La chiusura di un caso può essere effimera, soprattutto quando si parla di omicidi. Il verdetto di colpevolezza a carico di Duane “Keffe D” Davis per il ruolo svolto nell’omicidio di Tupac Shakur e la sentenza che ancora deve essere pronunciata rappresentano in un certo senso una forma di giustizia poetica. Sono arrivati a 30 anni di distanza dai fatti e costituiscono una conclusione appropriata, per quanto amara. La chiusura di un caso aiuta ad avere più informazioni e a farsi un’idea più chiara del contesto, ma non significa necessariamente che tutto sia finito. La ferita resta aperta. La chiusura di un caso non dissotterra le tombe e non riapre le bare.
Il verdetto può aver lenito vecchie ferite, ma ne ha aperta un’altra: ha spinto molti a chiedersi perché il caso dell’omicidio di Christopher “Notorious B.I.G.” Wallace non sia stato ancora risolto. Il rapper esploso col debutto del 1994 Ready to Die e grazie a collaborazioni con Michael Jackson, Jay-Z e Mary J. Blige è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Los Angeles nel 1997, pochi mesi dopo la morte di Shakur. Originario di Brooklyn e artista di punta della Bad Boy Records di Sean “Diddy” Combs, era amico di Tupac prima che il loro legame si spezzasse dopo la sparatoria e la rapina subite da Shakur nel 1994 ai Quad Studios di New York. Shakur pensava che Wallace sapesse dell’agguato e non lo avesse avvertito. Ha provocato Wallace sui media e nel diss Hit ’Em Up del 1996. Wallace ha respinto le accuse e si è rifiutato di insultarlo o di rispondergli direttamente, anche se il singolo del 1995 Who Shot Ya? è stato interpretato da molti, tra cui Tupac, come una presa in giro della sparatoria subita dal rapper nel 1994. La disputa è considerata il catalizzatore dell’epoca dell’hip hop segnata dallo scontro tra East Coast e West Coast, culminata con la morte di entrambi.
Alla luce dell’amicizia fra i due, degli scambi a parole, della loro statura iconica, dell’eredità che hanno lasciato e del fatto che entrambi sono stati uccisi in giovane età, i casi Shakur e Wallace sono stati considerati intrecciati per decenni. Dettagli e prove però divergono. Ucciso il 9 marzo 1997 fuori da un afterparty organizzato da Vice al Peterson Automotive Museum di Los Angeles, B.I.G. è al centro di una indagine che si è arenata. A differenza dei sospettati e dei testimoni legati all’omicidio di Shakur, molti dei quali hanno parlato a lungo e pubblicamente di cosa è successo prima, durante e dopo la sparatoria, le persone coinvolte nel caso Wallace che hanno raccontato la propria versione dei fatti hanno ricordi confusi sui dettagli e sulla sequenza degli eventi.
Il principale ostacolo nel caso Wallace non è l’assenza di un movente plausibile, ma la difficoltà di dimostrarlo e di identificare, oltre agli effettivi partecipanti, i responsabili oltre ogni ragionevole dubbio. A differenza di Pac, sulla cui morte le teorie del complotto sono state all’ordine del giorno, investigatori e fan di Wallace sono arrivati in gran parte alla conclusione che due persone potrebbero avere le chiavi per risolvere il mistero. Si tratta di Marion “Suge” Knight e Sean “Diddy” Combs. Secondo la teoria più diffusa Knight avrebbe commissionato l’omicidio di Wallace come ritorsione per la morte di Shakur e per motivi personali, legati a circostanze che assomigliano in modo inquietante al caso di Tupac.
Durante la scontro tra i due rapper è continuata anche la guerra fredda tra Knight e Combs, è diventata anzi più feroce. Al di là della frecciata lanciata da Knight a Combs e la Bad Boy Records ai Source Awards del 1995, il fondatore della Death Row avrebbe accusato Diddy e il suo entourage dell’omicidio dell’amico e membro della Death Row Jake “Big Jake” Robles, ucciso nel 1995 ad Atlanta fuori dal nightclub Platinum House. Anthony “Wolf” Jones e Jason Brown, collaboratori di Combs, sono stati indicati come potenziali autori dell’omicidio.
Un altro possibile movente è legato al rapporto tra Combs e Davis. Secondo il secondo, i South Side Crips proteggevano il primo, B.I.G. e i membri della Bad Boy durante i viaggi sulla West Coast. All’epoca Combs ha negato di aver mai impiegato membri di gang come parte del servizio di sicurezza suo e dell’etichetta. L’ex giornalista del Los Angeles Times Chuck Phillips è arrivato persino a sostenere che Combs avesse messo una taglia da un milione di dollari sulla testa di Shakur nell’ambito di un presunto accordo facilitato da Eric “Von Zip” Martin, uomo di strada ad Harlem e storico collaboratore di Combs che, secondo le accuse, gestiva un traffico di stupefacenti insieme a Davis e ai South Side Crips.
Combs ha respinto con forza ogni coinvolgimento nella morte di Shakur o Wallace. Secondo Davis la taglia era stata effettivamente offerta da Combs, Martin avrebbe incassato il presunto pagamento, ma né lui, né i South Side Crips sono mai stati ricompensati per avere ammazzato Shakur. Martin, presunto intermediario dell’omicidio, è morto nel 2012. Pare che Combs abbia detto al suo funerale che Martin gli ha salvato la vita. Quando le forze dell’ordine hanno fatto pressioni sugli amici più stretti di Wallace, tra cui la moglie e cantante R&B Faith Evans e il suo migliore amico Damien “D-Roc” Butler, sono sembrati poco inclini a fornire dettagli su Martin, nonostante fosse considerato il padrino di CJ Wallace, il figlio di Biggie e Faith, e comparisse nelle note dell’album postumo di Biggie Life After Death col nome Uncle Zip (The Spiritual Advisor). Martin appare anche nell’elenco degli invitati al funerale di Biggie con lo pseudonimo Zip “Equan” Williams.
C’è una teoria del complotto sulla morte di Wallace secondo cui sarebbe stato Combs a orchestrare l’omicidio per impedirgli di lasciare la Bad Boy Records e fondare una sua etichetta, ma è rimasta tale, una teoria senza prove concrete o elementi plausibili a sostegno. Ironia della sorte, un’accusa simile è stata avanzata anche nei confronti di Knight e Shakur. L’ammissione di Davis e la sua condanna hanno finito per smentire quella teoria. A prescindere dal movente, la soluzione del caso Wallace dipende dall’identificazione certa dell’uomo che ha premuto il grilletto e dall’esistenza di prove in grado di sostenerla. Kevin Gaines, Rafael Perez e David Mack, agenti corrotti del Dipartmento di polizia di Los Angeles coinvolti nel famigerato scandalo Rampart, e Amir Muhammad, storico amico di Mack, sono stati indicati come presunti esecutori dell’omicidio di Wallace. Gaines è stato ucciso poco più di una settimana dopo la morte di Wallace in una sparatoria a Los Angeles, mentre Perez, Mack e Muhammad non sono mai stati formalmente accusati.
L’altro sospettato più noto per la morte di Wallace è Wardell “Poochie” Fouse, presunto sicario e collaboratore di Knight, che si ritiene sia stato ricompensato per l’omicidio. Un documento che coinvolgerebbe Knight e la sua ex fidanzata Theresa Swann ha alimentato le speculazioni sull’accordo, ma la morte di Fouse nel 2003 ha fatto finire il caso in un altro vicolo cieco. Sono morte anche altre persone ritenute in grado di commettere il crimine, come George “Ponytail” Williams, oppure sono impossibilitate e probabilmente per niente intenzionate a raccontare fino in fondo ciò che sanno o hanno fatto.
Knight e Combs restano gli unici in grado almeno potenzialmente di fornire indizi e fatti necessari a trovare l’assassino di Notorious B.I.G. e assicurarlo alla giustizia. Sono entrambi in carcere. Knight sta scontando una condanna a 28 anni per le accuse di omicidio colposo che non ha ammesso e neanche respinto, mentre Combs sta scontando una pena di 50 mesi dopo essere stato riconosciuto colpevole di due capi d’accusa per aver trasportato persone oltre i confini statali a fini della prostituzione. Combs dovrebbe essere rilasciato dal carcere federale il 20 febbraio 2028, Knight potrà ottenere la libertà condizionale nell’ottobre 2034. Per decenni entrambi si sono detti estranei alle morti di Tupac e B.I.G. e a meno che non emergano altri testimoni o nuove prove, non ci sarà giustizia per la morte di Wallace.
Da Rolling Stone US. Pubblicato originariamente su Vibe.













