? Un lad di Manchester non sfascia una band di così grande successo per così poco.
Gli Oasis sono una band o ci sono solo i Gallagher?
A parte l’elogio di Noel a Bonehead («La sua chitarra è il sound degli Oasis. Lo abbiamo inseguito per anni dopo che se ne era andato»), nel film non si parla mai né degli altri membri fondatori della band, né di quelli che li hanno sostituiti nel corso degli anni, suonando molto a lungo con i Gallagher. Tra questi ultimi ci sono Andy Bell e Gem Archer, che hanno suonato per tutto il reunion tour e che in precedenza avevano fatto parte degli Oasis per 11 anni. In Don’t Look Back in Anger non vengono quasi nominati. Peggio ancora va a Guigsy McGuigan e a Tony McCarroll, che la band l’hanno fondata insieme a Liam mentre Noel faceva il roadie degli Inspiral Carpets, e ad Alan White, batterista degli Oasis per dieci anni. Completamente spariti dalla narrazione. Era successa la stessa cosa anche nel documentario sulle date record a Knebworth nel 1996. In una rock band ci sono un cantante e poi chitarra, basso e batteria. Ma in Don’t Look Back in Anger ci sono solo i Gallagher. Viene quindi da domandarsi se questi ultimi ritengono di far parte di un gruppo o se invece i concerti e il film siano solo cosa loro. Neanche un’inquadratura, infine, per i musicisti che hanno aperto i concerti degli Oasis in giro per il mondo, nemmeno per Cast e Richard Ashcroft, sulla carta amici dei Gallagher.
Cosa accadeva quando la band scendeva dal palco?
«Tutto è stato perdonato, non è servita nemmeno una parola» dice Noel nell’intervista all’insegna del volemose bene che chiude il film, mentre le note di What the World Needs Now Is Love di Burt Bacharach fanno colare zucchero sugli spettatori. Don’t Look Back in Anger non mostra mai cosa succedeva quando gli Oasis scendevano dal palco dei loro concerti sold out. Possibile che in mesi di tour non ci fosse niente di interessante da mostrare? Di sicuro c’è stata una defezione importante. Nell’ottobre 2025 Bonehead ha annunciato di avere un tumore alla prostata e ha saltato le tappe asiatiche e australiane, durante le quali è stato sostituito da Mike Moore (altro fantasma, a guardare Don’t Look Back in Anger). Una circostanza di cui nel film non si fa menzione. Sul palco c’era una sagoma di cartone di Bonehead e la si vede nel documentario, ma la sua presenza non viene in alcun modo spiegata. Il che ci rimanda anche alla domanda precedente: gli Oasis sono una band o chi non fa Gallagher di cognome è solo un turnista?
Qual è il futuro degli Oasis?
Ora che si amano come mai prima, i Gallagher scelgono di non dire niente del loro futuro. Gli Oasis sono tornati? Faranno un nuovo album? O “solo” la seconda parte del reunion tour, che ormai è certa? È il cliffhanger dei Gallagher, messo lì per creare attesa, alimentare discussioni, tenere vivo il coinvolgimento emotivo dei fan. E forse, mannaggia, dare modo di scrivere articoli come quello che avete appena letto.















