John Travolta è tra i primi ad arrivare all’Hollywood Forever Cemetery per le celebrazioni del cinquantennale dall’uscita del primo, leggendario album omonimo dei Ramones. Si presenta indossando la maglietta della band, chiodo d’ordinanza e basco in testa. Ma, più ancora dell’abbigliamento, a colpire è il suo aspetto: sembra dimostrare almeno una trentina di anni in meno dei suoi 72.
Il luogo non potrebbe essere più suggestivo. L’Hollywood Forever è uno dei cimiteri più celebri e affascinanti di Los Angeles, un posto che da oltre un secolo intreccia la storia di Hollywood con quella della musica e dello spettacolo. Che poi è quasi la stessa cosa. Qui riposano alcune delle più grandi leggende del cinema, da Rodolfo Valentino a numerosi protagonisti dell’età d’oro di Hollywood, ma anche importanti figure della musica contemporanea, tra cui Chris Cornell e, soprattutto, Johnny Ramone e Dee Dee Ramone.
Proprio le tombe dei due membri fondatori dei Ramones sono da anni meta di pellegrinaggio per i fan della band, che continuano a rendere omaggio alla loro musica e alla loro eredità. È anche per questo che l’Hollywood Forever rappresenta da tempo il luogo ideale per celebrare i Ramones e il loro enorme impatto sulla storia del rock.

“All good cretins go to heaven”: la tomba di Dee Dee Ramone. Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia

Qui riposa Johnny Ramone. Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia
A organizzare il tributo è, ancora una volta, Linda Ramone, vedova di Johnny, che da molti anni mantiene viva questa tradizione organizzando celebrazioni dedicate al gruppo newyorkese con cadenza quasi annuale. Un appuntamento che, ogni volta, riunisce musicisti, artisti, amici, fan e personalità dello spettacolo, tutti accomunati dalla volontà di celebrarne il mito.
Quest’anno, però, l’evento assume un significato ancora più speciale: il cinquantesimo anniversario della pubblicazione di Ramones, il disco che nel 1976 cambiò per sempre il volto della musica rock. Con le sue canzoni brevi, dirette e velocissime e un sound tanto semplice quanto dirompente, l’album contribuì a gettare le basi del punk, influenzando generazioni di musicisti.
Il fulcro delle celebrazioni è un’esibizione che, almeno sulla carta, ha tutte le caratteristiche di un vero e proprio supergruppo punk-rock. Sul palco salgono infatti Billie Joe Armstrong dei Green Day, Tim Armstrong dei Rancid, Travis Barker dei Blink-182 e CJ Ramone, collettivamente i Cretin Family. La presenza di CJ Ramone, al secolo Christopher Joseph Ward, bassista dei Ramones dal 1989 al 1996 e unico ex membro della band a partecipare all’evento, è alquanto significativa, proprio perché gli altri due superstiti del gruppo, entrambi batteristi, ovvero Richie Ramone e Marky Ramone, non sono pervenuti. Il primo ha anche recentemente innescato una polemica per non essere stato nemmeno invitato.
Ma al di là delle polemiche, delle presenze e delle assenze, la celebrazione all’Hollywood Forever conferma quanto il nome dei Ramones continui a essere centrale nell’immaginario del punk-rock. Cinquant’anni dopo l’uscita del loro album di debutto, la loro musica continua a essere suonata, celebrata e tramandata da artisti che, a loro volta, sono stati profondamente influenzati dalla band newyorkese.
E così, tra le lapidi dell’Hollywood Forever, davanti alle tombe di Johnny e Dee Dee, il punk torna idealmente alle sue origini. Una celebrazione della memoria, certo, ma soprattutto della musica: quella dei Ramones, nata con un’attitudine semplice e radicale e diventata, mezzo secolo dopo, un patrimonio culturale che continua a parlare alle nuove generazioni.

Linda Ramone e John Travolta. Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia
I biglietti, solo qualche centinaio, sono stati letteralmente polverizzati non appena messi in vendita. E quando finalmente si aprono i cancelli, un vero e proprio esercito di persone di tutte le età comincia a prendere posto. Il prato si riempie di capelli colorati, creste, borchie, spille e toppe cucite sui giubbotti. Il celebre logo della band, quello con l’aquila e i nomi dei quattro membri originali, gli indimenticati Johnny, Joey, Dee Dee e Tommy, campeggia ovunque.
Ciò che colpisce maggiormente è la varietà del pubblico. Ci sono i punk-rocker della prima ora, quelli che hanno vissuto sulla propria pelle l’esplosione del punk e che sono cresciuti nella ricchissima tradizione californiana del genere. Ci sono quelli che hanno scoperto i Ramones più tardi, magari proprio grazie a band come Green Day e Rancid, che hanno raccolto l’eredità del punk newyorkese trasportandola nel futuro. E poi ci sono i giovanissimi, molti dei quali non erano ancora nati quando i Ramones hanno suonato per l’ultima volta insieme, ma che oggi conoscono le loro canzoni e ne indossano con orgoglio il simbolo.
Molti cercano di conquistare una posizione privilegiata davanti al palco, mentre nelle retrovie c’è chi stende stuoie e coperte, organizzandosi per una lunga serata all’insegna della musica, certo, ma anche del cinema. Perché, come da tradizione all’Hollywood Forever, la serata non si esaurisce con il concerto: terminata la musica, infatti, sul grande schermo che sovrasta il palco sono in programma due film legati all’ospite d’onore John Travolta. Il primo è Volo notturno per Los Angeles, di cui Travolta ha curato la regia; il secondo è Carrie, il capolavoro horror diretto da Brian De Palma, nel quale l’attore, all’epoca giovanissimo, figura tra i protagonisti.

Linda Ramone con Shepard Fairey. Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia

Il bravo presentatore John Travolta. Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia
A intrattenere gli spettatori c’è Shepard Fairey, l’artista e fondatore di Obey, impegnato in un dj set che accompagna il lento avvicinarsi dell’inizio dello show. Nel frattempo cominciano a comparire anche diversi volti noti della scena rock losangelina e internazionale. Vediamo arrivare Pat Smear dei Foo Fighters, John 5 dei Mötley Crüe, Tony Kanal dei No Doubt e numerosi altri musicisti e personaggi legati al mondo del rock e non solo. Alle nostre spalle ci sono le lapidi di alcune delle più importanti figure della storia di Hollywood; davanti a noi, invece, centinaia di persone aspettano di ascoltare dal vivo le canzoni di una band che ha cambiato per sempre il rock.
I Cretin Family hanno a disposizione soltanto un’ora di esibizione, ma, trattandosi dei Ramones, è un tempo più che sufficiente per infilare in scaletta quasi una ventina di brani. Del resto, uno dei tratti distintivi della band newyorkese è sempre stata la capacità di concentrare in pochi minuti una quantità impressionante di energia: canzoni brevi, immediate, senza fronzoli, una dopo l’altra. Quello che si vede sul palco è soprattutto un gruppo di musicisti che si diverte.
I due Armstrong, Billie Joe e Tim, ridono e scherzano tra loro; CJ Ramone si sporge verso le prime file e saluta i fan; Travis Barker sistema i tamburi e appare visibilmente eccitato all’idea di essere lì. È una scena particolarmente piacevole da osservare: musicisti di questo calibro, abituati da anni a suonare davanti a migliaia di persone nelle arene e negli stadi di tutto il mondo, si ritrovano su un palchetto quasi da sagra paesana, con il pubblico praticamente a ridosso della pedana e noi fotografi schiacciati in mezzo alla folla. Niente distanze, nessuna scenografia: solo un palco, gli strumenti e una quantità enorme di energia.

Billie Joe Armstrong. Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia

Tim Armstrong. Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia
Si parte con un trittico micidiale: Durango 95, Rockaway Beach e Cretin Hop. Non servono molte altre spiegazioni: è immediatamente delirio. Il pubblico esplode e, nel giro di pochi secondi, il prato dell’Hollywood Forever sembra trasformarsi in un’enorme festa punk: la potenza dei riff, le inconfondibili pennate sulla chitarra, le melodie semplicissime e irresistibili, capaci di entrare in testa al primo ascolto. Questa è la forza della musica dei Ramones.
La scaletta è una celebrazione della storia della band e non lesina classici. Arrivano Do You Wanna Dance, Sheena Is a Punk Rocker, Commando e Surfin’ Bird, una sequenza di brani che mantiene il ritmo altissimo e lascia pochissimo spazio per riprendere fiato. È una corsa attraverso decenni di punk, ma senza che la musica perda un grammo della sua immediatezza.
Su Danny Says arriva il primo ospite della serata: Fred Armisen. Attore, comico e musicista, Armisen è da sempre un grande appassionato di rock e ha più volte dimostrato il proprio amore per i Ramones, tanto da avere anche una cover band dedicata al gruppo. Poco dopo è il turno delle Linda Lindas. La giovanissima band, uno dei nomi più interessanti e in rapida ascesa del nuovo panorama rock, sale sul palco per California Sun e I Wanna Be Sedated.
Billie Joe Armstrong e Tim Armstrong (e no, non sono parenti) si dividono il microfono a seconda dei brani, alternandosi alla voce e lasciandosi andare al puro divertimento. Suonano, scherzano con il pubblico e sembrano godersi ogni singolo minuto della serata. Alle loro spalle, Travis Barker e CJ Ramone costruiscono invece una sezione ritmica massiccia e compatta, fornendo alla band quella spinta necessaria per mantenere il concerto costantemente ad alta intensità.

Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia

Billy Idol. Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia
Ma poi è il turno di un certo Billy Idol. Quando entra in scena, il pubblico capisce immediatamente che sta per arrivare uno dei momenti simbolicamente più importanti della serata. Idol prende il microfono e dà il via a una grande versione di Beat on the Brat, trasformando ancora una volta il palco in un punto d’incontro tra generazioni diverse del punk e del rock britannico e americano.
E non è finita. A seguire arriva Ready Steady Go, brano legato alla sua storia con i Generation X, la band con cui Idol ha mosso i primi passi nella scena punk britannica. Il risultato è una sorta di dialogo musicale tra due mondi che, pur nati su sponde diverse dell’Atlantico, hanno contribuito insieme a costruire la storia del punk.

CJ Ramone. Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia

Travis Barker. Foto: Enzo Mazzeo per Rolling Stone Italia
Il tempo scorre velocissimo. E quando arriva il momento del gran finale, la scelta non potrebbe essere più ovvia: Blitzkrieg Bop. Le prime note bastano a far esplodere nuovamente il pubblico: “Hey! Ho! Let’s go!”. Sul palco tornano anche le Linda Lindas, mentre musicisti e ospiti si ritrovano tutti insieme per l’ultimo inno della serata.
Sfumato l’ultimo accordo, resta la sensazione di aver assistito non semplicemente a un concerto celebrativo, ma a qualcosa di più raro: la dimostrazione concreta che la musica dei Ramones, a cinquant’anni dalla pubblicazione del loro album d’esordio, è ancora viva. E soprattutto, continua a fare esattamente quello che ha sempre fatto: mettere tutti d’accordo, far cantare il pubblico e trasformare per qualche minuto un prato di un cimitero di Los Angeles in uno dei luoghi più rumorosi e vitali della città.















