Per capire quanto Dolly Parton abbia influenzato la musica, ben oltre il genere country, basta guardare chi la sta salutando nelle ore successive alla sua scomparsa. Paul McCartney e Mick Jagger, Eminem e Jack White, Kesha e Beyoncé, Miley Cyrus e i Mötley Crüe. Dopo la morte della cantautrice all’età di 80 anni (qui i motivi del decesso), musicisti provenienti da mondi e generazioni lontani hanno riempito i social di ricordi. E i migliori non sono elogi, ma storie: una lettera spedita a un rapper che non aveva mai incontrato, una casa comprata grazie a una canzone, una battuta sul gossip dei tabloid e Jolene tornata sul palco per omaggiarla.
Uno dei tributi più sorprendenti è infatti quello di Eminem, che Dolly non aveva mai incontrato. Il rapper ha pubblicato una lettera che Parton gli aveva mandato dopo il loro ingresso, nella stessa serata del 2022, nella Rock & Roll Hall of Fame. «Anche se non conosco molto la musica rap, ho capito che tu sei il migliore», gli aveva scritto Dolly. Aggiungendo: «Spero che quello che sto per dire non ti sembri strano, ma ho sempre sentito una connessione inspiegabile con te, come se in qualche modo ti conoscessi». Eminem ha spiegato quanto quel gesto lo avesse colpito: «Mi dispiace che non abbiamo mai avuto la possibilità di incontrarci, ma ricevere questo messaggio da Dolly ha avuto un grande impatto su di me. Non era affatto tenuta a prendersi il tempo per farlo. Anche per un ragazzino che ascoltava soprattutto rap, lei era un’icona. Una superstar in ogni senso».
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Kesha, invece, ha saputo della morte di Parton poche ore prima di salire sul palco vicino a Pittsburgh e l’ha ricordata raccontando un aneddoto che riguarda direttamente la sua famiglia. Sua madre Pebe Sebert aveva scritto insieme a Hugh Moffatt Old Flames Can’t Hold a Candle to You, pubblicata inizialmente da Joe Sun e diventata poi una hit di Dolly nel 1980: «Prima che io nascessi, mia madre ha scritto una canzone per Dolly Parton. Quella canzone ci ha comprato una casa e ci ha messo un tetto sopra la testa. Quella canzone mi ha permesso di andare a scuola», ha raccontato Kesha al pubblico. Ma la storia non finisce lì. Nel 2017 Dolly aveva reinciso Old Flames Can’t Hold a Candle to You insieme a Kesha per Rainbow, mentre la cantante era nel pieno della battaglia legale con Dr. Luke: «Stavo facendo quell’album nel mezzo di una causa che mi faceva molta paura, ed ero dentro al movimento #MeToo. Avere una donna così leggendaria che cantava quella canzone con me e stava al mio fianco mi ha fatto sentire davvero come se Dio fosse dalla mia parte. Ecco cosa si prova a lavorare con Dolly Parton».
Jack White ha preferito affidarsi alla musica. A Londra, durante un concerto, ha ripreso Jolene, il classico di Parton che i White Stripes avevano trasformato in uno dei loro pezzi più celebri. In seguito, sui social, gli sono bastate due parole per celebrarla: «Instant sainthood». Ovvero: «santità immediata».
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Diversamente, Billy Ray Cyrus ha recuperato una vicenda del 1992. I tabloid sostenevano che lui e Dolly avessero una relazione e Cyrus, imbarazzato, era andato nel suo camerino per scusarsi. E la risposta di lei racconta parecchio del personaggio: «Tesoro, questa spazzatura fa vendere dischi!». La loro amicizia sarebbe poi diventata familiare, perché Parton è diventata la madrina di Miley Cyrus. E proprio Miley è stata tra le prime a reagire alla sua morte: «Non riesco a credere che abbiamo appena perso l’anima più pura. Riposa nella gloria, Dolly. Mi si spezza il cuore», ha scritto. E poco dopo ha aggiunto: «Riposa in pace, Dolly. Hai trasceso il tempo e vivi nei cuori di intere generazioni». Negli anni avevano cantato insieme più volte, da Jolene a Rainbowland.
Poi ci sono due giganti del rock. Mick Jagger ha ricordato soprattutto la capacità di Dolly di attraversare mondi diversi: «Che meravigliosa autrice e cantante era Dolly. Ha unito così tante persone, ci mancherà moltissimo». Paul McCartney è tornato invece al loro primo incontro. Era il 1974, lui e Linda erano a Nashville, e Dolly si esibiva al Grand Ole Opry con Porter Wagoner. Quasi cinquant’anni più tardi si sarebbero ritrovati su Rockstar, il disco del 2023 in cui Parton aveva partecipato insieme a McCartney e Ringo Starr: «Non c’è stato per me onore più grande che sentirla cantare la mia canzone Let It Be».
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Anche i Mötley Crüe hanno ricordato una collaborazione recente, quella per la nuova versione di Home Sweet Home. E soprattutto la reazione di Dolly quando il brano era arrivato al numero uno: «Beh, che ve ne pare? Dolly e Mötley al numero uno?». Linda Ronstadt, con cui Parton ed Emmylou Harris avevano inciso Trio nel 1987 e Trio II nel 1999, è tornata invece alla musica fatta insieme: «Sono profondamente addolorata per la morte della mia amica Dolly Parton. Una delle esperienze musicali più straordinarie della mia vita è stata registrare con lei. Il mondo è un posto più povero senza di lei».
Shania Twain ha ricordato il duetto con Parton su Coat of Many Colors all’Oprah Winfrey Show nel 2003 e il rapporto che si era creato tra loro: «La mia mentore non c’è più. La mia maestra di songwriting». Mentre Beyoncé, il cui rapporto artistico con Parton aveva trovato una realizzazione nel 2024, quando Cowboy Carter aveva reinventato Jolene e Dolly era comparsa nell’album, ha ricordato soprattutto ciò che aveva imparato da lei: «Hai insegnato così tanto su come essere unicamente se stessi». C’è poi Taylor Swift, che ha affidato il suo ricordo a un messaggio pubblicato sui social: «Un mondo senza Dolly non sembra possibile, reale o giusto». La cantante ha ricordato anche l’importanza che Parton ha avuto per le generazioni di artiste arrivate dopo di lei: «Era vera grazia e vera tenacia, tutte insieme in una persona abbagliante».
Ma nelle ultime ore sono arrivati tributi da chiunque: da Elton John a Cyndi Lauper, da Dionne Warwick a Joan Jett, da Debbie Harry a Celine Dion, passando per Barbra Streisand, Sheryl Crow, Sabrina Carpenter, Cat Stevens, Denzel Curry e molti altri. In Italia, addirittura, Madame ha pubblicato la sua versione in italiano di Jolene. E hanno superato anche i confini della musica e dello spettacolo, con ex presidenti americani come Barack Obama, Joe Biden e Bill Clinton che hanno ricordato Parton. Mentre l’attuale presidente, Donald Trump, ha ordinato che le bandiere degli Stati Uniti siano esposte a mezz’asta alla Casa Bianca, negli edifici pubblici e nelle sedi americane all’estero fino al tramonto del primo settembre. Un elenco che attraversa continenti, generi, generazioni e schieramenti politici, e che dà la misura del perché Dolly Parton fosse veramente larger than country.















