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Peggioreremo anno dopo anno, fino alla catastrofe

È questa la direzione del riscaldamento climatico a cui la politica e i negazionisti hanno deciso di dare appoggio. C'è ancora tempo per agire? C'è ancora speranza? Forse solo l'angoscia potrà aiutarci a lottare per un cambiamento

Peggioreremo anno dopo anno, fino alla catastrofe

Cristiano Godano

Foto: press

Questo articolo è particolarmente lungo: il tema è drammatico e complesso, e riguarda tutti. Il giovane come l’anziano, il boomer come il millenial, la casalinga come il single, l’infante appena nato come la giovane studentessa, l’operaia come il ricco virgulto, la moglie mantenuta del ricco capitalista come il radiologo o il geologo o lo spazzino o la bidella o il pittore o la giovane coppia piena di speranze o il top manager o la bassista di una band metal o la giovane imprenditrice di successo o la zia o il cugino super intelligente o la nuova star del cinema o il vostro cantante impegnato preferito o quello mainstream del cuore. Tutti. Compresi ovviamente gli animali e la natura. Per lo scopo che mi prefiggo non mi è stato possibile farlo più corto, ma ho cercato di renderlo “avvincente”, riga dopo riga, con la speranza che la pazienza richiesta per leggerlo venga ripagata dalla “trama” in crescendo. Vi chiedo questa pazienza di andare fino in fondo. Verrete, purtroppo, ripagati.

Ed è un articolo estremamente doloroso. Non è consolatorio e con estrema difficoltà riuscirà a contenere le parole entro la cornice di un “bon ton linguistico”: ho solo rabbia, estrema frustrazione, e tanta, tanta, tanta paura. Non è il massimo per un rocker che ha un pubblico palesare in maniera così esplicita la propria vulnerabilità (non è conveniente all’immagine), ma saremo tutti impauriti fra non molto, e arrabbiati, e frustrati, e poi sempre più disperati. Disperati. E paleseremo con angoscia la nostra vulnerabilità. Tutti, compresi i miei colleghi attenti all’immagine e gli schifosi, patetici, stupidi e malvagi esseri che ci governano nel mondo, tra potere politico ed economico, qui in Italia come in qualsiasi altro Paese. Nel redigerlo mi verrà spontaneo avercela con qualcuno con le mie parole, e dunque spesso ci sarà un “voi”: mentalmente mi rivolgerò agli idioti e ai crudeli, agli inetti e ai sé pensanti furbi, e nel corso della lettura potrete farvi la vostra idea su chi possono essere per me costoro. Potrebbe non esserci nessuno di essi alla lettura di queste mie parole, ma non escludo qualcuno della categoria dei sé pensanti furbi (automaticamente anche idioti, ma non è più il caso di scusarsi per eventualmente offendere la sensibilità altrui, perché è anche grazie a questa idiota certezza di sentirsi i più furbi che l’umanità intera è in prossimità della sua decimazione. Da qualche parte mi spiegherò meglio). Sono almeno tre decenni che la scienza, quella cosa tanto screditata dai sé pensanti furbi e non solo, ci dice in maniera inequivocabile quello che sta per succedere (e sta succedendo). I modelli che sta studiando da anni gli dicono (e ci dicono) esattamente ciò che è in corso. Esattamente ciò che è in corso. Eravamo stati ammoniti (e i Marlene hanno fatto la loro piccolissima, convinta parte, visto che quattro anni fa ci abbiamo fatto un disco dal titolo Karma Clima, unici nel panorama italiano), ma non l’abbiamo cagata. E avevamo il tempo per rimediare, ma non solo nulla è stato fatto: nulla si sta continuando a fare (malvagi esseri che ci governate: piangerete con noi). Nulla, nulla, nulla. E manca molto poco all’inizio di questa decimazione: cento anni? No miei cari. Cinquanta anni? No miei cari. Trenta anni? Forse. Venti anni? Forse. Dieci? Speriamo di no. E non sarà una faccenda per poveri cristi nel terzo mondo: riguarderà moltissimo anche noi occidentali, e, ahimè, la nostra cara Europa, che è fra i luoghi del pianeta più tormentati. Chi lo dice? La scienza, quella che voi ridicolizzate tanto, poveri sciocchi (togliete quella stupida “h” dopo la “a”: vi fa sentire insulsamente furbi). Lo dicono gli stessi modelli che ho citato poco fa: l’Europa è un traballante hotspot climatico, perché si sta scaldando tre volte più consistentemente del resto del pianeta. Siamo i più coinvolti. Voi continuerete a snobbare, e fra non molto piangerete insieme a me. Poveri sciocchi.

Per cui, ricapitolando: tutte le volte che mi scapperà un “voi” è a questa congerie che istintivamente mi rivolgerò. O quasi tutte le volte, per la precisione, perché le altre volte sarà un parlare a “noi”, me incluso: in quei casi parlerò a chi sa, a chi è consapevole, a chi sta soffrendo come me, a chi cova una frustrazione depressa e inconsolabile. O a chi è disponibile a farsi incuriosire o convincere dalle mie parole.

Faccio pubblicare questo articolo in questo preciso giorno perché il botto della festa estiva sta finendo (una delle ultime feste estive non impossibili: fra un po’ diventeranno il nostro incubo). Ferragosto vi ha allietato (si fa per dire) e avete un po’ di concentrazione in più da darmi. Al contempo, se le previsioni meteo sono corrette, state finalmente iniziando a rifiatare. Il tremendo picco di caldo dovrebbe esser stato superato da pochissimo, ma il ricordo di quanto sono stati faticosi questi giugno, luglio e agosto dovrebbe ancora sapervi scuotere, almeno un po’. Non mi sbaglio, giusto? Ricordate ancora con distinzione quanto ci ha fiaccato e oppresso la calura di questi giorni? È ciò che desidero: che questa oppressione ce l’abbiate ancora dentro, almeno un po’. Tra pochi giorni, col ritorno alla normalità di cui beneficeremo, tutto svanirà quasi come per incanto, e avrete rimosso quel fastidio fino al prossimo tormento estivo. Questa rimozione sarà l’ennesimo, tragico errore fatale.

Ci sono una canzone e un album degli Afterhours che si intitolano Non è per sempre. Nella canzone un passaggio fa così: “Perciò se è da un po’ che stai così male il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire”. Ecco: il fallimento dell’umanità è iniziato e senza ancora accorgercene troppo stiamo già cominciando a stare male, ma non ci sarà nessuna laurea all’orizzonte da meritarsi per reagire con efficacia. Reagiremo, certo, quando il panico avrà definitivamente preso il sopravvento, e sarà così tardi che questa consapevolezza ci getterà in uno sconforto letale: incasseremo una bocciatura senza appello e non servirà nemmeno tornare a studiare per ri-tentare il percorso di avvicinamento alla laurea, perché il tempo sarà già da tempo scaduto.

È chiaro di cosa sto parlando? Del riscaldamento climatico.

E allora entriamo a gamba tesa nel cuore della faccenda: serve che tutti voi lettori (solo a voi posso parlare, e se potessi parlerei all’umanità) sappiate che il caldo di questi tempi è per sempre. Ok? Lo riscrivo: il caldo sperimentato questa estate è per sempre. Per sempre. E ogni estate che arriverà sarà sempre un po’ peggio, poco alla volta, piccole variazioni peggiorative delle temperature che lentamente ci porteranno all’assillo definitivo (so bene che fra voi c’è chi crede di star bene col caldo, e l’estate è sempre stata calda eccetera: poveri ingenui. Semmai diventeremo un paese caraibico veh? Il tipo che presiede il nostro Senato e che vi ha detto questa solenne stronzata irresponsabile, manco fosse un ubriacone, vi ha anche svelato, tanto per dirne una, qual è il reddito pro capite di un paese caraibico?). Non ci sarà il momento in cui potremo rifiatare, in cui finalmente si sarà tornati a qualcosa di più normale, perché col riscaldamento climatico abbiamo innescato un processo con effetti moltiplicatori, e per raddrizzare un pianeta che abbiamo iniziato a danneggiare due secoli fa (con una grossa accelerazione dopo il secondo dopoguerra) servirebbe adottare uno stile di vita del tutto diverso e aspettare un altro secolo almeno per invertire il trend negativo: se per esempio domani diventassimo per assurdo virtuosi cambiandolo radicalmente, questo vorrebbe dire che i primi effetti positivi di un ritorno alla normalità si vedrebbero fra un centinaio di anni (poco meno di 80 ne abbiamo impiegati dal boom economico per ritrovarci a questo punto, con le nostre azioni nocive tipo le emissioni dei gas serra dovute all’utilizzo smodato dei combustibili, poco più o poco meno di 100 ce ne vorranno/vorrebbero per ripristinare la normalità, e se ci si sforza un po’ si può comprendere intuitivamente questa atroce verità). Noi possiamo solo, e dovremmo con tutte le nostre forze adottando DOMANI uno stile di vita radicalmente virtuoso, bloccare l’aumento di questo caldo disumano, rallentarlo e poi fermarlo (rileggete e meditate: dovete immaginare che quanto vissuto questa estate sarà un doloroso ricordo nei prossimi anni, perché lo rimpiangeremo), fare in modo che fra cento anni l’umanità torni a rifiatare mentre noi avremo speso il resto della nostra vita con l’aria condizionata giorno e notte.

Ma, leggetemi bene, questo caldo è in realtà destinato a peggiorare poco per volta, e purtroppo neanche troppo lentamente, perché nessuno fra chi governa il mondo, a qualsiasi latitudine, sotto qualsiasi bandiera, destra o sinistra che sia, sta facendo un benemerito nulla. Poveri inetti che governate il mondo, politici o capitalisti che siate… (attenzione: tempo fa in un mio articolo ben sottolineai le comprensibili difficoltà della politica a imporre al mondo un cambio di passo radicale, ma tant’è: non facendolo abbiamo innescato la tragedia che ci aspetta. E in quell’articolo dissi anche che sarebbe servita una cooperazione internazionale di tutti i politici del mondo: solo tutti insieme avrebbero potuto imporre a 7 miliardi di persone un cambio di passo… Ma abbiamo deriso chi ce lo chiedeva con appassionata urgenza, e tanti ancora li deridono con ebete spensieratezza). Non facendo nulla peggioreremo anno dopo anno, fino alla catastrofe. Ecco perché, anche se non ve ne fregasse nulla dell’umanità fra cento anni, converrebbe lo stesso fare qualcosa di estremo ora, perché, se non lo facciamo, fra pochissimi anni (una decina? Di più? Quindici? Non certo cinquanta o sessanta…) questo peggioramento non riguarderà i nipoti dei nostri nipoti: riguarderà noi, me che scrivo e voi che mi leggete (e tutti gli altri, tutti). Se io che ho quasi sessant’anni vedrò arrivare l’inizio della fine (e con ogni probabilità morirò a causa del caldo, e con me tantissimi altri, perché il caldo è letale per gli anziani), aver qualche anno in meno di me vorrà dire sperimentare i primissimi effetti devastanti che lentamente si metteranno in moto per poi esplodere. E con effetti devastanti intendo l’asfissia, metaforica e reale, che ci farà sempre più star chiusi in casa mentre là fuori il mondo brucia (e con lui tutto ciò che ci permette di vivere: la natura che muore, le coltivazioni che spariscono, le conseguenti fini di tante filiere produttive e un sacco di gente senza un lavoro, gli incendi che distruggono, le siccità sempre più lunghe, i ghiacciai che fondono, i fiumi che si prosciugano, l’acqua sempre più preziosa e a un certo punto rarissima, un sacco di cibi non più disponibili, le migrazioni climatiche di gente più disperata di noi, le catastrofi naturali sempre più ricorrenti, eccetera eccetera… pensateci bene prima di pensare “sticazzi, staremo all’aria condizionata”, perché là fuori nel frattempo la natura starà morendo, e se muore la natura moriamo anche noi).

Fra altri effetti devastanti venturi ci sarà la fine della tenuta delle istituzioni e degli Stati, con conseguenti guerre ovunque, tensioni sociali, gente che fugge da Paesi diventati invivibili, decimazioni, conflitti per le risorse (pensate: il lago Maggiore e le risaie del nord del Piemonte sono così in difficoltà che qualche giorno fa è stato chiesto alla Svizzera un prestito di acqua. Credete sia possibile rimediare sempre così, coi prestiti fra Stati? Con un’Europa che invece che unirsi e collaborare – un sogno – sta rischiando il suo smembramento?). Riflettete sui concetti di tenuta delle istituzioni e degli Stati: vuol dire che con la loro fine inizia il caos, tutti contro tutti, non solo per la difesa delle patetiche sovranità delle nazioni, ma per il cibo e per l’acqua, che diventeranno carissimi perché rari (altri esempi di costi impazziti? Due per tutti, ma ce ne sarebbero a decine: quelli per le bollette – immaginate la pressione di una richiesta costante di energia da parte di miliardi di persone che non possono più vivere senza aria condizionata per tre-quattro-cinque mesi di fila: fatto? Ora di già che ci siamo immaginate un bel black out e l’aria condizionata che si spegne a causa di questa pressione smodata e insostenibile… Immaginate la vostra folle notte umidissima a 40 gradi a letto, senza rinfresco artificiale, sperando che il black out non duri giorni – e oltre alle bollette il secondo esempio di costi sarà è quello a seguito delle catastrofi naturali, che aumenteranno sempre più proprio a causa delle alterazioni del clima che stanno avvenendo a causa nostra, con tutti i danni conseguenti da riparare, con le città sempre più danneggiate, allagate, le strade divelte, la ricostruzione…

Per il Sole 24 Ore la siccità solo quest’anno ci costerà 94 miliardi: avete letto bene. Occhio a quest’autunno… A chi toccherà qui in Italia? Pensate che in agenda della nostra politica ci sia la consapevolezza di tutto ciò? E leggetemi bene: è un fatto certo, di cui la scienza ci ammonisce, che se il Mediterraneo supera in estate i 30 gradi – come sembra ormai accadere di norma – ci saranno altre catastrofi come quella della Romagna o quella di Valencia. Lo riscrivo: un fatto certo. Non probabile, certo. Lo dicono gli scienziati e lo diranno le previsioni meteo in prossimità dell’evento: se non alla scienza a quelle bene o male ci credete tutti no? Il motivo? Abbiamo alterato il clima, e abbiamo innescato reazioni a catena destinate a moltiplicarsi con effetti esponenziali secondo i meccanismi dei “tipping point” – cercate in rete, verrete edotti su tutto in merito. Nel frattempo staremo a vedere fra due o tre mesi a chi toccherà, sperando di non esserci di mezzo noi.

A seguito della fine della tenuta delle istituzioni e degli Stati ci saranno perdite consistenti di capitali ovunque, anche nelle nostre tasche di risparmiatori per la vecchiaia: un probabile tracollo. Non procrastinate a domani questo pensiero terribile, vivetelo con la vostra sensibilità ora, sforzatevi di immaginare quanto brutto sarà. Usate l’immaginazione, non spostate in avanti la cosa: riguarda noi e i nostri figli, non i nipoti dei nostri nipoti. Tenetelo in vita a settembre, ottobre, novembre, dicembre, quando invece accadrà che nessuno ci penserà più fino al prossimo incubo estivo. E riflettete anche sulla catastrofica assenza di visione di gente che si ottenebra la mente con la remigrazione: poveri, patetici esseri senza cervello, privi di qualsiasi visione futuribile. Se qui la normalità diventa 40 e passa gradi in estate (con gli inverni sempre più miti – per qualche anno ci illuderanno che potremo vivere felici 8-9 mesi su 12, ma durerà molto poco – e al contempo violenti, e tutto il disastro che ne conseguirà, ad esempio la fine della neve o la sua evaporazione immediata a causa del troppo caldo sempre più crescente, nonostante la copiosa nevicata estemporanea coerente con gli eventi estremi sempre più frequenti che farà ottusamente gongolare i negazionisti… e se manca le neve in montagna, o se evapora troppo presto, i fiumi muoiono, e se i fiumi muoiono muore la natura, perché l’acqua è vita, e noi siamo natura e vita, non siamo qualcos’altro, e infetti morremo anche noi), se come dicevo qui sarà 40, in quei posti la normalità diventerà 50. E a quelle condizioni non ci vivi, e scappi. Orde di immigrati esonderanno ovunque (peraltro a causa nostra, perché siamo noi occidentali ad aver innescato il problema col nostro capitalismo, che è la causa principale di tutto ciò che vi sto raccontando ora) e posso solo immaginare che a un certo punto verranno decimati. O pensate che si potranno erigere muri lunghi come la muraglia cinese in tutti i nostri stupidi confini? Non ve ne frega nulla di loro e della loro decimazione? Quando saremo ancora più abbruttiti si, non ve ne fregherà nulla, lo so bene ed è del tutto prevedibile, ma in fondo già ora, al di là di una compassione di facciata, che cazzo ce ne frega di loro? Nevvero? Oh, cari miei, l’Italia si desertificherà a breve, in Meridione sta già accadendo, e scapperemo anche noi, e più a nord non ci vorranno, sempre che a nord farà più fresco, e dubito.

Fate lavorare l’immaginazione, non fate finta di niente, state sul pezzo, pensateci su, fate rifiorire i vostri pensieri, portateveli a letto la notte, come faccio io – e quanto non vorrei portarmeli a letto, se solo potessi impedire ai miei pensieri di pensare! – io che sto vivendo sempre più con angoscia, e cagatevi sotto. Ma non per sadomasochismo: semmai per convincervi che dovremmo tutti, nel mondo, fare quello che faremo quando saremo disperati, ovvero urlare che qualcuno ci salvi. Perché urleremo, oh come urleremo, e a sto punto sarebbe meglio farlo ORA. Immaginatelo bene questo urlo di disperazione, non sottovalutatelo, vivetevelo sulla vostra pelle, pensate allo strazio del sentirsi fottuti. Lasciate che si insinui in voi, non scacciatelo. Perché accadrà se non facciamo nulla. Se domani di colpo tutto il mondo chiedesse di essere salvato potremmo iniziare a far qualcosa… Il business si sposterebbe da ciò che è letale (le combustioni che nessuno più vorrebbe) a ciò che potrebbe aiutarci (il famigerato green deal, finalmente voluto da tutti). Utopistico, lo so. Perché è utopistico pensare di far capire alla gente quello che ci aspetta. Gente abituata a sentirsi raccontare fandonie che prende per verità nei social sovraccarichi di bot e utili idioti, e nei telegiornali silenziosi (chi ha visto Don’t Look Up pensi a quella scena straziante con Di Caprio che va in un tg a spiegare al mondo che sta arrivando una catastrofe, e ricordi le ghigna idiote dei presentatori).

Prevedo due cose, appuntatevele: 1) che ci saranno scienziati che tenteranno l’ultima carta della disperazione andando in tv per parlare con disperata urgenza al mondo, presi per il culo o snobbati dal popolo 2) che ci saranno tardivi e patetici messaggi alle nazioni dei governanti vari, che spiegheranno che “la situazione è tragica: dovremo tentare questo pericoloso esperimento come ultima carta, senza poter prevedere le conseguenze” e blablabla, tutto tragicamente fuori tempo massimo.

Leggo spesso nei social “Ci meritiamo l’estinzione”, e fino a poco tempo fa non volevo pensarla così. A parte il fatto che ora lo penso, giacché i fatti dimostrano con chiarezza che siamo una specie terribilmente stupida, visto che ci stiamo autodistruggendo, ho il sospetto che molti dicano questa cosa pensando a un futuro più o meno lontano: no, miei cari, mi dispiace, il futuro è qua, è ha l’acre sapore della fine. È con noi ancora in vita che si assaporerà l’inizio del processo di estinzione o decimazione, e non sarà come pensarlo immaginando un futuro prossimo venturo sufficientemente lontano da noi.

In verità non lo so se ci estingueremo, forse si, forse no, non possiamo saperlo, ma se rimarremo non apparterremo più alla specie dominante sul pianeta: torneremo animali fra altri, quelli rimasti, predati e impauriti. E questo processo è già iniziato, e farà soffrire anche noi, non le generazioni lontane. Lentamente ci innervosiremo, avremo sempre più disturbi mentali, proveremo un sentimento di accerchiamento, di prigione, perché non ci sarà un posto dove andare, saremo sempre più stanchi, non riusciremo più a lavorare bene (pensate a noi musicisti e ai nostri tecnici sui palchi incendiati estivi: già ora siamo al limite), e avremo incubi notturni dopo aver passato le giornate con un’ansia latente, perché una volta consapevoli che siamo finiti vivremo con una cappa di afflizione costante, quella che ora quasi nessuno vuole o sa prefigurarsi (sto provando ad aiutarvi io). Sostanzialmente impazziremo. Con l’incommentabile situazione politica e geopolitica che abbiamo la sventura di dover subire in questo mondo deragliato, ci ritroveremo sempre più rabbiosi gli uni con gli altri. Una sofferenza particolarmente brutta, asfissiante, come di rane bollite nella pentola secondo la metafora ormai consolidata (non la conoscete? Chiedete alla vostra nuova amica AI cos’è la metafora delle rane bollite in una pentola): noi siamo quelle rane, e stiamo per accorgerci che siamo finiti in un catino che ci cuocerà. E fuori di metafora pensate concretamente a quanto sarà brutta questa sensazione di star cuocendo mentre il mondo brucia… Avete visto quanti incendi ovunque nel mondo, in questi giorni? Non è sufficiente consolarsi col fatto che è l’uomo a innescarli, perché la loro durata e la loro propagazione, la loro capacità di devastazione, sono esponenzialmente cresciute a causa del riscaldamento climatico, che sta alterando tutti gli equilibri del clima che hanno favorito nel corso dei milioni di anni passati lo sviluppo della vita – in Spagna 200 mila sfollati per gli incendi, ovvero 200 mila persone che hanno perso la casa: non 4000 o 5000, non 20 mila, ma 200 mila! Riflettete su questa cifra straziante, per un evento che ha riguardato un Paese solo, non il mondo intero. Pensateci, pensateci, e ancora pensateci, e cagatevi sotto. Non andate oltre queste parole come al solito switch di un social. Pensatele e divulgatele, condividetele, contagiate il mondo: serve un grido diffuso. Anche a settembre, ottobre, novembre, dicembre, quando saremo usciti dal caldo di questi giorni che tornerà puntuale il prossimo anno. Oppure mollate tutto e divertitevi: gioite, scopate tanto, amatevi, piantate in asso la vita vissuta fino a ora, se potete andate altrove, rifugiatevi sui monti (servirà solo per qualche anno, poi anche lì non ci sarà scampo. Fate all’AI questa domanda: “Cos’è successo allo zero termico in montagna?”). Non alimentate più questo sistema immondo: abbiamo ancora una trentina di anni, forse meno, prima che tutto salti. Ne vale la pena continuare a impazzire a lavoro? È una domanda retorica, e in verità, ahimè, si, un motivo per sbattersi c’è: conviene mettere da parte più soldi possibile. Tanti ne serviranno per tirare a campare… Ma tanti proprio… Per tirare a campare.

Pensate che esagero? Che sia una distopia? Pensate mi sia facile dire cose così tremende rischiando di appesantire la mia immagine di un luttuoso pessimismo catastrofico? Quanto vorrei che aveste ragione… Lo giuro solennemente: preferirei scoprirmi un pazzo che si è fatto un po’ troppi film (a proposito di film, ne ho parlato molte volte di Don’t Look Up, finanche poco fa: guardatelo o riguaurdatelo, parla di tutto ciò, e racconta gli idioti che siamo esattamente come sto provando a dirvi io qua. E se volete entrare ancora di più nello stato di consapevolezza che sto provando a passarvi, leggetevi questo romanzo sorprendente: Qualcosa, là fuori di Bruno Arpaia. Un libro uscito nel 2016, angosciosamente visionario e avanti nei tempi: sono a metà, e fatico a andare avanti perché mi scuote. Fatevi scuotere anche voi, fatelo, fatelo: serve una presa di coscienza collettiva, anziché la drammatica rimozione che la gente e la politica stanno facendo. Pagheremo carissima questa rimozione. Oppure, per l’appunto, mollate tutto e divertitevi fin che si può, se si può. Io nel frattempo spero ardentemente di avere torto: preferisco scoprirmi scemo e catastrofista in un mondo salvo, piuttosto che un povero consapevole che sapeva e ridicolmente ammoniva la gente… )

Questo mio articolo vuole provare a provocarvi l’angoscia, perché penso che solo sperimentando “con mano” ciò che ci sta per accadere si capisce la tragedia in cui siamo sprofondati. E magari si decide di contagiare il mondo, di far capire in che trappola siamo finiti. Troppa gente non l’ha ancora capito. Sconsolatamente troppa. Infinitamente troppa. E al contempo credo che si stia insinuando in molti altri un vago senso di preoccupazione: tolti i complottisti, preoccupati perché stravedono le scie chimiche nel cielo vaneggiando, molti cominciano a percepire che sì, in effetti qualcosa non va… Ecco cosa non va: leggetelo bene, sto provando a spiegarvelo.

Chi sono io per fare affermazioni simili e pretendere che non siano il delirio di un ossessionato fuori controllo? Rispondo: sono un semplice cantante che mette testa su queste cose da una trentina di anni. E perché lo faccio? Perché sono 30 anni che convivo con un pessimo sentimento, all’inizio per via di un semplice sentore negativo, poi, poco per volta, con un mix di vaga paura e ansia: oggidì sono diventati una presenza ineludibile, mi accompagnano spesso a dormire, e mi fanno sentire in gabbia. Perché non ci sarà un posto dove fuggire: questa merda riguarda tutti noi a ogni latitudine. E io che sono un semplice cantante non ho da dimostrare nulla: a differenza di quasi chiunque sono parecchi anni che recepisco le informazioni che ci gira la scienza. Tutto qua. Quello che sta accadendo in questi giorni è stato ampiamente previsto dagli scienziati (in particolare i climatologi), che non hanno quasi più voce e disperazione per farci capire lo stato delle cose. (Smettetela di deridere la scienza: è una delle cose più ottuse che si possano fare. Tutta la nostra vita attuale è connessa con scoperte scientifiche, tutta: anche la semplice anestesia che vi impedisce di patire le pene dell’inferno con una estrazione di un dente è scienza. Non si tratta di un atto sordo e fideistico, si tratta di raziocinio. Leggetevi l’articolo che scrissi a proposito della scienza qua su RS qualche anno fa).

Siamo finiti nello scenario peggiore, quello che gli scienziati hanno immaginato se, come è successo, non avessimo fatto nulla. Quelle previsioni sono qua, accadono ora negli accadimenti reali. Era tutto previsto. Nessun complotto: solo ricerche costanti e dati, tanti dati su dati su dati su dati. Tutto comunicato al mondo, tutto ignorato. Tutto verificabile da chiunque, tutto a disposizione del popolo, se solo gliene fregasse qualcosa. O se solo chi ci governa e ci ha governato, chi ci sfrutta e ci ha sfruttato, ne avesse favorito/favorisse la diffusione per la presa di coscienza del mondo: non devo più stare a spiegarvi come tutto sia stato osteggiato, nascosto, negato. E come tutto sia anche ora osteggiato, nascosto, negato. Io non ho da dimostrare nulla, è la gente che deve decidere di informarsi, che deve decidere di leggerli i post che pullulano sui social che ci gridano disperatamente quanto siamo messi male, anziché appassionarsi di Roggero, di famiglia nel bosco, di sicurezza, di immigrati, di tutto il marcio e l’inutile che ci viene propinato per impedirci di interessarci a questo e altri drammi. È pieno il web di informazioni angosciose, serie, esaustive, esattamente come queste. È pieno di dati. Ma non lo si fa, lo so molto bene, perché in rete il negazionismo sa come organizzare i suoi bot per acchiappare la dabbenaggine dei più o la patetica presunzione di chi si crede furbo, più furbo degli idioti come me “che credono al mainstream” (ah, se questi furbetti sapessero quanto sono idioti… a volte sono pure persone intelligenti: eppure ci ridono su, poverini). Dunque io non ho da dimostrare nulla: cerco solo di trovare le parole adatte per provocare una sveglia in qualcuno. A volte con le parole ci so fare, e servono parole che sappiano innescare l’immaginazione della gente: è un compito artistico. E la scienza ha bisogno del linguaggio degli artisti per suggestionare la gente.

Se decideste di far valutare un progetto architettonico per la vostra casa in costruzione da un team di venti architetti e diciannove vi dicessero che sarebbe una casa destinata a crollare in breve tempo, voi dareste retta all’unico fenomeno che vi dicesse che si può fare? Potrei farne decine di esempi di questo tipo, ma basta questo. Con il riscaldamento climatico l’umanità sta decidendo di dar retta all’unico architetto idiota che ci farà morire sotto le macerie della nostra casa (è una metafora per indicare il pianeta, e l’architetto idiota è la narrazione negazionista e i suoi propagatori pezzenti). Non è qui il caso di raccontarvi come procede il metodo scientifico, ma quando una cosa è acclarata dalla comunità scientifica, quando tutte le prove e riprove sono state fatte (quante ne fanno gli scienziati prima di confermare qualsiasi cosa! Centinaia di esperimenti, verifiche, confutazioni, riconsiderazioni) e si è arrivati a un’unica conclusione, il dibattito cessa: si dà per definitiva la nuova acquisizione fino a che qualcuno non arrivi a DIMOSTRARE qualcosa di diverso. Quando si è scoperto che il fumo può portare il tumore ai polmoni, la comunità scientifica ha chiuso il dibattito, e ora tutti sappiamo che il fumo può portare il tumore. Col clima è successa la stessa cosa: la comunità scientifica (centinaia di migliaia di studiosi nel mondo, non la famigerata élite prezzolata che ossessiona i furbi) ha chiuso il dibattito, e queste anomalie ora si sa per certo che sono dovute all’uomo con le sue emissioni e i suoi assurdi sprechi. Ma esistono orrendi fenomeni da baraccone, cialtroni, a cui è permesso di andare a dire la loro pericolosissima cazzata in dibattiti televisivi sconcertanti (ah, l’audience…), convincendo la gente che non è vero che la comunità scientifica ha dimostrato alcunché, ma sono cani sciolti screditati da tutti gli scienziati del mondo (centinaia di migliaia), un po’ come se un fenomeno pretendesse di dirci che il fumo non fa male ai polmoni. Che se poi il fenomeno in questione potesse dimostrare scientificamente che il fumo non fa male, la comunità scientifica rivedrebbe le sue posizioni – questo è il metodo scientifico – e metterebbe in discussione il fatto che il fumo fa male ai polmoni, ma nessuno si è mai preso la briga di pretendere di sovvertire questa verità ormai acclarata. Cosa che invece ancora succede con questi cialtroni del clima, ed è pieno là fuori di boccaloni e di utili idioti che decidono di credergli (come le grottesche scie chimiche, che non esistono. NON ESISTONO), e questo è grave, perché senza un consenso di tutta l’umanità non riusciremo mai a invertire la rotta, perché tale inversione comporta sacrifici, e comporta la fine del business delle aziende estrattive, che assoldano bot e narrazioni negazioniste per proseguire col loro business. (Io mi chiedo, ma davvero mi chiedo: ma i loro cazzo di figli? Ma cosa hanno in testa questi miliardari? Gli regaleranno un bel bunker pieno di confort? Ma quanto può essere incomprensibilmente idiota una cosa simile? Un bunker dove passare il resto dei propri giorni sapendo che in superficie il mondo è invivibile e abbrustolito? Smanierei per sapere cos’hanno in mente questi fottuti miliardari che ci costringono ad accettare la fine della nostre civiltà. Perché qualcosa avranno in mente, visto che lo sanno molto bene cosa sta per accadere… Probabilmente avranno messo mani, occhi e soldi su depositi naturali di acqua nascosti chissà dove per tenerseli per loro. E avranno in mente tante altre malvagità simili. Non sono un complottista, non lo sono mai stato, ma potrebbe essere una intuizione sensata. In ogni caso, qualsiasi cosa abbiano in mente, l’unica fine possibile di tali esseri malvagi sarà quella che appare dopo i titoli di coda di Don’t Look Up: reale o metaforica che sia quella scena finale, essa fotografa la loro solenne, tronfia, patetica idiozia.

Sperate nella scienza, nell’inventiva umana: è probabilmente l’unica possibilità che ci rimane. (Prevedo che fra non molto orde di nuovi credenti cominceranno a srotolare i loro rosari avviliti pregando Dio). Ci sta provando la geoingegneria, e schiere di creduloni pensano al complotto. La geoingegneria altro non è che un tentativo di trovare una soluzione, che ovviamente sarebbe una toppa, perché la vera soluzione è la cessazione immediata della emissione di anidride carbonica nell’aria, la fine dei combustibili, la fine degli allevamenti intensivi, e la fine di un sacco di altre cose. Ma sperate che la trovi questa toppa, sperate. Sperate. Speriamo. E do una informazione: il mondo perfetto e ideale non esiste, e il business è ovunque, anche nella scienza quando incontra i profittatori – imprenditori, capitalisti – che la usano per fini illeciti, e nelle tanto odiate, giustamente, lobby di potere, ma la ricerca scientifica è sostanzialmente pura. Sta prima del business che verrà. I fondamenti e i principi delle sue scoperte sono neutri, perché lo scienziato è un entusiasta, ama scoprire il mondo, capirne i meccanismi, affrontarne le stranezze, inventare nuove cose, risolvere i problemi, ed è solo a scoperta avvenuta che l’avidità umana se ne può approfittare, come spesso accade in tutti gli ambiti delle attività umane: anche il consumismo è un gigantesco business che subiamo quotidianamente, no? Ma questo non implica screditare i risultati della ricerca, e a proposito di clima i risultati della ricerca sono quelli che vi ho detto, tremendi e inappellabili. Sono stati riportati a tutti noi così tante volte… E tutto si sta verificando come da loro studi, tutto sta proprio accadendo, esattamente come ci dicono da anni. En passant, a chiusura di questo capoverso, vi scrivo anche questo: dando per scontato che prima o poi un’altra pandemia ci sarà – e sarà a causa del riscaldamento climatico, perché alterando la natura come vi ho detto gli animali tormentati dal cambio e dagli stravolgimenti si avvicineranno sempre più a noi in cerca di cibo, faranno la loro lotta personale per la sopravvivenza, e queste commistioni potenziali con noi favoriranno l’introduzione di elementi patogeni – beh, quando avverrà (speriamo il più tardi possibile) passeremo altri momenti bruttissimi. Con i disastri di chi attualmente ci governa, con un ministro della salute che è contro i vaccini in America, e qui nel nostro piccolo con esponenti di governo a loro volta contro, in assenza di cooperazione internazionale, in questo clima di tutti contro tutti, di guerre reali e potenziali ovunque, i più dotati di immaginazione fra voi non avranno fatica a immaginare l’incubo in cui finiremo. Lo sapete che noi italiani, a causa del nostro governo attuale, NON abbiamo sottoscritto l’accordo di cooperazione sanitaria sulle future pandemie redatto dall’OMS perché si vuole mantenere la “sovranità” nella salute? Questa è una follia criminale. Così grottesca da far ridere dalla disperazione. (Se accadrà ovviamente scodinzoleremo per essere accolti… e pagheremo in qualche modo).

L’inazione colpevole di chi ci governa ovunque nel mondo è un crimine contro l’umanità, a metà strada fra l’idiozia e la malvagità, e cosa possiamo fare per stopparlo, mi chiederete voi? Non lo so. So che servirebbe un grido accorato dell’umanità intera. E arriverà questo grido, ma arriverà quando saremo disperati e sapremo che siamo fottuti, ovvero troppo tardi. Greta Thunberg riuscì a fare qualcosa di portentoso portando il problema all’attenzione del mondo (del mondo!), ma è stata bullizzata, è stata silenziata, è stata spenta. L’abbiamo derisa, e di questo ce ne vergogneremo. E abbiamo rivolto parole cattivissime e rabbiosissime contro quei ragazzi che sporcavano le teche dei quadri nei musei (le teche, non i quadri) o manifestavano nelle strade: protestavano per loro stessi e per tutti noi. Cercavano di farci aprire gli occhi. E oltre alle parole rabbiosissime che gli abbiamo rivolto contro, i nostri politici attuali hanno infarcito di cavilli i loro patetici decreti sicurezza, per punirli. Decreti che altro non sono se non il prologo di ciò che sta per accaderci, ovvero la repressione dei diritti, del dissenso, della resistenza, come da piano dei miliardari che governano il pianeta per portarlo alla soppressione delle democrazie, e che noi italiani – ma non solo – stiamo pedissequamente seguendo: qui da noi, infatti, se sei attivista per il clima vieni attenzionato e alla peggio rinchiuso un po’ in carcere. Ripeto: se lotti per fermare la catastrofe in corso vieni messo in carcere. Grazie ai decreti sicurezza di questo governo inidoneo siamo obbligati anche a tacere il nostro grido di disperazione. C’è qualcuno fra voi lettori che riesce a cogliere quanto sia tutto penoso, patetico, grave, schifoso? E pericolosissimo? Poco tempo fa un tipo scrisse un libro (tragicamente diventato best seller) dal titolo Il mondo al contrario: il mondo al contrario non è quello descritto da costui, è quello che sto descrivendo io qua, ora. Un mondo al contrario che brucia.

Sono perfettamente consapevole dell’inutilità di questo mio scritto che leggeranno in pochi, e so che alcuni fra quei pochi penseranno che sto delirando. Chi invece pensa che quello che ha appena letto sia del tutto verosimile, beh, faccia girare queste parole. E chieda di farle girare. Io non sono un capopopolo purtroppo, non ne ho la tempra, ma servirebbe un grido diffuso, una richiesta estesa, e in Usa servirebbe andassero proprio a prenderle, quelle merde che ben si nascondono e che stanno per fare guerra all’antifascismo (“quelle merde” sono i disgraziati politici in combutta coi miliardari). E credo che facciano guerra all’antifascismo perché sanno che a parte gli incommentabili che li votano c’è un sacco di gente che non ne può più ed è impaurita e disperata, e se potesse li andrebbe a prendere. Gente che, con fetida turpitudine, nel disgraziato trend socio-politico che ci tocca subire, viene derubricata a accozzaglia antifascista. Pensate un po’: non sei schifoso come loro? Sei un antifascista. Chiunque si dichiari di destra senza essere fascista dovrebbe sentirsi inorridito da tanto schifo. E sono convinto che così è. Ma nonostante la consapevolezza dell’inanità di questo mio ennesimo sforzo in parole, non muore la voglia di resistere, forse semplicemente per inerzia, anche se a volte, sempre più spesso, vorrei essere un povero stupido: per qualche anno ancora me la vivrei meglio di come sto vivendomela da non stupido. (Una nostra canzone, L’idiota, “parla” di soggetti simili). Poi va da sé, anche il più stupido degli stupidi languirà nella pentola come tutti noi, si dispererà, soffrirà, non ci capirà nulla e grottescamente avrà il coraggio di pensare a qualche assurdo complotto: forse morirà pensandolo, e chissà, magari sarà lievemente meno tragico di chi tutto sapeva, come il sottoscritto. Ma no, non credo: sarà tragico anche per lui, anche per il povero stupido.

Settembre, ottobre, novembre, dicembre… Cercherò di sollecitare la mia demoralizzazione a restare viva, e cercherò di trovare l’ispirazione per aiutarvi a tenerla in vita a vostra volta: ci dovrebbero essere molti modi artistici per raccontarvi cosa vuol davvero dire la fine dell’acqua, o cosa vuol davvero dire il collasso della tenuta sociale, o cosa vuol davvero dire continuare a vivere sapendo di star facendo la fine delle rane bollite, o cosa vuol davvero dire non poter più portare i propri bambini a giocare nel parco in estate causa il troppo caldo… Un compito dell’arte, fra altri, è certo quello di trovare le parole per rendere vive le emozioni: didascalica o suggestiva che sia, l’arte può smuovere qualcosa dentro. Tra settembre e ottobre avrò probabile terreno fertile: il brutto evento meteo che la scienza dà per certo con il Mediterraneo a 30 gradi terrà la gente “sul pezzo”. Più difficile sarà parlarvene a novembre e dicembre e gennaio e febbraio e marzo: a molti risulterò purtroppo noiosamente fastidioso. Ma avrò, nel caso, la coscienza pulita, sapendo di averci provato.

Chiudo con un invito. Tutte queste cose da tre anni a questa parte le raccontiamo io e Telmo Pievani nei nostri spettacoli: è una forma di lotta, di resistenza. È un dovere civico che ci assumiamo con ostinazione. Veniteci a trovare, venite a sentirvi raccontare da Telmo i meccanismi che presiedono al crescendo inarrestabile delle alterazioni del clima a cui siamo sottoposti. Le sue parole svelano, rivelano, fanno capire. Non sono atroci come le mie: sono le spiegazioni della scienza. Vi fanno vedere perché il clima è alterato (e smettiamola di dire che il clima è impazzito: siamo noi gli impazziti, non il clima. Il clima reagisce, e se ne fotte della nostra risibile ignavia). Si chiama Canto d’acqua, lo spettacolo, e questa non è una pubblicità fine a sé stessa: è un invito a venirne a sapere di più. Roba seria, non le balle degli imbonitori che ci fottono il cervello. Così seria e convincente, che non avreste nessuna chance di confutarla, neanche foste i sé-pensanti furbissimi di cui parlavo sopra. Anzi: proprio voi! Sarebbe bello avervi con noi, cambiereste opinione. Ne sono certo.

post scriptum uno: per favore, non fatevi fottere dalla narrazione negazionista (l’hanno approntata le industrie estrattive a metà del 900, ci ho scritto un articolo qualche anno fa dopo aver letto un libro intero in merito, I bugiardi del clima, di Stella Levantesi, scritto nel 2021), non credete a chi nega, non credete a una sola parola di chiunque si accodi, compresi i cialtroni influencer che lavorano per i loro like. Se questo mio articolo verrà intercettato dagli algoritmi, potrebbe venire attaccato, potrei venire attaccato. E anche per tal motivo non leggerò alcun commento. Non credete a nulla di tutto ciò: credete a quei diciannove architetti che vi stanno dicendo che la casa che volete costruire è destinata a crollare, e abbandonate a sé stesso l’unico dei venti che vi vuol rassicurare. O sfanculatelo proprio: non è più il tempo del bon ton. Toglietegli il like. Siamo in punto di morte. Cercheranno di far passare tutto come se fosse una catastrofe naturale, la chiameranno apocalisse climatica: non fatevi fottere. Ho speso tutte le mie energie migliori per farvi capire che tutte queste cose sono state previste dalla scienza, esattamente così come le stiamo subendo. Numeri, dati, modelli matematici, simulazioni, previsioni: è tutto documentato. Tutto preannunciato. Tutto si sta verificando. Comprese le catastrofi naturali in arrivo, e la manutenzione dei tombini non c’entrerà nulla. C’entrerà il fatto che saranno temporali e tempeste sempre più anomali, paurosi, densissimi, straordinari, distruttori: reazioni a catena in conformità con le dinamiche dei tipping point, che vi ho invitato a cercare in rete (ma provo con un esempio qua: pensate a un folto assembramento di giovani suddivisi in due fazioni. Abbiamo assistito tutti da giovani alle risse paurose, no? C’è molta tensione nell’aria: due di loro si fronteggiano a muso duro. Uno dei due sferra il suo pugno: la rissa inizia, e coinvolge gli altri. Il tipping point è quel pugno che non doveva partire. Una volta partito la reazione a catena si propaga a tutti i presenti: la nuvolaglia esplode, i più vicini partono all’istante, e propagano la lotta a tutti gli altri con effetto moltiplicatore e esponenziale. Col riscaldamento climatico abbiamo sferrato il pugno – le emissioni, lo spreco dell’acqua, eccetera – e gli effetti a catena stanno per presentare il conto. Ecco qua spiegato il motivo per cui le cose degenereranno, e, purtroppo, più in fretta del previsto. Questa accelerazione è l’unica cosa che gli scienziati non avevano previsto: ne sono terrorizzati, e ce lo stanno dicendo con diffuso allarme. Così veloce non se lo aspettavano… Pensavano, e speravano, che ci sarebbe voluto un po’ di tempo in più… Ecco perché vi ho dato delle cifre tremende: non cento anni, non cinquanta, ma trenta, venti, forse dieci…). E’ stato tutto studiato e preannunciato. Non dai cialtroni, non dai complottisti che vaneggiano di scie chimiche, ma dagli scienziati. Non fatevi fottere.

post scriptum due: ho volutamente evitato di mettere troppi numeri e dati: non mi pare siano efficaci. La gente non li nota, non ci si sofferma su. Ma questi due leggeteli: 1) per produrre un solo chilogrammo di carne bovina servono in media circa 15.400 litri d’acqua: rileggete questa follia un po’ di volte, fino a che non vi entra in mente per il vostro disgusto e la vostra paura 2) in 150 anni abbiamo liberato nell’atmosfera mezzo trilione di tonnellate di carbonio intrappolato per milioni di anni nella terra. Da 80 anni circa sappiamo che i gas serra sono nocivi (ce lo ha detto la scienza, ma ancor prima lo sapevano le industrie estrattive stesse, che hanno approntato la narrazione negazionista che si è evoluta fino ai nostri infausti giorni incantando il popolo con una marea di balle): era uno scempio da evitare, ma l’abominio del capitalismo ce lo ha impedito.
Sono due dati fra tanti possibili, vomitevoli il giusto.

post scriptum tre: i climatologi-meterelogici sono fra gli scienziati che più volte ho sottinteso nell’articolo. Hanno passato la loro vita a studiare il clima, a creare modelli statistici e fisici, matematici e informatici, e a produrre milionate di dati che vengono analizzati da alcuni fra i computer più potenti al mondo, e con le loro varie scoperte hanno permesso all’uomo di perfezionare sempre più le previsioni meteo, che furono inventate da un ammiraglio inglese a metà 800. A nessuno di voi è mai capitato di riflettere sul prodigio di sapere con una certa formidabile approssimazione che tempo farà nell’immediato futuro? Una “magia” di questo tipo è stata possibile proprio grazie a questo tipo di studi: non sono stati i ciarlatani pezzenti a farci arrivare a questa conquista, ma gli scienziati-climatologi-metereologi. Chi più di loro dunque ne sa più di noi su cosa sta accadendo? Pensate a Luca Mercalli, uno dei nostri più noti: è così preoccupato che è andato a vivere in montagna, costruendosi una casa con i vari crismi della ecosostenibilità e della resilienza nei confronti del peggio in arrivo. Non è un segreto di cui vi metto al corrente: lo dice lui stesso, e consiglia alla gente questa soluzione (che ovviamente quasi nessuno si può permettere, costretti come siamo a stare appresso al nostro lavoro che ci spreme come da mio articolo precedente). Se fosse un prezzolato con qualche interesse specifico come piace mal-pensare ai sé pensanti furbi, credete che avrebbe optato per questa soluzione? L’ha fatto per sé stesso, perché SA e perché ha paura. In un mondo non al contrario questa semplice constatazione dovrebbe essere una rivelazione definitiva per chiunque…

post scriptum quattro:
mercoledi 19 agosto era il mio ultimo giorno in montagna: cinque ne ho passati, magnifici, e ho goduto dell’incredibile fresco serale, solo avvertendo qua e là durante il giorno la potenza schiacciante del sole, quella che ci ottunderà fino allo strazio. Ero al bar, e la persona che era con me mi ha fatto notare il titolo di un articolo su La Verità, quotidiano che stava leggendo un tale. Il titolo era Poveri catastrofisti: il clima si scalda dal 1690. Oggi ho recuperato l’articolo, e non propriamente per curiosità intellettuale: in sé è infatti un titolo penoso e rivelatore, anche e soltanto per il fatto che se pur fosse corretta la negazione di ciò che centinaia di migliaia di scienziati nel mondo sanno essere la causa di questo clima, ovvero le attività umane, e fosse dunque pur vero che esso si sta scaldando per i cazzi suoi dal 1690 e quello che stiamo vivendo ora è naturale e spontaneo a prescindere da noi, ci sarebbero comunque motivi validi per essere catastrofisti, perché saremmo comunque fottuti. Al mio corpo interesserà poco sapere che sta morendo di caldo perché lo ha deciso il clima per i cazzi suoi o perché è stata colpa nostra. Questo ideologico scagliarsi contro noi poveri catastrofisti è disgustosamente irricevibile. Volevo però leggerlo per esser certo di poterne parlar male. Poi ho scorto il nome dell’autore: il professor Franco Battaglia, screditato da tutta la comunità scientifica (non è un vanto), e ho lasciato perdere. Eccolo qua, l’architetto controcorrente: uno a cui non dar credito per la costruzione della nostra casa. Non credete a questa gente.

post scriptum cinque: una buona metà della popolazione giovanile occidentale è frustrata, arrabbiata, impaurita, ed è consapevole delle tante brutture, fra cui questa del clima. Ragazzi: vi ammiro tantissimo. Non mollate, se potete. Fatelo ora, unite tutti insieme il vostro urlo rabbioso: è una possibilità ultimativa.

post scriptum sei: non credo abbia più molto significato la dicotomia negazionismo vs ecologismo. Qui ormai credo si sia dalle parti di quest’altra: negazionismo vs umanesimo. Di questo ormai si tratta.

post scriptum sette: ho fatto leggere questo articolo ai miei due amici scienziati che studiano queste cose quotidianamente: speravo, ardentemente speravo che mi dicessero “Cristiano, qui hai un po’ esagerato. E anche qui, e anche qui, e qui…”, ma non è successo. Semmai qualche integrazione qua e là: nessuna correzione, nessun ridimensionamento. Tutto vero. Purtroppo.