Taylor Swift è diventata così popolare che la sua fama non è più confinata alla specie umana. Una giovane entomoioga in ascesa dell’Università della California a Riverside, Sarah Schroeder, ha dato il nome di Swift non a una, ma a quattro specie di insetti — creature così distinte da essere collocate in un loro genere, Swiftiephylus.
Gli insetti sono stati così battezzati «in riconoscimento del suo talento travolgente, dei suoi testi strazianti e della gioia e del conforto che ha portato a così tante persone», scrive Schroeder nel suo nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Insect Systematics & Evolution.
Gli insetti dai colori vivaci, originari dell’Australia, sono piccoli — pochi millimetri di lunghezza — con colori ben visibili al microscopio. Appartengono a un ampio gruppo di insetti chiamati «bug reali»: nonostante l’idea comune che tutti gli insetti siano «bug», il termine indica tecnicamente un insetto dotato di un apparato boccale a forma di cannuccia e ali parzialmente traslucide.
Le nuove specie appartengono a una famiglia particolare chiamati plant bug. Anche se la ricerca di Schroeder non includeva studi comportamentali, i plant bug come gli Swiftiephylus vivono vite brevi e intense, della durata di uno o due mesi. Per nutrirsi, inseriscono il loro apparato boccale pungente-succhiante nei fusti e nei germogli delle piante, aspirandone i succhi, mentre usano feromoni chimici per trovare un partner e riprodursi. Per il resto del tempo, (metaforicamente) tengono le sei zampe incrociate sperando di non essere individuati dai predatori — uccelli o lucertole.

Swiftiephylus amator e Swiftiephylus taylorae, due degli insetti chiamati come Taylor Swift per i loro colori biondi e rossi. Foto: cortesia BRAD BALUKJIAN, PH.D.
Gli Swiftiephylus sembrano particolarmente bravi a non farsi mangiare grazie alle loro striature rosso-rosa e al corpo biondo, che li rendono perfettamente mimetizzabili tra i fiori delle piante su cui vivono, chiamate sheoaks — che in realtà non sono querce per niente; purtroppo, i primi coloni europei in Australia aggiungevano spesso “she” davanti alle parole per suggerire inferiorità, come a indicare la scarsa qualità del legno della pianta. Tutt’altro che inferiori, questi alberi — che possono sembrare pini con lunghi aghi cadenti e fiori rosso-arancio — ospitano un’ampia varietà di insetti oltre agli Swiftiephylus, il che li rende un ritrovo molto frequentato dalle bestioline a sei zampe.
Quando Schroeder, 27 anni, cominciò la sua ricerca nel 2022 come studentessa di dottorato al primo anno, furono proprio i colori vivaci di biondo e rosso degli Swiftiephylus a farle pensare alla sua pop star preferita, con le macchie rosse che evocavano il rossetto ormai iconico di Swift. All’epoca non sapeva ancora quante nuove specie avrebbe scoperto. La sua mentore e co-autrice Christiane Weirauch, insieme ad altri scienziati, aveva raccolto 593 esemplari durante spedizioni in Australia più di vent’anni prima, i quali, nel frattempo, erano rimasti su uno scaffale in attesa di essere esaminati. Weirauch li aveva grossolanamente suddivisi in gruppi simili tra loro, ma ci vollero anni di paziente analisi da parte di Schroeder per determinarne l’identità. Confrontando il DNA e le caratteristiche fisiche di tutti gli esemplari con quelli conservati nei musei di tutto il mondo, Schroeder riuscì a stabilire che si trattava di quattro specie strettamente imparentate ma distinte, da raggruppare sotto un unico ombrello: Swiftiephylus.
Ma il divertimento era appena cominciato. La specie principale, con il rosso al centro del dorso, è stata nominata Swiftiephylus taylorae; per le altre tre sono stati scelti nomi ispirati agli album di Swift: S. amator, latino per «amante», è «dedicata al sognante, speranzoso e romantico album Lover del 2019»; S. intrepidus prende il nome da Fearless del 2008; e S. poetorum è dedicata a The Tortured Poets Department del 2024. Anche se ci sono differenze sottili tra le specie, tutte e quattro condividono la caratteristica distintiva di avere spine situate vicino all’estremità del pene. Non conosciamo ancora quale funzione abbiamo precisamente questi ammennicoli nell’atto copulatorio; «qualcuno dovrebbe congelarle nell’atto e osservare davvero le strutture», dice Weirauch, riferendosi alla pratica ampiamente accettata di congelare gli insetti durante l’accoppiamento per vedere che cosa stia facendo tutte le loro parti — ridefinendo del tutto il concetto di «doccia fredda».
Per Schroeder, tutto questo lavoro è profondamente personale. È cresciuta a Rochester, nel Minnesota, andando alle prove del coro e condividendo con sua madre la passione per le canzoni di Swift. Il suo ufficio è tappezzato di foto dell’artista, e il prossimo anno si sposerà sulle note di Enchanted. Poter connettere il suo amore per la musica al suo amore per la scienza e il mondo naturale è una soddisfazione enorme. Mentre la scienza è spesso percepita come fredda e rigidamente logica, per Schroeder la sua pratica suscita umiltà e meraviglia di fronte alla vastità della natura e alla profondità del tempo.
«Mi piace davvero cercare di scoprire cosa c’è là fuori e cosa è successo in passato. Qual è la diversità che esiste e che non conosciamo ancora?», dice.
Ci sono ancora moltissime specie in attesa di essere scoperte. Nonostante vengano spesi miliardi ogni anno nel tentativo di trovare vita su altri pianeti, abbiamo documentato solo circa il dieci per cento della biodiversità terrestre, e si stima che ci siano ancora dai cinque ai venti milioni di specie di soli insetti in attesa di essere scoperte. Con la crisi della biodiversità causata dalla modificazione dell’ambiente da parte dell’uomo, potremmo perdere molte di queste creature prima ancora di sapere che esistevano, figuriamoci comprendere i loro ruoli nella catena dell’evoluzione. «Sappiamo così poco di questi insetti che in realtà non capiamo che cosa ci stiamo perdendo», dice Weirauch.
Schroeder è in missione per trovare soluzioni — fa parte di una generazione di giovani tassonomisti (biologi che nominano e descrivono le specie) che rivendicano rispetto per la loro branca scientifica, che altri scienziati hanno spesso liquidato come «descrittiva» e paragonabile al collezionismo di francobolli. Ma quando Schroeder racconta alle persone delle sue nuove scoperte, l’ultima cosa che suscita è la noia, dimostrando il fascino che il grande pubblico nutre verso la scoperta di nuove specie.
«È tipo: “Oh mio Dio, hai scoperto una nuova specie!!”», dice. «Per le persone è incredibile che esistano ancora specie non descritte».
Schroeder sta correndo verso il lavoro dei suoi sogni — lavorare un giorno in un museo dove potrà continuare a trovare e descrivere nuove specie. Ammesso che Taylor Swift riesca a pubblicare abbastanza album per stare al passo.
Brad Balukjian è il direttore editoriale di Natural History magazine.















