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Da giovedì 14 agosto la Cineteca Milano Arlecchino ospita "Cover – A Work in Progress", mostra a ingresso libero dedicata alle riviste di cinema che hanno accompagnato la storia del settimo arte dagli anni '20 agli '80 del Novecento. Nel foyer della sala di via San Pietro all'Orto saranno esposte 88 copertine, una selezione tratta dal patrimonio storico conservato negli archivi di Cineteca Milano: si tratta della prima tappa di un più ampio progetto di digitalizzazione e recupero delle riviste, portato avanti dall'istituzione per salvaguardarne l'integrità. Rivista in immagine: 'Le Film soviétique', Sovexportfilm, Mosca
Il direttore di Cineteca Milano Matteo Pavesi ha inquadrato l'iniziativa all'interno del più ampio lavoro di tutela del patrimonio cartaceo dell'istituzione, che affianca al restauro delle pellicole anche quello di manifesti, fotografie, libri e riviste attraverso un laboratorio dedicato. Ecco che cosa ci ha racontato (continua). Rivista in immagine: 'The New Movie Magazine', Weiss Brothers Publication, New York
Matteo Pavesi, direttore di Cineteca Milano e curatore della mostra: «La mostra 'Cover' ha come primo obiettivo quello di raccontare un lunghissimo lavoro in corso di digitalizzazione delle riviste storiche presenti nell’archivio della Cineteca. Nel portare avanti questo progetto è inevitabile innamorarsi di copertine che raccontano periodi del cinema incredibili e di grande fascino in cui le riviste hanno avuto un ruolo fondamentale nel fissare momenti di cinema e personaggi intramontabili». Rivista in immagine: 'Screenland'
«La scelta delle copertine è stata principalmente estetica e guidata dalla volontà di restituire al pubblico di oggi la bellezza di alcune cover mitiche di riviste di cinema. Volontariamente non abbiamo organizzato un percorso sistematico e cronologico ma di maggiore impatto emotivo. Accostare le riviste degli anni Trenta americane a quelle italiane ci dà la misura di come il mondo del cinema abbia avuto motori diversi». Rivista in immagine: 'Lo Schermo', Società Anonima Editrice Lo Schermo, Roma
Tra le testate italiane in mostra ci sono 'L'Eco del Cinema', attiva tra il 1924 e il 1943 e testimone del passaggio dal muto al sonoro, 'FilmCritica', fondata nel 1950 con Roberto Rossellini tra gli ispiratori, e 'Cinemondo', pubblicata tra il 1927 e il 1931. A queste si affiancano riviste internazionali come i francesi 'Cahiers du Cinéma', fondati nel 1951 e considerati tra i più influenti del secolo, il sovietico 'Le Film Soviétique', diffuso durante la Guerra Fredda, e gli statunitensi 'The New Movie Magazine' e 'Screen Book', oltre a testate inglesi, spagnole, tedesche e cecoslovacche. Rivista in immagine: 'L'eco del cinema', Arti Grafiche Cosini-Aldrovandi, Bologna
Continua Pavesi: «Sono tantissime le riviste conservate dalla Cineteca che non sono state rappresentate in questo percorso, banalmente anche per motivi di spazio. Tra quelle non presenti spicca la 'Rivista del Cinematografo' che è una delle primissime riviste italiane sul cinema muto, fonte storica imprescindibile per qualsiasi restauro del cinema del passato. In questa logica potremmo pensare a un seguito di Cover utile a raccontare altre riviste del secolo del cinema». Rivista in immagine: 'Filmcritica', Federazione Italiana dei Circoli del Cinema, Roma
«L’avvento del digitale e dei social ha sicuramente contribuito a depotenziare la ricchezza e la profondità delle riviste su carta, non sappiamo se in modo irreversibile. Fatto sta che in Cineteca stiamo studiando la realizzazione di una rivista gestita da un gruppo di giovani appassionati che punterà a trovare una nuova formula tra passato e futuro».
«Da dopo la pandemia notiamo una presenza sempre più assidua in sala di giovani che frequentano proiezioni di film anche del passato e che sono molto attenti, preparati e partecipi. Questo è un buon segnale, che ci racconta che esiste un pubblico curioso di cinema pronto a esplorare cinematografie che la distribuzione italiana spesso non ha il coraggio di diffondere nelle sale. Il compito delle cineteche è anche quello di proporre film alternativi e far crescere un pubblico in una dimensione maggiormente critica e consapevole».
«La prima rivista a cui mi sono abbonato io? È stata 'Segnocinema', che ho letto poi per diversi anni. Una rivista molto vicina alle teorie semiotiche e meno alla dimensione pop del cinema. Oggi probabilmente non la leggerei più, ma sicuramente è stata utile alla formazione di un giovane cinefilo».