Rubber Soul è l’album col quale i Beatles diventano adulti. Entrano in studio nell’autunno del 1965 come i caschetti più amati del pianeta, ne escono come artisti audaci, pronti a sfidare il mondo. John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr sperimentavano con i suoni e le idee. L’hanno inventato loro il concetto di album come opera compiuta e con una sua visione, anziché una semplice raccolta di successi. «Finalmente abbiamo preso possesso dello studio di registrazione», diceva Lennon.
Quand’è uscito a dicembre del 1965 Rubber Soul ha spiazzato tutti, ma non è mai suonato così bene quanto oggi, grazie alla tanto attesa edizione speciale. Il nuovo Rubber Soul uscirà il 2 ottobre per Apple Corps Ltd e UMG, Michelle (Take 1) è già uscita (vedi sotto). «È un album nato dalla frustrazione di non voler essere più dei ragazzini», mi dice il produttore Giles Martin, figlio del visionario George. «È incredibilmente profondo. È il primo album in cui non cercavano di scrivere una serie di pezzi per poi decidere quali fare uscire su 45 giri».
Si possono sentire i Beatles al massimo della loro giocosità e inventiva mentre sperimentano le idee più stravaganti. Esplorano nuovi suoni, come il sitar in Norwegian Wood o l’harmonium in The Word. «Era liberi di sperimentare», dice Giles Martin. «Ricordo di aver chiesto a mio padre, sul letto di morte, se avesse mai pensato di essere scarso in musica. Mi ha risposto “Ho sempre pensato di essere brillante”. È questo il punto coi Beatles. Qualunque cosa si dica di loro, mio padre assicurava che “non sono cambiati di una virgola. Sono gli stessi stronzi arroganti di quando li ho conosciuti”. Penso che oggi li guardiamo con un senso di umiltà e di soggezione, ma loro non ne avevano affatto. Nessuno li intimoriva».
Rubber Soul contiene l’album originale di 14 brani in versione stereo, mono e Dolby Atmos. È stato remixato da Giles Martin e dall’ingegnere del suono Sam Okell utilizzando la tecnologia di de-mixing sviluppata per il documentario Get Back dal team guidato da Emile de la Rey presso la WingNut Films di Peter Jackson. È l’ultimo capitolo delle edizioni speciali che nell’ultimo decennio hanno ridefinito il patrimonio dei Beatles: Sgt. Pepper’s nel 2017, il White Album nel 2018, Abbey Road nel 2019, Let It Be nel 2021, Revolver nel 2022, la Anthology nel 2025.
Ci sono outtake e versioni alternative, tra cui 20 take mai pubblicate prima, oltre a We Can Work It Out e Day Tripper, i due lati del singolo del 1965 registrato nello stesso periodo. Ci sono tre demo casalinghi inediti, con le prime versioni di Day Tripper e We Can Work It Out, e poi Little Girl, un demo di Lennon di una canzone che fino a oggi nessuno aveva idea esistesse.
La Super Deluxe Edition contiene in tutto 68 brani, distribuiti su quattro CD oppure cinque LP in vinile, oltre al singolo citato su un 7 pollici We Can Work It Out / Day Tripper. C’è un libro fotografico con copertina rigida di 88 pagine, con saggi e una nuova introduzione di McCartney («È stato entusiasmante realizzare il disco»), citazioni di Lennon e note sui brani dello storico Kevin Howlett. C’è anche la versione americana di Rubber Soul, con una tracklist leggermente diversa: un album a sua volta enormemente influente. Rubber Soul sarà disponibile in edizioni standard su un solo disco e nelle Special Edition su due dischi, oltre che in Blu-ray con il mix Dolby Atmos.
John, Paul, George e Ringo hanno messo insieme Rubber Soul a velocità folle: sono entrati in studio per incidere un album in tempo per Natale 1965, nell’arco di un mese. La cosa non ha fatto altro che alimentare la voglia di sperimentare. Hanno scritto metà delle canzoni nel giro di una settimana influenzati dal loro eroe Bob Dylan e da alcune… sostanze. Come ha detto Harrsion, «Rubber Soul è stato il primo album in cui eravamo completamente fatti di erba». Non hanno nemmeno messo il nome del gruppo in copertina, si sono limitati a una foto deformata dei volti.
Quando è usciti, la gente è rimasta a bocca aperta. Brian Wilson lo ha sentito una sera a Hollywood ed è stato ipsirato a produrre Pet Sounds. «Mi sono ripromesso di fare un album all’altezza di Rubber Soul», raccontava. La mattina dopo si è seduto al pianoforte e ha scritto God Only Knows. Da Bob Dylan a Stevie Wonder, da Marvin Gaye a Carole King, dai Rolling Stones ai Grateful Dead, artisti di ogni parte del mondo hanno raccolto la sfida di realizzare a loro volta opere personali sotto forma di album.
È per questo che Rubber Soul è sempre rimasto lo standard a cui aspirano i visionari del pop. «È il mio preferito dei Beatles», ha detto Harry Styles. «Girl, Michelle, The Word, sono tutti brani straordinari». Ariana Grande lo ha citato come una delle principali ispirazioni per Eternal Sunshine. Phoebe Bridgers ha detto che, se fosse un’insegnante di musica, Rubber Soul sarebbe il primo album che farebbe ascoltare agli studenti, «l’introduzione a ogni cosa».
La nuova edizione contiene un frammento delle chiacchierate notturne in studio del novembre 1965, coi Beatles alle prese con le armonie di Think for Yourself di George. Ridono così tanto da non riuscire a farle bene. Giles Martin ha cercato di inserire «quanti più dialoghi possibile, è molto importante sentirli come persone». È una fotografia del carattere giocoso delle session, nonostante la folle pressione a cui erano sottoposti. «È anche il periodo in cui hanno iniziato a lavorare di notte», dice Martin. «E se lavori di notte, l’atmosfera è diversa, soprattutto con l’erba e tutto il resto. Drive My Car è stata la prima session in cui hanno suonato oltre mezzanotte. Due settimane dopo erano lì che registravano fino alle 7 del mattino».
Invece di mostrare i segni della fatica, i quattro sprizzano energia comica negli studi di Abbey Road. «Una sorta di liberazione. Voglio dire, non avevano praticamente una vita sociale, era uno dei pochi posti in cui potevano venire ed essere liberi. Erano tutti lì, insieme».
La sorpresa più grande è il demo di John Little Girl: fino a oggi questa canzone non era mai stata ascoltata e non se ne era mai nemmeno sentito parlare. «È stata una sorpresa», conferma Martin. «È una di quelle cose arrivate dai Lennon, credo da Sean. È una di quelle situazioni in cui ti dicono: “Ah, e poi c’è anche questa”». È uno schizzo grezzo, con un testo incompleto e una melodia agrodolce: sembra una prima versione di I’m Only Sleeping, che sarà uno dei momenti forti di Revolver.

Uno degli esperimenti più celebri dell’album è l’assolo di pianoforte di George Martin in In My Life che ha scritto, suonato e accelerato per farlo sembrare un clavicembalo (la raccolta contiene una outtake in cui prova a fare la stessa cosa con l’organo). «Erano usciti a pranzo e lui aveva tirato fuori quella parte. Papà mi diceva: “L’ho fatta sentire a John e John ha pensato che fosse fantastica”. Ma penso che, a quel punto, tutti loro avessero voglia di sperimentare. Penso che ne avessero semplicemente abbastanza di essere quella band, ma non ne avevano abbastanza l’uno dell’altro».
Rubber Soul è il momento in cui hanno dichiarato la propria indipendenza. «Penso sia stata una decisione di John quella di trascinarli fuori dallo Shea Stadium, fuori dai loro completi, fuori da quella dimensione e dentro ciò che secondo lui avrebbero dovuto fare», dice Martin. Tutti e quattro condividevano quello spirito ribelle. «Il fatto che abbiano scelto di cantare Baby’s in Black allo Shea Stadium è semplicemente assurdo, se ci pensi. È l’inizio di tutto. Incontrano Dylan e incontrano i Byrds, sentono parlare di come hanno influenzato persone come i Byrds e pensano: “Ok, se voi state rubando le nostre cose, allora noi ruberemo le vostre”».
Sotto pressione davano il meglio. Lo si sente in queste outtake, mentre lavorano su I’m Looking Through You aggiungendo nuove idee, eliminandone altre, fino ad arrivare alla canzone che conosciamo (nella versione americana fu aggiunta per errore un falso attacco di chitarra che contribuisce e molto al fascino del brano). Erano disposti a provare qualsiasi cosa, persino l’impacciata jam blues dell’outtake 12-Bar Original fortunatamente omessa da questa edizione perché, come dice Martin, «non è granché ed è già sulla Anthology». Eppure si sente anche che si stanno divertendo da matti insieme. «È un disco molto armonioso», dice Martin, «e lo intendo in entrambi i sensi della parola».
Le canzoni affrontano emozioni adulte con una franchezza nuova per la musica pop, soprattutto nel modo in cui i Beatles cantano di donne adulte, dotate di una loro volontà e di una loro vita. Girl di John, I’m Looking Through You di Paul, If I Needed Someone di George sono canzoni d’amore sorprendentemente dure e prive di sentimentalismi, senza lieto fine. Persino Paul, il grande romantico del pop, a 23 anni, la stessa età che ha oggi Olivia Rodrigo, canta che “l’amore ha la brutta abitudine di sparire all’improvviso” (sembra davvero… pretty sad for a boy so in love).
Il nuovo mix fa risaltare le voci ed è proprio il loro modo di cantare a rendere Rubber Soul unico. Le loro voci da ragazzi col caschetto sono diventate più profonde per adattarsi alle emozioni adulte. Lo si sente soprattutto nel modo in cui continuano a valorizzare le canzoni l’uno dell’altro: Paul che armonizza con John in Norwegian Wood, oppure John che rafforza You Won’t See Me con le sue armonizzazioni su “no I wouldn’t”. Se siete fan dei Beatles perché amate sentirli cantare insieme, nessun altro album restituisce in modo altrettanto vivido l’idea di una stanza piena di ragazzi che condividono le loro storie più intime. Per alcuni di noi, sarà sempre il preferito.
Era l’ultima notte delle session e avevano bisogno di altre due canzoni per completare l’album. Hanno tirato fuori due delle loro migliori: Girl di John e You Won’t See Me di Paul. Nella prima si sente la stanchezza nella voce di John, «ma si adatta alla canzone», dice Martin, «è un pezzo dall’atmosfera meravigliosa, uno di quei brani che non riesci a immaginare interpretato da qualcun altro senza che sembri William Shatner».
Nessuno era preparato a Rubber Soul, meno di tutti gli stessi Beatles. Ma come diceva McCartney all’epoca, «siamo ormai così affermati da poter portare i fan con noi e allargare i confini del pop». Nel 1965 nessuno parlava così, ma i Beatles erano determinati a seguire la loro nuova strada. «Non ci conoscete se non conoscete Rubber Soul», insisteva John. «Ora abbiamo idee diverse». Oltre 60 anni dopo, quelle idee continuano a cambiare il modo in cui la musica pop viene sentita e creata: è per questo che il mondo non ha smesso di ascoltarle.















