Cosa succede quando l’ombra di Peter Pan ha a sua volta un’ombra?
Nelle ultime due settimane, la TikToker Toni Kulusich — più nota come @babytoni99 — è diventata virale per i suoi video con Peter Pan a Disneyland. Quello che potrebbe sembrare un normalissimo incontro con un personaggio del parco ha scatenato una reazione molto diversa online, con gli utenti dei social che si chiedono se il suo fandom decennale verso un personaggio immaginario stia varcando un limite.
In un’intervista rilasciata a Wired, Kulusich, 27 anni, ha raccontato che i suoi contenuti hanno davvero cominciato a decollare solo quando un video in cui regalava a Peter Pan una piccola anatra all’uncinetto ha cominciato a girare.
Da un momento all’altro, era passata da 10mila a un milione di visualizzazioni, e i commenti ostili si erano messi a fioccare. I critici hanno preso di mira alcune registrazioni, in particolare quelle in cui Kulusich sembra baciare Peter Pan sulla guancia o inginocchiarsi per proporgli di sposarla. Altri video, però, mostrano Kulusich e Pan che saltellano sottobraccio nel Fantasyland, con l’attore che sembra assecondare lo scambio amichevole.
Kulusich insiste tuttavia sulla distinzione tra la sua ossessione per Disney e la sua vita fuori dal parco. «Non è che vado al supermercato o al lavoro pensando a Peter Pan», ha detto, facendo riferimento al suo impiego come responsabile in un grande magazzino. «È solo che quando sono dentro Disney riesco a liberare la mia bambina interiore, quella che non vuole crescere».
Kulusich si è difesa sempre su Wired, dicendo che anche suo marito, un marine con cui è sposata da quattro anni, «incoraggia» il suo hobby. Ma la popolarità del suo account ha aperto un dibattito sui cosiddetti Disney adults (adulti fissati con Disney e il suo mondo), su cosa sia appropriato quando si visita un parco e su dove si trovi il limite. Anche se Kulusich ritiene che le critiche nei suoi confronti siano ingiuste, non mancano altri casi di fan che hanno superato il confine (Kulusich, che usa il secondo nome per proteggere la propria privacy, ha rifiutato di essere intervistata da Rolling Stone US. Disney non ha risposto alla richiesta di commento da parte del giornale).
Oggi nel mondo esistono 12 parchi Disney. Gli ospiti vengono per le attrazioni, gli spettacoli e, ovviamente, i personaggi. Questi ultimi vanno dalle principesse — note internamente come “face characters”, le cui interpreti indossano costumi e trucco approvato dall’azienda mostrando il proprio viso — a Mickey Mouse e agli altri “fur characters”, il termine Disney per gli artisti che interpretano le star animate in tute integrali.
Non è un lavoro facile. Ho lavorato a Disney World nel 2016 come assistente dei personaggi, affiancando le principesse nel loro lavoro. Ricordo un turno in cui ho interagito con gli ospiti accanto a Rapunzel e Cenerentola. C’era un visitatore abituale, un uomo sulla trentina, che tornava ripetutamente al parco passando da una principessa all’altra, portando loro dei disegni, chiedendo video e abbracciandole a lungo. Abbiamo messo la sua foto nel backstage per mettere in guardia le altre ragazze.
Stando alle testimonianze di ex dipendenti Disney, il confine tra fantasia e realtà può diventare sorprendentemente labile per alcuni adulti che sviluppano un attaccamento profondo verso gli attori del parco. «Gli stalker adulti sono molto più comuni di quanto si pensi», racconta a Rolling Stone US Justin Sanger, 34 anni, ex dipendente che ha interpretato personaggi come Ade di Hercules e Woody di Toy Story per oltre nove anni a Disney World Orlando, in Florida. «Onestamente, le interpreti femminili sono bersaglio di questo tipo di comportamenti molto più spesso di quanto sia capitato a me, ma c’era sempre qualcuno che prendeva il proprio amore per un personaggio in modo molto personale».
Sanger dice che il ruolo è cambiato significativamente nell’ultimo decennio, grazie a Internet. «Il nostro lavoro era dare vita a questi personaggi per gli ospiti, e nella maggior parte dei casi le persone lo capivano e lo prendevano per quello che era», dice. «Ma l’avvento dei social media ha creato un livello di accesso completamente nuovo, facendo sentire le persone più “connesse” a un personaggio — o alla persona che lo interpreta».

Justin Sanger interpreta Ade in un parco Disney. Foto cortesia di Justin Sanger
Ricorda situazioni in cui ospiti solitari trascorrevano una parte significativa del loro tempo al parco interagendo con lo stesso personaggio, cercando a volte persino l’attore che lo interpretava. Dice che sebbene la maggior parte delle interazioni sia innocua, alcuni fan esagerano con la loro devozione.
«C’era qualcosa negli Incredibili che sembrava attirare un livello particolarmente estremo di attenzioni, inclusa molta sessualizzazione. Indossavamo tute di spandex e avevamo muscoli finti, ma quello era il personaggio in cui ho personalmente vissuto i comportamenti più estremi da parte degli ospiti», racconta Sanger. «Questo includeva persone che ci rintracciavano sui social chiedendo incontri speciali per amici e famigliari. Ma anche commenti molto audaci, faccia a faccia, su come si vedevano i nostri corpi nello spandex, e persino note su quanto fosse “elastica” Elastigirl».
Sanger dice che il comportamento divenne così frequente da costringere gli interpreti ad agire. «Abbiamo dovuto vietare l’accesso a certi ospiti — e persino a colleghi che ci molestavano — alla dance party a tema, perché era diventata una situazione quotidiana».
Sanger precisa tuttavia di avere un debole per chi vede Disney come un rifugio dalla realtà. «Non credo che ci sia nulla di sbagliato nell’essere un “adulto Disney”», ha detto. «Esserlo non è il problema. Lo stalking e il possesso, invece, lo sono».
Rob Millerick ha lavorato come interprete di personaggi a Walt Disney World a Orlando dal 2014 al 2018. Durante il suo periodo nei panni di Nick Wilde di Zootropolis, si è trovato a fare i conti con giovani frequentatori ossessivi del parco, che alla fine lo avrebbero spinto ad andarsene.
All’inizio, dice Millerick, non c’era nulla di particolarmente strano nelle attenzioni ricevute. «Era tutto molto leggero. Erano solo contenti di vederci», racconta a Rolling Stone US. Il gruppo, composto da adolescenti più grandi e ventenni, aveva cominciato a presentarsi regolarmente alle tre esibizioni quotidiane della parata, guidato in particolare da un frequentatore.

Nick Wilde di ‘Zootropia’ saluta dal carro. Foto: Kenslie Mcguire
Ma le apparizioni diventarono sempre più frequenti. «Con il tempo è diventato sempre più aggressivo e sempre più assiduo, finché non si presentava ogni giorno in cui ero lì», dice Millerick, aggiungendo che i suoi colleghi lo avvertivano quando vedevano il frequentatore in giro. «I ballerini che lavoravano con me hanno cominciato ad avvisarsi a vicenda: “Ehi, se vedi questa persona, Nick Wilde deve stare sul carro perché cercherà di attaccarlo”».
La situazione andò avanti per mesi, e Disney alla fine intervenne. Ma Millerick descrive uno schema frustrante: «Ogni volta che un manager era lì a osservare, quello non si faceva vedere», dice. «E ogni volta che il manager non c’era, lui c’era». Qualche mese dopo, Millerick si dimise.
Disney non ha risposto alla richiesta di commento di Rolling Stone US su come formi i dipendenti a gestire le interazioni difficili con gli ospiti, ma per esperienza diretta nel Disney College Program, so che il corso di formazione di base della Disney, “Traditions”, insegna ai dipendenti a dare priorità a quattro principi fondamentali: sicurezza, cortesia, spettacolo ed efficienza.
Ogni ruolo prevede istruzioni aggiuntive specifiche — quello che impara una principessa è diverso da quello che impara chi lavora su un’attrazione — ma l’obiettivo generale è lo stesso: tenere le persone al sicuro mantenendo viva la magia, finché si riesce a farlo con il sorriso.
Quanto a Kulusich, ha raccontato a Wired che, dopo una pausa, ha deciso di tornare al parco. Non sarebbe andata a cercare Peter, ma quando lo ha visto, ha detto che lui le ha fatto un cenno di saluto. Quindi, mentre esistono adulti Disney problematici che lasciano che le loro ossessioni degenerino, Kulusich insiste che quello che fa è semplicemente un hobby innocente che «la rende felice».










