‘Succederà questa notte’: la recensione del film di Nanni Moretti in concorso a Venezia 83 | Rolling Stone Italia
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‘Succederà questa notte’, il Nanni Moretti (mélo) che non ti aspetti

Dopo 37 anni il regista torna in concorso a Venezia con un film (starring Louis Garrel e Jasmine Trinca) romantico, tenero, erotico, vitale. Che sorprende e riconferma che di Nanni abbiamo sempre bisogno. La recensione

‘Succederà questa notte’, il Nanni Moretti (mélo) che non ti aspetti

Louis Garrel e Jasmine Trinca in una scena di ‘Succederà’ di Nanni Moretti

Foto: 01 Distribution

Mi si nota di più se vengo? Sì, se sono passati trentasette anni. Mi si nota di più se dopo trentasette vengo con un film (apparentemente) diverso, romantico, finanche erotico, che depista per riportare in realtà il suo autore sulla pista (leggi: il festival) che l’aveva lanciato all’inizio? Ancora di più. L’unico fischio alla proiezione stampa di Succederà questa notte (nelle sale dal 3 dicembre) a Nanni Moretti dovrebbe stare simpatico: ricorda quelli indirizzati nell’81 a Sogni d’oro, che però lo fece tornare dal Lido col Leone d’argento (presidente di giuria: Italo Calvino).

Attesissimo Nanni, e lui non delude anzi sorprende. Non c’è stato sconcerto fra i giornalisti ieri mattina, né nel pubblico della proiezione ufficiale serale (11 minuti di applausi), ma certo si sentiva serpeggiare un certo, per me confortante, “cosa stiamo vedendo?”, fra le risate (ci sono), le lacrime (arrivano), i palpiti fra due (im)possibili amanti che possono sembrare usciti ora da una rom-com, ora da un fumetto, perfino da uno Sceicco bianco.

Dopo il plumbeo Tre piani, il suo primo soggetto non originale, Moretti riprende Eshkol Nevo e ne adatta i racconti, tutti insieme o quasi. Esercizio già in scrittura (condivisa con Federica Pontremoli e Valia Santella) interessante: non è un adattamento, è un mondo i cui dettagli parlano, per evidente assonanza, con quello del regista. La partita di tennis, le campane della chiesa che suonano anche di notte (“ma perché?”), un’attrice che si strappa il trucco di scena dalla faccia, Bruce Springsteen e i Rolling Stones, una prof che dà temi impossibili sul senso civico ai suoi alunni tredicenni (“sono grandi”), uno schiaffo dentro una sauna norvegese, il set di un film, un balletto per strada, l’odore dei morti e il profumo dei vivi – che cercano in tutti i modi di restare tali.

Ma, soprattutto, tanto desiderio: quello dei due personaggi principali (teneri, sensuali, buffi, bravissimi Louis Garrel e Jasmine Trinca), ma anche, verrebbe da dire, quello di Moretti verso un cinema che non è mai stato suo. Un mélo a suo modo spudorato (nelle scene di palpitazione più ancora che in quelle carnali), fatto secondo i codici del genere (di Almodóvar s’è preso il sontuoso compositore Alberto Iglesias, per dire), ma anche pieno della sua grazia, molto lieve, anche volutamente impacciato, intimidito, imbranato come i sentimenti che vuole raccontare – quelli dei personaggi, quelli di tutti.

È un film anche un po’ alleniano (non solo per la parentesi a San Sebastián: co-produce la Spagna, insieme alla Francia) sul caso, e sulla possibilità – o l’incapacità – di stressarlo, cambiarlo, adattarlo ai propri sogni e bisogni. È un Nanni non politico ma privato? Sì, ma un Nanni-mondo pieno dei suoi tic, delle sue paranoie, delle sue autocitazioni (il motorino per Roma, il prete), anche delle sue facce (tutte giustissime: Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Elena Lietti, Andrea Lattanzi), soprattutto di vitalità, quando invece (il pur luminoso) Il sol dell’avvenire sembrava dire che la messa (della politica, dell’impegno, anche del cinema) rischiava di essere davvero finita. Nanni è tornato, non solo a Venezia. Per dirci anche stavolta che di lui avremo sempre bisogno.