Il termine nostalgia deriva dall’unione di due parole greche: nóstos (νόστος, “ritorno” o “viaggio di ritorno”) e álgos (ἄλγος, “dolore” o “sofferenza”). Letteralmente significa quindi “dolore del ritorno”, indica una profonda tristezza legata al desiderio inappagato di tornare in patria o in un luogo familiare.
La nostalgia è però anche un affascinante meccanismo di difesa psicologico e adattivo, e dal punto di vista evolutivo svolge diverse funzioni chiave: fornisce conforto nei momenti di solitudine, ci ricorda chi siamo e da dove veniamo e ispira il futuro.
Ecco, il futuro.
Io (come forse molti di voi) faccio fatica a non proiettarmi costantemente nel futuro. Trovo quasi di dovermi costringere a vivere in quel fatidico hic et nunc, e penso che in fondo sia una filosofia che ha ispirato più che altro un sacco di brutti tatuaggi a sfondo para-intellettuale, più che realmente motivare la mia vita.
Mi ritrovo così molto spesso a vivere come un’astronauta del tempo che cerca di superare l’orizzonte degli eventi di tutti i metaforici buchi neri della vita. Spoiler: non c’è modo di farlo.
E poi penso: ma in fondo il futuro non è forse il presente in continuità? E quindi da qualche parte, in qualche modo, vivere nel presente e nel futuro non è forse la stessa cosa?
Non lo so, non so quasi nulla, non sono stata granché attenta alle lezioni di filosofia e fisica a scuola, però sento che vivo molto spesso in uno stato di Nostalgia Futura che riesco a spiegarmi solo attraverso un’analisi raffazzonata del mio iper-controllo e una natura melanconica che mi accompagna sin da bambina. La sento nella pancia, nell’ombelico, al centro del mio mondo.
In questo senso, quando Rolling Stone (che ringrazio ancora tantissimo per la fiducia) mi ha chiesto di essere co-direttrice di questo numero sul cinema volevo riportare questo concetto di “viaggio di ritorno” al futuro o, per citare il cult cine matografico di Zemeckis, un Ritorno al futuro nel mondo del cinema, dell’arte e inevitabilmente dell’amore.
Sono stata felice di condividere questa nostalgia con tante persone che stimo e che coltivano un’anima libera, molto più libera della mia. Sono persone che mi danno la forza di immaginare un futuro diverso e quindi di vivere un presente a tratti meno doloroso, di porre radici per un’eredità cinematografica nuova, o meglio, rinnovata nel coraggio e nell’ambizione, e di guardare al passato con Nostalgia Futura.
Grazie,
la Matilda del futuro

Foto: Gianluca Fontana
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