Si riparte e c’è già una certezza. Dalle parti di X Factor c’è una gran voglia di limonare. Che ci trova sempre d’accordo. Solo che tutte vogliono limonare solo Irama. Ci sta, fa un figurone, tra le migliori prime puntate di un nuovo giudice. Per quanto riguarda gli aspiranti concorrenti nessun colpo di fulmine (e infatti gli X pass rimangono ben riposti), ma qualcosa di buono c’è. E non sono i D!PS, che non entrano nelle pagelle perché ci metteremo un paio di giorni a capire se sono (solo) paraculi oppure possono farcela.
- VOTO 10
Irama
Mi dicono da anni che sono troppo severo con i giudici. E allora dico che il suo è uno dei migliori esordi a quel banco da anni. Pacato, così sexy da risultare irritante, garbato ma anche capace di piazzare battute niente male, dalla sitcom pop porno con Paola Iezzi sui suoi due uccelli (pappagalli, cosa credevate, uno è un cacatua), che si è accesa come un fuoco d’artificio a Natale e che già sogna che lui le canti «la voglia che ho di prenderti e di farti mia non mi fa ragionare», fino al concorrente a cui dice, secco, «non capisco se mi stai prendendo per il culo o no». Non strafà, non si nasconde, non cerca il conflitto (ma quasi nessuno lo fa alle Audition, va detto), ma neanche alleanze. Non sembra poi così Arrogante. O forse sì. Non è importante.
- VOTO 9
Elisa Benetti
Ok, ammetto subito che potrebbe essere il mio grande amore di questa edizione. Lo so, era la prima concorrente, ho resistito poco. Invecchiando va così. Ho l’innamoramento precoce. Però assomiglia alla mia eroina su Instagram – Sabrina Camerra è la content creator che dice quello che noi genitori abbiamo bisogno di sentire, ma questa è un’altra storia – e con una gran voce sa anche interpretare, variare, essere se stessa e pure altro. Tutto questo rompendo il ghiaccio di un palco difficile e con il coraggio di dire «non ho l’X Factor». Quattro sì sacrosanti, pure per Rosalía che gli snob non sanno che roba potente è. Ay Elisita, sono già tuo.
- VOTO 8,5
Giacomo Calò
Fermi tutti. Ci farà vedere tante Beautiful Things, è di quelli che dentro la voce hanno vari strumenti e almeno altri due giacomini. E fa tutto con una normalità e una naturalezza che potrebbe sorprenderci se saprà uscire dal cliché sfigato che tenta di essere strappamutande. Se mi diventi punk, mi innamoro io di te, sarai tu il mio Jack di cuori. E poi già ti si vuole bene, mannaggia a te. Se mi fai Perdere l’amore, mi smutando io sappilo.
- VOTO 8
Veronica Bruganelli
Insieme a chi ha negato di avere l’X Factor prima di prendere quattro sì, vince il premio per la peggiore intro di sé stessa. Porta una canzone in francese ammettendo di non conoscerlo (bei tempi quelli in cui Celentano cantava in inglese inventandolo, eravamo felici e non lo sapevamo). Fortuna che ha una voce clamorosa e che comunque la nonna le ha insegnato non solo il pezzo ma pure una pronuncia decente. La prossima volta magari anche un trucco meno pesante e un look meno serioso. Ma va bene così. Voilà.
- VOTO 7,5
Danny Anania, Giorgia Cappelletti
Allora, questo essere un Erocaddeo proletario con la mamma a lavoro e non a fare sceneggiate nel backstage mi ha fatto frignare, poi anche se la cup of tea del sottoscritto è tutt’altra, il suo inedito nella prima metà e nel ritornello funziona. E il testo è semplice e profondo. E non è poco. So che me ne pentirò perché a metà dei Live ne chiederò la testa perché sarà diventato l’idolo delle ragazzine e si rivelerà l’ennesima copia di mille riassunti ma I want to believe. Sento che può essere un gIANMARIA tricologicamente abile. Su Giorgia che dire? Una Michela Giraud in sedicesimi (perché Michela sa ridere, scrivere e pure cantare, va bene?) che più che Use Somebody vorrebbe usare Irama ma prima entri ai Live e poi chieda un bacio con la lingua a Irama (mettiti in fila, ragazza, che Paola vuole spolparlo vivo). Voce notevole anche se non ha tentato guizzi, schizofrenica nella messa in scena: goffa e tenera prima della canzone, ninfomane e cringe dopo. «E sono single anche» è la frase di questa puntata.
- VOTO 7
Mad-Dog
Gli Arctic Monkeys non mordono se sai bene come trattarli. Non prendi rischi, li studi bene e te li porti a casa. La loro Brainstorm è buona, anche se sembrano acerbi, sbarbatelli adorabili ma soprattutto sulle voci un po’ esili. Però con quelli strumenti picchiano con rispetto e hanno una visione di quello che vogliono fare. Potrebbero essere i secchioni di questa edizione e si sa che sono quelli che crescono di più, i bravi ragazzi che vogliono diventare Mad e un po’ Bad. Sette di incoraggiamento perché io a 17 anni non avrei mai avuto il coraggio di dichiararmi al mio amore del liceo (a proposito, Elisabetta spero tu stia bene) figurati di andare a X Factor.
- VOTO 6,5
Matteo Marcus Bok
Canta da dio, ha ragione Paola Iezzi. Però non l’ha interpretata La mia storia tra le dita, l’ha fatta impostata, esatta e un po’ stentorea come quella buffa voce a metà tra il navigatore e lo speaker radiofonico anni ’80 che si ritrova. Uno così lo devi smontare e rimontare, ma potrebbe essere divertente e soprattutto valerne la pena (quel grattato quasi verso la fine mi fa ben sperare). Sufficienza piena perché portare Grignani è cosa buona e giusta e perché sa incassare le prese in giro, che invece di solito lì arrivano personaggi improbabili e pure permalosi.
- VOTO 5
Camilla Tradardi
Viene vestita che pure a Woodstock sarebbe stata fuori moda, noiosa come una canzone degli Inti-Illimani. Dice che ha avuto le visioni, delle X e così ha preso i vestiti da Caroline della Casa nella prateria e ha deciso di esibirsi per noi a X Factor. Come direbbe Martellone, 23. Se la cava pure, ma Reckoning Song è un’altra cosa rispetto a quella che ha fatto lei. Non è neanche una rivisitazione, è uno showreel di uno stile che sembrava vecchio pure quando era attuale. Di quelle che ascolti volentieri ma non ti suscitano la curiosità di risentirla ancora. Perché a naso le fa tutte uguali, ma magari ci si sbaglia e da queste parti abbiamo la perversione di chiedere scusa volentieri. Però 10 grammi di quello che prende lei, grazie, li accetto volentieri. Voglio vedere pure io le X. E mi sa pure Gabbani.
VOTO 4Alanis Fiscarelli
Lo so, questo è il voto che mi farà minacciare in privato su Instagram. E non escludo di averlo dato perché la Morissette emo formato tascabile con un pizzico della bambina di Ring abiterà la mia notte almeno quanto le turbolenze che mi hanno fatto rivedere la mia vita in 85 secondi su un volo Ryanair (ragazzi, facciamo che scegliete i vostri impiegati come i social media manager? Se dovete escogitarle tutte per svuotarci le tasche, almeno fateci ridere: guardate Taffo, rende piacevole persino schiattare) che è atterrato a Pescara dopo aver ballato pesante, perché a Roma Katrina aveva deciso di andare in città. Alanis è anche bravina quando non si traveste da baby serial killer, però è un reato aggiungere una barra a una canzone perfetta come Nessuno mi può giudicare. Ripeti con me ragazza: «non nominare il nome di Caterina Caselli invano».
VOTO 3Angelo Sciascia
La sua Purple Rain è un crimine di guerra. Come se Safina andasse a Tale e quale e imitasse Michele Morrone. Non mi sono ancora ripreso.
VOTO 2Sad Twins
Ho sommato il voto che avrei dato a ognuno dei due. Stonare sui Lùnapop è come sbagliare a suonare il campanello, una roba che neanche al karaoke dei cinesi vicino a Piazza della Libertà a Roma (ragazzi, è un’esperienza, ci troverete degli insospettabili, comunque più credibili di questi due). Molto meglio le risposte dadaiste che le voci, comunque.
VOTO 1Olmo Bertozzi
C’è solo un Olmo ed è Fabio De Luigi. Non c’è simpatia tra di noi e di Per Elisa sbaglia pure il testo. Vanette con un dizionario saprebbe dare il giudizio perfetto. Ma dove sono finiti i goliardi che non volevano solo partecipare a X Factor, ma volevano il potere di farlo fallire? Perché vi prendete tutti così sul serio?











