Guy Ritchie è da anni una macchina inarrestabile. Negli ultimi cinque ha messo le mani, come regista, scrittore o produttore su dieci diversi progetti, tra film e serie. E se i primi non sono esattamente memorabili, e lo si dice per essere gentili (a parte il notevole Wrath of Man) le serie gli stanno riuscendo decisamente meglio.
Come The Gentlemen, liberamente ispirata al suo film del 2019, anche quello tra le cose migliori che ha fatto, ma declinata da un punto di vista molto più politico e sociale, da una parte, e cinefilo dall’altra. Perché quella che a prima vista potrebbe sembrare una variazione sul tema Breaking Bad, con l’erede duca Eddie Horniman che scopre di essere seduto, letteralmente, su una miniera di maria, è in realtà una rivisitazione della saga del Padrino, con il secondogenito che diventa patriarca a causa dell’incapacità del fratello maggiore di assumersi mezza responsabilità, vista anche la cronica dipendenza da sostanze varie.
Eddie, ex militare come Michael Corleone, prende in mano la situazione e scopre di avere una certa dimestichezza con il potere e la violenza, nascondendosi dietro la scusa di volere salvare la casa di famiglia dai debiti. Ma la sua ambizione è in realtà un’altra, ovvero riprendersi tutto quello che è suo, inteso come terra che il ducato è stato costretto a vendere per evitare il fallimento. Se ricorda Gomorra, non è casuale, e anche se non ci sono ‘e dui frittur’, The Gentlemen, alla fine della fiera, è una saga criminale, ma con una vena assai caustica nei confronti dell’aristocrazia inglese, trattata per quello che in realtà è, ovvero una manica di parassiti tenutari di fortune costruite sulle altrui sofferenze, leggi della plebe.
Cosa che in realtà ancora non è stata sradicata, la famiglia reale ne è il simbolo, ma di Eddie Horniman ce ne sono ancora tanti nel Regno Unito, e ben meno intraprendenti dell’ex capitano dell’esercito britannico tramutatosi in narcotrafficante di droghe leggere. È proprio questo il lato più interessante della serie, che da una parte scava nel sottobosco criminale dell’Inghilterra contemporanea, tra albanesi, russi, giapponesi, irlandesi e via discorrendo, proprio come è sempre piaciuto al buon vecchio Guy. Dall’altra ci fa delle belle lezioni di storia e società, abbastanza semplici per chi in terra d’Albione ci è nato e cresciuto, assai utili per chi ci si è trapiantato o ci va ogni tanto perché Londra è molto cool.
«Eddie è tormentato dalla colpa da un lato e divorato dall’ambizione e dal suo ego dall’altro», ha detto Guy Ritchie presentando questa seconda stagione della serie, ed è esattamente così che stanno le cose, perché se nelle prime otto puntate della serie The Duke cerca semplicemente di liberarsi dell’ingombrante presenza di una famiglia di criminali, adesso da quel fascino, quello soprattutto della come lui erede al trono Susie Glass, è rapito e drogato molto più dei compratori del prodotto che coltiva sotto la magione avita. E in questa seconda stagione, dal 3 settembre su Netflix, subentra una nuova variabile, quella degli italiani, sotto forma del boss Sergio Castellitto e della nobile contessa Benedetta Porcaroli, con l’aggiunta del ruspante Michele Morrone. Uno scontro culturale che deflagra soprattutto nella prima puntata della season, per poi svilupparsi in maniera molto organica nel prosieguo degli eventi. Tanti colpi di scena, e anche un inaspettato approfondimento psicologico dei personaggi, ma soprattutto un’ulteriore mazzata alla società britannica, andando a ravanare nel torbido fino alla Camera dei Lord.
The Gentlemen è una serie molto riuscita, soprattutto perché è assai ben scritta e con dei personaggi costruiti magnificamente, dai due protagonisti, complementari e ben più problematici interiormente di quello che vogliono far sembrare, a tutto il contorno. Il fratello maggiore Freddie, interpretato da quell’attore fantastico che è Daniel Ings, sarà la sorpresa di questa stagione, il fidato guardacaccia Geoff assume sempre più importanza, diventando il consigliere di Eddie, e anche la madre, Lady Sabrina, e la sorella Charly guadagnano in spessore. E questa è d’altronde sempre stata una delle caratteristiche di Guy Ritchie, il sapere costruire il contorno scegliendo le facce giuste.
Per questo il Mr. Johnston (with a T) interpretato da Giancarlo Esposito non è una macchietta del Gus Fring di Breaking Bad, ma una sorta di coscienza post-colonialista della nobiltà decaduta dell’Impero. Bobby Glass, un favoloso Ray Winstone ancora e per sempre Sexy Beast, è il padre che in fondo avrebbe voluto avere Eddie, mentre Geoff potrebbe anche essere quello vero, e chi non vorrebbe come genitore Vinnie Jones, d’altronde. Sono facce, caratteri, essenze di culture che si fondono, quella statunitense, o delle colonie, a seconda dei punti di vista, del sottobosco criminale, ma con un’etica e una filosofia (Bobby Glass non vuole commerciare in cocaina, così come Don Vito Corleone non voleva saperne dello spacciare eroina, perché gioco d’azzardo e prostituzione va bene, ma quella robaccia nelle vene dei ragazzini no) e del proletariato, che dell’aristocrazia è braccio armato, e non solo quello.
Tutto questo è raccontato nel miglior stile Guy Ritchie, quindi non quello già vecchio assai più dei venticinque di Snatch, film datatissimo a rivederlo oggi (ma in fondo lo era pure nel 2001), ma quello del The Gentlemen originale e di quelle altre cose ben riuscite della sua carriera, come Revolver e RocknRolla, che rivisti oggi mantengono una freschezza inaspettata. Gli va anche dato merito di non avere dipinto l’Italia e gli italiani come ennesima provincia dell’impero. Al contrario, i personaggi di Castellitto e Porcaroli hanno spessore e significato, e se da una parte il buon Sergio, come ci ha raccontato a Londra nell’intervista che trovate qui riproducibile, è aduso alle grandi produzioni internazionali, assai piacevole è vedere Benedetta non intimorita all’interno di questa macchina gigante, anzi, perfettamente a suo agio.
Tutto quello che il cast ci ha raccontato lo potete vedere nelle video interviste qui sotto, guardatele. E poi sintonizzatevi su Netflix e godetevi The Gentlemen, perché in un panorama in gran parte desolante è una rappresentazione assai intelligente di una cultura, quella britannica, ma soprattutto delle miserie umane. Una visione, quindi, assai istruttiva per tutti.















