Il Daisy Chain è già storia | Rolling Stone Italia
Generazioni a confronto

Il Daisy Chain è già storia

Olivia Rodrigo e Sarah McLachlan parlano dei loro festival tutti al femminile, oggi il Daisy Chain e ieri il Lilith Fair, di sessismo, dei concerti che ti fanno sentire parte di una comunità attiva, del bello di fare del bene

Sono anni che la gente fa a Sarah McLachlan la stessa identica domanda: quando ci sarà un altro Lilith Fair? Il festival itinerante estivo tutto femminile che si è svolto tra il 1997 al 1999 è nato in risposta al sessismo dilagante nell’industria musicale e ai promoter che dicevano a McLachlan che non era possibile mettere più donne nella stessa giornata (e nemmeno trasmetterle una dopo l’altra in radio, peraltro). Per quasi trent’anni, lei ha risposto che il Lilith Fair era una cosa del passato. «Sono troppo vecchia», diceva a Rolling Stone l’anno scorso. «Se dovesse tornare, a prendere l’iniziativa e trasformarlo in qualcosa di diverso dovrebbe essere qualcuno di giovane».

Quel qualcuno è Olivia Rodrigo, che ha appena dato vita a un festival tutto al femminile. Il Daisy Chain Fields si è tenuto il 29 agosto al Great Park di Irvine, California. In cartellone c’erano artiste di generi e generazioni diverse, tra cui Chappell Roan, Doechii, Bikini Kill, Garbage, Breeders, Mitski e Not for Radio, con Rodrigo headliner. Oltre a suonare di fronte a 45mila fan in festa i pezzi del suo ultimo album You Seem Pretty Sad for a Girl So in Love ha ospitato sul palco alcune delle artiste che l’hanno ispirata: Alanis Morissette per Ironic, Stevie Nicks per Landslide e la stessa McLachlan. «Mi sembra un sogno», ha detto Rodrigo quella sera, «è il giorno più bello della mia vita».

A quanto pare McLachlan è stata la prima persona che ha chiamato quando ha iniziato a pensare al festival. «Ho un ricordo nitidissimo di quel momento», dice Rodrigo a McLachlan nella videointervista di Rolling Stone. «Ero talmente nervosa all’idea di chiamarti che me ne stavo rannicchiata al freddo accanto al camino di casa. Mi dicevo: su, fallo! Sarà gentilissima! Ero al settimo cielo quando ho avuto la tua benedizione, i tuoi consigli, il tuo sostegno. Ha significato tantissimo per me». McLachlan ha detto subito di sì. «Ho provato gioia ed euforia. Alleluia, ho pensato, finalmente c’è qualcuno che raccoglie il testimone».

Rodrigo, McLachlan, Roan e Doechii sono le protagoniste della nuova cover digitale di Rolling Stone US dedicata al Daisy Chain. Il festival ha raccolto 10 milioni di dollari in donazioni a organizzazioni non profit a sostegno di donne e ragazze, tra cui il Center for Reproductive Rights e Planned Parenthood. La cifra è stata poi raddoppiata da Melinda French Gates, portando il totale a 20 milioni.

Nella videointervista girata a Los Angeles pochi giorni prima del festival Rodrigo e McLachlan hanno raccontato alla co-editor-in-chief di Rolling Stone US Shirley Halperin e alla senior writer Angie Martoccio come sono nati Daisy Chain e Lilith Fair. Hanno affrontato il tema del sessismo nell’industria musicale, parlato di ciò che amano della musica dell’altra e riflettuto sulla forza di un festival tutto al femminile. «Mi sono sentita accettata per la prima volta grazie alla musica», dice Rodrigo. «Da piccola era il mio spazio sicuro. Sarebbe un sogno se le ragazze provassero al Daisy Chain anche solo una piccola parte di quella sensazione».

Olivia Rodrigo & Sarah McLachlan Talk Daisy Chain Fields Festival, Lilith Fair & More | Cover Story

Martoccio: Olivia, raccontaci come è nato il Daisy Chain Fields. Mi pare di capire che lo volevi fare da tempo.

Rodrigo: È un’idea che avevo in testa da qualche anno, ma era anche una di quelle cose così importanti che quasi hai paura a dirle ad alta voce. È il punto d’incontro di tutto ciò che amo. Conosco la forza di quei momenti perché quando faccio i concerti guardo il pubblico e vedo ragazze e donne che stanno assieme, piangono, vivono le proprie emozioni e una sorta di catarsi. E poi sono sempre stata impegnata sul fronte dei diritti delle donne e della salute riproduttiva. Mi è sembrata la cosa giusta da fare. E ovviamente sono stata profondamente ispirata dal Lilith Fair di Sarah. Ne ho sentito parlare quand’ero adolescente, invidiando chi aveva avuto la possibilità di andarci e di esibirsi. (Si gira verso McLachlan) Pensavo che fosse la cosa più figa del mondo. Leggere delle barriere e gli ostacoli che avete dovuto affrontare è stato incredibilmente stimolante. Senza di te non sarei qui. Ti sono davvero grata e sono felicissima che tu sia qui.

McLachlan: Grazie. Sono felicissima e orgogliosa di te, e sono orgogliosa di far parte di tutto questo.

Halperin: Vi conoscevate già? Vi eravate mai incontrate?

Rodrigo: No.

McLachlan: No. Questa è proprio…

Rodrigo: È la prima volta che ci incontriamo di persona!

Halperin: Davvero la prima?

McLachlan: Di persona sì.

Rodrigo: Ci siamo parlate al telefono.

Halperin: Wow… Olivia, quando hai scoperto la musica di Sarah?

Rodrigo: La sua prima canzone che ho ascoltato è stata quella di Toy Story, credo (When She Loved Me, da Toy Story 2, nda). Ero piccolina e non sapevo ancora bene chi fosse un artista o cosa fosse un album, ma ho sentito quella canzone e ho pensato che era la più emozionante e bella di sempre. Come tutte le tue canzoni.

McLachlan: Grazie, Randy Newman.

Rodrigo: Poi, da adolescente, ho scoperto Surfacing e ovviamente me ne sono innamorata. Mi ispiri tantissimo e mi emoziona profondamente tutto quello che fai.

Halperin: E tu Sarah quando hai ascoltato per la prima volta la sua musica cos’hai pensato?

McLachlan: Quando ho sentito per la prima volta Drivers License ho pensato: ma chi è questa? Ha una voce incredibile e pure la canzone è incredibile. Ovviamente è stata mia figlia a suggerirmi di ascoltarla. Mettevamo su di continuo il suo disco quando ancora la accompagnavo a scuola in auto tutti i giorni. Per un anno e mezzo sei stata la colonna sonora delle mie mattine.

Rodrigo: Che dolce. Non è una cosa da niente, ricordo anch’io i viaggi in macchina verso scuola con mia madre e il CD che ascoltavamo. Ha avuto un impatto enorme su di me.

Halperin: Che CD era?

Rodrigo: Mia madre ha gusti fantastici. Mi ha fatto conoscere Return of Saturn dei No Doubt, che ancora oggi è uno dei miei dischi preferiti. Adora il punk delle riot grrrl. È una fan delle Babes in Toyland, è così che le ho scoperte. Weezer, Green Day. È questa la musica con cui sono cresciuta.

Halperin: Olivia, il festival ha fatto registrare il tutto esaurito nel giro di 30 minuti. Ti ha sorpreso?

Rodrigo: Ero felicissima e guardando la line-up con tutte queste donne incredibili – Sarah, Doechii, Chappell, Rachel Chinouriri, Bikini Kill – mi sono resa conto che erano tutte artiste che adoro. Ero felicissima che tutti fossero entusiasti quanto me all’idea di vederle.

McLachlan: Come avrebbe potuto non funzionare?

Martoccio: Parliamo del nome Daisy Chain, perché ovviamente evoca l’immagine della collana di margherite, ma ha anche un significato simbolico. Ogni elemento fa parte di una catena che, nel suo insieme, è molto più forte delle sue singole parti. Come ti è venuto in mente?

Rodrigo: È proprio quello il concetto: quando ci uniamo siamo tutte molto più forti, i singoli che si mettono insieme formano qualcosa di indistruttibile. Ci penso spesso: credo che le persone che vogliono tenerci a bada contino sul fatto che ci sentiamo sopraffatte e sole. Per questo penso che un evento in grado di di creare una comunità fondata sulla speranza e sul senso di unione sia molto, ma molto potente, soprattutto oggi.

Halperin: In questo senso, è forte anche l’idea della catena come legame tra generazioni differenti. Sarah ha dato vita al Lilith Fair, ma poi per un po’ non abbiamo più avuto niente. E ora eccoci di nuovo qua, all’interno di questa catena, insieme a Girls Just Wanna Weekend di Brandi Carlile e alle Joni Jam. Tutte queste donne che raccolgono il testimone stanno tornando protagoniste ed è fantastico. La fusione tra generazioni diverse è favolosa.

Rodrigo: Assolutamente. È un po’ come se ci stessimo prendendo tutte per mano per fare qualcosa insieme, capisci cosa intendo?

Halperin: E non c’è divisione tra la scena di una e quella di un’altra generazione. Per te era importante coinvolgere anche artiste più grandi?

Rodrigo: Sono tutte artiste che adoro. Non ho pensato più di tanto a quando sono nate, sono semplicemente donne che mi ispirano profondamente, è stato questo il punto di partenza. E fammi aggiungere una cosa: tutte queste artiste lo stanno facendo completamente gratis. Il 100% dei proventi va in beneficenza ed è incredibile. Quindi, oltre a essere musiciste che mi ispirano, sono anche persone fantastiche che hanno a cuore il mondo in cui viviamo. È molto incoraggiante.

Martoccio: Sarah, cosa significa per te vedere generazioni come quella di Olivia portare avanti lo spirito del Lilith?

McLachlan: Mi rincuora. Soprattutto oggi, è importantissimo dimostrare che le donne che lavorano e si uniscono per un obiettivo comune, per fare del bene, possono avere un potere enorme. In questo momento abbiamo tutti bisogno di occasioni per partecipare a iniziative del genere perché tutto nel mondo sembra volerci dividere, allontanarci gli uni dagli altri, tenerci separati, farci sentire piccoli. Abbiamo bisogno di occasioni per festeggiare, per celebrare gli altri e per dare spazio a messaggi importanti in cui crediamo.

Rodrigo: Assolutamente. Non avrei saputo dirlo meglio.

Martoccio: Shirley è stata al Lilith Fair, tra l’altro. E penso che sia una cosa fantastica.

Halperin: Sì, a Camden, New Jersey. Probabilmente non era la tua tappa preferita di quel tour.

McLachlan: Però i fan del New Jersey sono fantastici.

Halperin: Sì. Non ricordo granché di quella giornata, ma ricordo le canottiere, il sudore e una sensazione stranamente familiare, per niente strana, che provavo nel trovarmi in mezzo a un pubblico composto per la maggior parte da donne. Non credo mi fosse mai capitato prima. E, mi permetto di dirlo, mi sono sentita al sicuro. Penso che anche il Daisy Chain avesse fra gli obiettivi quello di creare uno spazio sicuro in cui le donne potessero stare insieme e celebrare la musica, giusto?

McLachlan: L’idea era che tutti potessero stare insieme e celebrare la musica, non solo le donne. Non voleva essere un festival esclusivamente femminile. Certamente voleva dare spazio e forza alle donne, ma tutti dovrebbero poter partecipare, condividere quella gioia e sentirsi parte di quello spazio sicuro.

Rodrigo: Assolutamente. Penso che sia proprio questo il bello della musica dal vivo. I concerti sono importantissimi in un mondo che diventa sempre più digitale. Sono uno dei pochi luoghi in cui le persone possono sentirsi libere di esprimere emozioni che nella vita di tutti i giorni faticano a manifestare. Online leggo tantissime storie di ragazze che incontrano altre ragazze o semplicemente di persone che incontrano altre persone mentre sono in fila e diventano amiche per la vita. Questo legame umano autentico è importantissimo ed è per questo che la musica dal vivo oggi è più importante che mai.

McLachlan: E l’intelligenza artificiale non potrà portarcela via.

Rodrigo: No.

Halperin: Nemmeno il cellulare. Mentre guardavo il documentario sul Lilith (si intitola Lilith Fair: Building a Mystery, del 2025, ndr), pensavo proprio a questo: il pubblico era attentissimo a quello che accadeva sul palco, anche quando suonavano artiste che non conoscevano bene. E ce n’erano di fortissime. Tracy Chapman, per esempio: apre bocca e tu ascolti. L’assenza delle distrazioni causate dal telefono rendeva il pubblico ancora più coinvolto. Sono curiosa di sapere cosa ne pensi, Sarah. Immagino che ai tuoi concerti, quando arriva Angel, la gente tiri fuori il telefono. E tu, Olivia, hai a che fare con questa cosa di continuo. Com’è la vostra esperienza?

McLachlan: È cambiato tutto ovviamente, ormai il telefono è praticamente un’estensione del corpo e le persone vogliono documentare tutto. Chi sono io per giudicarle? So che alcuni artisti vietano i cellulari e lo capisco, ma io sono una persona del tipo vivi e lascia vivere. Lascio che vivano l’esperienza come preferiscono. (Rivolta a Rodrigo) Tu sei cresciuta in un mondo molto più digitale, quindi probabilmente puoi parlarne meglio di me.

Rodrigo: Non conosco un mondo diverso da questo, ma penso sia bello vivere un momento che è così speciale da farti tirare fuori il telefono e scattare una foto per ricordarlo. C’è qualcosa di bello in questo. Però non so, ho visto a volte persone davanti a me ai concerti che filmavano tutto e io pensavo: ma davvero poi riguarderanno tutto il concerto? Immagino che ci sia chi lo fa.

McLachlan: Lo fanno, mia figlia lo fa.

Rodrigo: Wow.

McLachlan: O meglio, lei filma solo dei frammenti, però poi torna a guardarli continuamente, li rivive, si gode la gioia di quei momenti. Quella parte è dolce.

Rodrigo: Lo è, sì.

Martoccio: Sarah, ti sei mai chiesta come sarebbe stato iniziare la tua carriera in un’epoca digitale?

McLachlan: Non so se me la sarei cavata.

Rodrigo: Non è vero.

McLachlan: Voglio dire che sono molto grata di aver fatto parte della mia generazione e di aver vissuto i miei primi anni in modo tranquillo anche quando ho fatto qualche casino. Non che siano stati anni particolarmente turbolenti, ma quegli errori non mi hanno definita. È una delle tante pressioni a cui sono sottoposti oggi i giovani artisti. In questa società basta un passo falso, se dici la cosa sbagliata, rischi di essere cancellato. (A Rodrigo) È per questo che penso che tu sia coraggiosa a metterti in prima linea per un’iniziativa del genere, che inevitabilmente farà arrabbiare un sacco di gente. Ma chi se ne frega: hai fatto benissimo a prendere posizione e a portare avanti questa battaglia.

Halperin: Il Lilith Fair era una risposta al sessismo dell’industria musicale. Io stessa mi sono occupata di come funzionavano le radio all’epoca, che non trasmettevano due artiste una dopo l’altra o, a volte, nemmeno all’interno dello stesso blocco pubblicitario.

McLachlan: O nella stessa ora.

Halperin: Esatto. Ricordo di aver commissionato una rubrica a Kay Hanley dei Letters to Cleo. Mi sono appuntata una sua frase perché era incredibile: «Le donne rivoluzionarie, le apripista hanno superato ostacoli quasi insormontabili per farsi largo nella mischia del club per soli uomini delle radio rock degli anni ’90». Trent’anni dopo prova ancora quella rabbia: i Letters to Cleo avevano avuto una hit enorme, ma non erano riusciti ad averne una seconda perché avevano una cantante donna e, all’epoca, la competizione per quello spazio in radio era fortissima. Sarah, com’è stato affrontare tutto ciò mentre mettevi insieme il festival? Nel documentario ci si pone un sacco di domande: «Possiamo farlo sul serio? La gente verrà? Pagherà un biglietto?». Sembrava tutto nuovo.

McLachlan: Sì e no. Io non avevo dubbi. (Rivolta a Rodrigo) Proprio come te con questa incredibile line-up che hai messo insieme. Avevo quell’atteggiamento da fake-it-if-you-make-it. Certi comportamenti nell’industria erano talmente normalizzati che ci eravamo abituate. Non significa che ci piacessero: erano semplicemente le regole comunemente accettate, che trovavo ridicole e contro cui cercavo di battermi come potevo. Mettere in piedi il Lilith ha rappresentato anche una reazione a tutto ciò. Quando qualcuno mi dice di no, insisto ancora di più per dimostrargli che si sbaglia, soprattutto quando la cosa mi sembra semplice e il rifiuto assurdo.

Rodrigo: Questa cosa di te mi piace tantissimo.

McLachlan: Testarda da morire.

Rodrigo: Io pure. Mi rendo conto di quanto siano cambiati i tempi. Sono rimasta sconvolta guardando il documentario sul Lilith e sentendo raccontare che non si potevano trasmettere due donne una dopo l’altra in radio o mettere due donne nello stesso cartellone di un festival. Nel mondo di oggi non mi è capitato spesso di vivere situazioni del genere e penso che questo sia dovuto in gran parte al fatto che tu hai abbattuto quelle barriere, Sarah, insieme alle persone della tua generazione che hanno lottato per essere prese sul serio e per avere lo stesso microfono e lo stesso palco. Ve ne sarò immensamente grata, per sempre. Penso anche che Daisy Chain sia una celebrazione di tutta la strada che abbiamo fatto come donne nella musica.

Martoccio: Sarah, secondo te abbiamo fatto molti progressi o abbiamo ancora tanta strada da fare?

McLachlan: Entrambe le cose. Credo che, come hai detto tu, abbiamo fatto passi avanti incredibili. Oggi c’è molto più spazio per le artiste e ci sono donne che hanno un enorme potere nell’industria musicale, sia dietro le quinte sia sotto i riflettori. Ma sul piano politico e sociale si stanno erodendo i diritti delle donne e i diritti umani. Non soltanto in America, in tutto il mondo. Credo sia molto, molto importante continuare a usare le piattaforme che abbiamo e far sentire la nostra voce, perché è potente e possiamo esercitare un’influenza ed è giusto usarla per provare a produrre un cambiamento sociale positivo, per fare qualcosa che abbia un impatto. Lo sento come una responsabilità. L’ho sempre sentita così.

Rodrigo: È tipo un’arma a doppio taglio. Oggi le donne nella musica hanno molte più opportunità, vengono prese sul serio, sono headliner dei festival, eccetera. Però quando esisteva il Lilith Fair in America le donne avevano più diritti riproduttivi di quanti ne abbiano oggi. È una dicotomia piuttosto strana.

McLachlan: Ed è proprio per questo che è così importante continuare a prendere posizione e ad accendere i riflettori su questi temi.

Martoccio: Olivia, per Daisy Chain lavori con tutte queste straordinarie organizzazioni non profit, da Planned Parenthood a Baby2Baby. Puoi raccontarci come le hai scelte e com’è stato entrare in contatto con loro?

Rodrigo: Ho avuto la possibilità di incontrare i responsabili di queste incredibili organizzazioni, sono anche andata in molti loro uffici e ho conosciuto lobbisti, volontari e avvocati che stanno facendo un lavoro straordinario. Si occupano di questioni molto diverse: c’è un’organizzazione come Planned Parenthood che ovviamente offre servizi per l’aborto e la contraccezione e poi c’è il Johns Hopkins Center for Indigenous Health, che aiuta le madri indigene delle comunità a basso reddito. Ho imparato moltissimo su tutti questi temi. Un’altra cosa del festival di cui sono orgogliosa è che, oltre alla musica, c’è uno spazio chiamato Daisy Chain Reaction dove si possono incontrare i fondatori di tutte e dieci queste organizzazioni, scoprire che cosa fanno e capire come aiutarle. Spero davvero che le persone vadano a visitarlo e ne escano avendo imparato qualcosa. È stato divertente mettere insieme anche questa parte.

Halperin: È fantastico. Sarah, una delle cose che mi ha sorpreso di più del documentario sul Lilith sono state le minacce e le proteste. Ti eri addirittura dimenticata che fossero successe…

McLachlan: Beh, tendo un po’ a dimenticare…

Rodrigo: (Ride) È un’ottima tecnica.

McLachlan: Ho avuto un piccolo momento di stress post-traumatico quando ho realizzato che avevo rimosso alcune di quelle cose. È che tendo a concentrarmi sugli aspetti positivi. Affrontarlo è stato difficile. La mia carriera fino ad allora era stata piuttosto tranquilla, non avevo fatto niente di troppo folle, avevo avuto una crescita graduale. Lilith ha rappresentato una sorta di iniziazione a cosa significa ritrovarsi improvvisamente sotto i riflettori e dover difendere qualcosa. E io ero molto inesperta. E poi non c’era un intento così preciso e dichiarato come quello che hai tu con questo festival. Per me era più una cosa del tipo: voglio divertirmi e fare qualche concerto, non sarebbe fantastico riunire tutte queste donne che amo e rispetto? Perché non viene dato loro lo spazio che meritano? Facciamolo noi. Era così semplice, poi il resto si è messo in moto da lì.

Halperin: Olivia, hai avuto preoccupazioni simili per Daisy Chain?

Rodrigo: Sicuro. Sono molto ansiosa, penso continuamente a cose del genere. Quando ho deciso di creare il festival, l’impresa mi spaventava parecchio. Voglio dire, è un progetto enorme: trovare il posto, il promoter, le artiste. È una macchina gigantesca da mettere in moto. E in realtà sono rimasta molto sorpresa dalla facilità con cui è successo. Credo che sia perché tutti sentivano il bisogno di qualcosa del genere. Capite cosa intendo? Ogni artista che ho chiamato era entusiasta, non ho dovuto convincere nessuno. Credo che, in fondo, le persone abbiano un sincero desiderio di aiutare. È una delle cose più importanti che ho capito mettendo insieme il festival.

Martoccio: Mi piacerebbe sapere qualcosa di più su come hai costruito la line-up. Chi sono state le prime persone che hai contattato? Ovviamente sappiamo che tu e Chappell siete amiche da anni.

Rodrigo: Costruire il cartellone è stato divertentissimo. Amo la musica fatta dalle donne, è il mio campo. Avevo una lavagna bianca in camera da letto con i nomi delle artiste che volevo chiamare. Ovviamente alcune non erano disponibili, ma sono molto orgogliosa di questa line-up.

McLachlan: È una line-up fuori di testa.

Rodrigo: Non vedo l’ora di andare al festival anche solo da spettatrice e vedere tutte queste artiste incredibili. Chappell è un’amica, una grande femminista e una sostenitrice dei diritti delle persone queer, e la apprezzo molto. Kathleen Hanna credo sia stata la seconda o la terza persona che ho chiamato. Avere la sua benedizione per me significava tantissimo, è stata una vera pioniera ed è una delle grandi fonti d’ispirazione del festival.

Martoccio: Sei riuscita ad avere persino Stevie Nicks.

Rodrigo: È una cosa che non ho ancora realizzato. Ci crederò quando la vedrò, è una follia. Ho incontrato Stevie alcune volte e ho avuto modo di parlarle: è la persona più adorabile del mondo. Ed è stato pazzesco riuscire a convincerla a cantare una canzone. Organizzare il festival è come essere ogni giorno a Disneyland. Tipo: ok, cosa potrebbe rendere questa giornata ancora più incredibile? Cos’altro potremmo inventarci? È una figata.

Martoccio: C’è qualche artista che avresti voluto avere, ma che non è riuscita a partecipare, magari per problemi di calendario o altro?

Rodrigo: Assolutamente, assolutamente. Ma c’è sempre l’anno prossimo.

Halperin: Portalo in tour. Sarah ne sa qualcosa.

McLachlan: (Sussurra) Non farlo.

Halperin: Ok, quindi, ipoteticamente, se voi due doveste esibirvi insieme al Daisy Chain…

Rodrigo: Beh, questo non possiamo svelarlo. Dovrete venire per scoprirlo.

Halperin: Ma questa intervista uscirà dopo.

Rodrigo: Ah, ok. Sì, a dire il vero, quando cantiamo Angel durante le prove sono tutti in lacrime. Non scherzo: ogni volta mi mostrano il braccio e hanno tutti i peli dritti.

McLachlan: Olivia mi ha detto una cosa tipo: «Oh, beh, forse dovresti cantarla da sola». E io: «Ma stai scherzando? No!».

Rodrigo: È che non volevo impormi. Pensavo: questa è la canzone più bella del mondo.

McLachlan: Oh, spaccherai. Scusa, hai spaccato (ride).

Rodrigo: Ho spaccato! È stato bellissimo!

Halperin: Anche Ice Cream sarebbe una bella canzone da fare insieme, voi due.

McLachlan: Sarebbe carina anche quella. Voglio dire, sinceramente, sarei felice di fare qualsiasi cosa.

Martoccio: Abbiamo parlato dell’importanza delle donne nella musica e vorrei ricordare Dolly Parton, che abbiamo perso ieri. Io sto ancora cercando di metabolizzare la cosa, ma che cosa ha significato per voi? Che cosa ha significato la sua musica?

Rodrigo: Dio. È una santa, davvero. Che penna, che voce, che cuore. La sua scomparsa mi addolora tantissimo. Ho sempre ammirato il fatto che non parlasse mai male di nessuno. È una cosa che ho sempre apprezzato molto di lei e che mi ha fatto desiderare di essere più simile a lei. Persino quando parlava di persone assurde, gente pessima, lo faceva con una generosità e un amore incredibili. Credo che nel mondo di oggi abbiamo disperatamente bisogno di questo. Rappresentava davvero il meglio di noi.

McLachlan: È stata una grande maestra, una vera OG. E ha sempre scelto la gentilezza.

Martoccio: Olivia, puoi parlarci del Daisy Chain Fund? Il 100% dei proventi del festival sarà destinato al fondo.

Rodrigo: Tutti i ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti andranno al fondo. Ho anche scritto una canzone che si chiama Serena Joy e una parte dei proventi del brano sarà destinata al Daisy Chain Fund. Sono entusiasta all’idea di far crescere il progetto nei prossimi anni. È stata una sfida interessante conoscere tutte queste organizzazioni e imparare come funziona, più in generale, il mondo della filantropia. Non vedo l’ora di continuare a imparare e continuare a dare.

Martoccio: Ogni anno farai una canzone alla Serena Joy per Daisy Chain? A me piacerebbe tantissimo.

Rodrigo: Oh, non ci avevo pensato.

McLachlan: Nessuna pressione.

Rodrigo: È una sfida, ma ci penserò.

McLachlan: Al festival ci sono occasioni per i fan non solo di partecipare, ma anche di contribuire economicamente al fondo e restituire qualcosa alla comunità?

Rodrigo: Sì. Abbiamo organizzato un programma attraverso il quale le persone potevano fare volontariato e ottenere in cambio la possibilità di vincere dei biglietti per il Daisy Chain. Mi pare fossero in palio per chi faceva 1000 ore. Ma alcune persone hanno fatto anche 3000 ore di volontariato nelle loro comunità per il Daisy Chain. Mi ha commossa tantissimo. L’altro giorno ho visto la storia di due ragazze adolescenti che avevano iniziato a fare volontariato nella loro comunità proprio per ottenere i biglietti – e li hanno vinti, evviva! – e nel frattempo sono diventate amiche e hanno continuato a fare volontariato insieme. Sono storie come questa che mi danno tantissima speranza. È proprio questo il senso del Daisy Chain. Quindi sì, vorrei che andando avanti ce ne fossero sempre di più di queste situazioni, ne abbiamo bisogno.

Halperin: Sarah, qual è stato il primo festival a cui hai partecipato? Te lo ricordi?

McLachlan: Il Lilith Fair.

Halperin: Sul serio? Non eri mai stata a un festival prima? In Canada non esistono i festival?

McLachlan: La maggior parte dei festival passa dal Canada, ma io ero sempre in tour. Ho iniziato a fare dischi quando avevo 19 anni e sono stata costantemente in viaggio, spostandomi da una parte all’altra. Mi sono persa moltissime cose. Perciò l’unica occasione che avevo di vedere le mie colleghe e i miei colleghi era durante le cerimonie di premiazione. Essere in tour è un lavoro solitario. Voglio dire, hai la tua band e la tua crew, ma puoi sentirti molto sola. Io ero spesso circondata da uomini. Tutti ragazzi fantastici, ma mi mancava la compagnia delle amiche, di altre donne e della gente della mia generazione. Perciò le cerimonie di premiazione, in cui potevo entrare in contatto con altri musicisti, erano molto importanti. Lilith nasceva anche da lì: volevo poter trascorrere del tempo con altre donne che facevano quello strano lavoro che facevo anch’io.

Martoccio: E tu, Olivia? Ricordi il tuo primo festival?

Rodrigo: Il mio primo è stato Glastonbury, dove ho suonato (nel 2022, ndr).

McLachlan: Non poteva esserci inizio migliore.

Rodrigo: È stato pazzesco e molto emozionante, perché il giorno prima era stata ribaltata la sentenza Roe v. Wade, e io avevo in programma di cantare con Lily Allen la sua canzone Fuck You. Così ci siamo dette: «Questo è il momento perfetto».

McLachlan: Tempismo perfetto.

Rodrigo: Sapevamo esattamente a chi dedicare quella canzone. È stata un’esperienza speciale e, sinceramente, credo che abbia influenzato un po’ anche il Daisy Chain. Ricordo di aver cantato quella canzone, dedicandola alla Corte Suprema che ci aveva appena private dei nostri diritti, e di aver guardato il pubblico e visto persone arrabbiate, che avevano bisogno di uno sfogo. E lo stesso valeva me. Quella performance ha influenzato il mio percorso.

Halperin: L’anno scorso ero a Londra quando hai suonato a Glastonbury. Quando sei salita sul palco per me era già tempo di andare a letto, quindi per l’occasione l’abbiamo ribattezzato Glastonbeddy. Ma il tuo set è stato pazzesco.

Rodrigo: Grazie.

Halperin: Robert Smith è salito sul palco. Credo che una delle cose che amo di più di te sia il modo in cui riesci a mettere in comunicazione generazioni musicali diverse senza che la cosa sembri strana. Quand’ero giovane, la gente diceva di non ascoltare musica di 30 anni prima, ovvero degli anni ’40 o ’50. Non era qualcosa con cui potevi avere un legame. Oggi invece sembra tutto diverso e il passato non viene più percepito come qualcosa di datato, Credo che tu abbia avuto una parte in questo cambiamento portando sul palco uno come Robert Smith, ad esempio.

Rodrigo: Oddio, è strano perché le persone me lo dicono quasi fosse qualcosa che faccio in maniera calcolata, ma io amo davvero la musica di tutte le epoche e di tutte le generazioni. E sì, ovviamente amo i Cure. Chi non ama i Cure? Sono la band migliore di sempre. Sono onorata che qualcuno come Robert, o come Sarah, mi sostenga nel modo in cui lo fanno, visto che non sono obbligati a farlo. E ricevere il sostegno di artisti con cui sono cresciuta e che mi hanno ispirato significa tantissimo per me, quindi non lo do assolutamente per scontato. Mi sento molto fortunata.

Halperin: Un’altra cosa che mi ha sorpreso del documentario sul Lilith è quanto siano belle tutte le donne che ci sono. Liz Phair, Jewel e tu: siete tutte invecchiate magnificamente, non è così?

McLachlan: È perché abbiamo la musica, ci mantiene giovani, è la bellezza di essere felici e sentirsi realizzate. Ho un ruolo da matriarca nella musica, eppure quando guardo una come Stevie Nicks, che per me è la vera matriarca, vedo un cortocircuito bellissimo. Condividiamo tutte la gioia di portare avanti questa fiaccola. Ed è un onore essere invitate a questi festival, poter essere ancora parte di qualcosa di vivo e sentire di avere qualcosa da offrire.

Rodrigo: Oddio, è un onore per me.

McLachlan: Oggi la musica è un flusso e non importa che sia di 30 o 40 anni fa. Sta tornando tutto. Le persone sono attratte dall’autenticità, da quello che è crudo, viscerale, appassionato e non premeditato.

Martoccio: Sarah, recentemente hai reinterpretato una canzone molto vecchia, di una delle mie artiste preferite di sempre, ma oggi piuttosto trascurata. Parlo di The Kiss di Judee Sill.

McLachlan: È una delle artiste più trascurate che ci siano, senza considerare che ha avuto una vita breve e tragica. Non ha mai avuto le opportunità e il sostegno che avrebbe dovuto ricevere e che aveva tutto il diritto di avere. Perciò è stato incredibile poter scoprire la sua musica e ascoltare quella canzone per la prima volta, un paio di anni fa, grazie al mio produttore. Sono rimasta folgorata. Pensavo: «Perché non la conoscono tutti?». E poi, naturalmente, ne ho parlato coi miei amici musicisti, che la conoscevano. Evidentemente vivo in una grotta, ma è stato bellissimo conoscere la sua musica e trovare una canzone che mi ha provocato immediatamente una reazione viscerale. Mi è sembrata subito una delle composizioni più belle di sempre. Volevo cantarla. Farlo è stato facile e divertente.

Halperin: Il Lilith ha avuto un successo enorme. È andato fortissimo, ma poi si è fermato.

McLachlan: È sparito dalla faccia della Terra.

Halperin: Cos’è successo dopo? Perché non abbiamo visto un’altra versione di Lilith fino al Daisy Chain?

McLachlan: Mi piace chiudere le cose col botto. Credo ci sia sempre una durata naturale oltre la quale diventa difficile reinventarle. A essere sincera ero stata coinvolta così profondamente per tre anni che la mia casa discografica mi stava urlando contro perché voleva un mio nuovo disco e io non avevo tempo perché d’estate c’era la pianificazione di Lilith e poi partivo per i miei tour. Mi chiedevano di scrivere un disco e io pensavo che dovevo tornare a casa a vivere un po’ di vita normale prima di poter avere una prospettiva obiettiva su quello che avevo vissuto e riuscire ad avere qualcosa di cui scrivere. Quindi è stata anche una decisione motivata, in un certo senso, dall’egoismo. Mi stavo perdendo troppo dentro questa cosa e dovevo tornare a casa, e in quel momento sembrava semplicemente naturale fermarsi per un po’. Non pensavo che non l’avrei mai più fatto. Ero solo esausta, perché era stato molto impegnativo. Ed ero giovane.

Rodrigo: Non riesco nemmeno a immaginarlo.

McLachlan: Quindi è un bene che tu sia giovane. Perché quando la gente mi dice che dovrei rifarlo il mio pensiero è che non so se ne avrei le forze.

Martoccio: All’epoca lo sapevi che… avevi la sensazione che sarebbe diventato una cosa così?

McLachlan: Non ne avevo idea. Nella mia testa avevo un’idea molto diversa di cosa significasse avere successo. Mi chiedevo: alla fine della giornata riesco a guardarmi allo specchio ed essere orgogliosa di quel che ho fatto? Questo è il successo. La gente verrà se mettiamo in cartellone grandi artiste e grandi artisti? Sì. Eppure non pensavo al futuro, cosa che continuo a non fare tutt’ora. Vivo moltissimo nel presente. Non so cosa succederà e non faccio piani. Penso semplicemente: dovrebbe funzionare, sarà divertente, facciamolo. Poi abbasso la testa e lavoro finché non accade. Mi hanno scioccato e sorpresa le critiche. Non avevo mai sperimentato nulla del genere prima, ero inesperta, non sapevo come funzionavano le cose. E, ancora una volta, quando ti schieri per una cosa in cui credi, inevitabilmente otterrai anche una reazione contraria.

Halperin: Olivia, che tipo di successo ti auguri per il Daisy Chain?

Rodrigo: Oddio, è difficile parlarne senza sembrare sdolcinata, ma spero che le ragazze vengano al Daisy Chain, vivano un’esperienza positiva e vedano altre ragazze che fanno qualcosa di bello, credendo in sé stesse e restituendo qualcosa alla propria comunità. E spero che questo le ispiri a fare qualcosa di simile. Là fuori ci siano tantissime persone che stanno facendo cose bellissime. La mia idea è creare un ambiente in cui poter celebrare tutto questo, puntare i riflettori su di loro. Nel mondo ci sono tanta negatività, sconforto e crudeltà. Se il festival potesse accendere anche solo una piccola fiamma di speranza in una sola persona, allora non desidererei altro, significherebbe aver fatto bene il mio lavoro.

McLachlan: Non è affatto sdolcinato. È bellissimo.

Rodrigo: Grazie.

***

Rodrigo
Styling: Chloe and Chenelle for A-Frame Agency
Hair: Mary Kendall for Dew Beauty Agency
Makeup: Karissa O’Hanlon for A-Frame Agency
Vintage top
Vintage Edwin Denim via Bluey Denim
Styling assistance: Alex Bullock, Ryley Carr, Jenna Biersch

Doechii
Styling: Sam Woolf
Hair: Matthew Jean Pierre
Makeup: Chelsea Uchenna
Vintage Dolce & Gabbana bra via The Archive X Yana
Vintage Roberto Cavalli corset via The Archive X Yana
Vintage choker and rings via The Archive X Yana
Custom made Jeans by Levis
Shoes Chanel

Roan
Styling: Genesis Webb
Hair: Virginie Pineda
Makeup: Dee Carrion
Outfit custom made by Coach

McLachlan
Hair and makeup: Tyler Colton
Jewelry by Pyrrha

Production: Zach Crawford for Crawford Productions
Production coordinator: Rachelle Phillips
Photographic assistance: Mike Lopez, Juan Roman, Alexander Cooper Smith
Digital Technician: Benoist Lechevallier
Production assistance: Mike Roman and Robby Fiore
Flowers: The Petal Workshop
Post Production: House Studios

Video Interview Shoot Director: Julie Goldstone
Video Interview DoP: Grant Bell
Video Interview Camera Operators: Lene Lee, Iris Lee and Sarah Greenwald
Video Interview Gaffer: Lena Lee
Video Interview Sound Engineer: Glo Marie
Video interview Location via Mint Locations

Da Rolling Stone US.