Questo è il rock’n’roll che non è mai stato in radio, ma che avete sempre sognato | Rolling Stone Italia
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Questo è il rock’n’roll che non è mai stato in radio, ma che avete sempre sognato

La raccolta di alcune registrazioni inedite dei Cramps del 1977 ‘Gravest Gravy’ offre l’occasione per rivivere lo spirito di una band che non ha precedenti e non avrà seguito

Questo è il rock’n’roll che non è mai stato in radio, ma che avete sempre sognato

Lux Interior dal vivo coi Cramps

Foto: Paul Bergen/Redferns

Ecco cosa doveva succedere: è il Capodanno del 2000, a Denver, e visto che il mondo non è finito con Y2K abbiamo un’ultima possibilità di farci davvero travolgere quando il vero millennio farà saltare tutto in aria a mezzanotte. Così, da bravi piccoli appassionati di gore (e nient’altro) ci presentiamo al concerto dei Cramps all’Ogden aspettandoci ragazze in bikini con mitragliatrici, adolescenti licantropi con apparecchi ortodontici sulle zanne e creature provenienti dalla laguna di pelle nera.

Ma ecco cosa succede davvero: i Cramps mettono in scena uno spettacolo molto più selvaggio di quello che immaginavamo. La scaletta originale è andata perduta nel tempo, qualche brano però lo ricordo: forse Human Fly, forse TV Set e The Mad Daddy. Poison Ivy Rorshach si dimena in una tuta di rete, facendo oscillare la chitarra sui beat, mentre il frontman Lux Interior si mangia il microfono, si struscia sul pavimento per poi tornare in scena nei panni di Elvis Fucking Christ.

Il mio ricordo più vivido è quello di Lux che impila i monitor del palco fino a formare una torre, mentre la lancetta dei minuti dell’orologio girava verso l’oblio durante l’interpretazione completamente fuori controllo del loro primo singolo, una cover di Surfin’ Bird dei Trashmen. Ne ha scalati almeno quattro fino in cima, ha tirato fuori un coltello e si è spogliato – il tutto continuando a urlare, urlare, URLARE papa-oo-mow-mow papaoomowmow – finché non è rimasto senza fiato e ci ha portati nel 2001. Era il perfetto commiato agli ultimi 100 anni. Ma a quel punto i Cramps erano già da decenni che dicevano addio al Ventesimo secolo, ricostruendo e riorganizzando la cultura trash a propria immagine e somiglianza, come dei Dr. Frankenstein.

Vedere i Cramps dal vivo era come entrare in una zona crepuscolare in cui tutto, nel rock’n’roll, era di più. La musica dei Cramps era un cocktail brevettato di rockabilly, surf rock, R&B e attitudine punk, fatto bollire in un calderone di kitsch finché non ne raddoppiava il volume. Nel 1990, quando MTV chiede a Lux e Ivy quali siano le loro fonti d’ispirazione, Lux non ha nemmeno un tentennamento prima di rispondere: «sesso e horror», due catalizzatori che negli anni ’50 portavano gli adolescenti ai drive-in (e che continuano a farlo ancora oggi). Ed è proprio quell’estetica da B-movie a distinguere i Cramps dai loro predecessori e antenati del gore.

«Questo è il rock’n’roll che non è mai stato in radio, ma che avete sempre sognato che potesse essere: testi horror da sbavare, fantastici riff di chitarra scadenti, percussioni da post-lobotomia e un cantante per il quale inibizione è la più sporca delle parole», scriveva Kurt Loder nella sua recensione della raccolta Bad Music for Bad People su Rolling Stone. Era il 1984.

The Cramps - Bikini Girls With Machine Guns

I Cramps erano camp, dementi, sexy. Ma anche una fonte d’ispirazione. Dai White Stripes ai White Zombie, sono tantissimi gli artisti che li hanno indicati come riferimenti, sia a livello di arrangiamenti, sia per il fatto che Poison Ivy era una delle pochissime donne a far parte di una band negli anni ’70 e ’80. «Mi sono sempre piaciuti moltissimo i Cramps, e vedere Ivy mi ha fatto pensare che potevo farlo anch’io», ha raccontato Sean Yseult dei White Zombie a Rolling Stone nel 1993. Allo stesso modo, Kat Bjelland delle Babes in Toyland: «Quando ho visto i Cramps ho pensato: le parti di chitarra sono semplici, potrei farle anch’io». Tra gli altri membri del fan club dei Cramps ci sono My Bloody Valentine, Faith No More, Black Keys, Henry Rollins e Ian MacKaye, che ha supervisionato una nuova raccolta di materiale d’archivio dei Cramps, Gravest Gravy.

Gli artisti influenzati dai Cramps sono così diversi soprattutto perché i Cramps non sono mai rientrati in nessuna categoria. Chiunque poteva trovare qualcosa di unico in loro. Profanavano gli stessi palchi newyorkesi dei Ramones, dei Talking Heads e dei Blondie nell’anno in cui il punk esplose davvero, ma i critici non li consideravano parte della scena. E quando negli anni ’80 gli Stray Cats e i Blasters hanno portato il revival rockabilly al grande pubblico, i Cramps erano semplicemente troppo strani e troppo cattivi per un posto in prima serata. Del resto, questa è la band che nel 1978 ha suonato gratis in un ospedale psichiatrico, e il cui cantante ha indossato degli stivali da BDSM a Late Night with Conan O’Brien.

Questo perché Lux Interior, nato Erick Purkhiser nel 1946, era un outsider perfettamente consapevole di esserlo. Cresciuto con i resti della prima ondata della cultura rock’n’roll, abbastanza grande da venerare Elvis come un re, ma anche abbastanza giovane da saperlo apprezzare come una barzelletta. “Ho imparato tutto quello che so prima dei 9 anni”, canta in New Kind of Kick. E lo dice seriamente.

L’anima gemella di Lux, Poison Ivy, al secolo Kristy Wallace, nata nel 1953, si unisce a lui nel totale rifiuto della British Invasion. Si conoscono mentre Ivy fa l’autostop a Sacramento, nei primi anni ’70, e a legarli è la sua assurda collezione di dischi. Si trasferiscono ad Akron, Ohio, città natale di Lux, prima di spostarsi a New York, dove i Cramps si formano nell’estate del 1976 insieme al chitarrista Bryan Gregory. La sorella di Gregory, Pam “Balam”, entra alla batteria. Ma la band non ha un bassista. Si fanno le ossa suonando cover. Una volta Ivy ha raccontato che la band ha quasi rischiato di chiamarsi Bop Crazy Babies, ma alla fine hanno optato per Cramps perché sembra il nome di una gang. Sul loro primo biglietto da visita c’è scritto che offrivano “musica per ogni occasione”.

The Cramps - Tear It Up (Live - Urgh! A Music War) 1980

Lux era più vecchio di tradizionalisti del rock come Steven Tyler, Robert Plant e Bruce Springsteen, ma invece di trattare il genere come una forma d’arte seria, i Cramps prendono tutto ciò che caratterizza la prima ondata del rock’n’roll, quando sembra ancora pericoloso, una minaccia per gli adolescenti, e lo trasformano in un film teensploitation di Roger Corman: più fischi alle ragazze, più doppi sensi, più sangue sull’asfalto, più spazzatura. Appartengono alla stessa famiglia dei Misfits e dei B-52’s, altri fanatici del kitsch anni ’50, ma senza la rabbia dei primi né l’ambizione artistica dei secondi. Perché i Cramps, in fondo, vogliono solo fare festa come se fosse il 1959.

Gravest Gravy raccoglie registrazioni provenienti dalla sessione del 1977 con il produttore Alex Chilton e il batterista Nick Knox, dalle quali nascono anche i primi singoli della band, Surfin’ Bird e Human Fly. Ascoltando l’album si sente come i Cramps abbiano già tracciato tutta la propria carriera nel loro primo anno di vita. C’è TV Set, l’originale firmato Lux e Ivy, un rock da spiaggia alla Ventures che parla di decapitare qualcuno; c’è Lux che raglia con la voce in I Can’t Hardly Stand It ed è presente anche Weekend on Mars, con il suo esaltante ritornello.

Poi ci sono le cover. La versione di Rockin’ Bones del Blond Bomber è la migliore del gruppo: una specie di lugubre canto da falò, molto più inquietante della versione che registrano nel 1981 per Psychedelic Jungle. La versione singhiozzante di Domino di Roy Orbison e quella completamente fuori controllo di Problem Child di Sam Phillips restituiscono altrettanto bene i Cramps di allora, ovvero quelli che rimarranno fino alla morte di Lux, nel 2009, che mette fine alla band.

La raccolta è un’ottima celebrazione di questi artisti con una visione musicale unica, oltre che una buona scusa per tornare al resto del catalogo dei Cramps. I primi due album, Songs the Lord Taught Us (1980) e Psychedelic Jungle (1981), insieme alla raccolta di singoli …Off the Bone (1983), contengono gran parte della leggenda dei Cramps.

I critici liquidano gli anni centrali della carriera dei Cramps, accusando Lux di scrivere testi sessisti – per esempio Can Your Pussy Do the Dog? da A Date With Elvis e All Women Are Bad da Stay Sick! – mentre Ivy ribalta sempre l’accusa sui critici, colpevoli di non accorgersi che è lei a produrre le loro registrazioni, a suonare occasionalmente il basso e a scrivere insieme a Lux i brani originali. Stay Sick! contiene anche God Damn Rock & Roll, una parodia esilarante di Old Time Rock & Roll, e una versione di Shortnin’ Bread migliore di qualunque cosa Brian Wilson sia mai riuscito a tirarne fuori.

Weekend On Mars (1977 Version)

E poi ci sono i trionfi successivi, come Let’s Get Fucked Up da Flamejob , un pezzo fisso nelle mie compilation delle superiori, e Sheena’s in a Goth Gang da Big Beat From Badsville, più divertente e forse anche più spassoso del suo precedente dei Ramones, se ci si trova nel giusto stato d’animo. “Sembra così macabra con quello sguardo di ragnatela… Sheena è entrata in una goth gang”.

Ma mentre il goth è una moda, per i Cramps il rock’n’roll è semplicemente rock’n’roll. Lux dice che il suo eroe è Ricky Nelson e, se è facile indicare i grandi nomi più evidenti che influenzano i Cramps – Elvis, Screamin’ Jay Hawkins, Little Richard, Carl Perkins – è probabile che ce ne siano migliaia di altri che Lux e Ivy amano ancora di più e i cui nomi non sono mai comparsi sulle pagine di Rolling Stone.

«Credo che il punto fondamentale sia che, al giorno d’oggi, nessuno abbia la minima cazzo di idea di cosa sia il rock’n’roll», ha detto Lux Interior nel 1988. «I Cramps sono una band rock’n’roll. Ascoltiamo vecchio rock’n’roll. Ci piace. Ma viviamo in questo tempo, ci piacciono tutte le cose di questo tempo. Ma cerchiamo di essere una rock’n’roll band pura».

I pochi fortunati che hanno visto i Cramps dal vivo sanno che il loro rock’n’roll non ha precedenti e che non avrà seguito. Per citare un vecchio poster della band, «gli uomini non capiscono, ma i piccoli demoni sì».

Da Rolling Stone US.