Se Coolcation significa andare in Finlandia per il Flow Festival, allora ben venga | Rolling Stone Italia
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Se Coolcation significa andare in Finlandia per il Flow Festival, allora ben venga

Siamo stati a Helsinki a prendere un po' di fresco e ad ascoltare buona musica in quella che è diventata un'ottima alternativa al nostro Ferragosto. Il report

Se Coolcation significa andare in Finlandia per il Flow Festival, allora ben venga

Flow Festival

Foto: Riikka Vaahtera

Saranno le temperature morbose di quest’estate nell’Europa continentale, che portano con sé quella voglia di evadere, di cercare refrigerio, ma mai come quest’anno ritrovarsi all’Helsinki per il Flow Festival è stata una grande idea.

Niente festival torridi interrotti (se non peggio cancellati) da improvvisi nubifragi. E nemmeno prove di coraggio nell’assistere ai primi act pomeridiani sotto il sole cocente, oramai un’impresa Ironman piuttosto che una festa collettiva. Sì, è vero, si dovrebbe parlare prima di tutto di musica quando si parla di un festival, e non di meteo, ma mai come in questi mesi l’emergenza climatica è diventata parte integrante del nostro relazionarci con i grandi summer festival europei. Non esiste più un tempo in cui parlare di previsioni è un pour parler da conversazioni superficiali: il problema climatico è qui e ora. Nel nostro privato, come negli eventi musicali.

Detto questo, i 15-20 gradi del Flow sono una sensazione di leggerezza che ci permette di muoverci con destrezza e buon passo tra i 9 palchi che popolano la nuova mappa ridisegnata del festival all’interno dell’area della centrale elettrica in disuso di Suvilahti, un affaccio sul mare in centro città. Tre giorni di festival, dal venerdì alla domenica, con orari decisamente abbordabili (si inizia verso le 3, si finisce all’1 nel weekend, alle 23 la domenica) per chi volesse poi addentrarsi nella vita notturna della città tra i vari afterparty officiali e non tra i locali del momento, dall’Äaniwalli al Kaiku, passando ovviamente per uno dei club di riferimento della nuova Europa underground, il Post Bar.

Foto: Konstantin Kondrukhov

Foto: Saara Autere

Perché il punto è proprio questo: andare da stranieri al Flow Festival è un modo per andare incontro a una nazione, e una città, che nascondono una vita piuttosto viva a livello creativo. Non solo la crescita di eventi come l’Helsinki Music Week, o delle varie week dedicate al designe e alla moda, ma anche un’intrigante schiera di locali, artisti, creativi che stanno animando una scena con una propria identità. E il Flow, in un anno molto difficile per le line up europee (particolarmente non emozionanti dopo le sbornie dell’ultimo quinquennio), punta proprio dal bacino di artisti locali che popolano i vari palchi, in particolari l’Other Sound, quello dedicato alla musica sperimentale, e quelli dedicati al clubbing, come l’industriale Front Yard, dove a mettere il punto di chiusura di questa tre giorni ci ha pensato la carica techno del collettivo locale Korgy.

Approfittando delle sempre più ricorrenti (ove possibili, visto lo scarto tra i prezzi) fughe nordiche di noi sud europei, la cosiddetta Coolcation, il Flow Festival ha approfittato dell’occasione per essere una finestra sulla propria cultura. Segnatevi quindi dei nomi: Ibe, Korgy Collective, Hanna Ojanen. O altri che qui in giro stanno facendo cose piuttosto interessanti come Glayden e Below0, Erika Sirola & Murrettumeri, Finnjävel, Joni DJ e tutta la crew di Post Bar.

Foto: Riikka Vaahtera

Foto: Konstantin Kondrukhov

Ovviamente un festival che segna quasi 100 mila presenze in tre giorni non vive solo di artisti locali. Quest’anno è stata l’occasione di rivedere a Helsinki artisti come Nick Cave & The Bad Seeds e Florence + The Machine, delle sicurezze come headliner, o Zara Larsson e Sombr, idolo della Gen Z. Il rock è stato presente in maniera importante con i live di Geese e Turnstile, ottimi emtrambi i set, l’avant pop si è difeso alla grandissima con Oklou e Lykke Li (qui quasi osannato come una local). Da sottolineare il pienone nel second stage per i nostri Nu Genea, che in formazione live, hanno fatto cantare in napoletano i timidi finlandesi: un’esperienza surreale quanto divertente. Lato dj la lista è lunghissima, da Ben Ufo a DJ Babatr, da DJ Gigola a Honey Dijon, passando per Ben Klock, Skream & Benga, Awesome Tapes From Africa e Habibi Funk. E, ovviamente, l’iconico Ballon Stage ha portato sul palco alcune delle pù affascinanti esibizione da tutto il mondo: dal brasile della splendida Ana Frango Eléctrico, alla Tanziana delle Zawose Queens, fino al garage rock delle coreane Sailer Honeymoon.

Foto: Riikka Vaahtera

Foto: Konstantin Kondrukhov

Foto: Riikka Vaahtera

Il Flow è tutto questo: artisti locali da scoprire e conferme straniere da godersi, con un occhio attento al clubbing e a cosa succede in luoghi che l’Europa ha musicalmente poco considerato in passato. Tra mainstream e underground, tra sperimentazione e ritmo, prendersi una vacanza a Helsinki è una bella soluzione a tante cose, sia per chi vuole scappare dal caldo che per chi è in cerca di ispirazione e un modo di vivere la vita, la musica, i live, in maniera piuttosto diversa dalla nostra. Ovviamente con una cura totale nei dettagli come da tradizione locale. E poi, accade a Ferragosto (nel 2027 dal 13 al 15 agosto). Considerando quanto costa far vacanza in Italia a Ferragosto, tanto vale volare in Finlandia, no?