Trent’anni dopo l’omicidio di Tupac Shakur avvenuto a settembre 1996 a Las Vegas, è entrato nel vivo ieri il processo a Duane “Keffe D” Davis. L’accusa rappresentata da Binu Palal, vice procuratore capo della Contea di Clark, ritiene che Davis abbia organizzato l’agguato per vendetta, pur non essendo l’esecutore materiale.
Nell’apertura del dibattimento Palal ha fatto ascoltare alcuni estratti da un’intervista del 2008 con gli investigatori in cui Davis avrebbe confessato il proprio ruolo e avrebbe detto di essere stato sulla Cadillac da cui sono partiti i colpi. Secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe stato il nipote di Davis, Orlando “Baby Lane” Anderson, ad aprire il fuoco. Anderson, che in passato ha negato ogni coinvolgimento nella morte di Tupac, è stato ucciso a Compton nel 1998.
Il movente? Secondo Palal è la «rabbia viscerale» provata da Davis per la rissa tra Tupac e Anderson avvenuta poche ore prima all’interno dell’MGM Grand, dopo l’incontro di boxe tra Mike Tyson e Bruce Seldon, rissa ripresa dalle telecamere di sicurezza.
«Duane Davis non ha premuto il grilletto, ma ha pianificato la vendetta per il pestaggio del nipote», ha detto Palal. «Scoprirete che Duane Davis ha procurato la pistola. Scoprirete che è salito su una Cadillac bianca. Scoprirete che, quando si è presentata l’occasione per vendicarsi, si è assicurato che gli uomini armati fossero equipaggiati e pronti a mettere in atto la vendetta. E, cosa ancora più sorprendente, scoprirete tutto questo dalla viva voce di Duane Davis».
L’avvocato della difesa Michael Sanft ha chiesto ai giurati perché il suo assistito non sia stato incriminato dopo la presunta confessione del 2008. «Sapevano che raccontava un sacco di balle, altrimenti lo avrebbero incriminato». Sanft ha poi messo in dubbio l’idea secondo cui gli investigatori non hanno condotto ulteriori interrogatori per cercare di verificare il racconto di Davis. «È perché semplicemente non importava loro nulla di Tupac Shakur e della sua vita? Oppure perché hanno indagato e si sono resi conto che non potevano verificare quelle informazioni e non le hanno credute vere?». Secondo Sanft, non ci sarebbero neanche prove certe della presenza di Davis quella sera a Las Vegas, anche se nel suo libro scrive di essere stato vicino al ring durante l’incontro di Tyson, al fianco di alcune celebrità. Il suo libro non racconterebbe la verità dei fatti, ma sarebbe solo «intrattenimento» per generare profitto.
Arrestato a settembre 2023, il 63enne Davis si è dichiarato non colpevole dell’unico capo d’accusa di omicidio a suo carico. La polizia non ha mai ritrovato né la Glock, né la Cadillac presa a noleggio. Nel suo libro ha raccontato l’ascesa al vertice di una gang e nell’intervista del 2008 ha detto che Sean Combs gli ha offerto un milione di dollari per far uccidere Suge Knight e Tupac nell’ambito della nota faida tra gang rivali.















